Lug 30

La vicenda di Umbria Olii di Campello sul Clitunno (Pg) è tornata alla ribalta delle cronache, certo non per volontà dei familiari delle vittime di quel tragico incidente del 25 novembre 2006 che provocò la morte di quattro operai, saltati in aria, mentre nel piazzale dell’azienda erano intenti ad effettuare un intervento di manutenzione; bensì per l’accanimento del proprietario dell’impresa Giorgio Del Papa, tornato all’attacco in modo imprevedibile. Rinviato a giudizio per strage con accuse pesanti che vanno dall’omicidio plurimo colposo all’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione, ha presentato ai familiari delle vittime di quella terribile sciagura una richiesta di risarcimento danni per l’incredibile cifra di 35 milioni di euro.

Con forte coinvolgimento pubblichiamo la lettera di Lorena Coletti, sorella di una delle vittime. la sua indignazione è la nostra di fronte al vergognoso e disumano atteggiamento dell’industriale.

Lettera di Lorena Coletti

Sono Lorena Coletti sorella di una delle vittime della strage della Umbria Olii.

Il 25 novembre 2006 quattro uomini si alzarono e partirono per andare al lavoro per guadagnarsi da vivere.

Era di sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì, dovevano installare delle passarelle sopra a dei silos. 

In quei silos c’era gas Esano, gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.

Verso le 13 di quel maledetto giorno una enorme esplosione avvenì.

Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi.

La moglie che lo aspettava per il pranzo non vedendolo tornare fece un giro di telefonate verso i suoi colleghi, ma fu un vano tentativo, perchè non ottenne nessuna risposta.

Fino a che non telefonò alla moglie del datore di lavoro che gli diede la notizia.

Giuseppe Coletti mio fratello,Maurizio Manili datore di lavoro,Vladimir Thode e Tullio Mottini erano morti nell’esplosione. Unico sopravvissuto Dimiri Claudio.

Il proprietario della Umbria Olii fu indagato e rinviato a giudizio con l’ accusa di omicidio plurimo con l’ aggravante della colpa cosciente e della previsione dell’evento.

Secondo l’ accusa Del Papa avrebbe dovuto avvertire i lavoratori della ditta Manili, della pericolosità delle sostanze contenute nei serbatoi dove non era mai stata fatta la bonifica.

Un’omissione che sarebbe secondo i giudici e i periti dell’accusa, alla base dell’incidente causato dall’utilizzo di una fiamma ossidrica per terminare i lavori sulla superficie metallica dei silos.

Il 24 novembre prossimo doveva iniziare il processo penale, ma Giorgio Del Papa e la sua difesa impugna il tutto facendo ricorso in Cassazione.

Oggi apprendo la notizia dal mio avvocato che la cassazione decide a ottobre sul rinvio a giudizio penale.

Ma per la seconda volta viene alla mia famiglia fatta un’ altra richiesta di risarcimento.

Sono passati quasi tre anni, e l’ anno scorso ci fu la prima richiesta: di oltre 35 milioni di euro.

Ora mi chiedo se anche quest’anno la cifra sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi, visto il tempo che è passato.

Sottolineo che a mio fratello Giuseppe Coletti e’ stata stroncata la vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di carcere e tanto meno di arresti domiciliari.

Questa e’ la giustizia Italiana!!!!!

In tre anni mio fratello e’ stato ucciso diverse volte ora dico basta.

Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano di morire.

Come non meritano che la loro dignità’ venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi .

Non lo permetto.

Mi chiedo come un uomo se si può chiamare uomo, abbia il coraggio di alzarsi la mattina e di specchiarsi con quattro morti che pendono sopra la sua testa.

E’ una cosa che mi fa venire i brividi solo a pensarci, mi chiedo se ha un cuore o al suo posto una pietra.

Vorrei che lui sapesse che la vita di quattro persone vale molto più’ di qualsiasi cifra che lui chiede.

Ma il peggio di tutto e’ che e’ ancora libero e che lo stato Italiano gli permette di fare queste cose.

Chiedo inoltre di poter incontrare il Presidente della Repubblica per poter parlare personalmente con lui.

Io non mi arrenderò e non permetterò più che la memoria di mio fratello e delle altre vittime venga calpestata, sono esseri umani morti per lavorare non per divertimento.

Finchè avrò vita li difenderò; di sicuro non mi limiterò a fare fiaccolate, ma cercherò di fermare chi ancora una volta vuole calpestare i lavoratori di Italia.

Basta prendersela con Giuseppe Coletti e le altre vittime della Umbria Olii.

Saluti

Lorena Coletti

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Lug 30

Otto anni dopo ci sono solo le ferite

Era il gennaio del 2001. Il biellese non era ancora una zona depressa industrialmente come oggi ma già i primi segnali che la concorrenza cinese nel settore tessile si stava facendo dura erano nell’aria.

In quaranta giorni vi furono tre incendi enormi in tre grandi fabbriche. La prima a bruciare fu la Pettinatura Biellese di Vigliano. Più che bruciare esplose, senza una ragione che si è mai compresa appieno. Vi furono tre morti: Tuban Renzo, Roccallo Graziano e Colleta Carlo. Cinque invece furono i feriti gravissimi, ustionati. Fralla Mauro era uno di questi. Sono passati otto anni ed il ricordo di quella tragedia è raccontato dai segni ancora presenti delle bruciatura che gli portarono via una parte del corpo. «Ricordo che stavo salendo le scale interno dello stabilimento, quando sentii uno strano odore. Non ebbi nemmeno il tempo di riflettere che venni investito da un palla di fuoco. Ebbi il riflesso di buttarmi per terra così le fiamme attaccarono solo una parte del mio corpo. Da quel giorno la mia vita è molto difficile, in ogni momento». E questo gli salvò la vita perché con le parte integre di epidermide negli anni successivi poté sottoporsi a decine di dolorosi trapianti. Oggi Mauro Fralla vive con una misera pensione data dall’invalidità al 65%. Passa il suo tempo a pensare a quel giorno e facendo dolorosa riabilitazione che, molto probabilmente non terminerà mai. Gli altri morirono invece perché le fiamme non gli lasciarono scampo. La Pettinatura di Vigliano era la fabbrica leader a livello europeo con 350 dipendenti ma negli anni passati dentro lo storico stabilimento si giunse fino a 3mila dipendenti, se non di più.

Prive di una spiegazione razionale si sospettò ancora il dolo. Borghezio parlò di mafia, di racket. Al tempo gli extracomunitari non andavano ancora di moda.

Certo nelle industrie tessili gli incendi non sono infrequenti, anche se vecchi operai dicono ancora oggi di non rammentare esplosioni come quelle avvenute in quelle settimane. Alla Pettinatura Biellese di Vigliano poteva essere una strage, evitata solo grazie al fatto che nella fabbrica era in corso uno sciopero per il rinnovo del contratto integrativo e i dipendenti presenti erano pochissimi. Il complesso industriale, già di proprietà dei conti Fracassi, sorge a Vigliano Biellese, un paesone a circa 5 chilometri da Biella. Un tempo zona industriale oggi distesa di capannoni vuoti e centri commerciali.

La Pettinautura è una carderia, ovvero dove le balle di lana usate vengono lavorate per essere poi lavate e rifilate. È un processo pericoloso, in quanto a volte fra i tessuti vi sono residui metallici che si surriscaldano a contatto con i macchinari. «Ma un’esplosione è inspiegabile» affermarono gli inquirenti subito dopo la tragedia.

In mezzo finì anche un povero saldatore, sospettato di aver lavorato troppo vicino alle balle di lana. Dopo qualche anno si aprì un processo dall’esito non scontato, e sul banco degli imputati salirono gli amministratori Maurizio Fracassi Ratti Mentone, 39 anni e Giuseppe Vaglio Rubens, 38 anni e il responsabile della sicurezza e prevenzione Ennio Coppa, 54 anni. Il processo si imperniò sulle perizie riguardanti le polveri che giravano nello stabilimento, se potessero essere o meno costituire un pericolo tale da giustificare la tragedia. Perizie opposte, come da copione, vennero presentate da difesa ed accusa. Nel novembre 2005 tutti vennero condannati a due anni per omicidio colposo. Secondo i giudici l’incidente non era prevedibile (da questo specifico capo d’accusa gli imputati sono stati infatti assolti) ma l’azienda leader in Europa per quanto riguarda il settore delle pettinature nel 2001 era inadeguata sotto il profilo della sicurezza e pericolosa per i lavoratori.

Dopo il primo grado l’interminabile appello, ancora in corso, tempi biblici della giustizia italiana.

La vicenda della Pettinatura Biellese quindi come esempio di un circolo vizioso che sembra non volersi arrestare a e che parla di insicurezza sul lavoro, disastri, morte, pentimenti (per un po’), risarcimenti economici, processo, condanna. E poi tutto come prima.

Tuban Ermenegildo è il fratello di una delle vittime, Renzo. Sono passati otto anni da allora, ma tuttora non riesce a vivere senza altro pensiero nella testa. «Anche io lavoravo alla Pettinaura Biellese, anche io vedevo che le condizioni di lavoro erano precarie, come poi hanno constatato i giudici. Dopo una tragedia simile è come se la vita dei famigliari, di chi rimane in genere, venisse meno. Arriva qualche soldo, nel mio caso pochissimi. E poi tutti si dimenticano, torna tutto come prima. Così alla televisione non fai che sentire di nuovi incidenti, nuove esplosioni nelle fabbriche, nuove morti. Non cambia mai nulla in questo paese senza giustizia»

Maurizio Pagliassotti

Liberazione

28/07/2009

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Lug 30

Da Genova a Roma per chiedere aiuto: ridateci i nostri figli

Marisol, Consuelo, Elena, Laura e chissà quante altre. Minimo comun denominatore delle loro storie è quello di essere ecuadoriane, di avere quasi sempre mariti italiani e violenti, e di imbattersi in istituzioni sorde, distratte, complici, razziste. Per la burocrazia sono quasi sempre matte e spesso hanno avuto rapporti difficili con le polizie. Ieri in dieci sono scese a Roma, viaggiando di notte, per incatenarsi di fronte al ministero di Giustizia. Come hanno visto fare in tv alla mamma di Denise Pipitone. Ma mica glielo hanno fatto fare, anzi, le hanno confinate in un angolo di piazza Cairoli, lontano dall’ingresso del Guardasigilli. Una delegazione è salita e pochi minuti dopo è scesa. «Vi faremo sapere». Così hanno deciso di andare a Montecitorio a vedere se trovavano orecchie più attente alla commissione Affari sociali. Qualcuna ha con sé album di fotografie e disegni delle creature che hanno perso o rischiano di perdere. Perché in comune hanno anche il fatto di essersi viste togliere i figli, affidati ai padri o ai servizi sociali. Sono la punta di un iceberg. Come loro, solo in Liguria, ci sarebbero centinaia di madri terrorizzate, confuse. A marzo, una come loro s’è barricata con 5 figli nel consolato ecuadoriano di Genova.

Marisol ha 40 anni, da undici è a Genova. Voleva aprire un ristorante, specialità ecuadoriane, ma il padre di sua figlia l’ha minacciata. «Guai a te!». Così adesso Marisol fa le pulizie. Il padre di sua figlia, pare, voleva la casa dove abitavano. E voleva la bimba. Il padre di sua figlia aveva un’altra donna. Un giorno le piombò in casa con altri uomini in divisa. Poliziotti. Poliziotti che scappano quando Marisol chiama i carabinieri. Poi capita in questura, all’ufficio passaporti, e riconosce l’altra donna, in uniforme, che era venuta a casa sua per dirle che o rinunciava alla bambina oppure l’avrebbe fatta rinchiudere in manicomio. Il padre della bambina menava Marisol e sua madre che era venuta dall’Ecuador per darle una mano. Quando è iniaziata la "guerra", Ilaria aveva un anno, ora ne ha sei. Quando arrivò la carta che spiegava l’affidamento ai servizi sociali, Marisol pensò che "servizi sociali" sono due parole positive. Che magari c’era qualcuno che avrebbe messo una buona parola per far tornare la pace. Invece scoprì che il padre della sua bambina le aveva sottratto la casa dichiarando il falso. Era il 17 dicembre del 2007. Marisol non capisce tanto accanimento. Sa che «tutti i giorni ci sono persone che si lasciano». Ammette l’ingenuità, capisce di essere stata derubata. Decide di ribellarsi. Ilaria, intanto, racconta a scuola che il padre la picchia. La dirigente scolastica dichiara di non aver mai avuto contatti con i servizi sociali che, invece, l’avrebbero dovuta seguire. Semplicemente non si sono mai fatti sentire. Eccetto che per allontanare la bambina dalla scuola dopo la denuncia della madre.

Cinquecento, novecento, chi lo sa davvero quante siano le madri ecuadoriane come Marisol. Minimo comun denominatore delle loro storie è quello di avere quasi sempre mariti italiani e violenti, e di imbattersi in istituzioni sorde, distratte, complici, razziste. Per la burocrazia sono quasi sempre matte e spesso hanno avuto rapporti difficili con le polizie. Come ieri, ad esempio, che in dieci sono scese a Roma, viaggiando di notte, per incatenarsi di fronte al ministero di Giustizia. Come hanno visto fare in tv alla mamma di Denise Pipitone. Ma mica glielo hanno fatto fare, anzi, le hanno confinate in un angolo di piazza Cairoli, lontano dall’ingresso del Guardasigilli. Una delegazione è salita e pochi minuti dopo è scesa. «Vi faremo sapere».

Così hanno deciso di andare a Montecitorio a vedere se trovavano orecchie più attente alla commissione Affari sociali. Qualcuna ha con sé album di fotografie e disegni delle creature che hanno perso o rischiano di perdere. Consuelo ha 41 anni, madre single, e una lettera che attesta come sia una eccellente badante di una donna malata di Alzheimer. Salvatore, il suo bambino, ha sette anni ma quando era all’asilo la maestra l’ha bollato come «maniaco sessuale, pericoloso, che fa disegni bruttissimi». Consuelo li ha portati. Rimira quegli alberi, le nuvole, i semafori, le case e i cuori e i camion e i soli e proprio non capisce cosa ci sia di anormale. Racconta di Salvatore che tornava da scuola con i lividi e delle maestre che dicevano che era bugiardo a dire che lo picchiavano. «Si butta per terra, è aggressivo, è un bambino bugiardo». Ma Consuelo non se la beve. L’assistente sociale rivolta la frittata e dice che sarebbe la madre a maltrattarlo. Così dal 22 aprile, Salvatore è affidato a una comunità ma è felice solo quando può vedere la madre. A scuola non ha imparato granché ma forse ce lo portano tardi e lo tengono separato. Il suo diario è come nuovo. I rapporti dei servizi sociali dicono che non collabora e insinuano abusi sessuali. Mica è facile raccontare una storia del genere. A chi piacerebbe dire che il suo uomo è un violento? A Elena sembrava fosse andata discretamente con quell’affido condiviso ottenuto tre anni fa. Suo marito era troppo violento, una volta le ha rotto il setto nasale, un’altra le ha puntato la pistola in faccia. Sono stati sposati sei anni, a Imperia. Lui è un impresario edile tra la l’imperiese e Montecarlo. Ma questo non gli ha impedito di reclamare all’ex moglie 600 euro al mese per il mantenimento del figlio. L’ha sempre minacciata di soffiarle il bambino quando avrebbe iniziato le scuole e così è stato. Quando Claudio ha compiuto sei anni una psicologa l’ha affidato ai servizi sociali e collocato nella casa del nonno, dove sta il padre. Lei lavora a Marassi in una lavanderia, lo riesce a vedere un paio di volte al mese. Claudio sta male a Imperia, è sempre vissuto a Genova e forse suo padre lo picchia. Così dice il bambino all’assistente sociale. E se fosse vero c’è il rischio che venga dato in adozione. Allora poi una ci diventa davvero matta. Laura , 28 anni, per dire, non vede la sua Chiara da più di due anni, da quando aveva otto mesi. Gliel’hanno presa quando ne aveva due perché una perizia diceva che non era idonea ma immatura. Con suo marito hanno deciso di ricorrere in appello. Ci sarà a settembre ma intanto hanno perso le tracce della creatura. Guarda il cronista e chiede: «Lei che ne pensa?».

Chissà cos’è accaduto quattro anni fa tra Marta , 30 anni da 9 ad Alessandria, e quella «ricca signora di Bordighera» in casa della quale era badante il suo ex marito. Oppure chissà cosa è accaduto tra l’uomo e la ricca donna. Perché Marta racconta un accanimento fuori dal comune che l’ha portata a ricevere una denuncia per maltrattamento di minore con tanto di carabinieri e assistenti sociali a piombarle in casa per portarle via Maria, che ora ha dieci anni. «Eravamo sereni!», giura. Per sette mesi non l’ha vista e la bimba è come se non la riconoscesse. All’inizio della primavera, suo padre l’ha portata in Ecuador per sottrarre a Marta la patria potestà. Lei l’ha denunciato per rapimento e dice di non aver mai incontrato qualcuno che l’aiutasse.

Marta, Laura, Elena, Consuelo e Marisol sembrano la punta di un iceberg. Come loro, solo in Liguria, ci sarebbero centinaia di madri terrorizzate, confuse, senza nemmeno le parole per dire il dolore. A marzo, una come loro, s’è barricata con 5 figli nel consolato ecuadoriano di Genova. La loro è la comunità migrante più numerosa all’ombra della Lanterna. «L’obiettivo è quello di impiantare una vertenza, un tavolo col ministero per chiarire queste storie di discriminazione e indifferenza istituzionali», spiega a Liberazione Edgar Galiano, segretario del Comitato Immigrati che accompagna tra Via Arenula e Montecitorio l’invisibile corteo di donne.

Checchino Antonini

Liberazione

28/07/2009

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Lug 30

AVVISO: LILA DIFFIDA QUANTI CHIEDONO CONTRIBUTI E OFFERTE UTILIZZANDO IL NOME E IL LOGO LILA!

Purtroppo si stanno moltiplicando le segnalazioni, che giungono alle nostre sedi, di episodi di richieste di denaro a nome LILA, da noi non autorizzate. Nelle segnalazioni sinora ricevute le richieste sono avvenute attraverso contatto telefonico o in strada dove vengono anche offerti dietro compenso materiali informativi con il nostro logo, che LILA generalmente lascia gratuitamente in ambulatori, centri di malattie infettive ecc.

Invitiamo quanti vengano contattati a rifiutare qualsiasi richiesta di danaro e a informarci tempestivamente (cell. 3480183527 o segreteria@lila.it).

La LILA diffida e procederà con denuncia contro chiunque verrà trovato a raccogliere donazioni senza essere autorizzato dall’Associazione stessa.

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Lug 30

Unicef:

I bambini immigrati in Italia stanno peggio

La qualità della vita dei minori immigrati è generalmente peggiore di quella dei bambini europei, e l’Italia, poiché le migrazioni sono state più recenti, è una delle nazioni in cui la differenza si sente maggiormente. Questa la sintesi della ricerca sui minori migranti condotta dall’Unicef che sarà presentata ufficialmente il prossimo autunno, e di cui Redattore sociale dà anticipazione in attesa della presentazione ufficiale prevista per il prossimo settembre.

In Europa il 7 per cento dei bambini è figlio di genitori immigrati, e sale all’11 per cento se si considerano i figli di immigrati che sono nati in Italia. Lo studio, condotto dal professor Donald Hernandez [per l’Europa] e dai professori Letizia Mencarini, Emiliana Baldoni e Gianpiero Della Zanna [per l’Italia], ha evidenziato che i bambini e i giovani nelle famiglie immigrate nei paesi europei in generale vivono, con poche eccezioni, condizioni sfavorevoli rispetto ai coetanei eruopei. Lo svantaggio riguarda vari indicatori di benessere, inclusi la salute, l’istruzione, la povertà e l’inclusione nel mercato del lavoro.

Le motivazione principali di queste differenze, secondo il professor Hernandez, sono causate dalla «lingua e dalla cultura diversa che contribuisce a creare barriere» e dal fatto che «il generale basso livello d’istruzione dei genitori si ripercuote sui figli». Il primo passo per modificare la tendenza, spiega Hernandez, è «facilitare l’integrazione attraverso investimenti di inclusione» e, soprattutto, «è opportuno che i governi dedichino maggiori attenzioni a questo problema creando politiche ad hoc perché questi giovani migranti saranno i cittadini del futuro delle nostre nazioni».

I minori migranti in Italia, ha spiegato Letizia Mencarini, hanno un livello d’istruzione più basso rispetto ai loro coetanei italiani, vivono in case più sovraffollate e hanno i genitori con un reddito più basso e con lavori poco qualificanti. In particolare, i meno istruiti sono i marocchini, senegalesi e pachistani, mentre i più istruiti sono i giovani provenienti dall’Europa dell’Est e dall’America Latina. Meno di un migrante su quattro continua gli studi dopo le scuole superiori [contro il 40 per cento degli italiani].

Contrariamente a quanto avviene in altri paesi, quali la Francia, la Spagna o la Germania, in Italia non c’è una forte concentrazione linguistica o etnica specifica, cosa che ha sicuramente un effetto sugli sforzi di inclusione dei bambini figli di migranti nel sistema educativo.

E le cose non miglioreranno certo con l’approvazione del ddl sicurezza, ormai legge e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale lo scorso 24 luglio, e per ciò in vigore dal prossimo 8 agosto.

La nuova legge, come più volte evidenziato da diverse organizzazioni internazionali, non promette nulla di nuovo per gli stranieri in Italia e le loro famiglie.

«I bambini stranieri nati da genitori non regolarmente soggiornanti sul territorio e i bambini italiani nati da un genitore straniero non regolarmente soggiornante sul territorio non potranno più essere riconosciuti dal proprio genitore – diceva un comunicato di Save the children in occasione dell’approvazione definitiva del ddl 733 – una persona senza permesso di soggiorno non potrà più contrarre matrimonio nel territorio dello Stato, neanche in presenza di figli con cittadinanza italiana e gli adolescenti soli che provengono da altri paesi non potranno più avere la sicurezza di continuare il percorso di vita iniziato in Italia, una volta divenuti maggiorenni, vanificando investimenti personali e della società di accoglienza».

Ma oltre a attaccare direttamente i minori, la nuova legge mira soprattutto a destabilizzare totalmente la figura dello straniero in Italia, stabilendo il prolungamento del trattenimento amministrativo, una vera e propria misura di restrizione della libertà personale, a 180 giorni e la subordinazione dell’iscrizione anagrafica alla presenza di requisiti di idoneità alloggiativa, ma soprattutto l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, che comporterà l’obbligo per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio di denunciare le persone prive di permesso di soggiorno, a cominciare da medici e presidi scolastici. «Tutte queste misure avranno un impatto estremamente negativo in termini di condizioni di vita delle famiglie e dei minori stranieri, siano o meno regolarmente soggiornanti – continua l’organizzazione – vanificando di fatto il riconoscimento dei diritti umani fondamentali di cui sono titolari in quanto persone».

Ma in tutta Italia, e non solo, continuano le proteste di tutta la società civile, che con appelli, campagne e sottoscrizioni tentano di fermare quell’attacco xenofobo e discriminatorio all’immigrazione che la nuova legge promette.

L’ultimo dei tanti appelli si chiama «Onoriamo i poveri», i cui firmatari, oltre un centinaio di suore e preti, promettono di farsi promotori di una vera e propria campagna di disobbedienza civile: «Faremo quanto è in nostro potere affinché un numero sempre crescente di cittadini metta in atto pratiche di accoglienza, di solidarietà e anche di disobbedienza pubblica perché nel tempo più breve possibile questa legge sia radicalmente cambiata». Nel documento il cosiddetto «pacchetto sicurezza» viene definito «strumentale e pretestuoso», in quanto «la legge – sottolineano i religiosi – discrimina, rifiuta e criminalizza proprio i più poveri e i più disperati. Riteniamo strumentale e pretestuosa la categoria della clandestinità loro applicata. È lo stato che rifiuta il riconoscimento. Di null’altro sono colpevoli queste persone se non di essere troppo bisognose. Per lo stato italiano oggi è questo che costituisce reato». I firmatari sostengono di riconoscersi «nell’umanità e nella dignità di tutte le persone, che vengono colpite da questa legge iniqua» e richiamano lo stato italiano al rispetto di norme e documenti violati dal «pacchetto sicurezza»: dalla Dichiarazione universale dei diritti umani alla Convenzione sullo stato dei rifugiati, dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e alla stessa Costituzione della repubblica.

Lucia Alessi

[27 Luglio 2009]

www.carta.org

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Lug 30

Gaza muore di sete e malattie

Le Organizzazioni non governative italiane impegnate nella promozione e nella tutela dei diritti del popolo palestinese rilanciano l’appello promosso dalle organizzazioni umanitarie tra cui Oxfam International, Care West Bank and Gaza, War Child Holland e Medical Aid for Palestinians UK, in cui si chiede alla comunità internazionale, e all’Unione europea, di compiere più sforzi per rispondere concretamente ai bisogni della popolazione di Gaza colpita dall’ultima offensiva militare israeliana. A sei mesi dalla fine dell’attacco militare israeliano, a Gaza centinaia di migliaia di persone non hanno ancora una casa né accesso all’acqua potabile.

L’economia, settore agricolo incluso, è al collasso e la ricostruzione sembra impossibile. L’operazione «piombo fuso» ha distrutto il tessuto economico già indebolito dall’embargo imposto dal governo israeliano. Non ha senso continuare a privare le persone dell’opportunità di lavorare e sostenere le proprie famiglie. I valichi di frontiera devono essere aperti subito in modo da facilitare la ripresa delle attività economiche nel più breve tempo possibile.

Ma la ricostruzione è limitata a causa del divieto imposto dal governo israeliano di far entrare nella Striscia di Gaza materiali come cemento e ferro. Ciò significa che 20.000 famiglie, le cui abitazioni sono state rase al suolo o danneggiate, non possono riprendere una vita normale. Molti sono costretti a vivere in campi profughi o in abitazioni improvvisate e precarie. Inoltre, circa 35.000 persone non hanno accesso all’acqua potabile e a un sistema sicuro di trattamento delle acque reflue. La ricostruzione di scuole, ospedali, università e di molte altre infrastrutture pubbliche non ha ancora avuto inizio. Cibo e medicine passano, in modo irregolare, solo attraverso il valico di Kerem Shalom e molte scorte di medicinali sono in fase di esaurimento. Nessun passo in avanti è stato compiuto dalla comunità internazionale per garantire l’entrata a Gaza degli aiuti e dei materiali di costruzione. È giunto il momento che i leader mondiali intraprendano azioni concrete per fare pressioni sul governo israeliano affinché i valichi vengano aperti. Le restrizioni e i divieti imposti violano i diritti umani della popolazione civile di Gaza. Tutto questo è inaccettabile.

Facciamo appello all’Ue affinché congeli il rafforzamento dell’accordo di associazione Ue-Israele, che ha come prerequisito da parte di Israele il rispetto «dei principi della Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e la libertà economica» (Euromediterranean Agreement-Preamble) e compia tutti gli sforzi diplomatici necessari per garantire il pieno rispetto del diritto internazionale tenendo fede agli impegni presi per rilanciare il processo di ricostruzione a Gaza. Richiediamo, inoltre, al governo italiano, che ha stanziato quattro milioni di euro per aiuti indirizzati alla popolazione della Striscia di Gaza, di fare pressione affinché Israele garantisca l’apertura dei valichi di frontiera perché, come affermano le Nazioni Unite, il miglioramento delle condizioni della popolazione di Gaza non è possibile senza quelle merci necessarie per la ricostruzione e la ripresa delle attività commerciali e produttive.

Acs, Cisp, Ciss, Cospe,Cric, Centro intern. Crocevia, Disvi, Educaid, Medina,Overseas, Terre Des Hommes-Italia, Vis, Gvc

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Lug 30

Razzismo o rispetto delle regole?

La bufera seguita all’approvazione “bipartisan” dell’ordine del giorno presentato dall’assessore provinciale all’istruzione di Vicenza, che, in sostanza, tenta di impedire che i posti vacanti di “dirigente scolastico” siano coperti da soggetti provenienti dal Sud, ha suscitato scalpore e indignazione.

Per contestare la decisione, sono intervenuti i massimi vertici del Pd, lo stesso Galan, il Governatore del Veneto, ha “preso le distanze” dal provvedimento e Miriam Mafai, attraverso le pagine de “La Repubblica”, ha rivolto un invito a non sottovalutare i fenomeni di apartheid in atto nella scuola pubblica.

Personalmente, non condivido le critiche e le contestazioni. Infatti, credo che - almeno questa volta - si possa oggettivamente ritenere di essere di fronte ad un grosso equivoco; dettato da un’insufficiente informazione e/o approssimativa conoscenza dei fatti.

Faccio una premessa.

Anticipo di aver sempre condiviso la posizione di coloro i quali ritengono che nel nostro Paese - di là da quanto determinato, nel corso degli ultimi anni, dalle posizioni (spesso) xenofobe e razziste della Lega Nord - è sempre stata sottovalutata, spesso esorcizzata e/o negata, la condizione di latente disprezzo e disistima che tanti nostri concittadini del Centro-Nord avvertono nei confronti dei meridionali.

Certo, fanno (sostanzialmente) parte di un innominabile (e vergognoso) passato quegli avvisi presenti a Bergamo, Varese, Modena (per esperienza personale), ecc, che recitavano pressappoco: ” Non si fitta a meridionali”; ciò nonostante, a mio parere, nulla ha mai dimostrato che si potessero ritenere, in assoluto, episodi e condizioni (ormai) completamente superate!

A questo riguardo, se qualcuno si era illuso che il dispregio e l’insofferenza manifestati nei confronti dei “terroni”, solo successivamente amplificati (politicamente) dalla Lega e dai suoi adepti, fossero stati definitivamente accantonati e sostituiti da un vero e proprio rigurgito razzista verso gli stranieri “di turno” - ieri gli albanesi e i romeni, oggi gli extracomunitari, specie se di colore o, addirittura, islamici - ha dovuto clamorosamente ricredersi.

D’altra parte, le cronache giornalistiche ne offrono quotidiane conferme; sarebbe sufficiente riportare il caso del bambino - figlio di meridionali residenti in provincia di Treviso - costretto a cambiare scuola perché regolarmente mortificato e deriso dai compagni di classe con l’appellativo di: ”Monnezza”!

Chiusa la parentesi, rispetto al caso in discussione, ribadisco che siamo di fronte ad una cosa ben diversa da una semplice (e scontata) manifestazione di antimeridionalismo.

In questo senso, se è vero - come, peraltro, chiaramente si evince dal primo articolo pubblicato da “La Repubblica” - che i posti attualmente disponibili in provincia di Vicenza, per la qualifica di dirigente scolastico, sono tali a seguito dell’“esaurimento” della specifica graduatoria regionale, c’è un primo elemento che finisce per essere determinante ai fini della discussione.

Secondo: se è vero, come il servizio giornalistico conferma, che i sopraccitati concorsi, banditi nel 2004, prevedevano - a livello regionale - che gli “idonei” potevano superare il numero dei posti messi a concorso al massimo del 10 per cento; se è altrettanto vero che in alcune regioni meridionali il suddetto limite fu completamente ignorato - con la conseguenza di arrivare a un numero di “idonei” ben superiore al massimo previsto - c’è un altro elemento da non trascurare.

Inoltre, se risponde a verità che, quando il governo Prodi consentì la c.d. “mobilità interregionale”, i posti vacanti nelle regioni del Nord furono già coperti con gli idonei meridionali in “sovrannumero” - perché eccedenti il limite del 10 per cento previsto dai bandi regionali - le critiche appaiono (oggettivamente) molto meno motivate.

Infatti, a questo punto, i timori dei consiglieri provinciali di Vicenza sono dettati dal legittimo timore che i 647 posti vacanti di dirigente scolastico - per i quali il ministero dell’Economia ha autorizzato la copertura - possano essere assegnati a coloro i quali, nel Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna, sono ancora presenti tra gli idonei delle vecchie graduatorie “gonfiate”, piuttosto che ridistribuiti tra tutte le regioni.

Alla luce di questi elementi, credo che parlare di ritorno all’apartheid ed evocare Rosa Parker sia, francamente, fuori luogo!

Mi pare abbastanza ovvio, invece, che, di là dallo stile e dalla forma - che (di norma) caratterizzano le iniziative dei “folcloristici” rappresentanti della Lega, più avvezzi ai “cori da osteria” (alla Salvini) contro i napoletani, che alla diplomazia - in questo caso sia stato posto un legittimo problema di rispetto delle norme.

In definitiva, ritengo condivisibile un intervento che consenta di evitare che, ancora una volta, siano penalizzati coloro i quali - in questo caso, le Regioni del Centro-Nord - hanno rispettato le norme, a vantaggio di Amministrazioni locali meridionali che, oggettivamente, hanno tanto da farsi perdonare in termini di rispetto delle procedure.

di Renato Fioretti

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Lug 30

ETERNIT:

UN PRIMO PASSO PER OTTENERE VERITÀ E GIUSTIZIA

Il prossimo 10 dicembre a Torino inizierà il processo contro i vertici della Eternit di Casale Monferrato, la cittadina piemontese dove sono morte almeno 1.600 persone per esposizione alla fibra killer.

È un passo importantissimo nel percorso che speriamo conduca ad ottenere verità e giustizia per le vittime dell’amianto: simbolicamente, la condanna dello svizzero Stephan Schmidheiny e del barone belga De Cartier De Marchienne, accusati di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele, sarebbe un messaggio importantissimo per tutti coloro che - ieri, oggi e domani – subordinano la sicurezza dei lavoratori, e quindi la loro salute, alla logica del profitto.

Sarà in ogni caso una battaglia difficile, lunga, e le offerte irrisorie di risarcimento da parte della multinazionale svizzera - già rifiutate dalle associazioni che si sono costituite parte civile - non dovranno impedire l’accertamento della verità.

Come medico del lavoro conosco bene i rischi di queste fibre killer e so purtroppo che di amianto si muore anche oggi; per questo in qualità di eurodeputato, nel corso del mio mandato ho lottato strenuamente per l’estromissione di tutti i tipi di amianto dalla produzione industriale.

Ricorderete la battaglia contro l’amianto crisotilo: il Parlamento Europeo ha approvato, con la sola opposizione del nostro gruppo, il GUE, la relazione Sacconi (del PD) accettando la richieste della Commissione Europea di prorogare la deroga per l’uso di questo tipo di amianto in alcuni impianti industriali fino al 2015.

Una decisione scandalosa se si considera che tutti gli Stati europei avrebbero dovuto mettere al bando l’amianto già con la direttiva del 1999 e in base alla direttiva del 2003 avrebbero dovuto chiudere gli stabilimenti, effettuare le bonifiche dei siti contaminati e indennizzare le vittime e le popolazioni.

Ma se questa battaglia è stata certamente persa, almeno a livello istituzionale, c’è un altro progetto, al momento in attesa, che mi auguro possa essere portato avanti in Europa. Sto parlando dell’idea di istituire un fondo europeo per risarcire le persone esposte all’amianto. L’idea, maturata attraverso la lotta delle associazioni degli esposti all’amianto, e raccolta dal GUE a livello europeo, è quella di coinvolgere oltre alle istituzioni pubbliche nazionali, come l’Inail, anche le multinazionali che hanno tratto ingenti profitti dalla lavorazione dell’amianto e che senza alcun rispetto per la vita umana hanno mantenuto l’amianto nel ciclo produttivo anche quando la ricerca scientifica ne aveva ampiamente documentato la pericolosità. Questa proposta è stata sottoposta all’attenzione della Commisione europea ma per ora sembra essere finita su un binario morto. Attraverso il processo di Torino e il protagonismo delle associazioni, toccherà al nuovo gruppo parlamentare del Gue raccogliere la sfida e sollecitare nuovamente la Commissione a favore di questa causa.

Inoltre, un altro aspetto importante di tale progetto sarebbe l’estensione dei beneficiari: tra costoro non andrebbero considerati solo coloro che hanno lavorato direttamente con l’amianto ma anche chi ne ha subìto un’esposizione ambientale. Tutte le indagini epidemiologiche certificano infatti che muoiono di tumori sicuramente causati dall’amianto (mesoteliomi) anche soggetti che non hanno lavorato a contatto con la sostanza. Proprio a Casale Monferrato, a vent’anni dalla chiusura dello stabilimento, sono ancora decine i casi di mesotelioma. Gran parte di questi sono persone che non hanno mai lavorato direttamente con la sostanza.

Come deputato europeo, proposi inoltre l’istituzione in tutta l’Ue di registri degli esposti per poter studiare l’andamento epidemiologico. Oggi infatti in Italia c’é il registro di coloro che sono stati colpiti da mesotelioma ma mancano (fatta eccezione per poche regioni) quello degli esposti e quello delle persone colpite da altre patologie da amianto, come ad esempio l’asbestosi.

Non bisogna abbassare la guardia, perché l’amianto uccide ancora. E la vicenda giudiziaria legata alla Eternit sta proprio, fortunatamente, riportando l’attenzione dell’opinione pubblica verso un problema che è assolutamente attuale: si calcola che vi siano in Italia 32 milioni di tonnellate da smaltire tra eternit e amianto friabile, di cui due milioni e mezzo nella sola Lombardia. In questa regione, in particolare, il sito della ex Fibronit in comune di Broni (PV) è stato indicato come sito prioritario da bonificare perché nell’area c’è la più alta mortalità per mesotelioma: ma la giunta Formigoni ha reso disponibili solo 3,5 milioni di euro a fronte dei 20-25 milioni necessari.

A Broni, dove ho avuto occasione di incontrare i comitati locali che seguono questa vertenza, i cittadini chiedono a gran voce la discarica di servizio per l’ex Fibronit. Ma la Regione non ha intenzione di costruire l’impianto.

Recentemente, sempre in Lombardia, si è aperto un altro caso che concerne i rischi legati all’amianto: nei due centri di Cappella Cantone e Cingia de’ Botti, in provincia di Cremona, sono infatti in via di approvazione due megadiscariche che sarebbero tra le più grandi in Europa. I cittadini ritengono che non si possa lasciare all’iniziativa privata la soluzione dello smaltimento dell’amianto.

Tanti sono dunque i fronti ancora aperti per quanto concerne la lotta alla fibra killer. E la sensibilità del governo, su questo tema, è molto bassa, visto che sta facendo di tutto per modificare il decreto sulla sicurezza nel lavoro, per offrire scappatoie agli imprenditori che non tutelano la salute dei lavoratori. È evidente che i tanti morti per amianto, così come gli operai della Thyssen e le centinaia di lavoratori che si ammalano o perdono la vita ogni anno nel nostro Paese, per il centrodestra non sono una ragione sufficiente per responsabilizzare in maniera cogente i datori di lavoro. E scongiurare che drammi come quello della Eternit possano ripetersi.

Vittorio Agnoletto

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Lug 30

Foreste, petrolio e corruzione:

il pastrocchio della Val d’Agri       

Tra monti, boschi, laghi e fiumi, tra cultura e storia, la Valle dell’Agri è un autentico patrimonio ambientale e paesaggistico. Compresa tra i monti Sirino e Volturino, al confine con la Campania, la valle prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. La zona è in parte compresa nel Parco nazionale della Val d’Agri e Lagonegrese, proprio per il suo alto valore ambientale. Ma negli ultimi venti anni si moltiplicano i pozzi petroliferi. Nell’ultimo decennio sono stati scoperti ulteriori giacimenti petroliferi tanto da supporre che nella valle ci sia il più grande giacimento d’Europa. E tra devastazioni e  erosione del territorio, spuntano la corruzione e gli appalti truccati.

Il pubblico ministero di Potenza Henry John Woodcock ha chiuso le indagini preliminari su un presunto giro di tangenti legato ad appalti per le estrazioni petrolifere in Basilicata, nell’area della Val d’Agri. L’inchiesta che ha coinvolto l’Amministratore della Total italiana "Esplorazione e produzione", che ha ricevuto un avvis di garanzia, e ha portato al sequestro di beni mobili, terreni e fabbricati.

Ai dirigenti Total (oltre a Levha, Jean Paul Juguet, responsabile del progetto estrattivo «Tempa Rossa», Roberto Pasi, capo dell’ufficio di rappresentanza lucano e un suo collaboratore, Roberto Francini) e all’ex sindaco di Gorgoglione Ignazio Tornetta, il pm contesta di aver costituito un’associazione per delinquere per pilotare gli appalti relativi al cosiddetto «Progetto Tempa Rossa» di sfruttamento dei giacimenti petroliferi.

L’avviso di conclusione delle indagini è in corso di notifica anche alla Total, commissariata per le proprie attività in Val d’Agri, e ad altre società coinvolte nelle presunte irregolarità.

Secondo l’accusa, i dirigenti della Total avrebbero favorito l’aggiudicazione degli appalti dei lavori per la realizzazione del Centro Oli di «Tempa Rossa» e per altre attività estrattive alla cordata capeggiata dall’imprenditore Ferrara: per l’appalto del Centro Oli, in particolare, sarebbero state addirittura sostituite le buste delle offerte. In cambio, sempre secondo Woodcock, sarebbe stato stipulato nel febbraio scorso un accordo commerciale da 15 milioni: tutte le imprese della cordata Ferrara si sarebbero rifornite per 5 anni solo di carburanti e di oli Total.

Intanto in Val d’Agri continua l’espansione petrolifera, questa volta targata ENI: oltre al nuovo pozzo petrolifero Pergola 1 - che secondo l’Associazione OLA Ambientalista sorgerebbe in un’area con gravi problemi di instabilità idrogeologica, nonchè ricco di sorgenti - vi sono già e sono previsti altri pozzi in via di autorizzazione da parte della Regione Basilicata quali i pozzi Agri 1 Or A, Agri 1 Or B, CF6, CF9, all’interno del Parco Nazionale Val d’Agri-Lagonegrese ed a poca distanza dalla diga di Marsiconuovo. Inoltre, sempre nel comune di Marsiconuovo l’Eni è in procinto di chiedere altre 2 autorizzazioni per il pozzi AGS 1 a poche centinaia di metri dal centro abitato, immediatamente dopo lo svincolo della Fondovalle dell’Agri ed il Pozzo CFN1. In tutto i pozzi sarebbero 7. Addio, Val d’Agri addio.

www.salvaleforeste.it

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Lug 30

LA PANDEMIA, IL VIRUS A, LA FEBBRE SUINA E BIG PHARMA

Tutto è stato programmato, fin dall’inizio, sfruttando il focolaio di febbre suina in Messico. Perché in Messico? Non negli USA che ha un sistema sanitario propagandato come il migliore del mondo. E il Messico non ci fa proprio una bella figura, ma sul suo territorio, alla frontiera con gli USA stanno sorgendo tanti stabilimenti di industrie farmaceutiche e chimiche, un favore si può fare…

Il continuo martellare dei media infonde paura ai cittadini, fate scorta di mascherine, lavatevi le mani dopo aver toccato qualcosa, o dopo aver stretto la mano a qualcuno, andate all’ospedale a farvi visitare se avete questo o quel sintomo, occhio a chi torna dai viaggi, se ha una febbre sospetta deve essere mandato al pronto soccorso….

Ecc. ecc. il resto lo sai già te lo dicono tutti i giorni e ogni giorno aggiungono qualcosa di nuovo per mantenere viva la preoccupazione e la paura, perché così non protesti per i miliardi di euro che verranno spesi, anzi perché sia tu stesso a chiederlo per salvaguardare la tua salute. Hanno fatto anche una operazione cosmetica, "virus da febbre suina" era un po’ bruttino, e poi qualcuno potrebbe non comprare più il prosciutto. Virus A è molto più professionale e non ci fa più venire in mente i maiali.

I vaccini non proteggono ma danneggiano la salute e i danni possono anche essere gravi e irreparabili, come ridotte capacità mentali, inabilità fisiche e perfino la morte. Non sempre i danni sono immediatamente rilevabili e quindi uno può supporre di non averne subiti. Le prove ormai sono numerose e sono comprovate dal fatto che le case farmaceutiche pagano ogni anno milioni di dollari per danni da vaccino agli invalidi e ai famigliari dei morti attribuibili alle vaccinazioni. Se non fosse vero non sborserebbero un centesimo.

Se credi che le vaccinazioni facciano qualcosa di buono è perché stai subendo gli effetti della disinformazione trasmessa dai media e dall’istruzione. Non c’è alcuna differenza fra la disinformazione e l’istruzione ricevuta dalle elementari fino all’università e oltre.

E’ necessario smettere di avere paura, non è possibile essere razionali quando si ha paura e si accettano "soluzioni" che creano problemi sempre più grandi. Vaccinare tutta la popolazione mondiale significa dare lo start a un genocidio tale che i crimini di Hitler al confronto sembreranno i dispettucci del ragazzaccio del quartiere.

Non mi farò vaccinare. E nemmeno permetterò che l’iniezione di tali liquidi schifosi venga perpetrata sui miei figli, guai a chi ci provasse. Se dovrò subire la vaccinazione coatta, allora significa che non esiste più alcun diritto e considererò che lo stato non è più garante di essi.

Quali sono, sulla carta, i nostri diritti che verrebbero calpestati se ci fosse un’imposizione a vaccinare? Sono sanciti dalla Costituzione e da altre dichiarazioni tuttora valide:

Articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Articolo 1 del Codice di Norimberga: ”Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale (…) e prima di accettare una decisione affermativa da parte del soggetto dell’esperimento lo si deve portare a conoscenza della natura, durata, e di tutte le complicazioni e rischi che si possono aspettare e degli effetti sulla salute o la persona che gli possono derivare dal sottoporsi dell’esperimento” Articolo 7 lettera A della Dichiarazione di Helsinki: “Nella pratica medica corrente e nella ricerca medica, la maggior parte delle procedure preventive, diagnostiche e terapeutiche implicano rischi e aggravi”

Ce ne sarebbe abbastanza da poter dire:" Vaccinazione per il Virus A? No Grazie!" e nessuno dovrebbe avere nulla da ridire. Ma il business è troppo grande per lasciare questa ampia opportunità garantita dalla Costituzione Italiana e da altre Dichiarazioni valide a livello europeo e persino mondiale, escludendo quei paesi dove i diritti sono una chimera.

Il pezzettino dell’articolo 32 che interessa molto ai nostri politici e: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge" (Enfasi aggiunta) Quindi tutti i diritti possono essere aggirati semplicemente facendo un decreto simile a questo:

Visto l’articolo della Costituzione 32, Essendo comprovata la virulenza del Virus A, Vista la dichiarazione in data (…) dell’OMS dello stato di Pandemia bla… bla… Resosi quindi necessaria l’azione preventiva si impone la vaccinazione obbligatoria a tutti i cittadini.

Ovviamente il tutto ben infarcito da burocratese, complicanze ecc, ma la sostanza sarebbe questa.

Se venisse messa in atto la vaccinazione coatta per i dissenzienti, in forza di una legge e uno si opponesse mentre si dimena per sfuggire alla siringa si potrebbe affermare che sta dando in escandescenze e potrebbe ricevere pure l’ormai famoso TSO, il punturone di cocktail di psicofarmaci. Anche la vaccinazione obbligatoria potrebbe essere definita TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Se il nostro governo decidesse che tutti i cittadini devono essere vaccinati ha già abbastanza strumenti per farlo, con l’aggiunta di un piccolo decreto legge d’urgenza. Potrebbe anche intimidire, per esempio stabilendo che gli infermieri o altre categorie "sensibili" che si rifiutassero di farsi vaccinare potrebbero essere sospesi dal servizio. I media potrebbero spargere per tutto l’etere: "Bambino non vaccinato morto dopo aver contratto il Virus A." Non è difficile "stabilire" che la causa della morte è stato il Virus A.

Sappi che ad ogni respiro stai introducendo migliaia di virus nel tuo organismo e probabilmente il Virus A sta facendo l’altalena con il tuo inspiro ed espiro, senza che tu abbia alcun danno. La paura fa perdere la capacità di ragionare, I media contano su questo per poi infilare nella mente delle persone spaventate i loro spin. Noi siamo troppo intelligenti per farci condurre dalla paura e vivere male a causa di essa. Dobbiamo sempre guardare il mondo con animo sereno ed essere ottimisti.

La nostra fortuna è che gli Egemoni di Big Pharma non sono interessati alla nostra salute. Non importa a loro se delle persone moriranno a causa dei loro veleni, ma anche non sono interessati più di tanto se non li useremo.

L’unica cosa a cui sono interessati è che ogni stato acquisti milioni di dosi da tenere in magazzino, se poi verranno buttati alla loro data di scadenza, non gliene importa nulla, i soldi li avranno ormai intascati.

Ti ricordi tutta la caciara per la SARS? Il nostro governo di allora ha acquistato milioni di dosi, per vaccinarci se fosse stato necessario. Saranno in qualche magazzino, magari dichiarati scaduti e rivenduti da qualche incaricato allo smaltimento e ri-ettichettati con un nuovo nome. Per quanto possa sembrare assurdo, l’amministrazione Bush ha fatto un decreto che permette di ri.etichettare i farmaci e quindi negli USA tale pratica è perfettamente legale.

I nostri politici, quelli incaricati di occuparsi del "Virus A" continuano a fare dichiarazioni che verranno vaccinati i primi 20 milioni di Italiani alla tal data, che se non si attua la vaccinazione gli infetti sarebbero tot milioni, invece se si vaccina molti di meno, i morti sono saliti a 500, ecc. Queste sono tutto palle prive di fondamento e non posso credere che chi le dice le ritenga vere. Tutte quelle cifre non sono circostanziate. Suppongo che un politico serio che studi la situazione possa arrivare alle stesse conclusioni a cui io e molte altre persone siamo arrivati.

Quindi si suppone che, non essendo imbecilli, tali politici sappiano cosa stiano facendo, ovvero che stiano portando avanti l’agenda di Big Pharma. Far sapere che non verranno più votati non serve a nulla, perché non gliene può fregar di meno, nel corso di una legislatura riescono a metter via abbastanza milioni di euro sufficienti per garantirsi, pensione inclusa, il resto della vita in agiatezza senza fare nulla e passando le vacanze sul proprio yacht.

"Probabilmente" una volta venduti i vaccini e raggiunta la quota fissata da Big Pharma, i riflettori si spegneranno sul Virus A. Le azioni della Novartis e delle altre facenti parte del cartello farmaceutico saranno alle stelle, i vaccini invecchieranno nei magazzini, poi una volta scaduti daranno un buon profitto a chi si occupa dello smaltimento dei rifiuti speciali.

Intanto fai il passa parola, informare è una cosa che tutti possono fare. Ho visto che le petizioni non servono granché, a meno che non siano fatte come iniziativa politica, ma non ci sperare su questo, Big Pharma da tempo usa la strategia di pagare entrambi gli schieramenti per non avere oppositori. Quelle fatte via Internet vengono regolarmente cancellate da zelanti incaricati non appena arrivano nell’account di posta del politico interessato.

Quanto vale il business del Virus A? Ce lo dice in questo articolo Maurizio Ricci, ma le stime penso che siano per difetto. E lasca perdere le spiegazioni scientifiche fornite dalle case farmaceutiche, non riempire di spazzatura la tua mente. http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/nuova-influenza/affare-vaccino/affare-vaccino.html

Non dimenticare che più persone verranno vaccinate, maggiori saranno le possibilità che un incidente di poca importanza come la febbre suina possa trasformarsi in una pandemia.

Luciano Giannazza

www.medicinenon.it

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Lug 30

Vi scrivo da…Chimbunila

Chimbunila si trova a circa mezz’ora di macchina da Lichinga. C’è un Centro di Salute che visiteremmo oggi. Partiamo presto poiché il viaggio è molto lungo. Il piano è quello di accompagnare tre pazienti al Centro di Salute per essere visti dal medico. L’appuntamento è in mattinata al villaggio di Shoula, a circa 55 Km da Chimbunila. Vogliamo avere un’idea di quello che significhi essere sieropositivo in Africa. Conoscere il luogo in cui vivono, le condizioni della strada che dovrebbero percorrere ogni mese per la visita di routine o ogni volta che stanno poco bene.

La strada che conduce a Chimbunila è buona e percorrendola fino in fondo si può arrivare a Pemba, sulla costa. Alziamo molta polvere al nostro passaggio, incrociando ogni tanto altre vetture, camion o moto. La strada non è molto trafficata, ma il vero traffico lo fanno le persone che si spostano a piedi o in bicicletta, caricando svariate mercanzie: sacchi di carbone, galline, legname, ceste, frutta, verdura. La maggior parte è diretta in città per vendere i loro prodotti al mercato centrale. Le donne lungo la strada attirano la mia attenzione. Riescono a camminare per molti chilometri con grande disinvoltura, caricando qualsiasi cosa sulla testa: valigie, fagotti, legname, taniche colme d’acqua, secchi, sacchi e per finire il figlio legato al dorso, se ancora allatta.

Imbocchiamo la strada per Ute e la magia della strada buona finisce. Le buche sono molte e mi fracassano le ossa, anche se il peggio deve ancora arrivare. Mi godo il panorama dal finestrino. Una distesa immensa di alberi di vario genere e piantagioni di mais circondate da erbe altissime che frusciano al ritmo del vento. A tratti la boscaglia si apre in piccole radure dove sono sparse capanne rotonde con il tetto di paglia. Sullo sfondo le montagne. Il villaggio di Shoula si trova in una di quelle. Sono altissime e verdi, ornate da grandi rocce. A tratti dobbiamo fare delle piccole deviazioni, che si fanno sentire su tutto il corpo, dovute ai lavori di manutenzione della strada.

Dopo più di un’ora arriviamo al villaggio di Ute. È una grande distesa di capanne che si aprono su poche strade di polvere. Sembrano tutte uguali ma hanno un senso nella loro natura. Lungo quella che a me sembra la via principale, ci sono delle bancarelle di legno grezzo dove si possono comprare pezzi di sapone, sigarette, fiammiferi, piccole mercanzie di varia natura, porzioni di zucchero o d’olio a soli 5 meticais, se non ci si può permettere l’intero pacco o bottiglia. Passiamo un bellissimo pozzo di cemento, forse opera di qualche ONG specializzata in Water & Sanitation.

Cerchiamo la casa del capo del villaggio per chiedere informazioni sulle persone che dobbiamo incontrare e il cammino da fare per arrivare a Shoula. La nostra presenza non è indifferente. Non appena stazioniamo il veicolo tutti si fermano. Qualsiasi lavoro passa in secondo piano. Ad avvicinarsi alla nostra Land bianca sono per primi i bambini. Con molta disinvoltura e curiosità guardano dentro i finestrini. Ci scrutano, attenti ad ogni nostro movimento. Parlano nella loro lingua locale, lo Jaua. Non capisco nulla ma l’unica parola che riesco a percepire è “Arungo”. Il nostro autista, ci è d’aiuto in questa fase di ricerca. Chiede dove possiamo trovare il capo del villaggio, logicamente nella lingua locale che non ha segreti per lui.

È molto disinvolto. Gesticola con tutto il corpo. Un giovane che sa dove si trovo corre a chiamarlo. Dopo più di mezz’ora di attesa, eccolo. È un uomo piccolo, con i capelli bianchi, crespi, ricci e ben tagliati, nascosti da un cappellino da baseball rosso scolorito. La sua faccia è segnata dal tempo e forse è più giovane di quello che sembra. Non parla portoghese, solo Jaua. Il nostro autista, ci è ancora d’aiuto in questa fase diplomatica. Dopo una lunga conversazione concludiamo che il capo del villaggio verrà con noi per indicarci il cammino per Shoula.

Muoviamo la macchina passando tra le capanne e lo sguardo stupefatto degli abitanti. Se dovessi muovermi da sola in questo posto sicuramente mi perderei! Imbocchiamo una strada stretta che si inerpica sulla montagna. Il vento si fa sentire. È freddo nonostante il sole sia ben alto. Inizia la strada difficile: dissestata, piena di buche e completamente in salita. A tratti la macchina ha qualche piccolo cedimento ma se la cava bene anche se fa schizzare sassi in tutte le direzioni. Per fortuna la stagione delle piogge è finita da un pezzo e la strada è secca ed accessibile. Me la immagino sotto la pioggia o dopo un acquazzone, con il fango che schizza e si appiccica dappertutto sotto al rollio impazzito delle ruote che faticano per muovere il veicolo di pochi centimetri, facendolo sbandare da tutte le parti. È un viaggio massacrante. I chilometri sono pochi, meno di 10.

La strada è il vero problema, impone al veicolo un’andatura molto lenta quasi a passo d’uomo, in alcuni punti. Siamo proprio in mezzo al nulla e raramente incrociamo qualcuno. Quando succede, il malcapitato deve fermarsi e nascondersi tra gli alberi o le canne di granturco, poiché la via è stretta e la nostra Land non ha un’andatura rettilinea.

Finalmente Shoula. Poche capanne sparpagliate tra gli alberi, le piantagioni di granturco e di girasoli. Anche qui nel vedere la grande auto bianca tutti si fermano. È un evento insolito da queste parti, in cui il mezzo di trasporto più lussuoso è la bicicletta, che pochi possono permettersi. Ci fermiamo in una radura, sotto l’ombra di un gruppetto di alberi che a me sembrano pini! A pochi metri davanti a noi c’è una casa nascosta tra i banani fatta di mattoni cotti al sole ed un tetto di paglia che spiove creando una veranda dove ci si può riparare da pioggia e sole. Il capo del villaggio di Ute scende dalla macchina per chiedere informazioni sulle persone che stiamo cercando. Poco dopo, si avvicina al veicolo, un ragazzo che parla un portoghese stentato ma si fa capire. E scopriamo essere il fratello di E. Ci spiega che la ragazza abita in un posto molto lontano da qui, al confine con il distretto di Lago. Aggiunge anche che è arrivata la sera prima per essere presente all’appuntamento.

Il medico che lavora con me a Lichinga mostra il suo blocco dove sono appuntati i nomi delle persone che stiamo cercando. Scopre che uno non è di quelle parti e nessuno lo conosce. Continua a conversare con l’uomo mentre aspettiamo l’arrivo di E. Intanto un ragazzino si avvicina curioso al veicolo, indossa una camicia bordeaux. Mastica una canna da zucchero e con molta disinvoltura si appoggia sul finestrino dove sono seduta. Sputa un boccone di canna per terra e si mette a guardare dentro con molta curiosità. Mi dà un’occhiata veloce ma non sono io ad attirare la sua attenzione. Osserva la macchina, come se fosse la prima volta che ne vede una così da vicino. Incrocio il mio sguardo con il suo e gli faccio un sorriso inarcando le sopracciglia. Mi guarda facendo un passo indietro. Il movimento inusuale del mio volto lo ha colto di sorpresa, spaventandolo.

I bimbi attorno a lui si mettono a ridere e a dire qualcosa nella loro lingua. Non capisco nulla, ma mi metto a ridere anch’io e inizio a mostrare la lingua che fa ridere tutti. Il fratello di E., continua a parlare con il medico e a dirgli che S.C., l’altro ragazzino che stiamo cercando vive qui vicino con il fratello e sta poco bene da giorni, mentre la madre è da qualche parte in Malawi per lavorare. Qualcuno lo va a cercare mentre arriva E., accompagnata dalla sorella e dal figlio di lei, un vispo bambino di poco più di un anno. Sale in macchina con calma. È piccola E., sembra avere 12 anni, ma in realtà ne ha 22. Parla e capisce il portoghese molto bene. Ha gli occhi neri, due piccole perle incastonate nel suo visetto piccolo e allungato. Porta i segni di un’infezione cutanea sul collo e sulle braccia, frutto della sua malattia, l’HIV. Non ha capelli, ma è bella comunque nella sua semplicità. Un portamento fiero. Poche parole.

Ha uno sguardo molto attento ed intelligente. Aspettiamo in macchina e dopo un po’ arriva anche il nostro ultimo passeggero, accompagnato dal fratello maggiore. Lo tiene in braccio. È troppo debole per camminare. Sale in macchina. Sembra spaesato e si rifugia sulle ginocchia del fratello, nascondendo la faccia sul suo petto. Siamo pronti per partire. Inizia il nostro viaggio di ritorno verso Chimbunila. È quasi mezzogiorno.

Arriviamo a Ute e salutiamo il capo del villaggio che ci ha accompagnato fino a Shoula. Lo ringraziamo. “Asante sana”, (grazie) gli dico, l’unica parola di Jaua che conosco e lui capisce. Sono felice. Mi sorride e ci saluta con la mano levandosi il cappello, mentre la nostra auto corre a tutta velocità verso Chimbunila. Dobbiamo sbrigarci per permettere all’autista di riportare a casa tutti prima che faccia buio. È mezzogiorno passato. Sento la strada battere sulla schiena ad ogni buca. Mi godo comunque il paesaggio. Il medico chiede all’autista dove si trova Chimbunila in linea d’aria. Ci mostra una linea parallela tra le montagne. Scopro così, che la strada per Ute e quella per Chimbunila sono parallele. Dobbiamo scendere fino alla strada principale e poi imboccare una strada parallela di quasi 15 chilometri.

Arriviamo a Chimbunila a mezzogiorno passato. Ho fame, ma non ci penso. Il medico mi fa strada, mentre i nostri compagni di viaggio ci aspettano nella veranda del Centro di Salute. Il sole picchia ma il vento è fresco e smorza la sua intensità. La farmacista ci accoglie. Mi presento e ci mettiamo a conversare con lei. La sala che funge da farmacia è piccola con poca luce. La farmacista ci spiega che in città non c’è corrente elettrica. Solo il laboratorio, il piccolo edificio di fronte, funziona con un generatore. Il centro è bianco e blu. La tinta è nuova e la farmacista ci racconta che lo hanno dipinto da poco.

C’è solo una finestrella che illumina la stanza ed è lo sportello da dove la gente si avvicina per ritirare le medicine. Dopo una lunga conversazione arriva l’agente di medicina, la ragazza che stavamo aspettando per iniziare le consultazioni. È giovane, come la maggior parte dei lavoratori in questo paese. Parliamo un po’ con lei. Poi il medico gli consegna il quaderno con tutti i protocolli HIV e TBC. Sfoglia il quaderno che le abbiamo portato e poi lo mette assieme ad altri raccoglitori che contengono le schede nosologiche di tutti i pazienti sieropositivi. Cerca tra i raccoglitori le schede di E. e S.C. Dopo un po’ le trova e le mostra al medico che comincia a studiarle.

Iniziamo le consultazioni. E. entra con la sorella e si siede a lato del tavolo. La stanza è piccola ma ci stiamo tutti. La sorella chiede 5 meticais per comprare un “bolo” al figlio che continua a piangere dalla fame. Manda qualcuno a comprarlo. Poco dopo il bambino stringe la grossa pagnotta di dolce fritto tra le sue piccole mani. La sgranocchia e la tiene come se fosse un tesoro. I suoi occhi sono ancora lucidi ma non piange più. E. è consapevole di essere sieropositiva. L’infezione alla pelle fa pensare al medico che la ragazza si trovi già a un terzo stadio della malattia. Conclude, dopo averla visitata, che anche lei deve cominciare una terapia antiretrovirale. Gli viene prescritto per le prime due settimane una terapia di “induzione”che consiste in dosi ridotte di Nevirapina assieme a Lamivudina e Stavudina. Le dosi ridotte di Nevirapina servono per ridurre gli effetti tossici sul fegato di questo farmaco e vedere come il corpo risponde alle medicine.

Anche a lei diamo un appuntamento fra due settimane. Mentre l’agente di medicina prepara i farmaci, scopriamo che E. ha un figlio di 4 anni che non è mai stato testato. Gli chiedono di portare anche lui la prossima volta. Vive con la sorella. Il compagno o il marito è scomparso dopo il parto ed E. sta crescendo il figlio da sola.

Sono quasi le tre del pomeriggio. La giornata è stata intesa e pesante. Io e il medico dobbiamo tornare velocemente a Lichinga per la riunione medica del venerdì. Concludiamo che il nostro autista ci porterà fino in città e poi riporterà il resto della truppa a casa. La comitiva preferisce aspettare il passaggio all’imbocco della strada per Ute. Li salutiamo. Ci ringraziano, mentre l’autista gli dice in Jaua “we carampano” che significa: “fra un po’ ritorno a prendervi”. Ho imparato una nuova parola, che devo però annotare nel mio quaderno per non farla cadere nel dimenticatoio della mia mente. Il Jaua è una lingua troppo complicata per me.

Ritorniamo a Lichinga. Più di venti chilometri di strada asfaltata. In testa ho la storia di E. Per me sono divenuti il volto dell’Africa affetta da HIV. C’è chi ha paura pure di nominarla, come se chiamarla per nome, HIV, significhi infettarsi. Ritorno pensando ai loro volti, ai luoghi in cui vivono tra le montagne. Mi chiedo come facciano a vivere la loro sieropositività. La macchina, intanto, sfreccia veloce in città mostrandomi il volto della strada fatto da persone che camminano.

Morena infermiera

www.medicisenzafrontiere.it

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Lug 30

Il primo anno di vita, un traguardo impossibile per 50.000 europei.

Su circa 5 milioni di nati vivi in Europa circa 25mila bambini nascono morti e altrettanti non superano il primo anno di vita; tra quelli che sopravvivono 90.000 presentano malformazioni e altri 40.000 disabilità gravi. Il numero di donne che muore di parto varia da 5 a 10 ogni 100.000 e circa la metà di questi decessi è da attribuire ad una scarsa efficienza del sistema sanitario. Sono questi i dati del Rapporto sulla salute pubblicato da Euro-Peristat, che descrive lo stato di salute dei bambini e delle madri. Dal rapporto emerge che non esiste un Paese “virtuoso”, anche se i risultati migliori provengono dalla Scandinavia; il primato negativo è invece nei Paesi Baltici, dove circa l’1% dei bambini muore nel primo anno di vita. In Italia la situazione è sostanzialmente buona, ed in linea coi Paesi occidentali, ma con un numero particolarmente alto di parti cesarei: la quota in assoluto più elevata d’Europa. Gli esiti delle gravidanze sono fortemente influenzati dalle caratteristiche socio-demografiche dei gruppi di appartenenza; l’età, le precedenti gravidanze, il fumo, il livello di educazione della madre variano notevolmente e incidono sullo stato di salute della donna e del bambino. L’età delle madri varia sensibilmente tra i vari Stati: i parti tra teenager sono l’1,3% in Danimarca ed il 9,3% in Lettonia, mentre la % di donne che partoriscono dopo i 35 anni supera il 20% in Irlanda, Olanda, Germania ed Italia. I più alti tassi di parti con taglio cesareo si registrano in Italia (37,8%) e Portogallo (33,1%), quelli più bassi in Slovenia (14%) e Olanda (15%). I parti a casa sono poco diffusi, ma in Olanda rappresentano il 30% del totale. L’allattamento al seno è molto diffuso in Repubblica Ceca (90%), Lettonia (92%), Slovenia (88%), Svezia (89%) e Italia (72%), è invece meno frequente in Irlanda, Francia e Gran Bretagna.

Fonte: "Asi” n. 17

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Lug 30

Crescono i costi sociali della “diabesità”.

Cresce l’accoppiata diabete-obesità in Italia: una persona su tre è in soprappeso (34,2%, 20 milioni), una su dieci è obesa (9,8%, 6 mil.), una su venti diabetica (5%, 3 mil.); un altro milione di persone è diabetico senza saperlo. Secondo i dati degli Annali 2008 dell’Associazione medici diabetologi due terzi delle persone con diabete di tipo 2 sono anche obesi; tra i diabetici di tipo 1 un quarto è obeso. Diabete ed obesità si sostengono a vicenda ed in combinazione tra loro sono considerati la vera epidemia dei nostri tempi. La diabesità costa molto al Ssn: uno studio del 2000 dell’Università degli studi di Milano indicava in circa 23 mld. di euro il costo per ospedalizzazione e cure mediche di sovrappeso, obesità e malattie collegate; un terzo di questi costi è assorbito dal diabete ed è in aumento. Nel 1998 il costo del diabete veniva stimato in 5 mld. di euro, pari al 6,7% della spesa totale; nel 2006 era salito all’8% della spesa; per il 2010 si ipotizza un costo superiore agli 11 mld. Del binomio diabete-obesità si muore: un diabetico in soprappeso ha un rischio doppio di morte nell’arco di 10 anni rispetto ad un normopeso; un obeso ha un rischio doppio di un soprappeso. Dimagrire per un diabetico è quindi una misura fondamentale, più importante dei farmaci, per curare il diabete e prevenire le complicanze; dimagrire per le persone obese o soprappeso non diabetiche è invece importante per prevenire il diabete.

Fonte: “Asi” n. 15

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Lug 30

Il doppio binario della sanità siciliana per stabilizzare qualcuno e affondare altri

Si può essere precari per vent’anni (dal 1991) e per di più di serie A o di serie B, ovvero i "salvati" e i "sommersi"? i primi premiati con decreti di stabilizzazione ad hoc , i secondi condannati a stare appesi a vita alla corda a doppio cappio delle raccomandazioni e dei privilegi o, viceversa, dell’arbitrio e delle esclusioni?

La risposta purtroppo è sì! In questo Paese può avvenire. Anzi, in una precisa area d’Italia: la Sicilia, regione a statuto speciale con autonomia legislativa piena, è esattamente quello che sta avvenendo per i lavoratori precari - per alcuni lavoratori precari, quelli senza santi in paradiso - assunti a tempo determinato nei servizi socioassistenziali dell’Azienda Ospedaliera Policlinico di Messina.

Azienda sanitaria locale di primissimo piano, essendo quella che gestisce il Policlinico, cioè la struttura ospedaliera annessa all’Università della Città dello Stretto.

La storia è lunghissima. Lunga appunto quei vent’anni o poco meno intercorsi tra oggi e il 1991, quando cominciarono le prime assunzioni temporanee che solo più tardi, prima con il "pacchetto Treu" e dopo con la "riforma Maroni" del mercato del lavoro, si cominceranno a chiamare "tempo determinato", "cococo", "cocopro".

Erano assunzioni fatte in sostituzione di maternità, malattie e ferie, vale a dire periodi di assenze prolungate e quasi sempre programmabili, a cui subentravano attività di supplenza per riempire i buchi della Pubblica amministrazione di cui la Sanità è parte sostanziale e sostanziosa. E le assunzioni venivano fatte su chiamate nominative o "numerarie", secondo i bisogni e i ruoli da ricoprire, attraverso l’Ufficio di collocamento gestito dai sindacati, poi scomparso e sostituito dalle Agenzie per il Lavoro.

E’ la storia di Adele, diplomata, assunta per la prima volta nel 1991, che oggi ha un figlio che va all’università, un divorzio alle spalle che significa nessun’altra risorsa su cui contare, e dopo 58 mesi di attività accumulata a trasi e nesci , cioè un po’ lavorando e un po’ stando a casa -che nell’insieme fanno quasi cinque anni di lavoro effettivo, per quanto discontinuo - quando viene "chiamata" riesce a racimolare 1.100 euro di stipendio mensile.

Stessa storia per Piera, licenza media, due figli maggiori a carico perché disoccupati, assunta anche lei nel ‘91, con 58 mesi di "anzianità saltuaria" e salario da millecento euro al mese; o per Maria, un figlio disoccupato, che dal 1995 è riuscita ad accucchiare 61 mesi di lavoro, in tutto un po’ più di cinque anni.

Stessa situazione per Carmelo, licenza media, senza figli ma con moglie disoccupata a carico, assunto per la prima volta nel 1995, che in tutto ha racimolato 52 mesi, pari a quattro anni e quattro mesi di attività discontinua diluita negli ultimi 14 anni. Idem per un altro Carmelo, diplomato, due figli minori studenti e una moglie senza lavoro a carico; ed anche per Angela, diploma di scuola media, un figlio studente universitario e il marito invalido al 100%; o per Silvana, diplomata, un figlio studente.

Tutti assunti con contratto a tempo determinato a partire dal 1995, inquadrati contrattualmente al terzo livello come ausiliari specializzati nei servizi sociosanitari. Tutto con quei millecento euro che qualche mese entrano e qualche mese no, con cui fare i conti per sopravvivere.

Un po’ meglio, ma di poco, la situazione di Rosa, assunta nel 1998 ma che è riuscita a lavorare un po’ più continuativamente, accumulando "ben 64 mesi" di anzianità discontinua. Ciononostante, anche lei è rimasta fuori dalle graduatorie di stabilizzazione con cui il commissario straordinario, al quale la Regione aveva affidato le sorti e la "normalizzazione" del nosocomio universitario, avrebbe dovuto procedere a riempire i vuoti in organico tenendo conto dell’esperienza e dell’anzianità complessiva raggiunta.

Invece a questo punto sono andate attorcigliandosi in un groviglio inestricabile una serie di norme per la stabilizzazione nei precari della pubblica amministrazione. Norme stabilite a livello nazionale con le leggi Finanziarie che si sono susseguite, che fissavano "i paletti" dell stessa stabilizzazione: quelli che avevano almeno 36 mesi di anzianità (tre anni) anche discontinui entro il 30 settembre del 2007; quelli che erano entrati in graduatoria sulla base dei titoli di studio e dell’anzianità maturata; quelli che potevano cumulare il servizio militare e via dicendo.

Poi c’erano state delle "regole" stabilite dalla Regione siciliana - anche per i vincoli finanziari di ripiano imposti dallo Stato alle regioni con il bilancio sanitario in dissesto come il Lazio e la Sicilia - in particolare nominando l’assessore Massimo Russo, proveniente dalla Magistratura, prescelto dal governatore Raffaele Lombardo come "tecnico" super partes per cercare di mettere ordine e freni nell’allegra gestione della Sanità, pubblica e convenzionata, orchestrata da tutti gli uomini del suo predecessore Totò Cuffaro.

Regole fissate anche con l’accordo dei sindacati, ad esempio stabilendo che non ci fossero "proroghe" ai contratti a termine che andavano in scadenza, in modo che l’Azienda ospedaliera dovesse attingere alla graduatoria fissata per "farla scorrere", al fine di consentire a tutti gli aventi diritto l’opportunità di maturare l’anzianità minima di 36 mesi complessivamente totalizzati per accedere alla stabilizzazione.

In assoluta deroga a quei criteri, i vertici sanitari hanno invece proceduto a "confermare" chi volevano, escludendo pregiudizialmente altri, che stavano in coda, e precostituendo una sorta di "doppio binario", accorciando il vincolo dei 36 mesi maturati nei soli ultimi cinque anni, cioè solo per chi il lavoro l’aveva concentrato nell’ultimo periodo, e non per chi (i più anziani o comunque quelli entrati prima) aveva suo malgrado subito una più larga diluizione nel corso dell’intero arco di lavoro svolto presso lo stesso Policlinico.

Insomma, figli e figliastri, privilegi ed esclusioni, senza alcun rispetto per i diritti e il comune senso di giustizia; orchestrando così l’ennesima guerra tra poveri disgraziati, portati in questo modo a vedere il nemico nel proprio compagno di lavoro "privilegiato" anziché in una amministrazione pubblica iniqua e in un sistema di potere "per pochi" e non "per tutti".

Eppure, l’assessore alla Sanità Massimo Russo, essendo stato un magistrato di prima fila, sa bene che «la legge è uguale per tutti». Ma è stato o sarà in grado, e vorrà applicarla, in questo specifico caso, rispettando quel comandamento?

Gemma Contin

Liberazione

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Lug 30

Giudizio critico: l’ultimo film di Harry Potter è moscio.

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Lug 30


“Cosa rappresenta questa immagine?”.

“Un trucchetto per capire come funziona l’ordinamento tra i numeri surreali”.

“Mi piacciono i trucchetti, forse riuscirò a capire qualcosa”.

“Ricorderai la definizione di numero surreale, suppongo”.

“Sì, ogni numero corrisponde a due insiemi di numeri creati precedentemente, in modo tale che nessun elemento dell’insieme di sinistra sia maggiore o uguale di qualche elemento dell’insieme di destra”.

“Bene. Questa definizione ricorda vagamente quella di sezione di Dedekind”.

“Ah”.

“Anche il modo di scrivere un numero surreale ricorda le sezioni di Dedekind: abbiamo un insieme di numeri, un elemento di separazione (quello che abbiamo indicato con la barra verticale), e un altro insieme di numeri: {A|B}”.

“Capisco. Dunque il numero surreale {A|B} dovrebbe essere compreso tra A e B?”.

“Sì”.

“Ma se A e B sono insiemi di più numeri?”.

“Vedremo che succede in quel caso”.

“E poi A e B possono anche essere insiemi vuoti, però”.

“Sì, in quel caso il numero rappresentato da {A|} è il successivo di A, mentre quello rappresentato da {|B} è quello che precede B. In un certo senso che vedremo poi”.

“Uhm, ci sono ancora molti misteri”.

“Sì, cominciamo a capirne uno: la definizione di ordinamento. La figura qua sopra ci può aiutare: essa rappresenta due numeri x e y, con x che precede y. Le due semirette che vedi rappresentano i due insiemi, di sinistra e di destra, relativi ai due numeri”.

“Vuoi dire, in pratica, che x = {xL|xR} e che y = {yL|yR}?”.

“Esattamente. Ho usato la notazione inglese perché tutti i libri fanno così”.

“Bene, fin qua è chiaro”.

“Ora analizziamo la definizione: cosa significa che xy?”.

“Significa che nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero è maggiore o uguale del secondo, e che nessun elemento dell’insieme di destra del secondo numero è minore o uguale del primo”.

“Bene. Ora osserva la figura: noterai che l’insieme di sinistra del primo numero, cioè xL, si trova tutto a sinistra di y”.

“Vero”.

“E quindi nessun suo elemento è maggiore o uguale di y”.

“Ah, ho capito! Questa è la prima parte della definizione! Ora ho capito anche la seconda parte: l’insieme di destra del secondo numero, cioè yR, si trova tutto a destra rispetto a x, e perciò nessun suo elemento è minore o uguale di x”.

“Perfetto, questo è il trucco. L’ordinamento fra i numeri surreali funziona così”.

“Ma perché usare tutti quei non? Invece di dire che nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero è maggiore o uguale del secondo numero, non si poteva dire che tutti gli elementi dell’insieme di sinistra del primo numero sono minori del secondo?”.

“Bé, ci sono due motivi per cui si usano i non. Il primo è per una questione di eleganza (sulla quale tu avrai sicuramente da obiettare): in questo modo si usa solo il concetto di minore o uguale (assieme al suo reciproco di maggiore o uguale) e non si tira in ballo il concetto di essere diversi”.

“In che senso?”.

“Nel senso che minore in senso stretto significa minore e non uguale. Quindi per verificare che un numero è minore di un altro dovresti verificare che prima è minore o uguale, e poi che non è uguale”.

“Ah, ho capito. L’abbiamo fatto quando abbiamo dimostrato che 1 è minore di 2, per esempio”.

“Esatto. Il secondo motivo per cui si usano i non è per avere una induzione che non ha bisogno di base”.

“Cosa?”.

“Ne parliamo la prossima volta”.

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Lug 30

“Abbiamo chiamato 0 il numero {|}, poi abbiamo chiamato 1 il numero {0|}, viene naturale chiamare 2 il numero {1|}”.

“Ti ho già detto che quello che tu consideri naturale potrebbe risultare oscuro al resto del mondo?”.

“Sì, infatti vedremo poi che 1+1 dà proprio 2 come risultato, ma non vorrei ancora parlare di somme”.

“Va bene, per ora mi fido, poi vedremo come si sommano questi numeri”.

“Sì, lasciamo le somme a dopo: ora prova però a dimostrare che 1 è minore di 2”.

“Come si fa? Noi sappiamo solo verificare se un numero è minore o uguale di un altro”.

“Ma sappiamo anche che due numeri sono uguali se il primo è minore o uguale del secondo, e viceversa”.

“E quindi?”.

“E quindi se noi dimostriamo che 1 è minore o uguale di 2, ma che 2 non è minore o uguale di 1, siamo a posto”.

“Ah, ho capito. Va bene, allora provo a dimostrare che 1 ≤ 2”.

“E cioè che {0|} ≤ {1|}”.

“Allora, questo vorrebbe dire che nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 0) è maggiore o uguale di 2, e che nessun elemento dell’insieme di destra del secondo numero è minore o uguale del primo (vero, non ci sono elementi nell’insieme di destra del secondo numero)”.

“Bene”.

“Ma come faccio a dimostrare che 0 non è maggiore o uguale di 2?”.

“Conosci la definizione di 0, conosci quella di 2, fai la prova”.

“Ah, devo lasciare in sospeso la prima dimostrazione per verificare questa seconda affermazione?.

“Esatto”.

“Allora, 2 ≤ 0 significherebbe che {1|} ≤ {|}. Questo è vero se nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 1) è maggiore o uguale di 0… no, non va bene, 1 è maggiore o uguale di 0”.

“Benissimo, quindi 0 non è maggiore o uguale di 2”.

“Ho capito”.

“Bene. Ora prendiamo in considerazione il numero {0,1|}”.

“Uhm, il primo esempio di numero in cui sono presenti due elementi in una delle sue parti”.

“Sì, infatti. Vogliamo dimostrare che questo numero, che per ora indichiamo con x, è maggiore di 1”.

“Va bene, allora, cominciamo a dimostrare che 1 ≤ x. Provo io?”.

“Vai”.

“Dovrei dimostrare quindi che 1 ≤ {0,1|}”.

“E cioè, tenendo presente la definizione di 1, che {0|} ≤ {0,1|}”.

“Questo è vero se nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 0, c’è solo lui) è maggiore o uguale di x, e nessun membro dell’insieme di destra del secondo numero è…, bé, qua mi fermo perché l’insieme di destra del secondo numero è vuoto. Ora però devo dimostrare che 0 non è maggiore o uguale di x”.

“Sì: come prima, conosci la definizione di 0, conosci quella di x, quindi provi”.

“Quindi devo dimostrare che non è vero che {0,1|} ≤ {|}”.

“Sì”.

“Quella disuguaglianza vorrebbe dire che nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 0 e 1) è maggiore o uguale di 0 e che… un momento, già questa prima parte è falsa: 0 è maggiore o uguale di 0, e anche 1”.

“Giusto. Quindi questa seconda dimostrazione è vera, puoi tornare a quella che avevi lasciato in sospeso”.

“Che quindi risulta vera pure lei”.

“Esatto. Hai dimostrato che 1 ≤ x”.

“Ora dovrei dimostrare che x non è minore o uguale di 1”.

“Sì. Devi quindi far vedere che è falsa la disuguaglianza {0,1|} ≤ {0|}”.

“Questa volta la disuguaglianza vorrebbe dire che nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 0 e 1) è maggiore o uguale di 1… questo è già falso: 1 è maggiore o uguale di 1”.

“Perfetto, quindi hai dimostrato che 1 è minore o uguale di x e che x non è minore o uguale di 1”.

“Quindi 1 è minore di x”.

“Anche se non sappiamo ancora quanto vale x”.

“Ora possiamo saperlo: prova a dimostrare che x è uguale a 2”.

“Allora, per prima cosa dovrei far vedere che 2 ≤ x, e poi che x ≤ 2”.

“Giusto. Comincia dalla prima disuguaglianza”.

“Voglio dimostrare che {1|} ≤ {0,1|}. Questo è vero, a meno che qualche elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 1) sia maggiore o uguale di x (no, l’abbiamo appena dimostrato, 1 è minore di x), o che qualche elemento dell’insieme di destra del secondo numero… no, mi fermo, l’insieme di destra è vuoto. Bene, è vero”.

“Ora la seconda disuguaglianza”.

“Questa volta voglio dimostrare che {0,1|} ≤ {1|}. Allora, è vero a meno che qualche elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 0 oppure 1) sia maggiore o uguale di 2 (no, abbiamo dimostrato che 1 è minore di 2, e quindi anche 0 lo è) oppure che qualche elemento dell’insieme di destra del secondo numero… (no, è vuoto). È vero anche questo”.

“Ecco fatto: dato che 2 ≤ x e che x ≤ 2, hai dimostrato che x è uguale a 2”.

“E quindi questi due insiemi, {0,1|} e {1|}, pur essendo diversi, rappresentano lo stesso numero”.

“Proprio così”.

“Ora però cerchiamo una regola generale, vero?”.

“Già”.

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Lug 30

                                       

  Per quesiti,        
  Consulenza fiscale-amministrativa,  
 
Check-up aziendali, Perizie,
  Formazione e mentoring

            Mail to:  fisco-blog@libero.it

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Lug 30

Divani e divani letto, divani letto con rete elettrosaldata brevettata e garantita 5 anni, Tino Mariani utilizza reti di fabbricazione Italiana prodotte da aziende Leader della Brianza e presenta sul proprio sito web il divano letto Grace, divano letto Rossy, divano letto Virgo, divano letto Derby, divano letto Zeus, divano letto Vittoria [...]

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Lug 30

PROGRAMMA
8.30 Accoglimento dei partecipanti
8.45 INIZIO LAVORI
Saluto di Benvenuto
Geom. Roberto Cappanera
Responsabile Cappanera Group
Saluto delle Autorità
Presidente della Regione Umbria
Presidente Provincia di Terni
Sindaco Comune di Terni
Comando CC di Terni
Prefetto di Terni
Prima Sessione
DALLE NORME ALLA
VALUTAZIONE DEI RISCHI
9.00 Le opportunità offerte dal D.Lgs. 81/08
per una nuova prevenzione e
protezione nei luoghi di lavoro
Dott. Giorgio Russomanno
Confartigianato Imprese Nazionale
9.30 Redazione di D.V.R:
gestione di [...]

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Lug 30

PROGRAMMA
8.30 Accoglimento dei partecipanti
8.45 INIZIO LAVORI
Saluto di Benvenuto
Geom. Roberto Cappanera
Responsabile Cappanera Group
Saluto delle Autorità
Presidente della Regione Umbria
Presidente Provincia di Terni
Sindaco Comune di Terni
Comando CC di Terni
Prefetto di Terni
Prima Sessione
DALLE NORME ALLA
VALUTAZIONE DEI RISCHI
9.00 Le opportunità offerte dal D.Lgs. 81/08
per una nuova prevenzione e
protezione nei luoghi di lavoro
Dott. Giorgio Russomanno
Confartigianato Imprese Nazionale
9.30 Redazione di D.V.R:
gestione di [...]

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Lug 30

Nextrem s.r.l. diventa partner certificato per la linea prodotti NetASQ e lancia
il primo portale italiano dedicato ai prodotti di sicurezza NetASQ.

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Lug 30

Travelrounders.com, il portale realizzato da Posytron Engineering s.r.l. per tutti coloro che desiderano unire la voglia di viaggiare alla passione per il gioco sportivo, è online dal 23 luglio. Accattivante design, alto standard tecnologico e vasta gamma di servizi offerti caratterizzano il nuovo progetto.

REGGIO CALABRIA, 29 luglio 2009 – Travelrounders.com, il nuovo portale realizzato da [...]

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Lug 30

interact SpA pioniera nella produzione, gestione e distribuzione di contenuti digitali ha aperto una nuova sede al Cairo per seguire tutte le attività nei territori del Nord Africa e del Medio Oriente dove è già operativa (Egitto, Tunisia, Algeria e Pakistan), oltre ai paesi adiacenti.

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Lug 30

La Ditek s.r.l. opera nel settore con alta professionalità e attenzione alle esigenze delle singole Aziende, in questa ottica è polica della nostra Azienda non indicare prezzi od altro ma di effettuare gratuitamente preventivi in base alle reali esigenze di ogni singolo cliente.
Oggi parliamo della Cassetta di Pronto Soccorso Settore Automezzi e Trasporti e dei [...]

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Lug 30

Nuova possibilità per i motociclisti italiani di verificare il preventivo ed acquistare la polizza RC Moto direttamente online sul nuovo sito di Dialogo Assicurazioni, la società di assicurazioni diretta RC Auto e Moto del gruppo Fondiaria SAI.
[Milano, 29 Luglio 2009] Dialogo Assicurazioni lancia la sua nuova polizza RC Moto, ancora più conveniente.
Dopo il successo delle [...]

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Lug 30

Valo Re è una società di servizi che fornisce consulenza ai clienti che ricercano un finanziamento, sotto forma di mutuo, prestito, vitalizio, carta di credito revolving o leasing, alle migliori condizioni di mercato.

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Lug 30

Domitalia sarà presente quest’anno al MACEF (PAD 1 – STAND D27-F30), all’interno dello spazio Classico Italiano per il Progetto “Casa in Bianco”, con la seduta Echo ed il tavolo Jasper, contraddistinti dal colore bianco e da un design essenziale dalla forte personalità.

Dal 4 fino al 7 settembre 2009 si terrà l’87° edizione del Macef – [...]

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Lug 25

Questi sono veramente i più intelligenti consigli che io avevo letto nei ultimi mesi. Sono i miei pensieri praticamente. Sono completamente d’accordo con l’autore.

6 consigli per vendere bene nei tempi di crisi

Ho notato che quelli che vanno bene nei tempi di crisi sono quelli che non abbandonano ma persistono, non sono d’accordo di diventare perdenti. Ci sono malati di cancro che sono riusciti di vincere la loro battaglia solo perchè loro non erano d’accordo di essere condannati.

2- Non ascoltare le cattive notizie di quali sono pieni i mass media oggigiorno. Loro guadagnano un sacco di soldi solo per fare di noi quelle pecore che vanno dove vengono portate. Al macello, appunto. Una volta al giorno apri Google e cerca “buone notizie”.

3- condividi le buone notizie. Sai che è che manca ai tuoi clienti? Soldi? No. Il senso di sicurezza nel futuro. Se vuoi che loro comprano da te, prima fai in modo tale che loro si sentono fiduciosi che le cose andranno bene. Quando parli con il cliente prima dalli buone notizie su qualsiasi cosa. Fai in modo tale che lui ti crede una persona che porta buone notizie. Porta buone notizie a qualunque sia. Buone notizie acreano il desiderio di combattere contro le incertezze ed il male in tutte le apparenze.

4- tu conosci il tuo cliente. Allora fai una regola di dare a lui buoni consigli. Fare in modo taler che aumenta la sua fiducia nel futuro.

5- la parola cinese per “crisi” è composta di due geroglifici: paura e opportunità.(John F. Kennedy) Usa il proprio cervello per creare le opportunità. Nuove soluzini, servizi, prodotti, idee. Guarda attorno a te e cerca di creare le soluzioni per varie problemi.

6- investisci in te stesso. Diventa più competente. Non c’è un senso più gratificante che la propria competenza. Non si può perdere investendo in se stessi.


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Lug 25

Uranio impoverito:

SENTENZA TOMBALE

La sentenza emessa ieri, 22 luglio 2009 dal tribunale di Bari, sulla vicenda delle morti da Uranio Impoverito, rappresenta una vera e propria pietra tombale sul desiderio di giustizia da parte dei familiari dei militari morti e degli ammalati nei Balcani a causa del “metallo del disonore”. Il dispositivo giudiziario con cui lo stato italiano, il Ministero della Difesa e l’intera catena di comando escono assolti dal non aver rispettato e messo in atto tutte le misure per cautelare preventivamente i militari italiani, che avessero operato in zone bombardate con proiettili ad U238 è degno del miglior dottor Azzeccagarbugli.

“- I generali italiani non sapevano della pericolosità dell’Uranio impoverito e quindi esso non era inserito nelle norme antinfortunistiche vigenti dal 91 e gli americani che invece lo sapevano da tempo, se ne sono ricordati di avvisarci, nel luglio 1999, quando i soldati italiani operavano già in Kosovo nelle zone contaminate da oltre due mesi. Il ministero della difesa impiegava solo… pochi mesi per tradurre dall’inglese il documento incriminato e a… dicembre “prontamente” emanava una direttiva cautelatrice verso il personale operante in zone “affette “ da uranio impoverito. Se reato c’è stato in quel ritardo comunque sarebbe prescrivibile secondo le normative , quindi come in una comune sentenza su una “normale”strage sul posto di lavoro Dirigenti aziendali e capi reparto vanno tutti assolti!”-

ERRATA CORRIGE

Dobbiamo dire che la Puglia nella vicenda uranio in campo giudiziario e in numero di militari colpiti da sindromi ascrivibili alla permanenza in zone di guerra può vantare degli ottimi primati. In base al precedente dispositivo giudiziario, dello stesso Tribunale di Bari, si respingeva il nesso tra la casualità U238 e malattie e conseguenti morti e con la sentenza di ieri riteniamo che il Ministero della Difesa italiana potrà inviare una comunicazione di errata corrige al Pentagono, relativamente a quell’allarmistico documento del luglio 1999 . e che dovrebbe recitare così:

”- In base a sentenze emesse da Tribunale di Bari in aprile 2007 e luglio 2009 e visti i risultati clinici su cavie umane ( militari inviati in zone “concimate” con uranio impoverito) riteniamo inutili e dannose le allarmistiche disposizioni precauzionali da voi inviateci su U238. -STOP-Preghiamo emettere disposizione NATO di rettifica su vostro precedente documento_STOP”- Una volta tanto il diritto romano e la sua millenaria storia potrà dimostrare così la sua superiorità sull’agnostico e materialistico diritto anglosassone! Peccato però che quella sentenza non fa i conti con quanto noi denunciammo sulle pagine del manifesto il 29 dicembre 2000, sin dai primi giorni in cui scoppiò il caso uranio, in cui parlammo di un muro di silenzio e di complicità NATO. http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/uranio_manifesto.htm

TUTTI SAPEVANO

Noi ribadiamo quanto già affermammo allora, tutti sapevano ma facevano finta di niente,troppe le coincidenze ce lo confermano! Andiamo per ordine: tra il 94 e il 95 vi sono quegli attacchi aerei sulla Bosnia che portano alla pace di Dayton durante i quali vengono utilizzate per la prima volta sul territorio europeo i proiettili all’uranio. Nello stesso territorio ,e guarda caso proprio nelle località serbe colpite, sono inviati come contingenti di pace i soldati del contingente italiano. E’ solo un caso quello che porta nello stesso periodo, lo Stato Maggiore Esercito alla richiesta di attrezzare una speciale unità di difesa NBC capace di muoversi su ambienti contaminati , in operazioni di pace "umanitarie"?

Teoricamente dal 31 dicembre 95, ma operativamente dal 1998 , questa unità prende il nome di 7° Reggimento Difesa NBC "Cremona".Di questo reggimento la prima compagnia operativa anche se a ranghi ridotti dove muove i primi passi ? In KOSOVO, naturalmente, nel luglio del 1999 ed ad onor di cronaca il nome di questa compagnia è veramente indicativo: PESTE.!

Sono delle operazioni di rilevazione e campionamento che vedono il nostro personale che con mezzi anche se limitati recarsi presso alcuni siti bombardati , in tute ed equipaggiamento protettivo e raccogliere campioni di "materiale contaminato". Lo scopo della prima missione è quello di mettere a frutto ciò che è stato loro insegnato presso la scuola interforze NBC di Rieti, presso il Comprensorio di Santa Lucia, sede del centro Tecnico dello Stabilimento Chimico di Civitavecchia e per alcuni ufficiali presso la NATO SCHOOL (SHAPE) a Oberammergau e presso il Collegio Militare Inglese (Shrivenham).

E per caso, tra i manuali NATO, da essi studiati, non vi era anche quel documento sull’Uranio impoverito che giunse “ ufficialmente” sul tavolo del Ministero Difesa italiano con qualche anno di ritardo ? Solo coincidenze ed il muro di silenzio NATO può continuare a fare stragi impunemente.

ANTONIO CAMUSO

OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI

www.pugliantagonista.it/osservatorio.htm

osservatoriobrindisi GVE libero.it

Brindisi 23 luglio 2009

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Lug 25

AIDS,

I trattamenti inadeguati minacciano la sopravvivenza dei pazienti. Occorre intervenire subito o le conseguenze saranno drammatiche

La riduzione dei fondi per l’HIV/AIDS e l’alto costo dei nuovi farmaci, pone a rischio la vita di migliaia di pazienti. Secondo Medici Senza Frontiere (MSF) – presente alla “Quinta Conferenza della Società Internazionale Aids” in corso in Sud Africa in questi giorni – rischiano di morire i pazienti di AIDS che hanno bisogno di un nuovo trattamento. Mentre l’accesso ai trattamenti antiretrovirali per 7 milioni di persone non ha ancora una risposta adeguata, la scarsità di finanziamenti ora minaccia ulteriormente l’estensione dei trattamenti su vasta scala.

In uno dei più longevi programmi di trattamento dell’AIDS del settore pubblico in Africa (frutto della partnership fra MSF e il Dipartimento della Sanità di Khayelitsha, in Sud Africa), nel 16% dei pazienti si è registrato l’insuccesso del trattamento di prima linea nell’arco di 5 anni. Un quarto di quei pazienti che sono passati al trattamento di secondo linea ha fallito questo trattamento nell’arco di due anni. Dal momento che in Sud Africa, come in molti paesi in via di sviluppo, non è disponibile un trattamento di terza linea, questi pazienti rischiano ora di morire.

“Ciò che notiamo a Khayelitsha è ciò che presto vedremo in tutta l’Africa se non si mette in atto una pressione per un cambiamento urgente”, dice Eric Goemaere, coordinatore medico di MSF in Sud Africa. “Dobbiamo fornire il più forte trattamento di prima linea possibile, per verificare i fallimenti monitorando i livelli di HIV nell’organismo prima che i pazienti presentino i sintomi. Ciò attualmente non sta accadendo e questo significa che migliaia di pazienti rischiano di tornare nel braccio della morte”.

Diversamente dai vecchi farmaci di prima linea, la maggior parte di quelli di seconda e terza linea sono brevettati e con un prezzo troppo alto per i pazienti dei paesi in via di sviluppo. In alcuni di questi paesi, passare da una cura di prima linea ad una di seconda aumenta i costi di almeno 17 volte.

Per fermare la spirale dei prezzi, i paesi dovranno adottare stabilmente alcune misure, come le licenze obbligatorie, che permettono la produzione generica di farmaci brevettati per assicurare trattamenti accessibili a tutti. Le compagnie farmaceutiche dovrebbero collocare i loro brevetti in un meccanismo di “patent pool” che l’UNITAID, l’Agenzia internazionale per il finanziamento sui farmaci, sta creando per permettere ai paesi poveri di accedere ai farmaci a prezzi accessibili. Il “patent pool” fornirà a produttori generici o a ricercatori le licenze per i farmaci in cambio di una quota pagata alla compagnia produttrice originaria.

“I governi nazionali e quelli donatori sono di fronte ad una scelta: daranno ai diseredati solo qualche anno di vita in più oppure daranno loro la stessa chance di sopravvivenza che hanno i pazienti di HIV/AIDS nei paesi ricchi?”, chiede Tido von Schoen-Angerer, Direttore della Campagna per l’Accesso ai farmaci essenziali di MSF.

MSF e l’AIDS

Attualmente, più di 3 milioni di persone malate di HIV/AIDS nei paesi in via di sviluppo ricevono la terapia antiretrovirale. Si stima che 7 milioni di persone che hanno bisogno del trattamento sono in attesa di avere accesso alle cure. MSF ha programmi per il trattamento di HIV/AIDS in 30 paesi del mondo e fornisce trattamenti antiretrovirali a più di 140mila pazienti, fra adulti sieropositivi e bambini.

www.medicisenzafrontiere.it

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Lug 25

Assistenza agli anziani non autosufficienti

in Italia

Esistono in Italia numerose pubblicazioni sui bisogni delle persone anziane non autosufficienti ma sinora non era mai stato preparato un rapporto annuale riguardante l’assistenza fornita. Nasce adesso il Rapporto annuale del Network Non Autosufficienza, che vuole offrire un quadro conoscitivo sullo stato di politiche e interventi nel nostro paese e proporre linee di miglioramento. La prima parte presenta il monitoraggio dell’assistenza, in tutti i suoi elementi fondamentali: i servizi domiciliari, i servizi residenziali, i contributi monetari, il sostegno al lavoro privato di cura. Per ognuno si esaminano lo sviluppo storico, il quadro nazionale, i principali modelli regionali e il confronto con l’Europa. La seconda parte affronta alcuni tra i temi oggi più controversi. Si discutono gli aspetti positivi e le criticità del federalismo, la ricerca dell’equilibrio tra tensioni finanziarie ed esigenze di qualità nelle strutture residenziali, i vari modelli d’intervento rivolti all’Alzheimer e le diverse declinazioni operative dell’Unità di Valutazione Geriatrica, per concludere con una mappa del dibattito. (Da: www.maggioli.it/rna/).

Network Non Autosufficienza (a cura di), “L’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Rapporto 2009. Rapporto promosso dall’IRCCS - INRCA per l’Agenzia nazionale per l’invecchiamento” Maggioli, Sant’Arcangelo di Romagna, 2009, pp. 186.

Scarica il volume in formato pdf: http://www.maggioli.it/rna/pdf/rapporto2009-assistenza_anziani.pdf

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Lug 25

Rapporto Ocse 2009 sulle disparità sanitarie

Nei Paesi industrializzati negli ultimi 50 anni gli indicatori sanitari mostrano un miglioramento della situazione della sanità pubblica. In questi Paesi l’aspettativa di vita alla nascita è passata dai 68,5 anni del 1960 a 78,6 del 2005. La mortalità infantile si è sensibilmente ridotta da 29 morti ogni 1000 nati vivi del 1970 a 5 del 2005. Tuttavia, le disparità sanitarie continuano a essere un problema globale e la qualità della salute varia per fascia d’età, genere, gruppo etnico, area geografica e stato socio-economico. Le disparità sanitarie riguardano non solo le regioni povere, ma anche quelle ricche. Le persone che appartengono ai gruppi più svantaggiati tendono a essere caratterizzati da più alti tassi di malattie, disabilità e morte, e a usare meno i servizi sanitari e quelli per la prevenzione. È quanto emerge da “Measuring health disparities in health status and in access and use of health care in Oecdc countries”, il rapporto sulle disparità nel settore della salute pubblicato nel 2009 dall’Ocse. Il documento fornisce indicazioni per mettere a punto strumenti che facilitano la misurazione, il confronto e l’individuazione dei problemi e delle aree di intervento prioritarie. I numeri del divario. Dati relativi a Inghilterra e Galles mostrano come dal 2002 al 2005 l’aspettativa di vita nelle diverse categorie professionali vari dagli 85 anni delle donne appartenenti ai gruppi socialmente più avvantaggiati ai 73 anni degli operai non specializzati. Un’indagine relativa alla condizione sanitaria in Russia, mostra che l’aspettativa di vita cambia a seconda dei gruppi di popolazione, stratificati per livello d’istruzione: nel 1980 l’aspettativa di vita degli studenti universitari di 20 anni era 3 anni più alta di quella dei loro coetanei in possesso della sola licenza elementare. Nel 2001 questa differenza e cresciuta notevolmente e ha raggiunto gli 11 anni. Misurare e confrontare le disuguaglianze. Le persone che appartengono alle categorie più svantaggiate tendono ad avere tassi elevati di malattie, disabilità e morte, ma malgrado questo hanno solitamente difficoltà nell’accesso alle cure specialistiche o alle opportune pratiche di prevenzione. Una delle principali barriere all’adeguato accesso alle risorse sanitarie è la mancanza di copertura assicurativa. Eccetto Messico, Turchia e Stati Uniti, la maggior parte dei Paesi Ocse ha raggiunto una copertura universale per le spese sanitarie, qualche volta attraverso la combinazione di coperture pubbliche e private, così come quasi tutte le amministrazioni nazionali hanno sviluppato una serie di politiche e di strategie per ridurre le disuguaglianze sanitarie. Alcuni studi mostrano che la riduzione del fenomeno delle disparità sanitarie porterebbe ai Paesi un notevole risparmio economico. Il punto di partenza per ridurre le disparità sanitarie è identificare e misurare l’impatto di alcune malattie nei gruppi più svantaggiati. Gli studi comparativi sulla condizione sanitaria ed economica e sull’accessibilità ai servizi tra i diversi Paesi possono essere strumenti molto importanti per la messa a punto di politiche e strategie per il miglioramento dell’amministrazione sanitaria e la riduzione delle disuguaglianze.

Scarica il rapporto Ocse: http://www.epha.org/IMG/pdf/OECD_Health_Care_Disparities.pdf

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Lug 25

«In Italia siamo passati dalla tutela del diritto al consumismo sanitario»

Come sta la sanità pubblica in Piemonte?

Dal punto di vista dei risultati di salute possiamo dire che sta bene. Mediamente abbiamo una durata in vita della popolazione superiore agli standard nazionali, ed anche la qualità è migliorata. Certo abbiamo dei dati riguardanti i grandi centri urbani che evidenziano la vulnerabilità di alcune categorie, sia nuove che antiche: i migranti, gli anziani… Il vero problema è comunque l’esposizione economica, sempre più impegnativa. Il Piemonte integra con fondi propri il trasferimento del fondo nazionale: nel 2008 con circa trecento milioni di euro, circa il 18% dell’intero budget, indispensabili per migliorare la qualità del servizio soprattutto per le fasce più deboli della popolazione.

Come vanno i tempi di attesa in Piemonte?

I tempi di attesa sono un oggetto misterioso. Non perché non li si studi ma perché non si riesce bene e a comprendere la ragione di questi tempi. Noi abbiamo un’anomalia importante nei confronti delle altre regioni: consumiamo più prestazioni a persona di quanto non accada altrove, oltre sette a testa. E questo non solo perché c’è una popolazione anziana. Una delle cose da chiedersi è se esista un rapporto tra questo dato e lo stato di salute generale. Perché è vero ad esempio che Torino è un polo di aggregazione di debolezza sociale, ma sono anche presenti la gran parte degli erogatori sanitari privati. La domanda quindi è: stiamo inseguendo un bisogno reale o una induzione data dall’offerta che è spropositatamente presente? Quindi, dire che si devono abbattere le liste d’attesa pone una domanda implicita: facciamo un favore ai cittadini oppure a chi fa un’offerta in convenzione ed ha tutto l’interesse ad aumentare la sua produzione? Questo è un braccio di ferro costante con le strutture della sanità privata.

Qual è la regione in cui la sanità privata incide maggiormente?

La Lombardia. 

Come può essere indotto il bisogno sanitario?

In parte vi sono delle ragioni che non sono contrastabili, ad esempio la medicina difensiva. Dato il clima di forte attesa e aspettativa da parte di ogni singola persona sulla qualità della cura, ci si aspetta che tutto sia curabile e gestibile. Quando questo non accade scatta un meccanismo di conflittualità, di ricerca del colpevole nel settore sanitario. E, prendendo spunto dalla situazione americana, si stanno creando perfino delle fortune giudiziarie grazie a studi di avvocati che operano solo in questo settore. Di fronte a questo i medici si difendono coprendo tutto, anche l’inutile, per prevenire ogni possibile rischio. Non è più la diagnosi sulla visita a dettare la cura ma l’utilizzo di tutto il possibile. Questo è un clima su cui ormai è difficilissimo intervenire, indotto anche dalla persona perché ormai è il paziente a dettare la linea d’azione al medico. E poi vi è la filiera interna, che si autoriproduce in continuazione. Questa mia interpretazione è contestata ovviamente dagli operatori privati, l’istituzione sanitaria è accusata di non essere capace di rassicurare i medici o di obbligarli a stare dentro delle linee guida. Oppure semplicemente i privati chiedono l’introduzione dei ticket. E’ un rapporto di continua negoziazione. Noi quindi chiediamo di abbassare il meccanismo consumistico sanitario ma i produttori tendono ad aumentare l’offerta.

Come come? Consumismo sanitario?

Certamente. Si è passati dalla tutela del diritto alla salute alla pratica del consumo sanitario.

La sanità pubblica è sotto attacco secondo lei?

Sono convinta che la sanità pubblica sia sotto attacco perché non c’è più la coscienza del diritto alla salute ma prevale quella del consumo sanitario. La spesa sanitaria è in crescita, e non è un fatto casuale. Nei paesi come gli Usa però, nazione senza copertura universale in cui gli erogatori sono tutti privati, il budget sanitario cresce più che nei paesi dove la sanità è governata dal settore pubblico. Non è vero quindi che il privato è più efficiente, e non è vero che escludere alcuni porti ad un vantaggio di gestione economica. Il problema è che in Italia l’universalismo della sanità pubblica crea la necessità di misurarsi con l’altro. Al pronto soccorso arriva di tutto, e tutti insieme si aspetta la chiamata, consapevoli che esiste una regola comunitaria che governa il sistema: chi sta peggio passa prima. Questa regola è ormai vista come concorrenza e basta. Una concorrenza sul mercato. L’immigrato è visto solo come un competitore sulle risorse pubbliche.

Cosa pensa dell’attività privata dei medici negli ospedali?

Se fosse svolta seguendo la legge 120 "intramenia",ovvero l’attività privata dentro le mura dell’ospedale regolata da un ufficio pubblico, sarei d’accordo, anche per un senso di realismo. Quella legge prevedeva che il volume delle prestazioni private non superasse il volume del pubblico. In poche parole se nella mia attività pubblica pari a tre ore giornaliere visito tre pazienti e nello stesso tempo quando opero da privato ne passo dodici c’è qualcosa che non funziona. I volumi quindi devono essere equivalenti. Casualmente questa legge è stata accantonata in questo momento. Sono contraria al fatto che l’attività privata crei corsie private per i cittadini

Come si controllano i privati?

La potenza delle strutture di controllo, in termini numerici, è molto bassa. Poche unità operative. Quando va bene un controllore riesce a fare due visite all’anno. Così i controlli sono troppo distanziati. Oppure si fanno controlli su segnalazione. Certi malfunzionamenti comunque si vedono, altri è impossibile. Alcuni indicatori, ad esempio l’uso abnorme di determinati trattamenti, lascia intendere che ci siano delle situazioni poche chiare. Un vero controllo è invece quello sociale: stiamo pensando si introdurre nelle commissioni di vigilanza delle rappresentanze tratte dal tribunale del diritti del malato e dalle associazione dei famigliari in modo che ci sia anche un aspetto che parte dal principio della rappresentanza del paziente.

Cosa consiglia di fare ai medici che visitano i clandestini.

Noi abbiamo mandato adesso una circolare in cui diciamo che il decreto sicurezza non comporta l’obbligo della denuncia

Due anni alla guida dell’assessorato più importante della regione Piemonte…

L’accusa che vien mossa a Rifondazione di non essere atta alla governabilità nella pratica si è dimostrata totalmente infondata, questo grazie alla serietà di tutto il gruppo consigliare regionale. Da questo punto di vista mi viene da dire che l’assunto "Rifondazione uguale ingovernabilità" è sconfessato nei fatti. Anzi, il bisogno che il nostro partito ha di sostenere e dimostrare i propri contenuti, la porta ad essere più timida di certe altre forze politiche che mostrano il Dna della governabilità ma che operano senza scrupoli per i loro interessi personali. Come tutte le esperienze di relazione vi è una tensione costante tra quelle che sono le priorità di rifondazione e quelle delle altre forze politiche.

Maurizio Pagliassotti

Liberazione

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Lug 25

Eternit, a Torino

il 10 dicembre

inizia un percorso

di giustizia

Quello che tutti stavamo attendendo e in primis i 140 abitanti di Casale Monferrato, tutti coloro impegnati nella lotta sulla questione amianto è avvenuto, rinviati a giudizio i vertici dell’eternit per un processo importante e straordinario, il più importante che si tenga in e Europa sulla questione la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro si unisce quindi alla gioia, commozione soddisfazione dei familiari già nella assemblea nazionale tenutasi a Roma il 27 giugno la rete aveva già deciso una mobilitazione straordinaria per la prima decade di dicembre che univa la lotta contro l’attacco al testo unico e le morti sul lavoro, da lavoro -malattie professionali, amianto- da inquinamento con le scadenze dell’anniversario della strage della Thyssenkrupp e il processo eternit le iniziative previste sono uno sciopero a macchia di leopardo là dove si realizzeranno le condizioni, una serie di mobilitazioni in tutti i posti di lavoro e città nelle diverse forme che l’aggregazione di energie lo consentirà e una manifestazione nazionale che avrà ancora una volta come teatro Torino e il Piemonte data ufficiosa 10 dicembre

la rete a settembre realizzerà una prima riunione a Torino operaia e popolare- data da confermare assemblee territoriali a sud Taranto, Sicilia eNapoli, assemblea Roma e centro sempre a settembre date da confermare a cui va aggiunto il convegno nazionale di orvieto il 3-4 ottobre promosso dalla rete umbra.

Invitiamo tutti sin da ora a unirsi alla rete nella realizzazione di questo straordinario programma

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro

bastamortesullavoro@gmail.com

23 luglio 2009

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Lug 25

TRENI, SFIORATA UN’ALTRA TRAGEDIA

«Questa notte, 21 luglio, nei pressi di Orvieto gli sportelloni metallici del treno merci 57034 si sono spalancati in corsa ed hanno urtato il treno espresso 1931, Milano-Palermo che viaggiava in senso opposto. Solo per fortuite circostanze casuali non vi è stato nessun danno alle persone ma solo lievi danni  materiali e molto spavento per i ferrovieri in servizio». Lo rende noto la storica rivista dei macchinisti “ancora In Marcia!”. «Questo episodio, al pari di tutti gli incidenti “minori” che hanno preceduto  la strage di Viareggio – prosegue la nota - non deve essere sottovalutato poiché mette in evidenza tutte le lacune normative e tecniche riguardanti i controlli di sicurezza relative al trasporto merci. In assenza di provvedimenti urgenti ed efficaci i nostri standard di sicurezza si abbasseranno sempre più pericolosamente fino a somigliare a quelli, drammatici, del trasporto su gomma. Chiediamo alle autorità di controllo sulla sicurezza ferroviaria di valutare con la massima attenzione questo nuovo e preoccupante segnale di allarme senza aspettare l’evento tragico, come accaduto nel recente passato, per intervenire con misure di salvaguardia. Alla magistratura chiediamo di intervenire a tutela della collettività poiché la sicurezza del trasporto ferroviario non riguarda solo i ferrovieri ma tutti i cittadini».

Foto: L’incidente di Viareggio

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Lug 25

Ci son certe persone che, quando parlano di vacanze, dicono per esempio che quest’anno hanno fatto la Sardegna, l’anno scorso hanno fatto Parigi, il prossimo anno faranno il Mar Rosso; ecco, secondo me queste persone qui non usano mica tanto bene il verbo fare, forse un verbo più appropriato sarebbe visitare. Visitare è un verbo più rispettoso, delicato, che tiene conto del fatto che nei posti che si fanno c’era già altra gente prima, e ci sarà altra gente anche dopo; quei luoghi, insomma, non li hanno creati solo per quelle persone là e non diventeranno inutili quando per loro saranno solo luoghi fatti.

Giusto per capirci, se una di quelle persone là dice che si è fatta quella tale gentile fanciulla, e la fanciulla in questione sente, forse dopo non è più tanto gentile.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 25


La curva rappresentata qua sopra è una catenaria: ha l’andamento di una catena, appunto, o di una fune omogenea, sospesa a due punti. È quindi una curva naturale, e guarda caso (leggi: proprio per questo) la sua equazione contiene la funzione esponenziale con base e (qualche Vero Matematico la chiama anche coseno iperbolico).

Se la ribaltiamo rispetto a un asse orizzontale otteniamo un arco catenario: un arco perfetto, che non ha bisogno di contrafforti per stare in equilibrio. L’arco prediletto da Gaudì nelle sue architetture. Guarda un po’, ne hanno parlato poco tempo fa i Rudi Matematici (quelli senz’acca: quelli con l’acca ne avevano parlato prima).

Ora, Barcellona è una città che non mi ha detto molto, ma vale la pena andarci anche solo per vedere le opere di Gaudì.

I Rudi Mathematici hanno trovato il pretesto, parlando di catenarie, di inserire una foto di Monica Bellucci. Qui non siamo da meno, e concludiamo con le labbra di Mae West, opera di Dalì, ammirate a Figueres.

(Tutte le foto, per chi ha voglia di guardarle, sono qui)

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 25

“Ho sb”.

“Come, scusa?”.

“Ho sbb… ho sbbb”.

“Non capisco”.

“Ho dato un’informazione che, seppur corretta, poteva portare a cattive interpretazioni”.

“Ah, hai sbagliato”.

“Ehm”.

“E quale sarebbe, questa informazione?”.

“Ecco, avevo detto che per essere sicuri che i numeri che abbiamo indicato con +1 e -1 siano davvero quei numeri, avremmo avuto bisogno della somma”.

“E non è vero?”.

“Bé, è vero che ci serve la somma per verificare che sono opposti (e in questo, quindi, la mia informazione è corretta), però per controllare che +1 sia proprio l’unità, ci serve la definizione di moltiplicazione. In sostanza, +1 è l’elemento neutro della moltiplicazione”.

“Ah. E quindi adesso definiamo somma e moltiplicazione?”.

“No, no, è ancora presto: prima ci serve qualche altro numero, per prendere confidenza con un concetto molto importante”.

“Costruiamo quindi altri numeri? A partire da quelli vecchi, immagino”.

“Certo, ogni giorno ne vengono costruiti dei nuovi a partire da quelli vecchi”.

“Giorno?”.

“Sì, quelli che studiano i numeri surreali parlano di giorni. Vedi, in principio c’era solo l’insieme vuoto. Conway definì la regola per costruire numeri, e creò lo zero, cioè {|}. Conway vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina, zeresimo giorno”.

“Voi siete malati”.

“Conway costruì {0|} e {|0}, e li chiamò +1 e -1, e vide che erano cosa buona. Conway separò le coppie che rispettavano la sua regola dalle coppie che non la rispettavano, come {0|0}, e chiamò le coppie del primo tipo numeri, e quelle del secondo tipo giochi. E fu sera e fu mattina, primo giorno”.

“Ci mancavano anche i giochi”.

“Conway disse: tutti i numeri sono costruiti in questo modo, e creò l’induzione, risolvendo il problema del contare fino a ℵ senza annoiarsi”.

“Sono senza parole”.

“Quindi ogni giorno vengono creati nuovi numeri, a partire da quelli vecchi. Noi siamo arrivati al primo giorno, ora proviamo a vedere cosa succede nel secondo”.

“Va bene, anche se tremo all’idea di quello che succederà al giorno ℵ”.

“Non ti preoccupare, c’è tempo”.

“Un tempo infinito, immagino…”.

“Bé, poi l’induzione ci aiuta, ma andiamo per gradi. Ora proviamo a vedere quali numeri vengono creati il secondo giorno”.

“Va bene, proviamo. Allora, abbiamo a disposizione i numeri -1, 0 e +1. Posso evitare di mettere sempre quel segno positivo davanti al +1?”.

“Certo, certo. Ricordati anche che li abbiamo ordinati, sappiamo che -1 è minore degli altri due, 0 è compreso tra -1 e 1, mentre 1 è maggiore degli altri due”.

“Uhm, perché mi stai ricordando questo?”.

“Perché, secondo la definizione di numero, nessun numero dell’insieme di sinistra deve essere maggiore o uguale di qualche numero dell’insieme di destra”.

“Ah, giusto! Allora, avendo a disposizione questi tre simboli potrei creare queste coppie:”.

{|} = 0
{-1|}
{0|} = 1
{1|}
{|-1}
{|0} = -1
{|1}
{-1|0}
{-1|1}
{0|1}
{-1,0|}
{-1,1|}
{0,1|}
{-1,0,1|}
{|-1,0}
{|-1,1}
{|0,1}
{|-1,0,1}
{-1,0|1}
{-1|0,1}

“Ottimo”.

“Sono venti, non me ne aspettavo così tante!”.

“Bè, alcune coppie potrebbero essere uguali”.

“Ma no, sono tutte composte da numeri diversi!”.

“Intendevo dire che potrebbero rappresentare lo stesso numero”.

“Ah. Uhm. No, non ho ben capito. Come è possibile?”.

“Allora, distinguiamo due concetti: due numeri si dicono identici se i loro insiemi di sinistra e di destra contengono gli stessi elementi”.

“E, in questa lista, di numeri identici non ce ne sono, vero?”.

“Perfetto”.

“E quand’è che due numeri si dicono uguali?”.

“Due numeri x e y sono uguali se x ≤ y e y ≤ x”.

“Ah! Ora ho capito: potrebbero esistere modi diversi per scrivere lo stesso numero”.

“Esatto”.

“E dobbiamo provare tutte le possibili combinazioni? Mi sembra un po’ noioso, soprattutto pensando a quello che può succedere durante il terzo giorno”.

“Hai ragione: per questo faremo una prova, e poi cercheremo di ricavare una regola generale”.

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Lug 25

I portacravatte Foppapedretti sono realizzati in legno di faggio e acciao. Sono accessori pratici e di design e possono essere un’idea regalo davvero originale!

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Lug 25

Palazzo Leopoldo, dimora storica del 1400 situata a Radda in Chianti, in provincia di Siena, è la sede dell’omonimo hotel della Ross Hotels Group, una giovane catena alberghiera di categoria 4 stelle presente nel territorio del Chianti in Toscana.
Palazzo Leopoldo è stato il secondo albergo in Chianti appartenente alla famiglia Rossinelli e la sua apertura [...]

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Lug 25

Altra chicca tutta calabrese, ovviamente targata “Accademia Italiana del peperoncino”.

Ai più può forse far storcere il naso, scetticismo che di sicuro scema allorché non si ha occasione di assaporare per la prima volta questa delizia presente in portali e.commerce di prodotti tipici alimentari calabresi, che nel corso della loro attività hanno ricevuto rilevanti feedback di [...]

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Lug 25

Studiati per schermare grandi superfici vetrate e offrire una elevata resistenza al vento, entrambi i modelli valorizzano edifici con funzioni molto diverse e invitano architetti e progettisti a sperimentare nuovi soluzioni.
Eleganti e flessibili le tende a rullo Dallas e BPL di Resstende “vestono” con gusto squisito grattacieli, musei, studi professionali. Da Taiwan a Milano, sono [...]

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Lug 25

Arriva sul mercato italiano la versione digitale gratuita di Business alla Velocità della Fiducia grazie all’accordo tra Max Formisano Training e Bruno Editore
Roma, 22 Luglio 2009 – Dopo lo straordinario ingresso del n.1 della crescita personale Anthony Robbins nel catalogo Bruno Editore, la casa editrice romana annuncia oggi la pubblicazione del n.1 della formazione [...]

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Lug 25

Quella del fumetto è una vera e propria forma d’arte, anche se troppo spesso viene considerata come un semplice passatempo per ragazzini. In realtà il fumetto è un potentissimo mezzo di comunicazione, oltre che mezzo con cui esprimere la propria creatività e fantasia.
Ma il fumetto è ancora di più di tutto ciò: è un efficace [...]

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Lug 25

Alla scoperta dei luoghi verdiani in sella alle biciclette di Nolo Bike Parma. Tutti i fine settimana fino ad ottobre e, su richiesta anche nei giorni feriali, un’offerta imperdibile: a soli 15 euro il noleggio della bicicletta per tutta la giornata, l’ingresso al teatro Verdi e alla Casa Natale di Roncole. Per mezza giornata il [...]

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Lug 25

Per valorizzare le creazioni tradizionali o all’avanguadia di chef e pasticceri Bormioli Rocco presenta le coppe California. Realizzate in quattro colori vivaci a finitura satinata rendono ancora più dolce il momento del dessert.
“Tutto ciò che è commestibile può essere trasformato in gelato”. Lo pensava negli anni ‘70 Enzo Vanozzi, fondatore dell’Accademia della Gelateria.
Sono dello stesso [...]

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Lug 25

Alla seconda tappa del Brixia Tour, vittoria di Leonardo Bertagnolli (Serramenti PVC Diquigiovanni Androni Giocattoli) sul traguardo di Navazzo di Gargnano. Il trentino, grazie a un bell’attacco iniziato sull’ultima salita, si aggiudica la frazione Brescia Buffalora – Navazzo di Gargnano si 163,500 km
guadagnando la seconda posizione in classifica generale. Alle sue spalle si sono piazzati [...]

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Lug 25

Si terrà lunedì 21 settembre prossimo, alla fiera Expobici di Padova, il 1° Meeting Bicigroup, la neonata associazione che riunisce i meccanici rivenditori di biciclette, componenti e accessori.
L’evento sarà l’occasione per presentare i suoi progetti e obiettivi, dando spazio a servizi esclusivi quali CymiChip e alle problematiche relative alla sicurezza di prodotto, trattate con la [...]

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Lug 23

Alcuni consigli da due articoli che ho letto recentemente. Per dire la verità non lo sapevo questo, di Twitter

Twitter
si deve attrarre i visitatori a commentare le informazioni o nitizie che scrivi.
Non è il problema attrarre i followers, problema è chi sono loro, qualità di tuoi followers-
I migliori sono quelli con gli stessi interessi.
Spam followers, quelli che cercano a chi offrire questo o quello. Li si dovrebbe denunciare ai amministratori.
Phishers sono quelli che fanno finta di rappresentare certe organizzazioni, raccolgono i dati e cercano sensibilizzare le persone per farli spedire soldi ad “aiutare” qualcuno. Non cliccare mai i link che ti mandano persone simili.
Bots sono quelli che cercano di imposessarsi di tuo PC e usarlo per i loro giochi. Molto pericolosi.
Allora importante è capire alla quale categoria appartengono i tuoi followers.

Cose di più grande importanza per il tuo business:
Trovare le persone interessateè più facile tramite le liste di altre persone.
Trovare i clienti specializzati è più facile tramite motori di ricerca.
possono queste persone permettersi di spendere soldi?
Caccia e Coltivazione
Farli knonscere il vostro modo di fare e che fate.
Alto interesse verso i temi molto specializzati.
La meta di questi punti è legata alla tua capacità di communicare via e-mail. E-mail è gratuita, è più competitiva di times e adwords. Se sei stato capace di assicurarti una posizione in questo campo, questo ti dà un vantaggio enorme.

fonte: blog-lavoro-internet.myblog.it » Vai al post originale

Lug 23

di MANFREDI LIPAROTI

Game designer cercansi. E poi programmatori, art director, producer, game tester, brand manager, product manager. Per il prossimo quinquennio sono previsti 1.500 nuovi posti di lavoro all’anno nel settore italiano dei videogame, uno dei pochi mercati che non sta vivendo punti d’arresto neanche in tempi di contrazione generale dei consumi. L’industria videoludica italiana ha infatti fatturato nel 2008 oltre un miliardo di euro, il triplo rispetto a soli tre anni fa, e portano all’ottimismo anche i dati relativi ai primi quattro mesi del 2009, raccolti dalla società di ricerca GfK per conto dell’Aesvi, l’associazione editori software videoludico italiana: da gennaio ad aprile, le vendite dell’hardware hanno registrato un +5,9% di valore e un +5,6% di volume, mentre di 8,8% e 2,1% sono gli aumenti di valore e di volume per le vendite di software, con i videogiochi per console che continuano a farla da padroni del mercato.

All’espansione costante sul fronte degli affari corrisponde la necessità per le software house e i distributori italiani di trovare nuovi professionisti pronti a cavalcare l’onda, gente che i videogame non solo li ami (la passione è un requisito fondamentale), ma li voglia programmare, produrre, promuovere e vendere. A loro è rivolta la seconda edizione dell’executive master in Digital Entertainment Media & Design, organizzato a Milano, con inizio il prossimo 8 ottobre (domande di prescrizione da inviare entro il 31 luglio), dalla Scuola di comunicazione dello Iulm in collaborazione con l’Aesvi e con l’Aiomi, l’associazione italiana opere multimediali interattive.

Unico nel suo genere in Italia, il master è aperto a diplomati, laureati e a professionisti della comunicazione e degli uffici marketing che vogliano specializzarsi nel settore del digital entertainment. Attraverso un percorso che comprende 80 ore di lezioni propedeutiche sul linguaggio dei media digitali, 120 ore di formazione specialistica nell’area dell’interactive design e del marketing e altre 400 ore tra project work e stage presso le principali società videoludiche italiane e straniere, saranno formati professionisti capaci di inserirsi a tutti i livelli nel mondo del digital entertainment, dalla produzione alla distribuzione di prodotti videoludici, dall’editoria di settore alla pubblicità specializzata.

Le lezioni, che saranno tenute da professori universitari con interventi di professionisti ed esperti del settore, si terranno il giovedì e il venerdì dalle 16 alle 20 e il sabato dalle 9 alle 13 e prevedono, oltre alle tradizionali metodologie d’aula, l’analisi di casi di studio e di best practice, esercitazioni e lavori di gruppo con il supporto di tecnologie e piattaforme digitali. Durante il corso verrà così insegnato a conoscere le diverse logiche di comunicazione che ruotano intorno all’intrattenimento digitale, realizzare un market plan e una campagna di interacting advertising, ideare il design e l’interfaccia di un videogame e scriverne il soggetto e la sceneggiatura, pensando anche al suo posizionamento sul mercato.

Gli aspiranti game designer potranno così capire come organizzare il concept di un gioco, come svilupparlo secondo le dinamiche dell’interattività e come coordinare al meglio i dipartimenti grafici e di programmazione all’interno di una software house. Alla vendita e alla promozione ci penseranno poi i futuri brand e product manager, esperti di marketing e di pubblicità con competenze specifiche verso il settore dell’entertainment, che saranno capaci di intercettare (o anticipare) i trend del mercato e i gusti dei consumatori.

Per permettere agli studenti di mettere immediatamente in pratica le conoscenze acquisite, parte del corso sarà poi dedicata alla progettazione operativa. Chissà che non ne venga fuori il videogame sul calcio che si è sempre sognato o il prossimo gioco fantasy destinato a conquistarsi i teenager di mezzo mondo.

INFO:
Executive master in Digital Entertainment Media & Design
Scuola di comunicazione Iulm
Via Carlo Bo 1, 20143 Milano
Tel. e fax: 02 891412371
E-mail: master.digital@scuolacomunicazioneiulm.it;
scuola.comunicazione@fondazione.iulm.it
Web: www.scuolacomunicazioneiulm.it

 

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale

Lug 23

Eternit, rinviati a giudizio i manager della multinazionale       

 «Oggi è stata scritta una pagina importante nella tormentata storia dell’amianto in Piemonte, in Italia e credo in tutto il mondo»

Ha commentato il procuratore di Torino Raffaele Guariniello all’uscita dall’aula dell’udienza preliminare per la vicenda Eternit. Oggi infatti, sono stati rinviati a giudizio i due imputati dell’inchiesta sui malati e morti d’amianto (quasi 3.000 casi) alla Eternit Italia.

Saranno processati a Torino a dicembre, per disastro doloso e rimozione volontaria di cautele, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Loui De Cartier De Marchienne. «C’è stato un esame approfondito da parte del giudice per le udienze preliminari - ha proseguito Guariniello - di tutte le questioni poste: il giudice ha ritenuto fondata la nostra impostazione tanto che ha respinto tutte le eccezioni della difesa. Questa vicenda rimarca che in materia di sicurezza sul lavoro - ha concluso il magistrato - il ruolo della magistratura è fondamentale e serve che diventi ancora più incisivo».

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Lug 23

«L’influenza A? Piuttosto benigna Per prevenirla utile lavarsi le mani»

Bloccare i passeggeri in partenza? Che follia. Parola di Carlo Federico Perno, professore di virologia all’Università di Tor Vergata e che abbiamo raggiunto mentre si trova in Sud Africa, a Cape Town, per assistere alla conferenza della International Aids Society.

«Ci sono alcuni elementi che sono inoppugnabili» - spiega infatti. «Quello dell’influenza A è un virus che si è modificato ed è passato dal maiale all’uomo, e ora si contagia da uomo a uomo. Ci sono focolai ormai in tutto il mondo. Dunque è una epidemia che, come ha dichiarato giustamente l’Oms, ormai è una pandemia».

Il che non vuol dire che al momento costituisca un pericolo per la salute.

No, infatti. La classificazione dell’Oms era stata pensata per altri tipi di patologie, e non prende in considerazione la mortalità. Che nel caso di questo virus è molto bassa, meno dell’uno per mille, addirittura meno di quella dell’influenza classica. Cioè questa malattia è relativamente benigna. Sfugge davvero la necessità di strumenti così drastici come quelli predisposti dalla British Airways. Per esempio, la Sars era assai meno infettiva - non ha mai raggiunto il livello di pandemia - ma era molto più mortale.

È vero che si diffonde di più di quello che si pensava?

Si diffonde come tutte le altre influenze. Si trasmette con la stessa facilità: le goccioline di saliva, soprattutto. Quindi gli starnuti, le strette di mano, i luoghi pubblici. Ecco perché la misura più efficace rimane sempre quella di lavarsi le mani.

Si teme che possa mescolarsi con un altro virus e diventare molto più pericoloso. Cosa che è già avvenuta per le altre tre pandemie del secolo (nel 1918, nel 1957, e nel 1968). È un timore fondato?

Sì, ma non è una novità. Il virus dell’influenza muta molto in fretta. E potrebbe accadere che se ci sono due virus che girano per la popolazione allo stesso tempo ci possa essere una ricombinazione. Ma accade tutti gli anni anche con il virus dell’influenza classico.

Secondo una ricerca appena pubblicata su "Nature" il virus dell’influenza A in alcuni modelli animali sarebbe potenzialmente in grado di provocare più danni nei polmoni dell’influenza stagionale, pur rispondendo bene agli antivirali classici. È preoccupante?

Il modello animale non è ancora in grado di fare chiarezza su quello che accade nell’uomo. Spesso i virus si comportano in maniera diversa negli animali. Si tratta di un risultato preliminare che ancora una volta ci invita a mantenere l’allerta, ma senza allarmismi inutili. D’altra parte, trattare la malattia in maniera indiscriminata può fare più danni, perché potrebbero svilupparsi ceppi resistenti di virus. Cosa che è già accaduta in alcuni paesi. La prassi più corretta è che, a meno di casi specifici, si lasci la malattia al suo decorso che come sappiamo è quasi sempre benigno.

Vaccino sì o no?

Il vaccino è senz’altro uno strumento utile di prevenzione. Si stanno producendo specifici vaccini che dovrebbero essere disponibili per la stagione invernale dell’emisfero nord, che è quando ci si aspetta una recrudescenza del virus.

È vero che colpisce più categorie tradizionalmente meno colpite dall’influenza?

Dai primi dati messicani sembra di sì. Cioè: il virus colpisce tutti, ma mentre nell’influenza classica è fra gli anziani che ha la mortalità più elevata, per l’influenza A sembra averla per la categoria dei giovani. Ma questo trend non è stato confermato per i 90mila colpiti dal virus in tutto il mondo (solo per 400 dei quali è risultata mortale).

Non potrebbe essere che i giovani sono solo quelli che si controllano di più?

Non mi sento di escluderlo. Se si diffonde il terrore, magari sono proprio i più giovani di ritorno da un viaggio che vanno dal medico per sicurezza. E questo distorce la statistica. Nella maggior parte dei casi il virus è asintomatico o con sintomi molto lievi: sicuramente per questo c’è un gran numero di persone infette che non risulta nelle statistiche. Per cui la mortalità indubbiamente potrebbe essere molto minore di quel che appare.

Rispetto alle altre pandemie del secolo deve farci più o meno paura?

Oggi le diagnosi di influenza A superano quelle di influenza stagionale: è proprio una pandemia. Ma oggi, se la mortalità dovesse peggiorare, avremmo gli strumenti per ridurre il rischio, controllando sia la diffusione, sia il virus. Alzare il livello del terrore con misure come quelle di Londra è dunque una strategia insensata che non condivido.

Luca Tancredi Barone

Liberazione

21/07/2009

La foto: El Salvador, infermieri con mascherine anti-influenze Reuters/Luis Galdamez

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Lug 23

INDAGINE SULLA CRIMINALIZZAZIONE
L’indagine Criminalisation of HIV transmission in Europe è un breve panorama mondiale delle leggi e dei processi contro chi è stato accusato di aver trasmesso il virus. Realizzata da GNP+ (Global Network of People Living with HIV/AIDS) e THT (Terence Higgins Trust), la ricerca è stata avviata in quanto recentemente si è evidenziata la tendenza a creare nuove e specifiche leggi e/o a far ricorso a leggi già esistenti per avviare processi penali che sanzionano la trasmissione e/o esposizione al virus dell’hiv. L’aggiornamento della situazione italiana e la versione italiana sono stati curati da Lila (www.lila.it).
leggi il documento

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Lug 23

Cari amici, vi inviamo un paio di vignette fatte solo per voi.

Il 20 luglio saranno 40 anni che l’uomo è sbarcato sulla luna.
Grandi miglioramenti non ne abbiamo visti dopo quell’evento storico.
L’uomo era una brutta bestia prima. E’ rimasto una brutta bestia dopo.
Un esempio?
Al G8 di L’Aquila i grandi del mondo hanno deciso di stanziare 20 miliardi di dollari in tre anni per aiutare il terzo mondo. Premesso che toccherà vedere se saranno solo soldi di carta straccia, ma lo sapete quanto ha speso l’America per bombardare l’Iraq? …. Volete saperlo? Ve lo dico subito:
La guerra in Iraq è costata agli USA 3000 miliardi di dollari.
Adesso con 20 miliardi dicono che si può fare qualcosa per chi crepa di fame.
La domanda sorge spontanea:
"Ma se quei 3000 miliardi fossero stati usati per bombardare il terzo mondo con acqua e cibo, gli USA non sarebbero molto più amati e quindi senza la necessità di guerre preventive?"
Ci fermiamo qui. Non vogliamo annoiarvi.
Stiamo partendo le ferie e ci si risentirà a fine agosto.
Cogliamo l’occasione per augurare a tutti voi un periodo di riposo e serenità, nella speranza che a settembre, chi tra di voi ha avuto problemi di lavoro, possa trovare una situazione migliore.

Un caro saluto a tutti
Tubal e Sibilla

Potevamo davvero lasciarvi senza un pensiero su di lui…?

www.controcorrentesatirica.com

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Lug 23

1 miliardo e 300 milioni di anziani nel 2040       

L’invecchiamento della popolazione mondiale avanza a un ritmo senza precedenti e le persone anziane saranno presto più numerose dei giovani, secondo uno studio americano dell’Istituto nazionale dell’invecchiamento appena pubblicato negli Usa.

Le persone di 65 anni e più che erano 506 mila a metà del 2008 diventeranno 1 miliardo e 300 mila agli inizi del 2040. Si tratta del 14% della intera popolazione mondiale secondo lo studio dell’Istituto Usa. Le persone con 65 anni e più supereranno i bambini con meno di 5 anni per la prima volta nella storia dell’umanità.

Il settore delle persone con 80 anni e più è quello che aumenterà di più in gran parte dei paesi. Secondo i ricercatori aumenterà del 233% fra il 2008 e il 2040.

«L’invecchiamento riguarderà tutti i paesi e le aree del mondo. Anche se vi saranno differenze fra paesi sviluppati e in via di sviluppo, l’invecchiamento mondiale modificherà la natura economica e sociale del pianeta e porrà problemi difficili da risolvere soprattutto in materia di pensioni e di spese sanitarie», afferma l’Istituto che ha condotto la ricerca.

Africa, omosessuali senza cure e prevenzione contro l’Aids 

Anche se la via eterosessuale è stato il principale metodo di trasmissione dell’Aids in Africa, il rischio esiste, come in tutto il mondo, anche per gli omosessuali

Uno studio dell’Università di Oxford e del Centro di ricerche mediche del Kenya, pubblicato dalla rivista “Lancet” afferma che «queste persone sono state finora isolate e dimenticate e che è giunto il momento che tutti quelli che lottano contro l’Aids includano queste persone nei piani di prevenzione e di cura sanitaria».

Applicare una strategia di prevenzione di massa fra gli omosessuali incontra difficoltà enormi in Africa. Il sesso fra persone dello stesso sesso è un reato in 31 paesi dell’Africa subsahariana e quattro di questi paesi condannano i rapporti omosessuali con la pena di morte.

Negli ultimi anni alcuni governi hanno indurito le leggi contro gli omosessuali e leader politici e religiosi hanno qualificato questa condotta sessuale come immorale e affermato che queste persone «non meritano l’attenzione dello stato». Nonostante queste difficoltà i ricercatori sostengono che «non c’è nessuna spiegazione che giustifichi il ritardo nel cercare di ridurre l’Aids nelle persone omosessuali» e che questo problema in Africa è grave e va assunto dagli organismi internazionali in collaborazione con le autorità civili e sanitarie di questi paesi.

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Lug 23

Il cardinale Scola in un’intervista (Corriere della sera del 19 luglio 2009) afferma “un malato di Sla che muoveva solo le palpebre mi disse che era felice di vivere. Fare presto una legge giusta sul fine vita E bisogna investire sulle cure palliative». Cosa voglia dire per la gerarchia vaticana “legge giusta” lo sappiamo molto bene e ne siamo inorriditi per la crudeltà verso i malati alla base di ciò che è giusto per loro.

Siamo andati a riprendere un interessante articolo del Dr. Giorgio Trizzino, scritto nei giorni della caso Eluana Englaro e del forsennato attacco della chiesa, e dei politici integralisti cattolici, contro la libertà della persona in stato vegetativo. La crudeltà di questi individui che vivono e prosperano parassitariamente sulle sofferenze umane è indefinibile, Mi chiedo, quando i veri cattolici, in particolare quelli che vivono in mezzo agli ultimi in Africa, in America latina, si ribelleranno contro questa odiosa casta?

Ci hanno detto che la vita è un dono

Ma cosa è avvenuto in questi giorni in Italia?

Se Eluana fosse ancora qui, cosa potrebbe dirci su questo conflitto che,

traendo origine dalla sua tragica storia, si è scatenato tra istituzione e

società?

Dove ti aspetti la voce di professionisti della sanità che prendano posizione

davanti espressioni di fuoco, francamente eccessive quali: assassinio,

abominio, boia… maledizioni e anatemi che hanno increspato amaramente

l’onda dell’emozione popolare, c’è invece un silenzio tombale.

Dove ti aspetti una voce che dica che sono troppo pochi i medici e gli

infermieri che ogni giorno accompagnano quei corpi straziati dalla lunga

confidenza con la malattia e che soltanto negli Hospice italiani e nelle

strutture di cure domiciliari si offre ascolto e affetto per la solitudine di chi

affronta l’ultima curva della vita, c’è invece la paura di dichiarare la propria

posizione.

La tonalità di questi giorni per quanto concerne le cure palliative italiane

appare sempre più nella sua forma e cioè molto sfumata. Dov’è finito il

coraggio della parola?

L’abitudine alla morte può sfociare nel cinismo professionale. Nei nostri

reparti di cure palliative no: l’abitudine l’abbiamo bandita continuando ogni

giorno a svolgere il nostro servizio. Il vero scandalo è altrove: nelle

rianimazioni ad esempio, dove ci sono tanti pazienti in stato vegetattivo,

perfino bambini, abbandonati da anni e tenuti in vita solo perchè nessuno ha

il coraggio di chiedersi "perchè?". Soli, senza amore, senza parenti. Corpi

che si disfanno in un letto a poco a poco. Di questi nessuno si occupa. Per

loro non c’è spazio per "decreti d’urgenza" o per trasmissioni televisive.

Tutti dicono la loro: politici, opinionisti, attori, cantanti, giornalisti…. ma chi

quotidianamente assiste questi malati, accarezza quei corpi, pulisce quelle

piaghe, legge negli occhi il dolore per la vita che si spegne, perchè non trova

ascolto?

Bisogna guardare in faccia la zona estrema della vita, per capire, per aiutare

gli altri a comprendere che cos’è, al netto dell’ideologia e delle prese di

posizione.

Ci hanno detto che la vita è un dono.

Non vi è capitato, quando ci viene regalata una torta, di gettare via dopo

giorni l’ultima fetta perchè inacidita? Forse perchè "dono" bisogna mangiarla

tutta, anche a costo di star male? O siamo obbligati a farlo perchè è un dono?

Se quest’ultima fetta di vita può trasformare il "dono" in "condanna", è lecitopoter dire: no grazie..?

Per non creare dubbi dico che sono fermamente contrario a ogni forma di eutanasia. Tuttavia ritengo che bisogna evitare generalizzazioni. Nessuno può arrogarsi il diritto all’intolleranza!

Ecco allora che questa linea di confine dovrebbe riconoscere anche e

soprattutto la voce di chi si prende cura della sofferenza dei morenti. Eluana si è trovata nel baratro dello stato vegetativo permanente e come lei altre 2000 persone sono oggi nella stessa condizione ed a causa di questo accanimento mediatico, tutto italiano, sarà suo malgrado responsabile di una legge urgente che imporrà anche alle strutture di cure palliative ed agli Hospice di non sospendere le terapie e l’idratazione fino all’ultimo istante di vita. Esattamente il contrario di ciò che quella splendida ragazza avrebbe desiderato e l’opposto di quello che per noi tutti è il significato di dignità alla fine della vita.

Ho sempre avuto la convinzione che tre sono le parole d’ordine alla fine della vita: preservare dall’abbandono, impedire ogni forma di mortificazione, riconoscere che chi muore è persona sino alla fine. Tutti concetti che vorrei trovassero posto all’interno della prima legge nazionale sui diritti di chi muore.

Una legge che invece parlerà di altro, dell’obbligo del curante a somministrare terapie ed alimentazione forzatamente fino all’ultimo istante, del divieto per i medici a sospendere le cure. Proprio per questo noi, operatori di cure palliative, sentiamo il dovere di mettere in luce che, se dovesse essere approvata una legge che esplicitamente ed indiscriminatamente impone l’idratazione e l’alimentazione per tutti i pazienti, ci troveremmo di fronte a tale obbligo anche per coloro che vivono una fase di inevitabile e prossima terminalità, per le quali non si tratta di non iniziare o sospendere una terapia ma di accompagnarle a una fine dignitosa con tutte le conoscenze e gli strumenti che la medicina oggi ci offre.

Dovremmo mettere in atto un trattamento clinicamente inappropriato aumentando la probabilità di un peggioramento di quei sintomi, di quella sofferenza, che noi stessi siamo chiamati a curare? Questo disegno di legge, è evidente, ci imporrebbe, in ambito palliativo, di attuare delle pratiche contrarie al bene dei pazienti.

Nel condividere e rispettare l’appello al silenzio dopo la morte di Eluana, su cui ci pare che da più parti si stiano travalicando i limiti del buongusto, chiediamo alla politica di ripensare il suo ruolo e di fermarsi di fronte a una decisione che potrebbe avere delle ricadute concrete e dolorose sulla fine, naturale e faticosa, di tante persone come conseguenza di malattie per cui purtroppo non c’è guarigione, ma per cui rimane possibile un percorso di cura che sappia dare senso anche agli ultimi giorni.

Dr. Giorgio Trizzino Direttore Hospice A.R.N.A.S Ospedale Civico Palermo. Coordinatore Sanitario Samot Onlus Palermo

Palermo 10 febbraio 2009 da www.timeoutintensiva.it

———————

Il tema di questo post è riproposto da http://blog.libero.it/Indignato

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Lug 23

Peanuts

Lo dice anche Sally che è importante l’ordine secondo il quale vengono messi i gusti sul cono.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 23

E’  in arrivo una boccata d’ ossigeno per i contribuenti italiani. L’ Agenzia delle Entrate sta  erogando circa 900 mila rimborsi per un totale di 600 milioni di Euro.

I rimborsi riguardano per lo più l’ IRPEF, quindi le Dichiarazioni dei Redditi delle Persone Fisiche presentate fino al 2007.

I rimborsi possono essere incassati con accredito sul conto corrente o riscossi in contanti presso qualsiasi Ufficio Postale, esibendo il modulo ricevuto, o ancora tramite vaglia cambiario della Banca d’ Italia.
L’ Agenzia delle Entrate allerta i contribuenti e rammenta che nessuno è autorizzato a richiedere le coordinate bancarie o altri dati personali via  mail poichè si sono verificate diverse truffe in tal senso.

Ai rimborsi erogati vanno aggiunte le somme che i cittadini hanno utilizzato e decurtato dai crediti per la compensazione delle Imposte Dirette ed IVA per ulteriori 100 milioni di Euro.

              Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

fonte: http://blog.libero.it/Contabilizzando » Vai al post originale

Lug 23

Il nuovo dispositivo supporta tutte le bande LTE/cellulari comprese tra 400 MHz e 2,7 GHz
 
MILPITAS, California – 22 luglio 2009 – L’LT5578, un nuovo mixer di Linear Technology di tipo upconverting e ampia larghezza di banda, offre prestazioni ad elevata dinamica nell’intervallo di frequenze comprese tra 400 MHz e 2,7 GHz e supporta tutti i [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

Chi non ricorda le bacheche “autogestite” tipiche dei portici e delle zone universitarie. Intere superfici un tempo bianche, tappezzate da annunci immobiliari di ogni genere: privato affitto, cerco casa, offresi terratetto, coppia cerca bilocale, appartamento in condominio vendesi. Pezzi di carta di ogni dimesione e carattere facevano a gara a catturare l’attenzione. Non mancavano poi [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

E’ di pochi giorni fa la notizia relativa ad un tapis roulant che, nella stanza di una ragazza fiorentina, ha preso fuoco, probabilmente per problemi di tipo elettrico. La ragazza, infatti, aveva deciso di realizzare all’interno del suo appartamento una piccola palestra per potersi allenare anche in presenza di condizioni climatiche non proprio favorevoli e [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

La cassetta di pronto soccorso raccoglie il materiale che è necessario ad un primo sommario trattamento di un infortunato, detto primo soccorso.
Un minimo di attrezzatura per il primo soccorso è indispensabile in casa, in garage, nell’automobile e dovunque si svolge un’attività anche solo saltuariamente. Negli ambienti sportivi, le dotazioni sono regolate da precise normative.
Cassetta pronto [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

opuscoli informativi contro l’uso di droga saranno distribuiti regolarmente per tutto il periodo estivo
in contemporanea continuerà l’attività di monitoraggio nelle zone a rischio-siringhe segnalate dai cittadini
I volontari della Chiesa di Scientology saranno impegnati per tutto il periodo estivo con la campagna educativa “Dico No alla droga dico si alla vita”. Tra le iniziative continua la [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

Perché in Italia non c’è una politica di attrazione degli investimenti nel turismo? Il turismo locale avrà la meglio su quello globale? Le imprese sapranno reagire al monopolio delle microvacanze?
E poi che cosa è il turismo per quelli che ci lavorano dentro?
Queste sono alcune delle domande che chi lavora nel turismo (e quindi lo [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

Perché in Italia non c’è una politica di attrazione degli investimenti nel turismo? Il turismo locale avrà la meglio su quello globale? Le imprese sapranno reagire al monopolio delle microvacanze?
E poi che cosa è il turismo per quelli che ci lavorano dentro?
Queste sono alcune delle domande che chi lavora nel turismo (e quindi lo [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

Ferragosto, insieme alle tanto agognate ferie estive, si avvicina. Chi non ha la fortuna di andare in qualche località esotica, o semplicemente di andare a rinfrescarsi al mare o in montagna, ed è costretto a rimanere in città, potrà però passare una giornata in allegria e spensieratezza grazie ai numerosi eventi che si svolgono nelle [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

Si è diffusa nelle ultime settimane la nuova influenza conosciuta come A H1N1, un virus che colpisce l’apparato respiratorio e può condurre a gravi forme di infezioni, fino alla polmonite. Nel mondo sono diversi i casi segnalati, di cui molti hanno portato alla morte delle persone colpite, soprattutto nei paesi poveri o senza un apparato [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 23

Gli arredi delle zone terremotate saranno Europeo, Martex e PM International

Il Gruppo Petrovich, in associazione con PM International, si è aggiudicato, attraverso le proprie controllate Europeo e Martex, uno dei lotti per la fornitura degli arredi nelle zone terremotate dell’Abruzzo.
La gara di appalto ha coinvolto le più importanti aziende del settore e ha premiato l’ottimo [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 21

RICORDANDO CARLO

Il Venti luglio dell’ordine pubblico

A Genova il 20 luglio 2001 veniva ucciso Carlo Giuliani. I problemi che restano aperti otto anni dopo.

Per quell’omicidio, agli atti, c’è solo una archiviazione. Il carabiniere che sparò agì, secondo i giudici, per legittima difesa. Il colpo, secondo gli esperti balistici della Procura di Genova, si avventurò in una traiettoria deviata da un calcinaccio in volo e quindi ‘attinse’ la vittima. L’omicido di Carlo Giuliani fu il momento più alto della repressione indiscriminata che porta nomi ormai noti di quei giorni: la Diaz, i manganelli e i lacrimogeni da guerra nei cortei, la caccia all’uomo, le botte, i cori fascisti di alcuni agenti. Vi fu, secondo qualificati osservatori, una sospensione dei diritti costituzionali e la ferita aperta, mai rimarginata, si stempera nel tempo che passa, nella quotidianità che scorre, nelle cronache incalzanti che saturano la percezione e la riflessione.

Pochi giorni fa un tribunale di Ferrara ha condannato in primo grado quattro agenti di polizia per l’omicidio di Federico Aldrovandi, percosso e picchiato alle prime luci dell’alba mentre stava rincasando dopo una serata con amici.

A Parma, un ragazzo di colore nei mesi scorsi veniva picchiato e fotografato con insulti razzisti nella caserma dei vigili municipali.

L’ordine pubblico è questione delicata nella storia d’Italia (utilissimo il sito http://www.reti-invisibili.net), dagli anni più caldi della contestazione, a quelli bui della lotta armata, fino ad arrivare ai nostri giorni passando da Napoli – un anno prima di Genova – e ai fatti che riguardano il comportamento degli agenti impegnati corpo a corpo con le tifoserie da stadio. Quest’ultimo accostamento ci ricorda come siano cambiati i terreni di scontro e come sia mutato anche l’atteggiamento di chi è chiamato al servizio ‘anti-sommossa’.

Torniamo a Genova: otto anni dopo vale la pena ricordare anche cose piccole, ma significative. La catena di comando del macello della Diaz, con falsi ideologici e depistaggi che arrivano fino all’allora Capo della polizia Gianni De Gennaro, ha portato solo a promozioni o incarichi ancor più prestigiosi per i responsabili delle forze di polizia . Le battaglie di quella sinistra che oggi è scomparsa dal Parlamento per avere la piena identificabilità degli agenti, per esempio con un numerino identificativo sul casco, sono rimaste lettera morta. Le fotografie consegnate ai pm di Genova per il riconoscimento delle ‘mele marce’ nelle fila dei tutori dell’ordine erano fototessere sbiadite e in formato talmente piccolo da rendere impossibile qualsiasi tentativo di riconoscibilità. A Milano, un murales dipinto in memoria di Carlo Giuliani, è stato cancellato conme se fosse una semplice tag da rimovere dai muri imbrattati. Lo avevano rifatto, lo hanno ricancellato. La scritta recitava: no justice, no peace.

Nelle manifestazioni dell’Onda della scorsa primavera alcuni studenti spiazzavano gli agenti con manifestazioni improvvisate che paralizzavano il traffico. Paura degli agenti? Nessuna, sono della polizia, alcuni dicevano. Ai tempi di Genova quei ragazzi avevano 12 anni. Certo, dicevano, ce lo ricordiamo. Ma non facciamo nulla di male. Proprio come migliaia di persone picchiate brutalmente allora. L’ex parlamentare Gigi Malabarba ancora oggi che non siede più nel Palazzo non si stanca di raccontare come siano cambiate le regole per entrare in polizia: il riferimento è a una legge del 2004 che favorisce fino al 2020 i militari, spesso quelli che hanno un concetto di ‘ordine pubblico’ legato alle ‘missioni di pace’, rispetto agli aspiranti poliziotti civili che non sono in servizio nei corpi armati. Una norma che prospetta dei riflessi inquietanti, basti pensare ai militari del Tuscania per le strade di Genova nel 2001. Manca una riflessione sulla gestion edella piazza, l’addestramento, in un normale contesto urbano italiano. Lo conferma la decisione, annunciata con vanto dal governo Berlusconi, di affiancare agli agenti per le strade delle città militari in mimetica, o la militarizzazione dei luoghi ’sensibili’ come i siti prescelti per discarioche o termovalizzatori. Torniamo, ancora una volta a Genova: nessuna commissione di inchiesta, una verità processuale falsata, archiviazione per calcinacci devianti, prescrizione incombente, nessun ripensamento sulle reponsabilità all’interno delle forze di polizia. L’ultimo caso, quello dei quattro poliziotti di Ferrara condannati, è più che lampante. Uno di loro, alla lettura della sentenza che lo riteneva resposabile dell’omicidio di un ragazzo, non c’era. Era in missione al G8 dell’Aquila. Mansione: ordine pubblico.

di Angelo Miotto

su Peacereporter del 20/07/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Lug 21

La prevenzione di Sacconi: punire chi si infortuna ?     

L’ideologia totalizzante che fa dell’impresa il fulcro della società ove scompaiono come assorbiti da un "buco nero" diritti individuali e collettivi si manifesta con molti sintomi, con i tratti dell’arroganza che sostituiscono le ragioni della ragione.

Le modalità d’intervento correttivo su d.lgs 81/08 proposte dal ministro Sacconi che tendono a togliere le responsabilità dell’impresa, del datore di lavoro nella gestione della sicurezza sul lavoro trasferendole sui comportanenti dei lavoratori e di qualche preposto stanno già producendo i primi effetti.

L’articolo 10 bis non è ancora divenuto norma e già qualche azienda ne anticipa "l’applicazione" inviando lettere minacciose ai lavoratori infortunati chiedendo loro di di "giustificarsi e/o discolparsi" per essersi con la propria disattenzione procurato un infortunio ( vedi la lettera dell’Azienda pubblicata nel sito della FIOM CGIL ).

La linea di  questa azienda è nella traiettoria della strategia di Confindustria che vuole ridurre le dinamiche e i determinanti dell’incidente alla responsabilità esclusiva del comportamento del lavoratore. Il delirio di onnipotenza  che deriva a qualche dirigente del personale per avere partecipato a qualche corso, malcompreso, di BBS sta producendo iniziative demenziali in diverse realtà aziendali. Se non si interrompe questa linea unilaterale, rozza e incolta, tesa ad utilizzare in modo improprio  una singola disciplina,la Behavior Based Safety, come la panacea per la gestione della sicurezza, i danni per i sistemi di gestione salute e sicurezza saranno rilevanti.Altrochè Enti bilaterali e Comitati paritetici, collaborazione tra i partner sociali,  qui siamo di fronte ad una regressione culturale che ci  proietta direttamente nei contesti produttivi e nelle relazioni industriali dei primi anni del ‘900.

La gestione della salute e della sicurezza è il risultato di un equilibrio complesso ove giocano fattori oggettivi ( le strutture materiali, impianti macchine) e fattori culturali  ( la cultura dell’impresa, la vision e la mission, la qualità e la competenza dei dirigenti e dei quadri), fattori soggettivi e infine comportamentali di tutti dai dirigenti, ai quadri ai preposti.

L’arroganza dell’iniziativa dell’azienda citata dalla Fiom Cgil è gravissima: in quell’azienda, è palese, non vi sarà collaborazione per rilevare "gli incidenti mancati" poichè il clima che traspare è quella del rimprovero e il prevalere della cultura della colpa silenzia la comunicazione-collaborazione per gestire i rischi.

Tra non molto, seguendo questa traiettoria, al lavoratore infortunato verrà richiesto il risarcimento per il danno d’immagine arrecato all’impresa nonchè il pagamento per il malus assicurativo.

Come dire, se vi erano dei dubbi rispetto alla "controriforma" proposta dal ministro Sacconi tramite il libro bianco e le  modifiche sostanziali del d.lgs 81/08, la "letterina" dell’azienda citata contribuisce a dissiparli …

Fonte: www.diario-prevenzione.it

La lettera al lavoratore infortunato
La nuova prevenzione: punire chi si infortuna

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la vignetta è a cura di Tubal. collaboratore di Lavoro e Salute www.controcorrentesatirica.com

 

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Lug 21

Perché dire ancora "no" al nucleare

Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sullo sviluppo, che prevede anche il rilancio del nucleare civile in Italia. In sei mesi dall’entrata in vigore della legge il governo predisporrà la normativa per tornare al nucleare e per la localizzazione degli impianti oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti potranno essere dichiarati «di interesse strategico nazionale» e quindi soggetti anche a controllo militare. Prevista un’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti che verrà rilasciata dal ministro dello Sviluppo economico, di concerto con l’Ambiente e le Infrastrutture «previa intesa con la Conferenza unificata». L’autorizzazione non sostituisce però la Via (valutazione di impatto ambientale) e la Vas (valutazione ambientale strategica).

Questa la notizia. Solitamente è l’argomento relativo ai vantaggi economici che viene addotto dagli apprendisti stregoni del rilancio del nucleare in Italia. Però, ’stranamente’, non si fanno e/o non si comunicano in modo dettagliato ed articolato il costo del chilowattora nucleare. Necessita, quindi, qualche considerazione:

1. Il nucleare ha senso per risolvere il problema della dipendenza dal petrolio? No, visto che questo è usato in larga parte per il settore dei trasporti. Ora, oltre a continuare ad importare petrolio, l’Italia si candida ad importare anche uranio, il cui prezzo cresce molto di più di quello del petrolio.

2. L’uranio. Si stima che, con gli attuali ritmi di consumo delle centrali nucleari già in funzione, le scorte si esauriranno tra i 50 e gli 80 anni. Il lasso di tempo calerebbe in relazione all’aumentare di nuovi reattori nucleari. Altra osservazione, ’sui tempi’, da collegare. Per costruire una nuova centrale servono 8-10 anni. Una entrata in funzione peraltro non di poche centrali nucleari (il nucleare, infatti, acquista un senso solo se assume determinate dimensioni in certi tempi, altrimenti è solo una perdita economica ed energetica) in Italia si avrebbe dopo il 2020. Nel frattempo bisogna mettere nei costi il fatto che, per costruire una centrale, occorre spendere una energia uguale al 50% di quella che la stessa erogherà durante la sua esistenza, senza quindi intervenire minimamente ‘in positivo’ su problematiche come le emissioni di gas serra o per ridurre i costi dell’elettricità. Queste voci, anzi, peggioreranno quando le centrali entreranno in funzione. Il ciclo del combustibile nucleare prevede infatti una importante emissione di CO2.

3. Tra gli altri costi economici c’è il prezzo dell’uranio. Quello "naturale" era di 14 dollari al chilo nel 2001 salito a 220 dollari al chilo nel 2007!!! L’incremento del numero delle centrali ed una riduzione delle riserve di uranio faranno prevedibilmente salire a costi sempre maggiori la richiesta. Poi c’è il costo derivante dall’arricchimento dell’uranio. Un processo che può essere svolto da un’attrezzatura piuttosto complessa e costosa che, per varie motivazioni tecniche e politiche su cui qui non ci si sofferma, è disponibile solo in alcuni imponenti centri negli USA. Quanto costa questa sofisticatissima tecnologia? Non lo sappiamo e soprattutto è incontrollabile la fornitura di materiale arricchito (perché d’uso militare) in periodi di crisi internazionale.

4. Poi ci sono i costi derivanti dalla costruzione di tutti gli accessori alla centrale nucleare: ciclo del combustibile, impianti di stoccaggio, trasporto, smaltimento rifiuti, eccetera. Tenendo conto di essi, supponendo di avviare domani la progettazione di centrali nucleari, queste saranno in grado di fornire energia, nella migliore delle ipotesi, nel 2030. Infine il costo più grande: lo smantellamento ("decommissioning") della centrale dopo il suo tempo d’uso (una trentina d’anni) quando è essa stessa diventata una gigantesca scoria ("avvelenata" dalle varie reazioni nucleari).

5. L’analisi costi-benefici deve poi tener conto che i benefici non sono riconducibili esclusivamente al nucleare in sé, ma a tutto l’indotto-volàno di progresso tecnologico che dovrebbe essere stimolato. Ma qui si dovrebbe aprire tutto un capitolo sulla dipendenza tecnologica e produttiva italiana dagli USA. In tal senso anche le possibilità di alternative energetiche non casualmente dormono da decine di anni, perché non sono remunerative per le multinazionali dell’energia e per gli interessi geopolitici di chi ha ridotto l’Italia allo stato di colonia. La vicenda del nucleare, in tal senso, è un’utile ed ulteriore cartina al tornasole per riscontrare la dipendenza coloniale dagli USA.

A chi intendesse informarsi su altri aspetti non meno rilevanti della questione, segnaliamo :

"Dal petrolio al nucleare: analogia di una dipendenza. Proposte per un’indipendenza energetica nazionale";

"A volte ritornano. Mistificazioni sul nucleare. Intervista ad Angelo Baracca"

entrambi pubblicati sul n. 24 della rivista (cartacea) "Indipendenza". Gli interessati contattino la redazione a : info@rivistaindipendenza.org

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Lug 21

MAFIA E SANITA’

Nei giorni in cui ricordiamo gli EROI NAZIONALI Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti i sevitori dello stato martiri del cancro mafioso NON DIMENTICHIAMO che…………..

Il settore della sanità non è sfuggito alla logica perversa e dirompente della criminalità organizzata. Anzi, per certi versi, costituisce una "postazione privilegiata" da cui poter osservare lo sviluppo del sistema mafioso, la sua espansione dal mondo rurale alla "borghesia mafiosa delle professioni", il suo progressivo insinuarsi e radicarsi nella società, dapprima adeguandosi e poi distorcendo a proprio favore lo sviluppo economico. E’ quanto emerge dallo studio condotto dall’Alto commissario anticorruzione, Gianfranco Tatozzi , sulle infiltrazioni nella Pubblica amministrazione della criminalità organizzata.

Nel dossier emerge che la possibilità di infiltrazione si registra in vari casi: dalla gestione dei fondi per le spese sanitarie, alle assunzioni di affiliati alla mafia all’interno delle strutture sanitarie, alla gestione di appalti di servizi. Un dato importante riguarda la Campania che ha il triste primato di aver avuto la prima Asl sciolta per infiltrazione camorristica, ossia l’Asl Napoli4 di Pomigliano d’Arco. Critica anche la situazione in Calabria, dove la capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta nella collettività e il suo farsi istituzione è particolarmente significativa.

In Sicilia, dopo la fase stragista di Cosa nostra, i vertici mafiosi siciliani hanno seguito il cosiddetto "modello Provenzano", cioè un’azione silente ma supportata da una fitta rete di rapporti.

Un caro saluto da Michele Iannelli

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Lug 21

Noi donne in allarme.

E’ così che il nostro genere deciderà "liberamente"?

Distinguiamo.  Le "mozioni" sono procedure parlamentari che soddisfano la persona o il partito proponente, ma difficilmente contano per realizzarne i presupposti.  Se, poi, vertono su questioni internazionali, difficilmente si attuano. Infine, se in Europa o all’Onu, si ricordano di Buttiglione è perché il candore della sua difesa aprioristica delle posizioni vaticane gli costò il voto contrario dell’Europarlamento sia per la rappresentanza nella Commissione giustizia sia per la vicepresidenza dell’istituzione (non era mai successo e non successe più).

Precisato questo, il discorso sull’aborto va ripreso e aggiornato, anche perché questo governo è disposto a tutto pur di tenersi buona la chiesa cattolica e sui problemi di genere le donne sono di solito sole. Che la Chiesa sia, in linea di principio, contro l’aborto è perfino un’ovvietà.

Anche noi donne saremmo contrarie, se non fosse che siamo noi a trovarci "nei guai"; ma anche il nostro principio si evidenzia nella legge che legittima la pratica abortiva nel contesto della "maternità libera e responsabile". Questo è il punto su cui gli uomini, né laici né religiosi, intendono ragionare. Benedetto XVI ragiona nel modo che Gesù, attribuendolo a scribi e sacerdoti che scaricano i fardelli sulle spalle dei poveri, chiamò ipocrita.

Infatti, in primo luogo fa conto di ignorare che - lo dicono i dati Onu riferiti da Amnesty International - "nei paesi in via di sviluppo ogni anno vengono eseguiti sino a 19 milioni di aborti clandestini che causano la morte di circa 68.000 donne".  In secondo luogo non tiene conto di un ragionamento semplice per eliminare definitivamente gli aborti: escludendo i cattolici, tenuti - sempre in dubbia linea di principio - all’alternativa della castità, almeno ai non praticanti si dovrebbe dire che, quando due decidono di avere un rapporto - coniugale, libero, mercenario - si chiedano se sono disposti alla conseguenza riproduttiva e, se la risposta è "no", decidano se si protegge l’uomo o la donna.

Non a caso ai tempi dell’enciclica Humanae vitae il primate tedesco sostenne, contro Paolo VI, la possibilità della contraccezione. Oggi, però, gran parte di queste considerazioni ha perso valore. Infatti, se non è finito l’aborto, sono definitivamente finiti (forse restano per le cinesi, le straniere di cui non si sa quasi nulla) i ferri da calza e il prezzemolo dei miserabili che eravamo.  Funziona la legge e funzionano i privati, anche obiettori: 500 euro più o meno tutte possono trovarli. Ma dovremmo renderci conto che è cambiato il clima culturale e una riforma della legge potrebbe non incontrare tante contestazioni. Le ragazze non si allarmano se non quando non c’è più rimedio preventivo e i giovani maschi e femmine, anche spregiudicati, restano ignoranti.

In Inghilterra per evitare le gravidanze precoci mettono i preservativi alle medie, come se fosse una cosa educativa. Il problema resta e le pillole del giorno dopo e abortive sono "la soluzione" di fatto, ma escludono i ragionamenti "di genere". Le donne eviteranno di sentirsi in colpa perché "non sapranno", ma la civiltà dei rapporti e la femminile "libertà responsabile" resteranno occultate in una nuova forma di solitaria clandestinità. E’ così che il nostro genere deciderà "liberamente"?

di Giancarla Codrignani

www.womenews.net

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Lug 21

È arrivato il Galileoscope.

Il primo strato della scatola:

Il secondo:

Montaggio della lente dell’obiettivo:

Le lenti per i vari oculari:

Un oculare montato:

Il telescopio montato. Si prega di non fare domande sui pezzi avanzati.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 21

Un numero è minore o uguale di un altro numero se e solo se nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero è maggiore o uguale del secondo numero, e nessun elemento dell’insieme di destra del secondo numero è minore o uguale del primo numero.

“Lo sapevo che era complicato, non si capisce nulla”.

“Proviamo ad applicarlo, forse si capisce meglio”.

“Ok”.

“Vediamo se è vero che 0≤0, come dovrebbe essere se vogliamo che questi nuovi numeri assomiglino a quelli vecchi che già conosciamo”.

“Va bene. Allora, la definizione comincia dicendo che nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero è maggiore o uguale del secondo numero”.

“Bene. Ricordati che 0 è uguale a {∅|∅}, che possiamo anche scrivere come {|}”.

“Allora, dovrei verificare che nessun elemento di ∅ è maggiore o uguale di 0. Giusto, l’insieme vuoto non ha elementi, quindi siamo a posto”.

“Ottimo, vedo che cominci ad apprezzare l’insieme vuoto”.

“Sì, sto cominciando a capire la sua utilità. L’altra parte della definizione dice che nessun elemento dell’insieme di destra del secondo numero è minore o uguale del primo numero”.

“Vero. Quindi, se suddividi 0 nei suoi insiemi componenti, come diventa?”.

“Diventa così: nessun elemento di ∅ è minore o uguale di 0. Perfetto, giusto, non ci sono elementi nell’insieme vuoto, quindi è automaticamente vera”.

“E così abbiamo dimostrato che 0 è minore o uguale di 0, come ci aspettavamo”.

“Già. Si potrebbe anche generalizzare, grazie alla presenza dell’insieme vuoto”.

“Ottimo: come generalizzeresti?”.

“Direi che qualunque siano x e y, si ha che {∅|x} è minore o uguale di {y|∅}”.

“Perfetto: dato che nella definizione di ordinamento ci vengono richieste delle proprietà riguardanti l’insieme di sinistra del primo numero e l’insieme di destra del secondo, se entrambi sono vuoti le proprietà sono automatiche”.

“E tante grazie all’insieme vuoto”.

“Tra l’altro, hai anche ordinato i tre numeri che abbiamo a disposizione”.

“Ah, è vero! {∅|0} è minore o uguale di {0|∅}, secondo quanto abbiamo appena detto. No, un momento: dove metto lo zero?”.

“Allora, andiamo per ordine: è vero che {∅|0} ≤ 0, cioè {∅|0} ≤ {∅|∅}?”.

“Sì, senza dubbio, l’abbiamo dimostrato prima per qualunque numero del tipo {y|∅}”.

“Ed è vero che {∅|∅} ≤ {0|∅}?”.

“Sempre secondo quanto abbiamo detto prima, certo. Allora siamo a posto”.

“Quasi”.

“Cosa manca?”.

“Dovremmo verificare che 0 non è minore o uguale di {∅|0}, per esempio”.

“Ah, non è automatico?”.

“Niente è automatico”.

“Va bene, va bene… Allora, aspetta, 0 ≤ {∅|0} significherebbe che nessun elemento dell’insieme di sinistra di 0 (cioè nessun elemento di ∅) è maggiore o uguale del secondo numero — vero, perché non ci sono elementi da controllare; poi nessun elemento dell’insieme di destra del secondo numero (cioè 0, c’è solo lui) è minore o uguale del primo numero — falso, 0 è minore o uguale di 0, l’abbiamo appena visto!”.

“Ottimo. Quindi?”.

“Quindi non è vero che 0 ≤ {∅|0}”.

“Benissimo. Ti lascio per esercizio verificare che {0|∅} non è minore o uguale di 0”.

“Ok, ci proverò”.

“Noi invece vediamo insieme che {0|∅} non è minore o uguale di {∅|0}”.

“Uh, va bene. Dunque, {0|∅} ≤ {∅|0} significherebbe che nessun elemento dell’insieme di sinistra del primo numero (cioè 0) è maggiore o uguale di {∅|0}: falso, l’abbiamo visto prima. Posso anche fermarmi qua: non è vero che {0|∅} ≤ {∅|0}”.

“Benissimo. Quindi abbiamo un ordinamento stretto tra i tre numeri che abbiamo definito: {∅|0} è minore e non è uguale a 0 che è minore e non uguale a {0|∅}”.

“Uff, non è stato facile”.

“Manca ancora una cosa per completare il quadro”.

“Quale?”.

“I nomi dei numeri. Eccoli qua: {0|∅} lo chiamiamo +1 (o semplicemente 1), mentre {∅|0} lo chiamiamo -1”.

“A-ah! Ma sono proprio quei numeri?”.

“Ecco, per rispondere a questa domanda serve, naturalmente, la definizione di somma”.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 19

di PIETRO SCARNERA

Le vacanze studio non sono più una cosa da ragazzi. Fra summer school e corsi di aggiornamento, l’estate diventa un momento di formazione anche per gli adulti. Con la crisi economica che non demorde, i mesi estivi possono essere sfruttati per l’aggiornamento professionale, o magari per imparare un nuovo mestiere. Le proposte formative non mancano: le summer school degli atenei più prestigiosi del mondo offrono programmi ricchissimi in tutte le materie. E da qualche anno anche le università italiane si sono adeguate. Le lingue, ovviamente, la fanno da padrone, seguite da corsi dedicati all’arricchimento personale e culturale, basti citare la summer school su Shakespeare dell’università di Cambridge. Ma spulciando fra i programmi saltano fuori anche opportunità interessanti per i professionisti.

Per quanto riguarda le lingue, l’offerta formativa si è da qualche anno ampliata anche agli adulti. Il modello e le destinazioni possono essere le stesse delle vacanze-studio per ragazzi, con sistemazione in famiglia, ma si può scegliere anche fra hotel e bed&breakfast. Fra i vari operatori, Cocktail viaggi (www.cocktailviaggi.it) organizza anche soggiorni studio “a casa del professore”. Ci sono anche soggiorni legati a un lavoro (per ammortizzare le spese, ma anche perché il posto di lavoro è un ottimo luogo per imparare la lingua), ma in questo caso la durata è di 8-12 settimane. L’agenzia offre poi pacchetti per tutta la famiglia. Ef (www.ef.com) presenta invece una vasta gamma di corsi per imparare il linguaggio di uno specifico settore professionale: dalla finanza al marketing, dalle risorse umane all’Information technology. L’operatore organizza anche corsi all’estero coordinati con la singola azienda. La stessa gamma di offerte si ritrova nel catalogo di Tsa (www.tsassociation.com), che rilascia ai partecipanti anche il Passaporto europeo della mobilità, utile ad arricchire il proprio curriculum. Oltre alle mete più tradizionali, Viva (www.vivalingue.com) propone anche vacanze studio “balneari”, con un catalogo tutto dedicato a Malta e Gozo: approfittare del mare, insomma, per imparare, rinfrescare o perfezionare una lingua straniera. Ci sono anche offerte per gli over 50 a Malta, Brighton e Bournemouth.

Per chi è già a proprio agio con le lingue straniere, un viaggio all’estero può essere abbinato ai programmi di executive education attivi nei più prestigiosi atenei europei durante tutto l’anno. La Cambridge judge business school (www.jbs.cam.ac.uk/execed), ad esempio, offre corsi di pochi giorni per manager e professionisti. Fra quelli in partenza a settembre/ottobre ci sono “Strategic management”, “Managing brands” e “Best practices in managing people”. Finanza, marketing e risorse umane sono le materie più i voga anche alla London business school (www.london.edu/programmes/executiveeducation.html). Queste scuole però costano, e secondo il Financial Times con la crisi le aziende sono sempre meno disposte a investire sulla formazione e a pagare trasferte. Per questo è importante assicurarsi che il proprio investimento vada a buon fine: un aiuto arriva proprio dal giornale inglese, che pubblica una classifica (all’indirizzo http://rankings.ft.com/businessschoolrankings/rankings) delle migliori scuole per executive.

Ci sono poi le summer school dei migliori atenei del mondo. Da Harvard a Cambridge si può scegliere fra centinaia di corsi in tutte le materie. Utili ad arricchire il curriculum e per una prima infarinatura su argomenti specifici, questi corsi sono simili a workshop e puntano soprattutto sull’arricchimento culturale. Non mancano però proposte più “professionalizzanti”. Ad esempio i corsi di giornalismo della summer school di Harvard possono servire a capire dove sta andando il mondo dei media in una fase di grande cambiamento (un corso è dedicato agli “ethnic media”, a quanto pare in piena espansione a Boston). Gli oltre 300 corsi offerti dal campus Usa sono descritti sul sito www.summer.harvard.edu. La summer school di Cambridge, invece, punta principalmente su materie umanistiche: letteratura, storia, storia dell’arte, studi medievali e srudi su Shakespeare. E’ possibile anche costruire un programma di studi personalizzato (www.cont-ed.cam.ac.uk/intsummer/programmes).

 

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale

Lug 19

Animali (e umani) soffocati dal cemento

Venti ettari di Pianura Padana in meno ogni giorno: il terreno viene "mangiato" a poco a poco ma inesorabilmente dalle costruzioni. La denuncia è di Legambiente. La superficie a cemento per ogni cittadino è di 581 ettari in Friuli e Venezia Giulia, 456 in Emilia Romagna, 310 in Lombardia, e 296 in Piemonte. La Lombardia ha il record dell’estensione dell’area urbanizzata, 288 mila ettari di terreno, pari al 14% del terreno totale e al 55% di quello pianeggiante. Negli ultimi 15 anni, lo si apprende facendo un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un’area più grande del Lazio e dell’Abruzzo messi insieme. Circa 2 milioni di ettari erano superfici agrarie. Dal 1950 ad oggi abbiamo perso il 40% dei territori liberi nel nostro Paese e l’Italia è al primo posto in Europa per la produzione e il consumo di cemento armato, 46 milioni di tonnellate l’anno.

Le cifre parlano da sole eppure non bastano. Basti pensare alle molte reazioni positive che si sono registrate nel "bel Paese" all’annuncio del nuovo "piano casa" del governo Berlusconi, che prevede la possibilità di ampliare del 20% gli edifici esistenti. Le proteste del mondo ambientalista sono subito state rimpiazzate delle "normative" che ogni regione ha varato per poter superare i limiti e le costrizioni imposte dai piani urbanistici. In modo assolutamente bipartisan, e con la parola d’ordine della semplificazione, le varie assemblee regionali hanno accolto la nuova opportunità di cementificare ed occupare territorio. Tutto questo si tradurrà in un’ulteriore antropizzazione dei territori. E gli animali?

Già, gli animali selvatici, quelli che sono sfuggiti fin qui alla caccia legale e illegale, alle automobili, ai veleni di diserbanti e pesticidi, all’annientamento delle nicchie ecologiche distrutte dalle grandi estensioni della coltivazione meccanizzata, ai cambiamenti climatici prodotti dall’attività umana? Dove stanno andando a cercare rifugio, a riprodursi, a vivere? Va considerato che, oltre a distruggere il paesaggio e ad incidere sulla produzione di Co2, le nuove colate di cemento vanno a sottrarre spazio agli altri abitanti della Terra, quelli che non hanno possibilità di far valere le proprie ragioni. Le cosiddette nicchie ecologiche si riducono sempre più, costringendo gli animali in spazi sovraffollati nei quali li uccide lo stress e la mancanza di cibo. La sovrappopolazione porta con sé la consueta pretesa di abbattimenti selettivi da parte delle associazioni venatorie e la richiesta di risarcimenti da parte degli agricoltori danneggiati nelle coltivazioni. La domanda sorge spontanea: dove dovrebbero andare questi animali a cui togliamo ogni anno qualche migliaio di ettari di territorio? Non per nulla, lupi, cervi, caprioli, ma anche donnole, tassi, lepri, ghiri, scoiattoli e addirittura ricci sono ormai animali a rischio di estinzione. Naturalmente quelli di "interesse venatorio" verranno rimpiazzati attraverso i ripopolamenti per mano umana, che ripropongono all’infinito il problema del sovrannumero. Gli altri invece scompariranno lasciando forse il posto a sontuosi ampliamenti, magnifiche verande, spaziosi terrazzi, dai quali potremo affacciarci per vedere nuovi balconi, nuove terrazze e nuove verande.

Enrico Moriconi

Liberazione

16/07/2009

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Lug 19

Usa? Finto green

A L’Aquila è da poco terminato il G8 e i commenti, come spesso accade, divergono in merito all’importanza dei temi affrontati e degli obiettivi raggiunti. Affaritaliani.t ha chiesto a Vittorio Agnoletto, medico milanese ed europarlamentare uscente per Prc/Sinistra europea, di fare un bilancio del vertice. A partire dall’utilità o meno di tali eventi.

"Ci troviamo ormai di fronte a una fiera della vanità", risponde Agnoletto, che aggiunge: "Si è fatto solo un turismo in mezzo al terremoto e nient’altro". A fronte di tante promesse non si è ottenuto in concreto nulla secondo l’eurodeputato. "La cosa più vergognosa dal mio punto di vista riguarda le promesse fatte all’Africa, quando nulla è stato rispettato degli impegni precedenti. Al termine dell’incontro Fao del 2008 si decise di stanziare aiuti per 15 miliardi di dollari, ma ad oggi sono stati stanziati effettivamente meno di un quinto di tali fondi".

Nello stesso periodo, tuttavia, Usa e Ue "hanno stanziato 96 miliardi a favore di multinazionali operanti nel settore dell’agricoltura". Un sistema reso ancora più perverso dall’intreccio tra sussidi all’agricoltura ed EPA (gli Economic Partnership Agreements siglati tra la Ue e i paesi dell’Africa, Caraibi e Pacifico): "a causa dei prezzi troppo bassi dei prodotti agricoli europei, figli di tali politiche, l’agricoltura africana è stata messa in ginocchio" spiega Agnoletto, aggiungendo: "Inutile poi fingersi sorpresi che molti terreni in Africa siano stati acquistati dalle grandi multinazionali". In più i "grandi" del mondo continuano a soffrire di un particolare strabismo: ribadiscono il loro "no" al protezionismo, praticato quasi esclusivamente dai paesi meno sviluppati nel tentativo di difendere le proprie produzioni, mentre non dicono nulla contro i sussidi, di cui beneficiano le aziende dei paesi ricchi.

Se poi si guarda alle promesse fatte e a quanto mantenuto, l’Italia, ricorda Agnoletto, "destina alla cooperazione lo 0,13% del Pil, contro lo 0,7% indicato come obiettivo entro 2015. E se nel 2005 in Scozia si era stabilito di versare contributi pari a 25 miliardi di dollari l’anno, finora il totale stanziato non supera i 7 miliardi, con l’Italia che ha effettivamente stanziato appena il 3% di quanto promesso all’epoca".

Il discorso non cambia molto se si passa dalla cooperazione in campo agricolo-alimentare alla lotta contro l’Aids. "In questo caso l’Italia deve ancora stanziare i 130 milioni previsti per 2009 come contributo al fondo per la lotta contro Aids, malaria e tbc". Insomma, al di là delle fanfare "il Sud del mondo viene preso in giro".

Come fare allora a rendere vincolanti le promesse solenni assunte dai grandi in questi vertici internazionali? Agnoletto propone un sistema di enforcement: "Occorre un sistema che in caso di mancati versamento degli aiuti promessi faccia scattare compensazioni proporzionali". In sostanza la differenza tra quanto promesso e quanto effettivamente versato dovrebbe essere compensata da una cancellazione automatica proporzionale dei crediti che ciascun paese ricco vanta nei confronti di una lista di paesi poveri.

Un’ultima battuta Agnoletto la riserva al capitolo clima: "Parlare di obiettivi al 2050 è semplicemente vergognoso" visti i cambiamenti di governi, legislazioni, modelli culturali ed economici di riferimento che saranno possibili da qui ad allora. Il governo italiano, per l’eurodeputato, ha poi una posizione bifronte: "Qualche mese fa il governo ha mandato i suoi ministri a Bruxelles per cercare di bloccare la Direttiva 20-20-20, mentre ora fa ripartire il nucleare". Non cambia dunque, al di là dei proclami, il modello energivoro che ha già mostrato tutti i suoi limiti con la crisi attuale, "il G8 non modifica nulla in questo senso, non ha indicato alcuna direzione o strategie diverse rispetto a quelle del recente passato".

Parlando di protagonisti del vertice, qual è l’impressione di Agnoletto riguardo il presidente statunitense Barack Obama, che alcuni ritengono un leader di rottura e altri il "volto buono" delle lobby economiche e finanziarie statunitensi? "

"Obama non è un dio", risponde l’eurodeputato, "si possono condividere alcune scelte e non altre. A noi sta bene la sua politica di distensione in Iran, non altrettanto quella in Afganistan o Iraq, anche se da qualche segnale sembra che Obama stia cercando di invertire scelta anche in quest’ultimo caso rispetto al suo predecessore". Per Agnoletto sono "interessanti le modifiche intervenute nelle politiche sociali interne agli Usa, ma non si sono visti segnali sufficienti per quanto riguarda la politica estera, si veda anche quanto accade in vicende come quelle della base di Vicenza, che è legata alla politica verso l’Africa".

Se su Obama il giudizio è almeno su alcuni temi positivi, le è parso che dal G8 de L’Aquila siano usciti alcuni risultati di un qualche interesse o altrimenti cosa avrebbe voluto potesse emergere a fine meeting?

"No, questi vertici vanno semplicemente cancellati, non possono produrre nulla di buono. Da un lato sono un residuo del passato, dall’altro il problema è l’ambito in cui si discutono politiche economiche e finanziarie".

Ampliare la discussione dal G8 al G20 potrebbe forse cambiare qualcosa?

"Anche ampliando il "club" si otterrebbe probabilmente una rappresentazione più realistica, ma non si risolverebbe il problema di una reale democrazia per quanto attiene alle scelte dell’umanità". Meglio piuttosto puntare su organismi come l’Onu, che seppure non perfetti paiono "in grado di garantire una maggiore partecipazione e il coinvolgimento di vari settori della società mondiale". Vertici come il G8 "sono solo l’altra faccia di quella che io chiamo la triade del male: WTO, Banca mondiale e Fmi. Sono queste le strutture da cambiare se si vogliono ottenere reali cambiamenti".

Affaritaliani.it, intervista di Luca Spoldi

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Vittorio Agnoletto a Omnibus, La7

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Lug 19

Per la vita, ma contro le donne

L’Armata Bianca esulterà. Uno degli obiettivi di questo potente movimento ecclesiale, fondato nel 1973 dal cappuccino Padre Andrea D’Ascanio, braccio destro di Padre Pio, è da sempre la lotta contro quello che nel sito del movimento dal nome così pacifico, alla voce "vita", è definito come «il più grande distruttore di pace nel mondo: l’aborto».

Non la guerra, non la violenza contro le donne e l’infanzia, non la fame e l’ingiustizia sociale: l’interruzione di gravidanza è il nemico da combattere, nemico che le donne conoscono purtroppo come ultima ratio al fallimento della contraccezione, e che comunque passa sempre dal loro corpo in modo più o meno invasivo e doloroso, a seconda del livello di civiltà delle comunità dove esse si trovano. L’esultanza deve essere molta, dopo l’approvazione alla Camera della mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell’aborto come mezzo per limitare le nascite.

Il testo, impregnato di retorica pro life, impegna il governo italiano a sostenere una risoluzione delle Nazioni Unite «che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire». Stesso procedimento, con solerzia impressionante, è già stato avviato dall’Udc al Parlamento europeo.

Esplicito nell’intento Buttiglione, che ha dichiarato: «Siamo tutti d’accordo che l’aborto è comunque un male, ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta. E’ ora di contrastare tutti insieme chi nel mondo è sia contro la vita sia contro la scelta».

Almeno, se c’erano dei dubbi, ora sono fugati. La scelta di interrompere una gravidanza, ovvero il principio di autodeterminazione femminile in tema di riproduzione, che in Italia non obbliga affatto le donne all’aborto, ma lo consente nelle strutture pubbliche in sicurezza per la salute quando la contraccezione ha fallito e non ci siano le condizioni per mettere al mondo, è chiaramente aggredito e messo in contraddizione con il diritto alla vita del feto.

Tutto l’articolo su Liberazione di oggi

Monica Lanfranco

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LETTERA

«Cara Liberazione, a proposito delle minacce alla legge sull’aborto, vorrei raccontare una mia esperienza terribile la cui conoscenza possa essere utile alle nuove generazioni. Anno 1970; io e il mio convivente avevamo deciso di avere un figlio, non eravamo sposati. Ebbi un aborto spontaneo e fui ricoverata in clinica per un raschiamento, tutto alla luce del sole. Dopo un po’ fui invitata in questura dove mi dissero che ero sospettata di procurato aborto. Dopo aver tentato confusamente di "giustificarmi", la poliziotta mi comunicò che la richiesta di accertamenti proveniva dal medico provinciale. Venni a sapere che il medico provinciale mandava tutte le nubili che avevano abortito in questura d’ufficio. Mi dissero che era una tradizione. Non mi dilungo, ma mi è ritornata alla mente quell’esperienza atroce, perché temo che possano ritornare quei giorni».

Gabriella Macucci

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Lug 19

Germania, la crisi fa aumentare l’uso di droga fra i lavoratori  

La denuncia del maggior sindacato tedesco, la DGB

La confederazione tedesca dei sindacati, DGB, ha lanciato un allarme contro il pericoloso aumento dell’uso di droghe fra i lavoratori per la paura della perdita del posto di lavoro come effetto della crisi economica e finanziaria internazionale

Sono sempre più i lavoratori che usano sostanze tossiche per aumentare il loro rendimento «per far fronte allo stress crescente, ciò che ha conseguenze fatali per la salute»,afferma Annelie Buntenbach, dell’esecutivo della DGB in una dichiarazione pubblicata oggi dal quotidiano “Ruhr Nachrichten”.

La leader sindacale rivela che l’uso di droga nel posto di lavoro e la decisione di molti lavoratori di nascondere o simulare malattie per non essere licenziati, possono avere conseguenze molto negative per le imprese e per il sistema di sicurezza sociale. «La risposta alla crisi non può essere più lavoro e maggiore produttività» afferma la dirigente sindacale che aggiunge «la paura della perdita del lavoro spinge molti lavoratori ammalati a stare sul posto di lavoro».

Le strutture sanitarie riconoscono che la paura di perdere il posto ha fatto scendere in picchiata i servizi sociali per licenziamenti causati da malattia. Fino a pochi anni fa questi servizi si attestavano sul 5,07%,oggi stanno al 3,24% con una tendenza a ridursi ulteriormente.

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Lug 19

Ricerca dell’Eurobarometro sul fumo in Europa

Nonostante le varie campagne pubblicitarie contro il fumo, i vari divieti e le “minacce” di morte stampate sui pacchetti, la sigaretta rimane la “migliore amica” di un terzo dei cittadini europei. Il fumo è la principale causa di morti evitabili in Europa: è stimato che il 25 % delle morti per cancro possono essere attribuite al fumo.

Nonostante le varie campagne pubblicitarie contro il fumo, i vari divieti e le “minacce” di morte stampate sui pacchetti, la sigaretta rimane la “migliore amica” di un terzo dei cittadini europei.

Lo stabilisce uno studio condotto dalla Gallup Organisation su richiesta del Consiglio generale per la salute e i consumatori dell’Unione Europea.

Il fumo è la principale causa di morti evitabili in Europa: è stimato che il 25 % delle morti per cancro possono essere attribuite al fumo.

Per tenere a freno questa epidemia, l’Unione Europea ha attivato una politica di controllo e di gestione sul fumo caratterizzata da varie misure legislative: quali direttive del Parlamento europeo sul controllo dei produttori di tabacco, sulla pubblicità, sulle segnalazioni e prevenzione, e un programma sulla salute pubblica..

In dettaglio il sondaggio esamina:

· le abitudini di fumo e il consumo

· l’esposizione al fumo in casa o sul posto di lavoro

· l’atteggiamento verso i divieti di fumo nei locali pubblici

· la reazione ai danni alla salute

· la produzione di tabacco on line

· l’acquisto delle sigarette in altri paesi dell’UE

· la quantità di contatti con i potenziali contrabbandieri di sigarette.

La ricerca sul campo dell’Eurobarometro si è conclusa tra il 13 e il 17 dicembre 2008 intervistando 26.500 cittadini dai 15 anni in su provenienti da 27 stati membri dell’Unione Europea e dalla Norvegia.

Le interviste sono state svolte principalmente tramite telefono sostituendo il questionario scritto, metodo utilizzato nelle ricerche precedenti.

Il 26% dei cittadini europei fuma giornalmente, mentre il 5% occasionalmente. Solo la metà afferma di non aver mai fumato e il 22% di fumare poco.

È la Grecia ad avere il primato: 42% di fumatori, seguita dalla Bulgaria, Lituania, Repubblica Ceca e Slovacchia. La proporzione dell’uso di fumo fra gli intervistati varia dal 42 al 23%.

Circa il 40% dei non fumatori, nonostante le leggi che vietano di fumare in luoghi pubblici, viene continuamente esposto al fumo passivo nei posti di lavoro e a casa.  Il 70% considera la legge sul divieto di fumo un divieto flessibile,  non un dovere da rispettare.

La pensano così i cittadini greci, bulgari e lituani; non sono d’accordo invece in Svezia, Francia e Inghilterra, dove i divieti sono rigorosamente rispettati.

Più di un terzo dei fumatori europei espone altri al fumo a casa. Di seguito è riportata una tabella che individua la correlazione tra l’esposizione al fumo a lavoro e a casa.

La metà dei fumatori è favorevole al divieto di fumo nei luoghi pubblici come bar, rispetto ai 7 su 10 dei non fumatori.

Gli avvertimenti dei rischi sulla salute provocati dal fumo stampati sui pacchetti di sigarette, non intimoriscono la maggior parte dei fumatori, i quali pensano sia solo un modo per persuaderli a fumare meno. Solo tre cittadini su dieci pensano che servano a spiegare i danni causati dal fumo.

I giovani intervistati, sembrano essere poco preoccupati di leggere i rischi sulla salute stampati sui pacchetti di sigarette.

Guardando le scritte sui pacchetti più del 50% crede che aggiungere delle immagini colorate al testo rinforzi l’idea del rischio. Questa percentuale è più alta in Romania, e nel Regno Unito dove dal 2008 sono state introdotte queste immagini. Sebbene anche il Belgio usi illustrazioni sui pacchetti, i cittadini sono molto scettici sulla effettiva efficacia.

Per quanto riguarda l’acquisto delle sigarette on line, solo l’1% dichiara di non averle mai acquistate contro il 3% dei compratori.

Sono pochi ormai coloro che si recano in altri paesi per l’acquisto di sigarette a basso costo anche perché oggi non è più conveniente come un paio d’anni fa; alcuni intervistati Italiani, Francesi e Inglesi affermano di averlo fatto.

Nonostante ci siano delle leggi nazionali che impediscono il contrabbando di sigarette è in Lituania il numero più alto di contatti con i contrabbandieri mentre più basso in Belgio.

Testo a cura di Mariantonietta Rasulo

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Lug 19

CON I RIGASSIFICATORI AUMENTERANNO LE BOLLETTE DEL METANO

La quantità spropositata di rigassificatori previsti in Italia far aumentare il costo della bolletta del metano.

Il meccanismo semplice: se saranno realizzati un numero giusto di rigassificatori rispetto a quanto il fabbisogno previsto il costo del metano forse oscillerà solo in base al costo della materia prima.

Se al contrario si realizzeranno più rigassificatori di quelli che servono, il costo di mantenimento dei rigassificatori inattivi sarà prelevato dalle bollette degli utenti.

La tagliola l’ha caricata l’AUTORITA’ PER L’ENERGIA con la Delibera 178/05 la quale assicura anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto la copertura di una quota pari all80 % della potenza nominale da rigassificare.

Significa dire che anche se non avrà metano da gassificare il gestore incasserà lo stesso!

Ma cerchiamo di capire un paio di cose!

Quanto metano occorrerà e come se lo procurerà l’Italia?

Prendendo per buone le uniche previsioni ufficiali disponibili, quelle fornite dalla cabina di regia istituita dal Governo Prodi nell’agosto 2006, nel 2015 l’Italia avrà bisogno di 108 miliardi di metri cubi di gas ma, sempre attenendoci alle cifre ufficiali relative ai gasdotti da potenziare e da realizzare, alla stessa data arriveranno in Italia dai 124 ai 130 miliardi metri cubi di metano.

Dal 14 al 20% in più del fabbisogno.

http://www.comitati-cittadini.org/wp-content/uploads/2009/07/potenziamenti-gasdotti.doc

Nonostante questo, la cabina di regia in particolare l’ex Ministro Bersani ritenne essenziali 4 o 5 rigassificatori che, ci venne ripetuto fino alla nausea, permetteranno all’Italia di evitare la dipendenza energetica da paesi ritenuti poco affidabili, come la Russia e l’Algeria.

MA OGGI IN ITALIA SONO PREVISTI 17 RIGASSIFICATORI, contro i 6 previsti in tutta Europa ed i 6 previsti negli Stati Uniti!

Qualcuno dirà: vorrà dire che rigassificheremo metano per il resto d’Europa!

1) Crediamo veramente che gli altri paesi siano talmente allocchi da non costruirne a sufficienza per poi pagarne il trasporto all’Italia?

2) Ma il punto un altro: nel mondo la capacità di liquefazione molto inferiore a quella di rigassificazione. Esistono infatti solo 17 impianti di liquefazione del metano funzionanti! Ed per questo che i 51 rigassificatori attualmente esistenti nel mondo, lavorano dal 30 al 60% della propria potenzialità. Non c metano liquefatto per tutti!

Dunque che cosa succederà?

Il rischio dell’investimento sui rigassificatori è elevato poichè, comunque, si faranno o si potenzieranno i gasdotti e perchè non c’è un numero di impianti di liquefazione sufficiente a rifornire tutti!

Per questo lo Stato italiano proprio con la Delibera dell’Autorità per l’Energia – è intervenuto incentivando la costruzione di questi impianti, ciòè garantendo la copertura di gran parte dei costi e dei rischi economici dei rigassificatori.

Se le società che gestiscono i terminali non riescono a procurarsi il GNL, interviene lo Stato italiano che le rimborsa con i soldi prelevati dalle bollette dei cittadini.

Ma non è finita.

Al servizio di rigassificazione si applicano le tariffe differenziate fissate dall’Autorità dell’energia a seconda dei costi dell’impianto.

Infatti il gas dei nuovi rigassificatori, per l’ammortamento del costo dell’impianto, sarebbe fuori mercato.

Ma grazie alla citata delibera dell’Autorità per l’Energia, lo Stato si accollerà, per meglio dire scaricherà ancora sui cittadini, attraverso le bollette, le differenze di costo. E evidente che la costruzione dei rigassificatori non porterà giovamento sul versante dei prezzi mentre porterà un aggravio dei costi sulle bollette dei consumatori.

Anche con queste motivazioni i Comitati Villanova, Fiumesino e la ONLUS l’Ondaverde hanno presentato le proprie OSSERVAZIONI al Ministero dell’Ambiente sul progetto di rigassificatore di API Nva Energia.

http://www.comitati-cittadini.org/wp-content/uploads/2009/07/osservazioni-definitive.pdf

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Lug 19

L’ Agenzia delle Entrate  sta diffondendo le istruzioni, on line ed in cartaceo, per l’utilizzo ed i vantaggi della registrazione dei contratti di locazione  via web.

La procedura " Locazioni web" integra il servizio di registrazione telematica dei contratti, già attiva da 8 anni, consentendo di portare a termine tutti gli adempimenti senza necessità di scaricare o installare alcun software.

Il proprietario ed il conduttore di un immobile, sono tenuti, entro 30 giorni, a registrare il contratto di locazione e quindi pagare la relativa imposta sul canone pattuito (imposta non inferiore ad Euro 67,00).
Per i contratti di durata pluriennale, il pagamento può essere effettuato di anno in anno oppure in un’ unica  soluzione.

Resta comunque valido il "tradizionale"  recarsi di persona in un ufficio delle Entrate. Solo per chi possiede 100 immobili è obbligatoria la registrazione web.

                    Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

fonte: http://blog.libero.it/Contabilizzando » Vai al post originale

Lug 19

Il rapporto tra droghe psichedeliche e ricerca del sacro non è cosa nuova, ma mai in campo narrativo si era giunti a parlare in questo modo di sostanze come l’ecstasy e l’LSD, nel caso in questione per giunta legate a un contesto come la discoteca, che appare (almeno per il senso comune) indissolubilmente legato al [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 19

Il rapporto tra droghe psichedeliche e ricerca del sacro non è cosa nuova, ma mai in campo narrativo si era giunti a parlare in questo modo di sostanze come l’ecstasy e l’LSD, nel caso in questione per giunta legate a un contesto come la discoteca, che appare (almeno per il senso comune) indissolubilmente legato al [...]

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Lug 19

Le fibre ottiche sono dei filamenti di materiale vetroso, adatti a trasmettere e condurre luce e campi elettromagnetici. Normalmente vengono utilizzate nel campo delle telecomunicazioni per garantire alta velocità, potenza e stabilità del segnale ed affidabilità assoluta. Ad esempio, come sappiamo, le connessioni Internet più veloci sono quelle che viaggiano su cavi in fibra ottica, [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 19

 Prestiti online  tassi migliori. Si tratta di vere e proprie finanziarie e banche online che potendo contare su margini di costi organizzativi esigui rispetto alle tradizionali banche o finanziarie (niente filiali, esiguo personale dipendente, mancanza delle tradizionali sede, filiali, agenzie) sono in grado di applicare interessi migliori.
 
Per accedere ai nuovi canali di credito e [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 19

FRCPROGETTI e’ uno studio di progettazione dinamico che si affaccia nel mondo dell’edilizia garantendo la massima professionalita’. La collaborazione di giovani e motivati professionisti copre con la loro attivita’ i seguenti campi: progettazione di interni, consolidamento strutturale, calcolo strutturale, progettazione di impianti per il gas, consulenze tecniche, catasto urbano e [...]

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Lug 19

• La recessione ha contribuito ad un aumento in furti organizzati nei negozi e all’aumento di violenza e di intimidazione nei confronti dei lavoratori.
• In alcuni paesi, le cifre della polizia mostrano che i furti nei negozi sono aumentati con punte fino al 22% in UK.
Milano, 17 Luglio 2009 – La recessione globale ha [...]

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Lug 19

È online il nuovo sito creato da Taoeweb e VP Graphic.
Roma 17 Luglio. Dopo un anno dalla sua prima pubblicazione, durante il quale è stato oggetto di interventi che ne hanno garantito la visibilità e l’aggiornamento, il sito di RBC Autonoleggio a Roma ha una nuova release, progettata dall’agenzia di comunicazione e studio graficoVP [...]

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Lug 19

RBC Autonoleggio in prima pagina su Google grazie al SEO.
Roma,16 Luglio 2009. Dopo un anno dalla sua prima sottoscrizione, RBC Autonoleggio Roma ha rinnovato per i prossimi 24 mesi il contratto di collaborazione con TAOEWEB, agenzia di internet marketing specializzata in promozione online e posizionamento sui motori di ricerca, e con VP GRAPHIC DESIGN, agenzia [...]

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Lug 19

Ultimamente, causa più probabile queste ondate di calore, sempre più signore ci vengono a far visita affascinate dai contenuti delle nostre brochure e dalle foto dei “Prima e Dopo” che vengono pubblicate sul sito, con l’intenzione di farsi un “ritocchino”.
Apro una parentesi, per motivi tecnici si è abbreviata quella fase di preambolo ed introduttiva, consistente [...]

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Lug 19

Mediante un accurato sondaggio eseguito dall’Osservatorio nazionale di AgrieTour si è potuto constatare il fatto che il Salento ed il Gargano per il corrente anno 2009 hanno registrato il maggior numero di presenze nei vari agriturismi pugliesi con un cospicuo aumento del cinque per cento in più rispetto all’anno 2008 di prenotazioni nelle imprese agrituristiche.
La [...]

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Lug 17

giorno-post-tema

16 2464 Per Operatori della Sanità e per tutti: come difendersi dal calore

16-2463 Morti sul lavoro: la Rete Sicurezza sul Lavoro davanti al ministero

15-2462 Burocrazia e privatizzazione moltiplicano la malasanità diffusa

15-2461 Inceneritori in Sicilia, lati oscuri e danni di un subappalto record

15-2460 In Puglia si muore di tumore, l’Enel allieta con uno spettacolo

14-2459 Sciopero dei blogger contro il bavaglio del governo

13-2458 Torino snobba il Grande Fratello. Fine per la cultura siliconata?

13-2457 Ma le avete viste sui giornali le facce di bronzo degli 8 all’Aquila?

13-2456 Ci sarà giustizia per Antonino Mingolla, operaio morto all’Ilva?

12-2455 Stragi lavoro: Roma 14 luglio ore 10 presidio al  ministero del lavoro

12-2454 Vertenza "emissioni e bonifiche" per la salute dei cittadini di Brindisi

12- 2453 Acerra: l’inceneritore di Pulcinella, 10 anni di battaglie legali e lotte

11-2452 Migranti badanti in una Regione leghista, cultura dell’ipocrisia

11-2451 Cos’è accaduto a questo paese? Raccontare le responsabilità

11-2450 Arresti preventivi, come nel ventennio silenzio di istituzioni e politica

10-2449 Australia, bottiglie plastica al bando. In Italia solo una rivoluzione…

10-2448 Cassazione: a tutela dei lavoratori dall’esposizione all’amianto

10-2447 Morti sul lavoro. Cassazione: datore lavoro è sempre responsabile

9-2446 Domani 10 luglio in marcia verso l’ Aquila contro il g8

9-2445 Il marketing tratta la salute come una merce di consumo

9-2444 Scelte di solidarietà per la salute dei volontari di Medici senza Frontiere

9-2443 Approvazione del decreto “sicurezza”. Lettera di un’immigrata all’Italia

8-2442 Tossicodipendenti trattati come bestie ma chi sono le vere bestie feroci?

8-2441 Malcostume e sanatorie: per case ed evasione fiscale, non per gli umani

8-2440 Sanità privata, fabbrica di tangenti e senza contratto

7-2439 Effetto Giovanardi. In Italia 70.000 tossicodipendenti in più in un anno

7-2438 Lettera aperta della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni

7-2437 Sanità e malaffare: Puglia chiama italia. Come si esce dai pantani?

6-2436 Sane politiche di salute: le donne e i servizi per la salute in Piemonte

6-2435 Razzismo a Torino, la via crucis dei rifugiati della "Casa bianca"

6-2434 Italia che non c’è più. C’era una volta “la società civile”

5-2433 Riflessioni su sanità e malaffare: Puglia chiama Italia

5-2432 Lettera aperta: è tempo di parlare. Appello di “Gruppo Valore Laicità”

4-2431 Dal Piemonte un aiuto concreto a tutte le donne vittime di tratta

4-2430 Fatti e misfatti di questa italietta tragicomica e puzzolente di razzismo

4-2429 Messaggio dell’Associazione "Terra!"; le pubblicità illegali delle auto

3-2428 Assistenza legale al G8: un servizio per difendere i diritti fondamentali

3-2427 Ricercatrici contro ministero che esclude le staminali embrionali

3-2426 Appello: Maschilismo di Stato, morte della democrazia

3-2425 Aggredito per razzismo. La sua colpa? Essere senegalese a Milano

2-2424 Analisi del Pacchetto sicurezza, orrore per orrore di questo governo

2-2423 Razzismo e intolleranza. La verità al cinema. A Roma dal 1 al 3 luglio

2-2422 Popolazione mondiale senza vaccini e antivirali. Nonostante ci siano!

1-2421 Provocazione ignobile e funesta: "Lettera aperta di "precari" a Riina

1-2420 APPELLO per Serena

1-2419 Ieri, Una giornata in perfetta media statistica: tre morti sul lavoro

1-2418 Appello: alla vigilia del G8, tutte/i a Vicenza

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Lug 17

Come difendersi dalle ondate di calore

Le ondate di calore sono una minaccia per la salute in estate: le persone più a rischio sono gli anziani, i bambini, i pazienti cronici, chi usa certi farmaci, fa lavori all’aperto o vive in condizioni socioeconomiche svantaggiate. Ma gli effetti avversi e la mortalità causati dall’eccessiva calura sono largamente prevenibili, come illustrato nelle linee guida (pdf 628 kb) dell’Oms Europa per l’elaborazione di piani d’azione contro il caldo. Il documento, frutto del progetto Euroheat cofinanziato dall’Oms e dalla Commissione europea, spiega come mettere in pratica una buona prevenzione. È necessario attuare una serie di interventi a più livelli, da efficaci sistemi di previsione meteorologica a tempestivi bollettini di allerta sanitaria, dal miglioramento delle condizioni abitative e urbanistiche a una pronta assistenza sanitaria.  vedi fonte epicentro.iss.it
 
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Info e documentazione per tutti

AUSL DI FORLI - DIPARTIMENTO PREVENZIONE 
ONDATE DI CALORE ED ATTIVITA’ LAVORATIVE IN ESTERNO

IL DOCUMENTO (  4 PAGINE . PDF )

Vedi inoltre questo Dossier Arpa Emilia Romagna :

COME LIMITARE IL DISAGIO

  • Bere molta acqua (almeno 2 litri al giorno) a temperatura non eccessivamente bassa. La temperatura ideale di una bibita, quella che permette un veloce assorbimento e un giusto raffreddamento, è intorno ai 10 gradi. In particolare gli anziani devono prestare particolare attenzione in quanto lo stimolo della sete spesso diminuisce con l´età avanzata.
  • Evitare di bere alcolici, caffè, bevande gassate o zuccherate. L´assunzione di bevande alcoliche deprime i centri nervosi e stimola la diuresi, condizioni entrambe sfavorevoli alla dispersione di calore.
  • Mangiare molta frutta e verdure; fare pasti leggeri, preferendo pasta e carboidrati a carne e formaggi fermentati. Evitare di consumare cibi troppo caldi.
  • Evitare di uscire tra le 12 e le 17. Queste non solo sono le ore più calde della giornata ma sono anche quelle caratterizzate dai livelli più elevati di ozono.
  • Vestirsi con abiti leggeri, di colore chiaro, non aderenti, di cotone, lino o comunque fibre naturali. Assicurarsi che i familiari malati o costretti a letto o anziani non siano troppo vestiti.
  • Usare tende o chiudere le imposte nelle ore più calde; limitare l´uso del forno e dei fornelli, che possono contribuire ad aumentare la temperatura in casa.
  • Evitare il flusso diretto di ventilatori o condizionatori e le correnti d´aria.
  • Non lasciare mai nessuno, neanche per brevi periodi, in macchine parcheggiate al sole.
  • Fare bagni o docce con acqua tiepida.
  • Consultare il proprio medico prima di assumere integratori di sali minerali, se si assumono farmaci in maniera regolare.
  • Se la casa è rinfrescata con i climatizzatori, è importante pulirne i filtri periodicamente (sono un ricettacolo di polveri e batteri) e regolare la temperatura a 25-27 ºC, e comunque non troppo più bassa rispetto a quella esterna, in modo da evitare bruschi sbalzi di temperatura, spesso causa di malesseri.
  • Ridurre il più possibile l´utilizzo del pannolino per i bambini e gli anziani.
  • Se si è affetti da diabete o ipertensione o da altre patologie che implicano l´assunzione continua di farmaci, è importante consultare il proprio medico di famiglia per conoscere eventuali reazioni che possono essere provocate dalla combinazione caldo/farmaco o sole/farmaco. Tra le più frequenti, vi è l´eccessiva sensibilizzazione alla luce o i cali di pressione ed il rischio di svenimento. Chi è affetto da diabete deve esporsi al sole con molta cautela perché, a causa della possibile minor sensibilità alla dolore, potrebbe ustionarsi anche in maniera seria.
  • Stare il più possibile con altre persone.
  • Passare più tempo possibile in ambienti con aria condizionata (negozi, o altri luoghi pubblici climatizzati).

COME COMPORTARSI IN CASO DI EMERGENZA

Se si assiste una persona vittima di un colpo di calore, colpo di sole o collasso la prima cosa da fare è chiamare i soccorsi. Nell´attesa, far sdraiare la persona colpita in posizione supina in luogo fresco e ventilato con le gambe sollevate ed eseguire delle spugnature con acqua fredda; se la persona è cosciente, somministrare dei liquidi non ghiacciati (non alcool o caffè). Fra le conseguenze del colpo di calore ci possono essere anche contrazioni e spasmi incontrollabili: in questo caso bisogna fare in modo che la vittima non si ferisca, e non deve ricevere nulla da bere o da mangiare. In caso di vomito, controllare che la via respiratoria rimanga aperta magari girando la vittima su un fianco.
Nel caso di crampi, non è necessario chiamare il medico. E´ comunque importante cessare ogni forma di attività fisica per alcune ore, riposare in un luogo fresco ed assumere liquidi.

Fonte Arpa Emilia Romagna RISCHIO CALORE

Altre notizie su www.diario-prevenzione.it

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Lug 17

NOI DAVANTI AL MINISTERO DEL LAVORO

Si è svolto il 14 luglio dalle 10 alle 13, il presidio al Ministero del Lavoro, Welfare e P.S. in Via Veneto 56 a Roma, deciso all’assemblea nazionale della rete nazionale sulla sicurezza sui posti di lavoro del 27 Giugno.

Al presidio hanno partecipato le varie situazioni romane che fanno parte del comitato “5 aprile” di Roma, che rappresenta la rete nazionale in città, una delegazione del SLL da Napoli e tra i familiari delle vittime sul lavoro, presente la sorella e il nipote di Giuseppe Coletti dall’Umbria, dell’omonima associazione.

Si precisa che la stessa  Questura di Roma, nel prendere atto della comunicazione preventiva dell’iniziativa, aveva a causa della vicinanza con l’Ambasciata USA imposto un limite massimo di 30 partecipanti al presidio.

Erano presenti durante il presidio delegati sindacali e RLS di Telecom, ferrovieri, della Farmacap, di Zètema, del Comune di Roma, di diverse cooperative sociali, della Comunità di Capodarco, tecnici della prevenzione di ASL, lavoratori della scuola e di altre strutture pubbliche e private.

Hanno raggiunto il presidio anche avvocati tra i quali il responsabile della sezione romana dell’Associazione Giuristi Democratici, che aveva dato la sua adesione nei giorni scorsi come Associazione a livello nazionale.

Durante il presidio, che ha visto l’affissione di cartelloni con fotografie di vari “momenti” che rappresentavano aspetti di “insicurezza sul-del lavoro” e degli striscioni della rete nazionale sulla sicurezza sui posti di lavoro, del comitato “5 aprile” di Roma, del SLL, dell’Unione Sindacale Italiana, sono stati distribuiti volantini della rete nel testo condiviso che è stato utilizzato per le altre iniziative di sostegno svoltesi nella stessa giornata in varie parti d’Italia, fatti interventi ai megafoni a disposizione che hanno illustrato le motivazioni dell’iniziativa.

Sono state fatte riprese del presidio e interviste a componenti della rete sull’iniziativa da alcune televisioni locali e fatte interviste e report con Radio Onda Rossa, Radio Città Aperta e Radio Popolare.

Verso le 11.30 una delegazione di tre persone in rappresentanza della rete ha avuto un colloquio con il Dott. Edoardo Gambacciani (vice capo ufficio legislativo del Ministero), al quale sono state espresse le motivazioni sia politico- sindacali  dell’iniziativa in corso nella mattinata, sia i rilievi di natura tecnico giuridica sulle proposte di modifica, in senso peggiorativo secondo la rete nazionale, del T.U. sulla sicurezza.

In particolare si sono concentrate le nostre osservazioni sugli articoli identificati come 2bis, 10bis, 15bis, relativi alla deresponsabilizzazione dei padroni (lodo salva managers) in caso di infortuni e anche morti sul lavoro, sullo svuotamento delle funzioni e prerogative dei RLS, del ruolo degli Enti Bilaterali, della carenza in termini di formazione-informazione e di prevenzione e sul generale aspetto della tendenza all’abbassamento delle soglie di tutela. Si è espressa preoccupazione per il fatto che tramite questa operazione, che incide complessivamente su circa 170 articoli dei 306 (esclusi gli allegati) che compongono il T.U., si attaccano principi e diritti già previsti dall’art. 9 dello Statuto dei Lavoratori e addirittura dall’art. 2087 del codice civile.

E’ stato ribadito che non siamo intenzionati a chiudere con l’iniziativa del 14 luglio la fase di pressione per far tornare indietro il Governo sul peggioramento della legislazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, anche perché le stesse modifiche introdurrebbero una disparità di trattamento e una modifica del codice penale (art. 40 comma 2) con effetti devastanti anche su processi in corso quindi con un effetto retroattivo non giustificabile, citando il processo della Thyssenkrupp che il 14 luglio vedeva la testimonianza di lavoratori e Rsu come Ciro Argentino, della Umbria Olii e dei processi come quello di Molfetta o di Viareggio, con istruttorie preliminari in corso o come i numerosi incidenti mortali nelle ferrovie, dove chi ha denunciato le pessime condizioni di lavoro o di scarsa o inesistente prevenzione e manutenzione, ha subito licenziamenti come i casi di Dante De Angelis nelle ferrovie o di Salvatore Palombo ai Cantieri navali di Palermo, per i quali anche in quella sede si è chiesto di intervenire per sostenerne la reintegrazione al lavoro.

Si è infine segnalata la illegittimità di diverse disposizioni di modifica al Testo Unico, per incostituzionalità e per contrasto e violazione a disposizioni comunitarie (già applicate con la vecchia 626 del ‘94), lo straripamento di competenza e l’eccesso di delega da parte del governo rispetto alla 123 del 2007  e ribadito che se necessario, si farà ricorso alla Corte di Giustizia Europea per cercare di fermare tale operazione di modifica peggiorativa.   

Il dirigente del Ministero, prendendo atto dei nostri rilievi tecnici, che ci ha consigliato di inviare in forma scritta per essere valutati, come gli altri già pervenuti in questi mesi, nonché delle considerazioni di ordine politico che ci hanno spinto alle mobilitazioni (a partire di quella del 20 giugno dell’anno scorso),  ci ha voluto per così dire “tranquillizzare”, sostenendo che dei tanti articoli oggetto di modifica,  la maggior parte riguarda un lavoro di “correzione” di errori di battitura, trascrizione nel testo pubblicato in G.Uff., “ripulitura” di discrasie e incongruenze tecniche da parte di chi aveva licenziato il testo l’anno scorso, allo scopo di dare una certa trasparenza e chiarezza di comprensione giuridica, di semplificazione delle procedure e di maggiore snellezza del testo unico, evitando così il rischio che la magistratura in caso di contenzioso, potesse con sentenze sostituirsi al legislatore per interpretazioni poco chiare del testo nella sua versione originaria.

Ha voluto ribadire quanto già affermato in precedenza in altri contesti dal Ministro Sacconi, che sui punti più controversi (come quelli dell’art. 2bis, 10bis…) si stanno facendo valutazioni e approfondimenti che avrebbero avuto anche come effetto finale il “superamento” anche delle critiche e dei rilievi mossi pure da noi in quella mattinata, come da altri in precedenza, per rimanere coerenti con le finalità e i criteri sopra descritti di semplificazione di procedure, chiarezza sulle responsabilità e di trasparenza.

Il Dott. Gambacciani ha detto poi che la procedura per arrivare ad un testo di modifica era già in fase avanzata e che nelle prossime tre settimane tale lavoro per il ministero sarà concluso.

Al termine dell’incontro, la delegazione è tornata al presidio dove dopo aver relazionato ai presenti il contenuto del colloquio, risposto ad alcune domande di giornalista e concordato con gli avvocati dell’Ass. Giuristi Democratici presenti alla manifestazione di elaborare le osservazioni della rete in forma scritta (anche utilizzando il meccanismo di partecipazione popolare su provvedimenti con contenuto anche normativo in base alla legge 241 del 90, articoli 7-9 come forma di partecipazione di associazioni, a tutela di interessi collettivi diffusi) e a firma congiunta entro una decina di giorni al massimo data la fase avanzata dei lavori di “ripulitura” da parte di tecnici del ministero, nonché la bozza della lettera a Napolitano (faremo pure quella…tanto per non farci mancare nulla), alle 13 circa il presidio si è sciolto.

Si ringraziano tutti e tutte le persone, le strutture che nella giornata del 14 luglio a livello nazionale hanno fatto iniziative, dagli operai della Thyssenkrupp di Torino impegnati in udienza, alle situazioni di Bergamo, Ravenna, Milano, Taranto, Palermo, Roma e altre di cui non abbiamo avuto notizie, in una giornata che ha dimostrato la validità del lavoro autorganizzati della rete nazionale e la continuità del nostro percorso.

Nei prossimi giorni si metteranno in forma scritta le osservazioni e rilievi sulle modifiche al T.U. da inviare al Ministero del Lavoro per condividere velocemente anche questo passaggio e si dovrà verificare l’inserimento delle questioni sulla salute e sicurezza nelle piattaforme dei prossimi scioperi (a partire da quello in cantiere dei sindacati di base e  autorganizzati del 23 ottobre), fino alla costruzione di uno sciopero “generalizzato” su questi temi, che rimane un obiettivo caratterizzante il percorso della rete nazionale con il coinvolgimento anche delle strutture, rappresentanze sindacali, RLS, che fanno riferimento alle opposizioni di “sinistra sindacale” in CGIL. Così come dovrà continuare l’opera di aggregazione e sostegno ai familiari dei morti sul lavoro, alle loro associazioni già costituite e la loro autorganizzazione in rete.

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Lug 17

Sanità e burocrazia

Io ho avuto la rottura di tutti e due i polsi e tutte e due le ginocchia, mio marito ha avuto 5 interventi chirurgici in 3 anni, tutti molto gravi, è stato in ospedali pubblici in camerate e in reparti a pagamento da solo, la trafila è sempre stata la stessa: nessuno sapeva quale sarebbe stato il decorso, cosa sarebbe servito, cosa occorreva per il post operatorio, se dovevamo procurare noi dei farmaci o del materiale, dei permessi o delle richieste, delle stampelle o delle carrozzine, come sarebbe stata la terapia o il trattamento successivo, cosa dovevamo o potevamo chiedere alla USSL, qual’era la trafila burocratica, quali documenti dovevamo produrre, presso quali uffici, uffici tutti lontani tra loro e tutti aperti parzialmente in giorni diversi, in orari sfalsati, spesso assurdi, tipo dall’una alle due, o dalle 6 alle 7, chi un’ora ogni 3 giorni, chi chissà quando, chi a orari ufficiali che risultavano totalmente diversi rispetto a quelli indicati, con brevissimi tempi per le informazioni telefoniche e numeri di telefono che suonano sempre deserti senza che nessuno si degni di rispondere, a volte con impiegati sprovvisti di risposte o con risposte sbagliate, o disinformati sulle ultime novità di regolamento, tutti a orari strani, in sedi sparse, addirittura fuori città, con leggi e regolamenti che cambiano spesso e in modo bizzarro ma sempre per aggrovigliare le cose, per rendere più farraginose le procedure, per angosciare il malato o i suoi parenti, senza che nessuno mai si sia dato la briga di ottemperare a certe cose semplici che dovrebbero far parte dei diritti del malato, perché essere malato è già una croce senza aggiungerci quella della disinformazione cronica e dell’abbandono a se stessi o di una amministrazione idiota e senza senso.

E’ stato fatto un Ministro per lo snellimento legislativo che non si sa in verità cosa abbia fatto in un anno, ma i regolamenti, le trafile amministrative, le leggine che riguardano la sanità sono rimaste un pateracchio vergognoso che peggiora col tempo, che non impedisce furti e rapine, ma che rende la vita del malato un inferno suppletivo, con i medici che ci mettono del loro e ignorano, come vivessero in un mondo a parte, che dare prescrizioni o avvertire per inabilità i predisporre il post-operatorio fa parte del loro lavoro e che non possono farlo l’ultimo giorno come se gli uffici preposti fossero funzionali, semplici ed efficienti.

In questo curioso Governo abbiamo Ministeri di fantasia come i Rapporti col Parlamento, l’Esecuzione del Programma, le Pari Opportunità.. ma non abbiamo un Ministro della Sanità, come ha qualunque paese civile e quelli che abbiamo avuto finora hanno brillato per indegnità come De Lorenzo o di ignoranza come la Bindi che rimise l’elettrochoch, ma se mai un giorno dovessimo avere un Governo degno di questo nome spero ci sia un Ministro che presiede alla Sanità e che non lo faccia solo per ricevere tangenti dalle case farmaceutiche o fare inciuci con le cliniche private ma semplifichi la vita ai malati e alle loro famiglie, accentri le pratiche e le riduca, crei sportelli vicini o multifunzionali con lo stesso orario, aperti tutti ugualmente mezza giornata, magari tutta la settimana, e vi si possa accedere facilmente dalle sedi ospedaliere e soprattutto spero che un giorno ciò che si deve fare si possa saperlo direttamente in ospedale e per tempo utile e che avere una carrozzina o un aspiratore o una dichiarazione di invalidità o un’analisi o un trattamento nei tempi dovuti e non in quelli del mai rientrino tra i diritti fondamentali del malato e non costituiscano una malattia a parte. Ricordo anche che viviamo in un’era informatica e tutte queste inutili copie cartacee firmate e controfirmate in cui gli stessi dati sono ripetuti fino allo sfinimento dovrebbero appartenere al giurassico e dovrebbe essere l’ospedale che si fa carico dell’informazione diretta sui malati alla burocrazia.

E una volta di più mi chiedo: ma i pazienti che vengono da altre parti d’Italia come fanno? E chi non ha parenti servizievoli che si danno da fare? E chi è anziano, invalido e solo? E chi nemmeno le capisce queste lunghe trafile cartacee?

Dicono che un paese civile si valuta dalle sue prigioni, io vorrei aggiungere che si valuta anche dalla sua sanità e soprattutto dalla sua burocrazia.

Viviana Vivarelli

www.masadaweb.org

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Lug 17

INCENERITORI IN SICILIA

Berlusconi li chiama “termovalorizzatori verdi”. In realtà i mega-inceneritori previsti per la Sicilia dai bandi di gara del 2009 saranno i più pericolosi per la salute e l’ambiente. A dispetto dei diritti delle popolazioni dell’isola, così vengono tutelati gli interessi del gruppo Falck e della Pianimpianti, impresa fra le più discusse, amministrata dal calabrese Roberto Mercuri.

In un discorso recente ad Acerra, Silvio Berlusconi è stato chiaro nel dire che gli inceneritori destinati alla Sicilia dovranno essere dello stesso tipo di quello esistente nei pressi della città campana, battezzato dal medesimo il “termovalorizzatore verde”. Nei bandi siciliani del 2003 venivano richiesti in effetti inceneritori di tale tipo, a griglia mobile, con sistema di depurazione a secco. Con tali caratteristiche quindi, nel 2005, il gruppo Falck, capofila delle compagini vincitrici di tre gare su quattro, li ha ordinati in subappalto alla società milanese Pianimpianti, per mezzo miliardo di euro. Gli stessi sistemi recano altresì quelli richiesti dai nuovi bandi di gara, dell’aprile 2009. Il capo del governo, evidentemente, a tutto ciò si è riferito. I conti però tornano poco, anzitutto sotto il profilo tecnologico, se si considera che il modello richiesto dai bandi di sette anni fa oggi viene riconosciuto come il più pericoloso. Meno inquinanti risultano infatti gli inceneritori con sistema di depurazione a umido, perché più idonei a rimuovere i gas acidi, i metalli pesanti, le polveri, i microinquinanti organici, incluse le diossine. Perché i nuovi bandi siciliani, con l’impegno forte del governo, ripropongono allora la realizzazione di impianti obsoleti? È un quesito ovvio, la cui risposta richiede comunque delle ricognizioni, a partire dalla società che ha beneficiato del favoloso subappalto, di cui sono stati evidenziati nella precedente inchiesta sul tema alcuni trascorsi.

Nel sito web che ne definisce profilo e attività, la Pianimpianti, amministrata da circa un decennio dal calabrese Roberto Mercuri, presenta se stessa come una società di engineering & contracting, che cura la realizzazione di impianti dedicati alla salvaguardia dell’ambiente. In realtà, manifesta un profilo piuttosto vago. Dispone beninteso di uffici, manager, uno staff di funzionari. Non realizza tuttavia con tecnologie proprie gli impianti che s’impegna a consegnare “chiavi in mano”. Si avvale bensì dei mezzi materiali e logistici di una società non italiana: la Lurgi di Francoforte, che è invece una presenza di rilievo nelle costruzioni per la siderurgia, la chimica e l’energia, con stabilimenti in Polonia, negli Stati Uniti, in India, nel Sud Africa. La società di Mercuri, non esente fra l’altro di connessioni con il Lussemburgo, è in sostanza una società di intermediazione, che, nelle logiche del terziario più mosso, fonda i propri guadagni sulla forza di contatto di cui dispone, da un lato con il partner tedesco, dall’altro con i committenti, pubblici e privati. E su tale facoltà di contatto dell’impresa, che è stata ritenuta non priva di diramazioni politiche, essendone stato vice presidente un noto ex parlamentare, si sono accentrate le attenzioni di diverse magistrature. A partire comunque da quella calabrese, che nello scorso marzo ancora una volta ha chiamato in causa Mercuri e un altro esponente della società di Milano, Aldo Bonaldi, nell’ambito di una inchiesta su finanziamenti e appalti nell’area crotonese.

Il rapporto Pianimpianti-Lurgi, maturato nell’ultimo decennio, reca delle ragioni solide, da ambedue le parti. La prima ha motivo di appoggiarsi a una potente realtà industriale off-shore, per la qualità e la competitività tipiche del prodotto tedesco, per le occasioni che possono venirne sui mercati esteri, ma non solo. Dal canto suo, la Lurgi ha avuto buoni motivi per collegarsi con Pianimpianti, pure con partecipazioni societarie, ravvisando nella medesima una testa d’ariete, ai fini della conquista di tessere di mercato in Italia: un terreno difficile, dominato da gruppi del calibro di Enel, Falck e Impregilo, ma condizionato pure da un ridotto club di multinazionali europee, come la francese Veolia e l’inglese International Power. Pur d’indole distante, entrambe le parti hanno tratto quindi guadagno dall’accordo, malgrado gli inconvenienti giudiziari che, in alcuni casi almeno, hanno dovuto condividere. Sono riuscite a incassare commesse importanti, a partire da quella dell’Api per la realizzazione in Calabria della più grande centrale a biomasse d’Europa. La società di Mercuri ha potuto portare il proprio fatturato dai 20 milioni di euro del 1999 alle centinaia di milioni degli anni più recenti.

A questo punto s’impongono delle riflessioni. Il gruppo Falck, presente nel top europeo dell’energia, avrebbe potuto realizzare da sé, o quasi, i tre impianti, ponendo in campo l’esperienza e i supporti di Actelios ed Elettroambiente. Non lo ha fatto. In subordine avrebbe potuto richiedere mezzi e supporti ad Enel Produzione, Amia e Catanzaro Costruzioni, presenti nelle compagini con quote non indifferenti. Ma anche questo non è avvenuto. Ha affidato invece la parte più imponente dell’affare siciliano a una società nota per le sue disinvolture, quella di Mercuri appunto, collegata per di più con una impresa di Francoforte che dal gruppo medesimo avrebbe potuto essere considerata, con buone ragioni, una possibile concorrente sugli scenari europei. È il caso di aggiungere che prima della firma del contratto le società aggiudicatarie non avevano mai avuto rapporti di un tale rilievo con Pianimpianti, né, fatta salva la forzata continuità della vicenda, ne hanno avuto dopo. L’accordo, distante da ogni garanzia pubblica, come è nelle logiche dei subappalti, è avvenuto allora in modo regolare o condizionato? Una risposta non può essere data, ma gli scenari che fanno da sfondo appaiono significativi.

Sulle energie dette rinnovabili si scommette da tempo. Il business che si erge su di esse, andato coniugandosi con quello dell’acqua e dei rifiuti, è tuttavia relativamente recente, con forti rilanci negli anni novanta, ma soprattutto nell’ultimo decennio, in virtù pure dell’azione dei governi che hanno sottoscritto, nel 1998, il protocollo di Kyoto. Sul fotovoltaico, sull’eolico, sulle energie idroelettrica e da biomasse, si sono esposte in effetti, con investimenti importanti, le maggiori società italiane operanti nell’energia, come Eni, Enel, Falck, Edison, Ansaldo, Helios Tecnology, Artemide, oltre che l’ente di ricerca Enea. Un’attrazione del tutto particolare ha suscitato altresì, nell’ambito della produzione da biomasse, la termovalorizzazione dei rifiuti, cui è riservata la parte maggiore degli incentivi “Cip6″, garantiti dal governo. Ne è scaturito quindi un sistema che, pur fortemente differenziato al proprio interno, tende a prescindere dai canovacci e dai retaggi di un paese economicamente diviso, ritrovando un terreno strategico proprio nelle regioni del sud, Sicilia inclusa. E qui è il punto. Nel sud sono state ravvisate le migliori condizioni climatiche e ambientali per lo sviluppo del fotovoltaico e dell’eolico. Vi risiedono altresì le maggiori emergenze da risolvere in tema di rifiuti e acqua. Vi resistono infine deficit strutturali e distanze da colmare, tali da poter animare disegni economici di lungo respiro. Ma le regioni del sud non sono solo questo. Sono sede di consorterie economiche, di mafie che non usano rimanere a guardare. La “scoperta” di tali aree, dal versante appunto delle energie rinnovabili e dei bisogni primari, ha implicato quindi delle prese di contatto, che, come testimoniano numerosi dati, anche di tipo giudiziario, si sono avute a vari livelli.

La Sicilia degli anni di Cuffaro ha costituito, sotto tale profilo, una sorta di laboratorio. Ne danno uno scorcio le esposizioni di un reo confesso di rango, Francesco Campanella, circa le attività meno visibili del consorzio di Metropolis Est, le gestioni anomale di fondi Ue, gli interessi legati alle acque, i giri di tangenti, i nessi fra imprenditoria e politica. È quanto emerge altresì, nell’ambito del processo “Talpe in Procura”, dalle deposizioni del boss agrigentino Maurizio Di Gati, circa l’interesse che le cosche avrebbero avuto per gli inceneritori sin dal 2001, quando ancora non era in progetto la loro realizzazione in Sicilia. Che il seguito non sia da meno lo si rileva comunque dai fatti: dalle trame che si avvertono nei territori in cui sono destinati a sorgere i termovalorizzatori, ma pure i gassificatori; dalle oscurità della politica; dai vuoti di democrazia che insistono, mentre si fa il possibile per espellere le realtà che non scendono a patti con le economie e le politiche più opache, come testimonia la vicenda, esemplare sul piano civile, della società Moncada Costruzioni, che in provincia di Agrigento ha inaugurato nel 2005 il parco eolico di Monte Mele. D’altra parte, anche il vento promette affari di un certo tipo. Dall’inchiesta “Eolo”, condotta di recente dal pm Roberto Scarpinato, della Dda di Palermo, si apprende infatti di rapporti che malavitosi di Trapani avrebbero intrecciato con imprenditori di diverse aree della penisola per lo sfruttamento l’energia eolica. E oltre lo stretto, in Calabria, in Campania, in Puglia, vige, naturalmente, dimostrato da sequenze di fatti, lo stesso paradigma.

Fin qui il clima appunto, che è stato e rimane quello di un mondo convulso, capace di subordinare tutto a degli scopi: dalla complessa macchina regionale alla stessa Unione europea, che, pur distante ed estranea, è stata resa una agenzia di servizio, una fonte cui poter attingere senza misura, come lo è stato a lungo la Cassa per il Mezzogiorno. Le distanze e le estraneità, proprio perché tali, possono essere tuttavia motivo di sorprese. Riprendendo il filo del rapporto Falck-Pianimpianti, proprio la Corte di Giustizia della Ue, con l’annullamento delle aggiudicazione dei quattro inceneritori, ha finito infatti per sparigliare le carte, nel 2007. E tutto questo proprio sul mega-affare dei 500 miliardi di euro ha avuto gli effetti più dirompenti.

Dopo la firma del contratto con il gruppo Falck, la Lurgi ha perso poco tempo. Come da impegni, due anni dopo ha realizzato infatti gli impianti per la Sicilia. Non potendone effettuare tuttavia la consegna, a causa dell’intervento della Ue, ha dovuto parcheggiarli nei propri stabilimenti di Francoforte, dove sono divenuti anno dopo anno obsoleti. Proprio di recente ne è nato allora un contenzioso, mosso dalla società tedesca, acquisita intanto dalla multinazionale francese Air Liquide, leader mondiale nei gas per l’industria e l’ambiente. In sostanza, trovatasi a distanza di quattro anni dalla firma con i tre impianti fermi in Germania e tecnologicamente obsoleti, la Lurgi ha deciso di adire le vie legali contro Pianimpianti e Falck, rivendicando il diritto di recedere dal’accordo del 2005 e di essere pienamente risarcita. Per tutta risposta la società di Mercuri, avvalendosi della clausola che fissava il termine del diritto di recesso in due anni, ha fatto ricorso contro l’impresa tedesca per “frustrazione di contratto”.

Evidentemente, tenuto conto che sono in gioco mezzo miliardo di euro e che la Lurgi ha sufficienti ragioni per vincere, si è aperta per le due società italiane una partita pericolosissima, per differenti motivi. L’impero Falck rischia di essere messo in ginocchio, nell’economia reale, con contraccolpi ipotizzabili pure a Piazza Affari e in altre Borse. La società di Mercuri rischia di essere travolta, e non solo: nel caso di dissoluzione, rischia di dover rendere conto, come non è avvenuto ancora a sufficienza, del suo passato economico, delle sue reali consistenze, delle sue diramazioni, in Italia e all’estero. Le due contraenti italiane recano insomma sufficienti motivi per mettere in campo tutte le loro facoltà per evitare il baratro. E le parole di Berlusconi ad Acerra ne marcano per certi versi un riscontro, non si sa quanto misurato, concordato, calcolato. Le popolazioni siciliane come ne usciranno allora? Probabilmente, per il bene del capitalismo italiano di buon nome, e di quello di altra reputazione, non avranno solo gli inceneritori più grandi d’Europa, ma pure i più inquinanti, i più grondanti di gas e diossine.

di Carlo Ruta

www.arcoiris.tv

vignetta da www.osservatorio-sicilia.it

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Lug 17

Cerano, 11 luglio 2009: una polemica di dignità, un seme di speranza

Da una parte la città passiva, supina, colonizzata, anche e soprattutto nelle coscienze; dall’altra la città re-attiva, in piedi, r-esistente.

Da una parte la maggioranza sorda e grigia, usa a subir tacendo, anzi cantando, che svende per uno spettacolo “circense” il proprio consenso, la propria dignità, la propria salute; dall’altra una minoranza di uomini e di donne pensanti, di ragazzi e di ragazze che gridano forte e chiaro che non vogliono più subire, che non vogliono più farsi colonizzare, che non vogliono più veder impestare impunemente la loro terra, che non vogliono più ammalarsi, che non vogliono più morire. Per il profitto dei colonizzatori.

Questo si è visto sabato sera, 11 luglio, davanti all’ingresso della centrale termoelettrica di Cerano, a Brindisi, dove uno dei principali colonizzatori di questo territorio, l’Enel, aveva organizzato una classica offerta pubblica di acquisto di consenso dei colonizzati ad infimo costo: pagandolo con un concerto di musica “popolare”.

Decine di persone libere, soprattutto ragazzi e ragazze, ma anche mamme, nonni e bambini, si sono date appuntamento lì per far presente all’Enel che loro quella musica non vogliono ascoltarla più; che per questo territorio è arrivato il momento di cambiare musica.

E’ stata una protesta importante, vitale, colorata.

È stata anche la risposta di civiltà democratica ad un’ordinanza del questore di Brindisi manifestamente vessatoria e discriminatoria, rivolta contro il diritto costituzionale di una pluralità di cittadini di riunirsi pacificamente e di manifestare liberamente il proprio pensiero, nonché contro il principio, sempre sancito dalla nostra Carta Costituzionale, di imparzialità della pubblica amministrazione.

È stato, forse, il primo seme di un nuovo movimento di difesa dell’ambiente e della salute pubblica di questa città.

Medicina Democratica e Salute Pubblica, come sempre, stanno con questa minoranza virtuosa e lavoreranno perché quel seme torni a germogliare, rendendo quella minoranza sempre meno minoritaria quantitativamente e, soprattutto, sempre più vivificante culturalmente.

Ne va, per l’appunto, della salute di questo territorio: di quella fisica e di quella morale.

Brindisi, 13.07.2009

Medicina Democratica 

Gino Stasi   

Salute Pubblica

Stefano Palmisano 

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