Set 29

Storia nomade

Roma, ore tredici e diciassette. Il caldo è torrido, sui muri spiccano cartelli di tutti i tipi, dalle pubblicità ai manifesti politici di tutti gli schieramenti.

La Roma di Alemanno è diversa, me ne accorgo ogni giorno che passa, ma oggi, a quell’ora, appunto, ho avuto la conferma che qualcosa sta cambiando nella sensibilità collettiva.

Due donne rom di mezza età con un passeggino provano a salire sull’autobus ATAC numero 3869. Mentre tentano di farlo, il conducente spegne il mezzo, esce dalla sua postazione, e urla loro improperi, sbraitando che “Questo non è posto dove buttare la monnezza”, indicando un sacco nero in cui non si capiva proprio cosa c’era [quindi immaginandone solo il contenuto].

Chiedo al gentilissimo conducente il suo nome: mi guarda interdetto, lui suda come un maiale incollerito, io gli sorrido gentilmente. “S. me chiamo, perché?”. Annuisco e me ne vado.

Raggiungo le due donne rimaste a piedi e mi scuso per l’ignoranza del signore. Mi raccontano che sono stanche, che è da tanto che stanno camminando, e che avrebbero voluto poter prendere l’autobus per arrivare prima al loro campo. Mi dicono anche che ultimamente lo fanno in continuazione, di non farle salire, che ormai sanno “come vanno le cose”. Non voglio approfondire la loro affermazione perché purtroppo capisco dai loro sguardi a cosa si riferiscono.

Per chi non lo sapesse, dall’ultima campagna elettorale che ha portato Alemanno al Campidoglio, il problema di Roma sono gli zingari e i centri sociali [non la Chiesa che non paga l’ICI, forse; non i mezzi pubblici che non funzionano, oppure i tagli sempre più ingenti a tutto ciò che abbia a che fare con la cultura, no, sono i rom e le zecche.].

Con Alemanno, a Roma, il popolino ha avuto la possibilità di dare sfogo alle sue più profonde frustrazioni sulle minoranze sociali ed etniche. Quello che ho visto io oggi ne è la testimonianza, e lo è ancor di più il fatto che gli anziani che c’erano sull’autobus tifavano per il conducente razzista.

Arrivata a casa, chiamo il numero dell’ATAC, e spiego l’accaduto. La giovane donna dall’altra parte della cornetta capisce chiaramente cosa è accaduto e mi spiega con disappunto che purtroppo secondo il regolamento ATAC non si può salire a bordo di un mezzo col passeggino aperto: il bambino (o il contenuto del sacco, come in questo caso) va preso in braccio.

Se così è io non posso “accusare” il conducente di nessuna discriminazione.Sono due i punti di questa vicenda, però, che mi lasciano un po’ perplessa.

Primo, non sono riuscita ad accedere a questo presunto regolamento ATAC sui passeggini, ma confido sulla conoscenza della telefonista. Analizzo poi una lettera sul messaggero nella quale viene praticamente posta in discussione una situazione molto simile.

Sembra quindi che i conducenti si divertano ad usare il regolamento a loro piacimento: se mi dai fastidio perché sei negro o rom o frocio posso sbatterti fuori, perché c’è una regola. Se sei italiana/o e in linea con le mie convinzioni puoi fare quello che ti pare.

Secondo: la regola stessa mi lascia molto perplessa. Salire su un autobus talvolta è un po’ come stare in nave quando il mare è mosso, tenere in braccio il proprio bambino o la propria bambina non è molto comodo. Perché dunque bisogna rendere difficile la vita delle mamme o di chiunque porti con sé un passeggino?

Se ho con me un passeggino evidentemente c’è qualcosa che pesa troppo affinchè io lo possa trasportare da sola con il mio corpo, è un supporto che mi serve fuori e ancora di più dentro l’autobus. Secondo la regola, invece, ti devi fare carico del peso: invece che aiutare le madri che prendono l’autobus [che inquinano di meno e via dicendo], l’ATAC cosa fa? Dice loro di economizzare lo spazio.

La natura di questa regola è evidentemente idiota, e chi l’ha partorita ha pensato solamente a risparmiare spazio per recuperare più soldi in tickets. Non si pensa a far stare comode le persone, soprattutto quelle in difficoltà, come le madri per esempio. Si pensa solo al guadagno.

Una regola come questa può essere usata in modo discriminatorio. Come fosse una spia d’allarme per comprendere quanto e come il razzismo si stia diffondendo nelle nostre città mentre noi siamo sommersi dai programmi tivvu’ che divulgano pericolose parole dei parlamentari, concetti legati alle loro leggi sull’immigrazione, pareri sugli immigrati ed extra comunitari che non hanno nulla [ma proprio nulla] a che vedere con la realtà.

Nota: l’apartheid ha sempre avuto a che fare con i bus. Nell’ultimo anno le proposte di separazione delle “razze” nei mezzi pubblici hanno riguardato città come Milano e altri centri del nord. A sud c’è stato il caso di Foggia con autobus predisposto solo per gente nera. Il 17 ottobre a roma: manifestazione nazionale antirazzista.

di iO nOn pOrtO il reggisenO

26/972009

http://femminismo-a-sud.noblogs.org

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Set 29

GAS SERRA. DALL’UNIONE EUROPEA STOP A BERLUSCONI

«Ciascuno Stato membro è tenuto, entro il 2020, a limitare le sue emissioni di gas a effetto serra, rispetto alle emissioni del 2005, almeno della percentuale stabilita, per lo Stato membro in questione ». Per l’Italia si parla del 13 per cento, a Francia e Germania spetterà un limite pari al 14 per cento, la Danimarca dovrà effettuare un “taglio” del 20 per cento, e tutti i Paesi membri maggiormente industrializzati oscillano tra il 5 e il 10 per cento. I limiti ovviamente sono inferiori per gli Stati dell’Ue meno produttivi, e dunque meno “colpevoli” di emettere gas a effetto serra e di averlo fatto fino ad oggi. È quanto sancisce l’articolo 3 della Decisione (ciò significa che si tratta di un atto vincolante) 406/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, datata 23 aprile 2009 e concernente gli sforzi dell’Ue per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra.

E Berlusconi come si è voluto nuovamente distinguere? Chiedendo all’Ue, pochi giorni fa, la possibilità di derogare o rinviare gli impegni comuni, frutto di negoziati complessi e oggetto di un compromesso finale imposto da Sarkozy lo scorso dicembre. Il testo sul quale la presidenza di turno

francese pose una sorta di aut aut è infatti il traguardo conclusivo di un iter lungo e articolato: è evidente che ridurre le emissioni inquinanti comporta costi anche elevati per tutte le economie dei Paesi membri.

E l’Italia aveva già provato a prendere tempo, negoziando una serie di complesse deroghe e forme transitorie del meccanismo di limitazione delle emissioni. Va detto che Sarkozy ha vinto enormi resistenze da parte soprattutto dei Paesi membri dalle economie più arretrate e, a dicembre dello scorso anno, ha in buona sostanza imposto la chiusura delle trattative su tutta una serie di normative in materia ambientale: dalle energie rinnovabili alle emissioni fino allo stoccaggio del monossido di carbonio.

È stata insomma una decisione sofferta, e la Polonia, in particolare, creò molti problemi: gli Stati dell’Est europeo erano molto reticenti a pagare per gli errori e i misfatti provocati in larga parte dai Paesi europei più ricchi, nei decenni scorsi. Era ed è in gioco tutto il loro sistema produttivo, già molto fragile, con ovviamente le peculiarità delle economie di ogni Paese. Anche allora, come dicevo, il governo italiano colse l’occasione per rimandare il più possibile e diluire nel tempo, attraverso complesse deroghe, il reale taglio delle emissioni.

Ciò detto, come si legge nella Decisione dello scorso aprile, per raggiungere l’obiettivo comunitario di ridurre entro il 2020 le emissioni del 30 per cento rispetto ai livelli del 1990, occorre imporsi dei sacrifici. È in gioco la sopravvivenza del nostro pianeta: non è retorica e ce ne siamo accorti troppo tardi, sicché ora sono necessarie misure drastiche, con o senza il parere favorevole e concorde di Confindustria e dei suoi omologhi europei. L’inversione di tendenza del presidente Obama, rispetto al Protocollo di Kyoto, che contiene proprio quest’accordo sulla riduzione dei gas serra, è un segnale evidente e positivo in questa direzione.

Come forse saprete e com’era prevedibile, la Commissione europea, attraverso le parole della portavoce del commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, ha risposto “picche” al nostro Presidente del Consiglio. Ma l’episodio (ovviamente sminuito, rivisto e corretto dopo le polemiche dallo staff del premier) è emblematico di come si è presentato il governo italiano al G20 di Pittsburgh: in modo del tutto irresponsabile. L’Italia, ancora una volta, sulla scena internazionale si distingue per cercare, per altro senza successo, fino all’ultimo di fare “la furbetta del quartierino”.

Vittorio Agnoletto

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Set 29

Carbone, a lezione di spagnolo

  

Qualche mese fa alcuni ricercatori spagnoli dell’Istituto Nazionale di Epidemiologia di quel Paese si sono assunti il compito di verificare se in prossimità di 57 impianti presenti in Spagna, dove si bruciano combustibili fossili, vi siano stati più morti per tumori del polmone, del laringe e della vescica di quanti sarebbe stato giusto attendersene in base alla media riscontrata in tutta la nazione.

Nel loro lavoro, pubblicato sulla rivista Science of Total Environment, attraverso metodi statistici molto sofisticati, hanno analizzato oltre 200.000 decessi per i tre tipi di tumore anzidetti avvenuti nel periodo 1994-2003.

Sono stati presi in considerazione impianti che fossero in funzione prima del 1990 in modo che fosse trascorso un tempo di esposizione sufficiente.

 

Dalle centrali spagnole sono fuoriusciti nel 2001 quantitativi dichiarati di ossido di carbonio, anidride carbonica, biossido di azoto, biossido di zolfo, arsenico, cadmio, cromo, piombo, nickel, cloro, fluoro, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), polveri sottili (PM10), diossine e furani.

I risultati riportati nello studio descrivono un maggior di rischio di morte a causa di questi tre tipi di tumore per la popolazione che vive in prossimità degli impianti.

Il rischio è ancora maggiore per il tumore del laringe e della vescica quando il combustibile usato è il carbone.

Il fenomeno risente della distanza dall’impianto, cioè il rischio diminuisce nella popolazione a maggior distanza dalla centrale.

Gli autori sottolineano che alcune delle sostanze emesse sono cancerogeni “certi” riconosciuti dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), come l’arsenico, il cadmio, il cromo, le diossine e gli IPA, altre sono cancerogeni dichiarati “possibili” come il piombo, il nickel ed i furani.

Inoltre i ricercatori aggiungono che le emissioni provenienti dagli impianti a carbone contengono elementi radioattivi, principalmente l’uranio ed il torio, prodotti dalla disintegrazione di radium, radon, polonio, bismuto e piombo e che le popolazioni residenti nei pressi di questi impianti possono essere esposte, secondo un rapporto del National Council for Radiation Protection, un’agenzia governativa degli USA che si occupa della protezione della popolazione dalle radiazioni, a dosi equivalenti 100 volte quelle misurabili nei pressi di una centrale nucleare, incidenti a parte, aggiungiamo noi.

 

Nella stessa ricerca si riporta che secondo altri autori gli impianti che impiegano carbone in tutto il mondo sono i maggiori emettitori di radioattività nell’ambiente.

È molto interessante inoltre quello che i ricercatori spagnoli dicono sul biossido di azoto, inquinante emesso in grandi quantità dagli impianti in questione.

Sebbene la IARC non riconosca questa sostanza come capace di provocare il cancro, numerose evidenze in senso contrario originano da studi su modelli animali. Tuttavia la IARC riconosce invece che gli aerosol di acido solforico, emissioni secondarie degli stessi impianti, si sono dimostrati in grado di provocare cancro al polmone in gruppi di lavoratori fortemente esposti.

Il biossido di azoto sarebbe comunque in grado di provocare aberrazioni cromosomiche e di interagire con gli IPA nella genesi del tumore al polmone.

 

Nulla di nuovo, si dirà. Si tratta di evidenze già note. Ci sembra però importante che un organismo governativo di uno Stato europeo svolga ed aggiorni studi così complessi sulla salute della popolazione.

Sarebbe interessante che fossero indagati anche gli effetti non tumorali degli inquinanti, come quelli sul cuore e sui polmoni.

In ogni caso, “repetita iuvant”, soprattutto per quanti hanno una memoria debole o fanno finta di non comprendere.

 

Maurizio Portaluri

Direttore della Unità Operativa di Radioterapia dell’Asl Brindisi. Esperto in Oncologia Clinica e di Laboratorio. Ricercatore associato del CNR, impegnato nella ricerca sui tumori professionali e nella prevenzione oncologica negli ambienti di vita e di lavoro. Autore di numerose pubblicazioni nel campo dell’oncologia e dell’epidemiologia.

 

 

www.brundisium.net

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Set 29

Migliaia di persone, moltissimi giovani, sfilano a Ponteranica (Bergamo) dove il sindaco leghista aveva fatto rimuovere una targa dedicata a Peppino Impastato, ora rimessa a posto dai manifetanti. Un primo poromettente sussulto popolare di portesta contro i miasmi razzisti e l’inquinamento mafioso che ammorbano la Lombardia e l’intero Paese

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Set 29

Spagna, depenalizzati pillola del giorno dopo e aborto

Da lunedì basterà andare in farmacia e pagare 18,76 euro per avere la pillola «del giorno dopo», senza alcuna ricetta. Non siamo in Italia però, ma in Spagna. La decisione è stata annunciata ieri dalla ministra alla salute Trinidad Jimenez, al termine di un consiglio dei ministri straordinari in cui il governo ha varato anche l’attesa riforma della legge sull’aborto.

La decisione sulla pillola del giorno dopo ha l’obiettivo di diminuire il numero di aborti, soprattutto tra le adolescenti. Nel 2007, secondo il ministero, 10.600 le minorenni rimaste incinte di cui 6.273 avevano deciso di abortire, 500 di queste con meno di 15 anni (su un totale di 112.138 aborti volontari).

Cambiano le regole anche per la legge sull’aborto, con un progetto di riforma varato sempre ieri con l’obiettivo di modificare il testo approvato nell’ormai lontano 1985. Il testo deve passare al vaglio dei due rami del parlamento, poi, una volta approvato, l’aborto verrà completamente depenalizzato entro le 14 settimane, si potrà interrompere la gravidanza entro le 22 in caso di problemi al feto e di gravi rischi per la salute fisica e psicologica della donna. La legge abbassa inoltre l’età legale per prendere la decisione autonomamente da 18 a 16 anni. «Diritti, garanzie e rispetto sono le chiavi della nuova legge», ha affermato, presentando il testo, la vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega. Viene potenziato anche il lato della prevenzione, perché «l’obiettivo del governo è prevenire le gravidanze non desiderate e che nessuna donna si debba trovare di fronte alla durissima decisione di abortire».

Inevitabili le critiche. L’associazione femminista Donne di fronte al Congresso, definisce «intollerabile» il limite di 22 settimane per intervenire in caso di rischi per la salute della donna, un tetto che non esiste nella legislazione attuale. L’Associazione della cliniche che effettuano l’operazione, considera invece «arretrato» il limite delle 14 settimane e i «3 giorni di riflessione» previsti prima dell’intervento.

La battaglia è però attesa da destra. Il Partido popular ha promesso guerra in parlamento, soprattutto per la riduzione a 16 anni della maggior età per decidere. Durissimo l’ultra-conservatore Foro de la Famiglia: «Una legge profondamente ingiusta, un passo indietro nel diritto alla vita”. I movimenti per la vita, sostenuti dalla chiesa, si sono dati appuntamento per il 17 ottobre a Madrid per una grande manifestazione di protesta.

Alberto D’Argenzio

da il manifesto 28/9/2009

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Set 29

Carcere, la quotidiana banalità del male

Antonino Patafi, migrante di ritorno è morto a 89 anni in una clinica di Roma, dove era ricoverato per gravissimi motivi di salute che avevano indotto i giudici a concedergli il differimento della pena.

E’ deceduto nella vana attesa che arrivasse l’autorizzazione a scontare quanto gli restava in Canada, dove risiede la famiglia. Non chiedeva sconti o privilegi. Voleva tornarsene nel Paese che l’aveva accolto nei lontani anni 50 dopo aver lasciato la Calabria natale.

Roberto Laviano, invece, ha cessato di vivere nella sua cella di San Vittore. A 69 anni faceva fatica a stare in piedi e più volte era stato ricoverato in ospedale. Soffriva di «scompenso circolatorio, ipertensione polmonare, stenosi carotidea bilaterale, diabete mellito-insulino dipendente, disturbi respiratori da pregressa tubercolosi, vasculopatia periferica sintomatica pregresso by-pass aortofemorale». Entrambi vecchi, malati, inoffensivi.

Nel carcere di Sollicciano, una donna 40enne madre di un minorenne, che da circa 10 mesi ha perso completamente l’uso della voce dopo un intervento alla gola per un carcinoma, è da alcuni giorni in sciopero della fame e della sete per denunciare la mancanza di un’adeguata assistenza medica.

27/09/2009

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Set 29

L’Occidente chiude i rubinetti, 20 milioni di africani affamati

La crisi la pagano sopratutto loro. I soliti. Recessione globale e cambiamento climatico condannano alla dipendenza da aiuti umanitari venti milioni di persone nel Corno d’Africa. L’anno scorso erano 14 milioni.

Una miscela che diventa esplosiva in Kenya, Somalia, Eritrea ed Etiopia, se si considera che quest’anno, come conseguenza della crisi economica, sono diminuiti i finanziamenti al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam), versati dai governi su base volontaria.

La situazione è particolarmente grave in Kenya e Somalia.

In Kenya, dove la siccità registrata nel 2009 è la più grave dell’ultimo decennio, sono morte decine di migliaia di capi di bestiame per mancanza d’acqua e cibo. La zona di Garissa, a nord-est del paese è tra le più colpite.

Gli adattamenti degli usi e costumi alla situazione, parlano da soli. Al posto delle vacche, si sta ad esmpio diffondendo in alcune zone l’uso dei cammelli come animali da pascolo, più adatti alla vita nelle aree desertiche. Ma solo fino a pochi anni fa a Garissa invece della terra sabbiosa c’erano i pascoli. Questa crisi, che colpisce quattro milioni di kenyoti, sta generando dispute per acqua e terra che hanno provocato solo a settembre decine di morti e feriti. Persino gli animali protetti restano preda di questa situazione. A Samburu, a nord del Kenya questo mese sono morti 24 elefanti. In parte di stenti, in parte uccisi per mangiarne la carne.

In Somalia, oltre alla siccità nelle aree rurali, la dipendenza dagli aiuti alimentari è esasperata dal riacuirsi del conflitto interno in corso, sommato ai precedenti due decenni di instabilità. Il che genera un’enorme numero di sfollati interni e rifigiati oltreconfine (chi riesce a fuggire dalla Somalia finisce con ogni probabilità profugo in Kenya).

La decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni al paese per la presenza del gruppo legato ad al-Qaeda al-Shebab al-Islamia, che controlla parte del territorio, ha un impatto grave sulla situazione degli aiuti agli sfollati somali.

Secondo l’Unità di Analisi della Fao sulla Sicurezza Alimentare e l’Alimentazione, la Somalia sta affrontando la peggiore crisi umanitaria degli ultimi 18 anni, con circa metà della popolazione (3,6 milioni di persone) dipendente dall’assistenza alimentare d’emergenza.

E meno male che in Africa dell’Est i prezzi di generi alimentari come il mais, con cui si sfamano milioni di persone nell’intera regione, quest’anno sono progressivamente diminuiti. Il problema è che restano comunque più alti rispetto a due anni fa. A giugno di quest’anno il prezzo del mais era quasi il doppio che nel 2007.

In questo quadro, gli effetti di El Niño, che porta abbondanti piogge verso fine anno, potrebbero paradossalmente peggiorare la situazione, causando alluvioni, ulteriore decimazione del bestiame, distruzione di infrastrutture.

Secondo il giornalista britannico specializzato in tematiche ambientali John Vidal in alcune zone del Corno d’Africa stanno comparendo i primi rifuguati mondiali del “climate change”. Come la tribù tradizionalmente nomade (migravano per centinaia di chilometri) dei Borana, ora stanziale nel villaggio di Yabelo a causa del prosciugamento delle risorse d’acqua della zona di Moyale al confine tra Etiopia e Kenya. Niente acqua, niente vita. E qui torniamo alla necessità della distrubuzione degli aiuti alimentari, che a fronte di una maggiore necessità, sono diminuiti.

Al telefono dalla sede del Pam a Roma, la portavoce Natasha Scripture ha fornito ieri a Liberazione alcuni dati che mostrano la contrazione del livello di aiuti per l’Africa tra il 2009 e il 2008. A settembre 2009, ad esempio, gli Usa hanno donato per operazioni del Pam 1,14 miliardi di dollari. L’anno precedente hanno donato 2,1 miliardi di dollari, quasi il doppio.

Comuque meglio di Italia e Regno Unito. Il governo Britannico ha contribuito a settembre di quest’anno con 69,7 milioni di dollari contro i 169 milioni del 2008. L’Italia, a settembre, ha versato 25 milioni di dollari contro i 101 dell’anno scorso. Ma, dice fiduciosa Scripture, magari entro fine anno arriverano altri aiuti. Magari per di Natale, quando siamo tutti più buoni e in tanti, per esempio in Italia, si regalano un bel viaggio con destinazione villaggio-vacanza a Malindi. Uno dei pochi posti in Kenya dove non si vede la carestia.

Francesca Marretta

Liberazione 26/09/2009

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Set 29

E’ online il nuovo sito web dell’Associazione Genesi 82 di Cava de’ Tirreni, da anni impegnata nella produzione e promozione dell’Arte presepiale.

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Set 29

I clienti possono così tenersi aggiornati sulle novità dei microcontrollori Fujitsu
 
Langen, Germania 28 settembre 2009 – Fujitsu Microelectronics Europe (FME) presenta il nuovo servizio elettronico per la creazione e la distribuzione di newsletter personalizzate contenenti informazioni aggiornate sulla vasta gamma di microcontrollori dell’azienda. I clienti possono registrarsi sul sito di Fujitsu e ricevere informazioni selezionate [...]

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Set 29

La Briscola non è mai stata così divertente! Su Joyamo.it si può giocare da soli o in compagnia, sfidandosi in molteplici tornei. Il tutto completamente gratis.
Le regole sono identiche a quelle della classica Briscola. Asso e Tre rappresentano i cosidetti “Carichi”, la carta a terra stabisce il seme di briscola. Le carte sono quelle napoletane.
 
Per giocare [...]

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Set 29

L’associazione Adimo - Associazione Di Informazione sulla Medicina Omeopatica non a fini di lucro informa che dal prossimo 22 Ottobre si terrà in Reggio Calabria il trimestrale ciclo di visite omeopatiche riservate agli associati (associazione annuale Euro 20,00), grazie alla disponibilità dei medici dottor Mohamed Bahà El-Din Ghrewati e dottor Ahmed El Beick.

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Set 29

Contro la perdita dei capelli, la prevenzione ha un solo nome: Eurodermal.
I trattamenti Eurodermal rigenerano i capelli. Per un futuro in naturale ricrescita.

La prevenzione è l’unica “arma” contro la calvizie.
Per questo esiste Eurodermal, uno dei marchi di Medikalbeauty Corporation, gruppo specializzato nella cura dei capelli. Si tratta della divisione dedicata ai trattamenti di prevenzione, contro [...]

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Set 29

New Genesis colma per sempre la calvizie.
L’impianto d’infoltimento con capelli veri integra la capigliatura, senza chirurgia.

Per ritrovare una folta chioma di capelli veri, la soluzione definitiva si chiama New Genesis.
Si tratta di uno dei marchi di Medikalbeauty Corporation, gruppo specializzato nella cura dei capelli.
Questa divisione realizza impianti estetici d’infoltimento, indicati per chi presenta un avanzato [...]

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Set 29

Vuoi conoscere la tua buona stella? Vuoi sapere cosa ti riserva la fortuna? Il destino gira, la fortuna cambia mano e la buona stella non si ferma mai. Per riuscire ad afferrarla, chiama per un consulto la nostra cartomante Soraja.
Con l’aiuto della divinazione e con una grande conoscenza dell’astrologia, la nostra esperta sensitiva ti indicherà [...]

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Set 29

Ai Campionati mondiali di ciclismo su strada, Cadel Evans regala il primo titolo iridato strada élite all’Australia.
Evans ha vinto una corsa molto difficile da interpretare, sia per le vicende che l’hanno animata, sia per le insidie del percorso. Il posto d’onore è andato al russo Alexandr Kolobnev, la medaglia di bronzo a Joaquin Rodriguez. Ottavo [...]

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Set 29

Milano, 26 settembre 2009. L’anno Europeo della Creatività e Innovazione (“The European Year of Creativity and Innovation 2009”) ha portato alla ribalta, durante il periodo più impegnativo della crisi mondiale, l’importanza del concetto di innovazione coniugato con quello della creatività e sull’argomento è stato intervistato Giuseppe Mascitelli, AD di Mediolanum Comunicazione.

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Set 29

Mutti, azienda leader nel mercato della polpa, del concentrato e della passata di pomodoro, utilizza il canale ecommerce, attraverso il sito cliccaegusta.com, per la vendita dell’Aceto di Pomodoro.

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Set 27

Naufraga la campagna persecutoria di Brunetta contro i dipendenti pubblici. Un decreto, poi convertito in legge, ha cancellato la norma sul domicilio coatto per i malati (11 ore al dì) e le decurtazioni salariali ai loro danni, mentre le certificazioni mediche saranno nuovamente affidate ai medici di base. Era tutto incostituzionale!

www.liberazione.it

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Set 27

Antimafia sociale, ecco la lezione di Radio Aut

I l razzismo leghista, la xenofobia antimeridionalista ha avuto paura di Peppino Impastato. Cancellare una targa, una intestazione, è, infatti, la rimozione della sua critica del potere, della sua narrazione di lotta alle mafie. Siamo offesi dal tentativo gaglioffo di cancellazione della memoria di Peppino come lo fummo e lo siamo per la tentata rimozione della targa di Carlo Giuliani, che gelosamente custodiamo. La manifestazione di sabato è una risposta ideale e di massa. Peppino, infatti, non è una fredda icona; la sua attualità è nell’antimafia sociale contro un sistema di relazioni in cui sono strettamente intrecciate mafie, politica, amministrazione, finanza. L’antimafia sociale contro la borghesia mafiosa, contro processi di accumulazione mafiosa che sono veri e propri percorsi di valorizzazione del capitale globale. Economia legale ed economia illegale sono sempre più intrecciate. È questo che fa paura alla concezione mercificata della Lega, alla sua totalizzante riproposizione dei valori di scambio contro i beni comuni. Noi ci impegniamo a ricostruire, pur dentro alle difficoltà del presente, partecipazione, protagonismo, autorganizzazione, intorno ad una antimafia, come quella che Peppino ha incarnato, non ipocrita, non di facciata, ma viva, vera, sociale; lottare contro le mafie è, per tanti giovani e tante ragazze, anche lotta contro la precarietà, per il salario sociale, il reddito di cittadinanza. Per questo Peppino è parte fondativa del nostro vissuto politico. Per questo rifiutiamo interpretazioni edulcorate e centriste: Peppino fu uomo del ‘68, non va dimenticato. Fu militante anticapitalista che organizzava conflitti sociali, dagli studenti ai braccianti, ai contadini poveri. E fu precursore, anche come organizzatore culturale, di un’intensa e moderna criticità come rovesciamento e senso comune di massa. Radio Aut fu la struttura comunicativa più moderna del Mezzogiorno, negli anni Settanta, esempio straordinario di inchiesta e controinformazione. La metafora, il sarcasmo, la desacralizzazione dei capi mafiosi diventarono, con Peppino, strumento di lotta politica. Egli fu un militante della “nuova sinistra” come ci ricorda Umberto Santino, da Lotta Continua alla candidatura di Democrazia Proletaria, in polemica aspra con il Partito Comunista del compromesso storico che vedeva la mafia solo come nicchia di arretratezza dello sviluppo. Peppino pensava, invece, che il neoliberismo fa bene alle mafie. È qui, in questa critica, in questo impianto analitico, la attualità di Peppino; da qui il timore che ne hanno le destre liberiste ancora oggi. La Lega e il governo parlano, infatti, di una mafia virtuale, che esisterebbe solo nel Sud Italia e negano che il cuore della mafia è, oggi, nel riciclaggio, nel sistema finanziario (e, quindi, anche nel Nord e in Lombardia). La mafia non è un gruppo di delinquenti meridionali; e l’unico modo per contrastare l’intreccio tra politica e finanza è l’attacco ai beni, alle ricchezze, ai profitti delle mafie, confiscandone terreni, immobili, fondi, e individuando un nuovo spazio pubblico. L’antimafia sociale è, quindi, costruzione di presidi democratici, connessione tra lotta democratica e sociale, è antimafia in movimento, dentro l’organizzazione della conflittualità sociale, come ci insegnò Pio La Torre. Per questo difendiamo la memoria e l’attualità di Peppino Impastato.

Giovanni Russo Spena

Liberazione25/09/2009

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Set 27

Discriminate donne e migranti

Un quadro impietoso. I salari netti sono fermi e i prezzi sono in aumento. E’ questo lo scenario descritto dal segretario confederale Cgil Megale, audito ieri dalla Commissione Lavoro e previdenza sociale del Senato. Il dato più significativo del rapporto Ires-Cgil, cui fa riferimento Megale, emerge dall’analisi dei salari nel periodo ‘93-’08: elaborando i dati Istat nei passati 15 anni i dipendenti hanno lasciato al fisco 6.738 euro cumulati, poiché le retribuzioni nette sono cresciute 3,5 punti in meno delle retribuzioni di fatto lorde. Lo Stato ha dunque beneficiato di circa 112 miliardi di euro, tra maggiore pressione fiscale e “fiscal drag”. Le retribuzioni contrattuali hanno mantenuto il potere d’acquisto e le retribuzioni di fatto sono cresciute di 5,9 punti oltre l’inflazione. Purtroppo, però, i salari netti sono rimasti fermi. Quindici anni di crescita zero dei salari netti mentre i prezzi aumentavano. Il fisco ha mangiato pochi guadagni di produttività. Dall’indagine Ires Cgil emergono anche tre strutturali disuguaglianze sociali rispetto al salario di un dipendente standard (1.240 euro). Rispetto a questa cifra una lavoratrice guadagna il 17,9% in meno, un lavoratore immigrato (extra Ue) -26,9% e addirittura -27,1% se riferito a un lavoratore giovane fino ai 34 anni. Differenze, queste, trasversali, al Nord come al Sud, e che attraversano tutti i settori. Un ulteriore elemento di disuguaglianza da sottolineare risiede nelle basse retribuzioni del Mezzogiorno. Nel 2008 nel Nord Ovest è stata di 29.800 euro, al Nord Est di 28.900 euro, al Centro di 28.300 euro e nel Mezzogiorno di 24.500 euro. Il differenziale rispetto al Sud è, quindi, al Nord Est di +21,63%, al Nord Est di +17,96% e al Centro di +15,51%.

 

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Set 27

“District 9″: il ghetto alieno che ci assomiglia (anche troppo)

«Adoro vedere i Gamberoni morire». Una scena che potremo vedere molto presto- e che alcuni, dando fuoco a barboni, uccidendo per dei biscotti, bruciando con dei raid interi insediamenti, avranno già messo in atto-, solo con altre espressioni, tipo “zingari, negri di merda, immigrati bastardi”. Fatevi un giro sui social network, andate in autobus, oppure fermatevi in Parlamento e scoprirete come una cappa di razzismo, sempre più tollerato e fomentato, ci stia distruggendo. L’odio per il diverso, che lo sia per identità sessuale o colore della pelle, ormai è diventato un valore. Ecco perché un film come District 9 è un pugno in faccia salutare, un gioiello che diverte e fa riflettere nella migliore tradizione del cinema di genere. Prima di fare qualsiasi valutazione etica e politica, però, va detto che il film di Neill Blomkamp, prodotto da Peter Jackson (i gamberoni un po’ badtaste fanno pensare a un omaggio), è una bella opera, che con “soli” 30 milioni di dollari mette su dell’ottima fantascienza con buoni effetti speciali e una ricostruzione notevole. L’idea nasce da un corto dello stesso regista, il geniale Alive in Josburg , che nel 2005 gettava i semi di questa storia. Il resto l’hanno fatto un’ottima fotografia e uno script equilibrato e intelligente, un soggetto semplice e potente, attori sconosciuti ma con facce niente male. La storia è semplice, soprattutto perché è vera. Attenzione, ovviamente gli ultracorpi non ci hanno invaso e una mega astronave non ha solcato il Pacifico per finire a Johannesburg, sopra un bidonville in cui i suoi occupanti sono andati ad abitare (insieme ai nigeriani, integrazione dal basso). Ma se ai “Gamberoni” (l’epiteto razzista per questi extraterrestri extracomunitari bonaccioni, un po’ irascibili, scommettitori e golosi di cibo per gatti) sostituiamo la maggioranza nera sudafricana schiacciata dal potere bianco durante l’aparheid, se il Distretto 9 viene capovolto e diventa 6, tutto quello che vedete, soprusi e sgombero compresi, sono cose realmente accadute (non a caso la formula del racconto è il mockumentary). E soprattutto, stanno accadendo. Non nella riconciliata Sudafrica, in cui la razza ha lasciato alla classe il ruolo di regina del discrimine (si pensi a Tsotsi o a Carmen, passando per Jerusalema), ma, per esempio, nella nostra ormai fascistissima Italia. Quei gambe-rom cacciati a 200 km di distanza (in un campo con tende che sembrano costituire un CPT modello), con giustificativi di legge imbarazzanti, quei travet di piccoli olocausti in scala, ricordano una penisola che all’integrazione preferisce la disintegrazione. Certo, non arrivano ET dal mare che possiamo rispedire in Libia, ma si sa che la fantasia, per quanto rabbiosamente si sforzi, all’incredibile realtà si avvicina a fatica. Il segreto, come Blomkamp (e il protagonista Copley) ci insegna è trovarsi dall’altra parte, diventare uno sconfitto, guardare le magagne del sistema che esporta democrazia e poi rimane senza per se stesso. Il cinema di genere fa da sempre politica, sci-fi e horror sono un modo per riscrivere, spesso, la storia da parte dei deboli (la prima, un tempo, anche per fare propaganda: ricordate gli alieni “comunisti”?). E spesso metafora e divertimento ci schiacciano al muro più di un film di denuncia.

Boris Sollazzo

Liberazione 25/09/2009

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Set 27

5 morti in due giorni

 

Si continua a morire sul lavoro. Sono due le nuove vittime di un’altra tragica giornata. Cinque in appena due giorni. Il primo incidente è avvenuto in un cantiere dell’A3 Salerno-Reggio Calabria a Tarsia. A perdere la vita è stato Valerio Messuti, un operaio di appena 21 anni. Il giovane stava lavorando con altri due colleghi, per conto dell’impresa esecutrice Carena Spa di Genova, nel cantiere per la costruzione della nuova galleria “Serra dell’Ospedale”. Messuti, che si trovava assieme ai due colleghi sul cestello elevatore, sarebbe stato colpito, per cause da accertare - secondo quanto riferisce un comunicato dell’Anas - da un blocco di argilla staccatosi improvvisamente dal fronte di scavo. Il giovane è stato colpito alla testa dal blocco ed è morto sul colpo, mentre gli altri due operai che erano con lui sono rimasti illesi. Il secondo infortunio è avvenuto a Cagliari: un operaio di 35 anni è morto mentre lavorava in una cartiera nella zona industriale. L’uomo sarebbe rimasto incastrato in una macchina per la lavorazione della carta. Accortisi di quanto accaduto i colleghi lo hanno soccorso ed hanno chiamato il 118 che non ha potuto che constatarne il decesso. Si sta indagando ora su eventuali responsabilità. «Cinque morti sul lavoro in due giorni - commenta il responsabile coordinamento Salute e Sicurezza della Cgil nazionale, Ludovico Ferrone - sono un prezzo intollerabile sempre meno portato all’attenzione del Paese. Oggi si muore sul lavoro in silenzio». «Eppure il tributo pagato dal lavoro - rileva - è altissimo: spesso con lo stillicidio quotidiano e, talvolta, come in questo caso, con un grumo di incidenti che provocano vittime da Nord a Sud anche se il Sud è tristemente il più colpito».

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Set 27

 Chi li paga? Noi, i consumatori!

La denuncia di Coldiretti riportata da La Stampa di ieri, al di là di strumentalizzazioni e di possibili divergenze sui particolari dei calcoli, dice a chiare lettere ciò che tutti noi ogni giorno possiamo constatare facendo la spesa e parlando con i contadini: i prezzi diminuiscono per i produttori ma aumentano vertiginosamente per il consumatore.

La tanto vantata libertà di impresa del “libero mercato” si rivela per quello che è: una truffa, tutta consumata sulle spalle dei consumatori. Sono sempre  e solo i consumatori che pagano in ogni forma le famose “libertà” di mercato: con gli strozzinaggi delle grandi catene di distribuzione, con gli aproffitattori di ogni risma, con le speculazioni finanziarie internazionali e nostrane sui beni di prima necessità.

I contadini indiani sono coinvolti in suicidi di massa per il crollo della loro redditività, mentre sono costretti dall’FMI all’acquisto del riso OGM-modificato che non dà più semi utilizzabili per nuovi raccolti. I coltivatori italiani devono cedere le loro produzioni al sistema clienterale-mafioso degli intermediari e delle catene della Grande Distribuzione, mentre le stesse aumentano i prezzi ogni giorno, anche attraverso confezionamenti, grammature e sconti-truffa.

Il latte viene pagato agli allevatori italiani il 30% in meno, all’acquirente oggi costa il 350% in più. Il grano tenero (per il pane) oggi viene pagato il 33% in meno, il pane alla vendita costa il 1.828% in più!!!

Il governo tutela mafiosi e approfittatori di ogni tipo con leggi vergognose che garantiscono a chi specula mano libera contro la popolazione che tutto si trova a pagare truffe, falsi in bilancio ed evasioni tributarie comprese.

I Gruppi di Acquisto Popolari (GAP) ed il Partito della Rifondazione Comunista denunciano la truffa ai danni dei lavoratori e dei ceti più deboli e, attraverso i banchetti dei prodotti a maggior consumo, propongono da tempo acquisti diretti da produttori onesti senza costi aggiunti di intermediazione. Questo per evidenziare la materiale truffa perpetrata, sia per contrastare un aumento del costo della vita tanto strisciante quanto straordinariamente pesante nelle tasche di chi ogni giorno si trova più povero a causa dei licenziamenti, della Cassa Integrazione, della chiusura di aziende.

Sabato 26 settembre, i banchetti dei GAP distribuiranno pane ad 1 euro il kg, pasta a 0,85 euro il kg, riso a 0,95 euro il kilo a Torino e a Cuneo. Questi sono i prezzi di acquisto dell’Associazione Quarto Stato, questi i prezzi a cui i prodotti vengono distribuiti, a dimostrazione del sistema truffaldino spalleggiato dal governo e dai padroni. L’Associazione Quarto Stato distribuirà, inoltre, altri beni di largo consumo quali vino rosso e bianco, carni fresche sottovuoto rosse e bianche, olio d’oliva ed altro ancora, sempre con il criterio di dimostrare praticamente quanto siano ampi ed ingiustificati i margini di speculazione, fino ai vergognosi ed inammissibili limiti oggi raggiunti.

Torino, 24 settembre 2009

dal Comunicato stampa di

Elio Limberti

Responsabile GAP

Federazione PRC Torino

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Set 27

Matti da slegare

 

A poco più di trent’anni dalla chiusura dei manicomi i matti hanno invaso Prato. L’ex company town del tessile italiano si è trovata infatti ad ospitare il Festival della follia. Un evento unico nel suo genere, creato appositamente allo scopo di discutere di tutto quello che riguarda il mondo della malattia mentale all’interno di un contesto sociale autentico come può essere una città, allontanandosi quindi dalle aule accademiche o di ospedale, spesso troppo ovattavate per sentire quello che succede fuori.

Come ebbe a dire Albert Einstein, il cui nome campeggia sulla locandina della manifestazione «la follia è una condizione umana, in noi la follia esiste ed è presente come la ragione». Affermazione presa alla lettera dai membri delle associazione «Il Pentolone», l’organizzazione che ha ideato il festival. Così lo scorso 5 settembre, nel pomeriggio in molti si trovano sotto le mura per partecipare alla «Mattatona», la maratona «matta «non competitiva di cinque o dieci chilometri: la gara riguarda tutti, giovani e vecchi, pazzi e presunti normali. Lo sport come mezzo di reinserimento è utilizzato anche dalla polisportiva Aurora che da quindiici anni organizza un torneo di calcio fra squadre miste operatori-pazienti.

«Abbiamo iniziato», ricorda Luciano Giusti, fondatore dell’associazione e operatore da circa 30 anni, «sulla spinta dei pazienti stessi che volevano giocare a calcio. Quando poi abbiamo trovato una sede per l’associazione diverse persone erano preoccupato dal fatto che il campo era vicino a una scuola elementare. Ora sorride non in molti non sono in grado di distinguere sul campo chi è il matto e chi il sano».

Non si tratta però solamente di contaminare la città con un pizzico di follia, ma anche di fare il punto sulle possibilità reali di inserimento nel mondo del lavoro. Riuscire a trovare un impiego, infatti, è un passaggio fondamentale nella vita di un paziente. Lo spiega bene Andrea, consumatore droghe sintetiche sin dall’età di undici anni e condannato a due anni di Ospedale psichiatrico giudiziario per aver investito due persone con un auto rubata. «Io non avevo mai lavorato prima, e mi sono sentito messo alla prova sia nei confronti di me stesso sia nei confronti degli altri». Eppure i dati presentati non sono dei migliori: solo il 10 per cento dei pazienti riesce a trovare un lavoro e di questi un ulteriore 30 per cento è spinto ad andarsene e la lotta all’esclusione sociale diventa sempre più difficile. Da una parte crisi e tagli mangiano risorse come il Fondo nazionale per l’occupazione dei disabili [non ancora rifinanziato per l’anno corrente] dall’altra una legge risalente alla metà degli anni novanta prevede un rapporto troppo sbilanciato tra numero di lavoratori normo-dotati assunti per ogni disabile se rapportato a un’economia in recessione come quella italiana. Per Giorgio Cioni «una ragazza mentalmente disabile», come è sua figlia, «non può entrare in un ufficio senza che ai colleghi non sia insegnato come ad accoglierla. Capisco che ci siano grosse difficoltà con il lavoro, ma per loro è fondamentale».

Eppure, nonostante tutte le difficoltà, la strada aperta trentuno anni fa è ha portato indubbi benefici. Molti dei pregiudizi e dei metodi utilizzata per curare la malattia mentale sono caduti, come dimostra la folla che è accorsa nella sera finale di una manifestazione che parla apertamente di follia e anormalità. Rimangono ancora molti ostacoli per fare sì che, come spiegava Franco Basaglia nel 1979, «si possa affrontare la vita, perché la vita contiene salute e malattia, e affrontando la vita si faccia prevenzione».

Giorgio Ghiglione

[24 Settembre 2009]

www.carta.org

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Set 27

“Insomma, i nuovi numeri che vengono generati ogni giorno sono meno di quello che mi aspettavo”.

“Sì, è vero, esistono molti modi diversi per descrivere lo stesso numero: il teorema di semplificazione ci aiuta molto”.

“E quindi, alla fine, quanti nuovi numeri ci saranno ogni giorno? Si riesce a capire?”.

“Sì, certo. Le cose stanno così; supponi che dopo un certo numero di giorni siano stati creati m numeri:”.

x1 < x2 < … < xm

“Ok. Il giorno dopo che succede?”.

“Il giorno dopo saranno creati questi numeri:”.

{|x1}, {x1|x2}, {xm-1|xm}, {xm|}.

“Ah. Ogni altra possibile combinazione è quindi uguale a una di queste?”.

“Sì, è il teorema di semplificazione che ce lo dice. Per esempio, {x1|x3} è uguale al numero più anziano compreso tra x1 e x3”.

“Che in questo caso è x2”.

“Sì, perché c’è solo lui. In altri casi più complicati bisogna proprio controllare l’anzianità dei numeri compresi, e scegliere il più vecchio”.

“Quindi il giorno 1 abbiamo un solo numero, lo zero. Il giorno 2 abbiamo lo 0, +1 e -1, il giorno 3 abbiamo 0, +1/2, +1, +2, -1/2, -1, -2”.

“E, in generale, il giorno n abbiamo 2n-1 numeri”.

“Ho capito. Ma i nuovi numeri che vengono generati ogni giorno che forma hanno? C’è una legge che ci dice quali sono questi nuovi numeri?”.

“Sì. Ogni giorno vengono creati due nuovi numeri interi, che sono quelli che nella lista abbiamo indicato con {|x1} e {xm|}”.

“Bene, questi li avevo capiti. Per esempio, 1 = {0|}, 2 = {1|}, 3 = {2|}, e così via”.

“Esatto. Gli altri, quelli che genericamente abbiamo indicato con {xi-1|xi}, sono uguali alla media tra xi-1 e xi”.

“Ah, ecco come funziona! Quindi, per fare un esempio, {1/2|3/4} dovrebbe essere uguale a 5/8”.

“Proprio così. Riassumendo, ogni giorno vengono creati nuovi numeri interi e nuove frazioni il cui denominatore è una potenza di 2. Sono quelle che vengono chiamate frazioni diadiche”.

“Ma allora non vengono creati tutti i numeri reali. Anzi, non vengono creati nemmeno tutti i numeri razionali! Per esempio, il semplice 1/3 non fa parte di questa lista”.

“Esatto: i numeri reali non vengono creati dopo un tempo finito”.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Set 27

Martedi 29 settembre, presso il Mediolanum Forum – Assago (Milano), dalle ore 19,30 all’interno del concerto di Elton John e Ray Cooper, una postazione video di Mediolanum Channel intervisterà i presenti sui temi generali del dopo crisi, dell’economia e del Mediolanum Market Forum. Le video interviste saranno immediatamente condivisibili su youtube.

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 27

Tra i casino online più interessanti, c’è sicuramente il nuovo 21 Nova casino, che nasce dalle “ceneri”, di 32Vegas Casino, un casino quest’ultimo che durante gli anni in cui ha operato ed accolto la sua clientela, ha sempre dimostrato la migliore qualità che ci si aspetta dai più rinomati casino di internet. Se vuoi [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 27

Tino Mariani mette a disposizione dei Clienti un’ampia scelta di poltrone relax e poltrone massaggio, poltrone relax lift elettriche e poltrone relax manuali. Le poltrone relax sono di linea classica come la Poltrona Relax Aida, Tosca, Vivere e di linea moderna come la Poltrona Relax Mizar, Day, Athena e Pocket.
New entry per la Poltrona [...]

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Set 27

L’azienda fornisce i bicchieri a uno dei lounge bar più chic di Genova. Negli spazi completamente ristrutturati della vecchia mensa Enel si respira un’atmosfera internazionale e molto, molto trendy.
Nel cuore di Genova, la vecchia mensa dell’Enel diventa il Muà, un ristorante e caffetteria con un’anima internazionale che non rinuncia al legame con la città e [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 27

Il gruppo Bormioli Rocco ha realizzato un’edizione limitata del calice con la serigrafia del logo del concorso e fornito allo spazio dedicato al vino e alla gastronomia italiana i piatti, i bicchieri e tutti gli accessori per vivere ogni momento della kermesse con stile.
Vino e bellezza si incontrano a Salsomaggiore alla Cantina di Miss Italia. [...]

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Set 27

Nello spazio espositivo di Technokolla (area esterna 45 – stand 32) tredici opere di Denise Corbelli portano i prodotti dell’azienda dal cantiere alla tela. I materiali da costruzione diventano arte, grazie a una alchimia creativa che mixa sapientemente artigianalità e passione per la pittura. In mostra dal 29 al 3 ottobre.
Quando Technokolla le ha proposto [...]

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Set 27

La ricerca di un nuovo lavoro comporta un dispendio di tempo troppo elevato: tra le  visualizzazione delle offerte e l’invio delle candidature, si possono impiegare ore ed ore davanti a un computer.
Oggi, però, è arrivato il momento  di cambiare questa situazione, o meglio, c’è chi lo ha fatto per noi. Con Madeinjob.com, ogni candidato, potrà [...]

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Set 27

Per chi ha intenzione di investire nel mattone,  consigliamo un viaggio oltre oceano, esattamente nella Big Apple, New York. Più precisamente, nella zona più chic della città, Manhattan, è possibile cogliere al volo ottime possibilità per i propri investimenti immobiliari. 
In particolare, nei suoi numerosi quartieri, sono attualmente in vendita appartamenti residenziali che garantiscono un’ottima rendita, [...]

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Set 27

IL MARCHIO INGROSSO ARREDAMENTI, NON E’ DA ASSOCIARE A NESSUN INGROSSO MOBILI.
INGROSSO ARREDAMENTI E’ PRESENTE DAL OLTRE 20 ANNI IN TOSCANA E VENETO.
RAPPRESENTA CIRCA 220 AZIENDE PRODUTTRICI DI MOBILI.
GRAZIE AL CONTATTO DIRETTO CON PRODUTTORI DI MOBILI, OFFRE UN RISPARMIO DEL 40% RISPETTO AL PREZZO DEL NEGOZIO.

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Set 27

Da settembre 2009 è in linea un sito che permette, a chiunque sia interessato ad aprire un mercatino dell’usato, di ottenere gratuitamente tutte le informazioni necessarie. Il sito è gestito dall’amministratore della società Leotron, Alessandro Giuliani.
Lo scopo è semplice: in un mondo in cui la burocrazia spaventa chiunque si cimenti nell’impresa di intraprendere un’attività, la [...]

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Set 25

Si terrà il 3 ottobre. Ci saranno quaranta grandi imprese internazionali. E, soprattutto, ci saranno in palio circa duemila posti. E’ l’European Job Day che si terrà a Bruxelles, la fiera del lavoro giunta alla sua terza edizione e a cui parteciperanno più di diecimila visitatori da oltre trenta nazionalità diverse. Durante la fiera si terranno anche conferenze e workshop legati alla mobilità del lavoro. Il focus di quest’anno sarà quello dei “nuovi skill per i nuovi lavori”.

Set 25

“Dammi cinquanta euro e ti rifaccio l’arredo”. Potrebbe essere questo lo slogan dei giovani architetti di Interior Relooking, che in 10 giorni, e con un minimo rimborso spese, creano per i propri clienti telematici un progetto completo di descrizioni, disegni, 3D, indicazioni di materiali e arredi per ogni singolo ambiente della casa o dell’ufficio. Il tutto ad un prezzo decisamente limitato: appunto, 50 euro per locale. “Tutta l’operazione si svolge on-line – spiega Valeria Bongini, architetto e fondatrice del progetto –, basta inviare per e-mail le planimetrie, le foto dei locali e compilare una scheda progetto e noi ci occupiamo di dar vita ad un Project book: a questo punto il nostro cliente non deve far altro che acquistare i materiali, di cui noi forniamo anche un preventivo”. L’idea è venuta a Valeria e alle sue amiche ai tempi dell’università, il politecnico di Milano, quando uno studio di architettura tradizionale sembrava un’opzione troppo limitata e indirizzata a una fascia ridotta di persone. “Dopo qualche anno passato come progettiste a Milano – continua Bongini –, abbiamo pensato di buttarci su questo progetto, prima con i nostri amici e poi aprendoci a privati e realtà imprenditoriali più grandi. Adesso non abbiamo uno studio vero e proprio, ma ci troviamo una volta a settimana per studiare le commissioni”. E allora eccolo lo staff tutto al femminile degli architetti low-cost di Interior Relooking: oltre a Valeria e Chiara, entrambe laureatesi al politecnico di Milano, c’è Monica, designer e stilista, Giusy, giornalista e curatrice di eventi e Rossella, specializzata in allestimenti di negozi e show-room. Un team affiatato e giovane che si tinge di rosa e riesce non solo a sfatare tutti i pregiudizi e i luoghi comuni sulle donne, ma anche ad eliminare alcune barriere sociali: “Il progetto sta andando molto bene – commenta Bongini – si rivolgono a noi soprattutto privati che vogliono sfruttare al meglio i propri spazi, creare una zona relax ad esempio o sistemare lo studio, ma anche agenzie immobiliari che si ritrovano con piccoli appartamenti da arredare o grandi realtà imprenditoriali come l’Erif Real Estate di Legnano, che ci ha affidato la progettazione di interni dei loro immobili”. Un altro aspetto interessante ed estremamente innovativo riguarda l’investimento dei ricavi: “All’inizio accumulavamo piccole cifre – racconta Bongini –, ma poi, man mano che crescevamo, ci siamo resi conto che si potevano investire i proventi nella nostra formazione. Come? Finanziandoci viaggi di lavoro nei vari paesi del mondo. Di recente, ad esempio, siamo state a Bangkok dove abbiamo avuto l’opportunità di arricchire il nostro bagaglio professionale, visitando grandi alberghi lussuosi ma anche piccole boutique locali dove abbiamo trovato tessuti magnifici. Crediamo molto in questo laboratorio creativo in itinere”. Oltre al primo livello di servizio a distanza, il Project book, Interior Relooking offre altri servizi che presuppongono un incontro con i committenti e un sopralluogo preventivo allo sviluppo del lavoro. La formula All inclusive, ad esempio, permette di consegnare al committente la propria abitazione o il proprio spazio di lavoro chiavi in mano: “Lo staff – dice Bongini – segue il committente in tutte le fasi di lavorazione, di selezione dei materiali, dell’arredo e dei complementi di arredo, ogni dettaglio fino al completamento dei lavori. Il servizio comprende anche l’attività di direzione lavori”. Interior Relooking propone inoltre un servizio per usufruire dei benefici introdotti dal piano casa 2009: “Gli architetti studiano le diverse soluzioni applicabili per aiutare i committenti a capire e valutare le opportunità offerte dalla legislazione”, conclude Valeria Bongini. Per informazioni: www.interior-relooking.it

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale

Set 25

IERI DUE SOLDATI DEL LAVORO SONO VOLATI NEL VUOTO, UN’ALTRO E’ STATO DECAPITATO. CHI NE PARLA?

Due morti e un uomo in fin di vita. E’ questo il tragico bilancio degli ultimi, in ordine di tempo, incidenti sul lavoro. Un operaio è morto e un altro è rimasto gravemente ferito precipitando da un’altezza di 15 metri a Brescia, mentre un operaio marocchino è morto decapitato dalla lama di un escavatore nel Trentino. Il primo è avvenuto nello stabilimento della “ori Martin”, sono precipitati dal cestello di una piattaforma. Il secondo incidente è avvenuto ad Arco, said Karroui, al suo primo giorno di lavoro, alla guida di una ruspa stava effettuando lavori di pulizia quando ha perso il controllo del mezzo meccanico. Dopo essere stato sbalzato dal sellino è rimasto decapitato dalle lame montate sull’escavatore.

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Set 25

La catastrofe degli ospedali calabri

Un’impietosa spirale di morte e disperazione continua imperterrita ad avvolgere la Calabria. Negli ospedali della regione giovani innocenti proseguono a morire per diagnosi errate, macabre sviste, imperdonabili incompetenze, ingiustificabili negligenze. Sei le vittime nell’ultimo mese. E agli “omicidi colposi” – questo il termine utilizzato dall’accusa – si sussegue puntualmente il grottesco valzer delle dimissioni e dei licenziamenti, delle commissioni e degli indagati, dei processi infiniti e delle “missioni trionfali” e riparatrici degli ispettori governativi.

Una catena di disastri che, secondo le prime ipotesi, avrebbe dovuto portare al totale commissariamento della sanità. Sembrava solo questione di ore, ma giovedì scorso la Regione ha approvato un Piano di riqualificazione che scongiura il commissariamento. «Una beffa», commentano all’unisono i familiari delle vittime. «È l’ennesimo provvedimento tampone frutto dell’inciucio esistente tra la presidenza regionale e il Governo italiano – tuona Giovanni Bonanno, padre di Andrea, morto quattro anni fa a soli sette anni durante un semplice intervento per allargare l’ingessatura troppo stretta del braccio - Sono sconcertato. È da un anno e mezzo che aspettavamo il commissariamento, l’unico modo per dare un segnale forte di cambiamento. È impensabile non commissariare la sanità in una regione che registra, oltre alle morti negli ospedali, quasi tre miliardi di debiti con tanto di insetti che scorrazzano nelle sale operatorie e medici fasulli sprovvisti di regolare qualifica». Una decisione che lascia ancora più perplessi visto che, dice Bonanno, «la sanità è stata commissariata in altre regioni italiane come Campania, Lazio, Molise e Abruzzo, dove la situazione non è così grave come in Calabria».

Dalla morte del figlio, Giovanni ha dedicato ogni giorno della sua vita a lottare contro tutto e tutti. Riunioni, incontri con le famiglie delle altre vittime, interviste, manifestazioni e 200 mila euro sborsati di tasca propria per far fronte alle spese di consulenze, avvocati, notai. Nell’attesa del processo conclusivo che si terrà a fine settembre, il padre di Andrea si è improvvisato politico e, dopo due anni di lavoro, ha realizzato un progetto di legge che presenterà direttamente al presidente della Camera Fini a ottobre. «È una proposta suddivisa in otto punti – spiega Bonanno – il principale dei quali obbliga le istituzioni a tutelare legalmente ed economicamente le famiglie vittime della malasanità, per le quali attualmente non esiste nessun tipo di assistenza… come se noi fossimo diversi dalle vittime della mafia!»

«Fin quando la politica non abbandona le corsie d’ospedale non cambierà nulla – afferma Giovanni - Non esiste meritocrazia, tutto va avanti sull’onda del clientelismo e delle raccomandazioni. Persone che non hanno mai avuto a che fare con la sanità si trovano a scorrazzare per le sale operatorie. Inoltre, la Calabria è l’unica regione che non finanzia i corsi di aggiornamento». I medici che provocarono la morte del piccolo Andrea sono ancora “a piede libero” nelle sale operatorie e questo per Giovanni è incomprensibile: «Se i medici ricevono una condanna devono abbandonare gli ospedali, almeno per un paio di anni».

Rabbia e scoramento animano anche Pino e Maria Monteleone, genitori di Federica, la sedicenne rimasta vittima, tre anni fa, di un arresto cardiaco determinato da un black out elettrico in sala operatoria. «Di questo passo a breve in Calabria si conteranno più vittime di malasanità di quante non ne abbia fatte il terremoto in Abruzzo. Berlusconi dovrebbe venire a vedere da vicino la situazione. Ogni volta che si verifica un caso di malasanità sento sempre le stesse belle parole ma, a quasi tre anni dalla morte di nostra figlia, non solo chiarezza non è stata fatta, non solo non sappiamo ciò che accaduto realmente in sala operatoria, non solo chi ha sbagliato conduce una vita serena ed è libero di esercitare, ma cosa molto triste è che di altre Federica negli ospedali calabresi ce ne sono state così tante da rischiare di perdere il conto». Mezza dozzina a partire da agosto: il 10, dopo un ricovero per vomito e diarrea, Graziamaria Granata (8 anni) muore all’ospedale di Cetraro per una grave sofferenza cardiaca che nessun medico le aveva diagnosticato; trascorrono soltanto quattro giorni e il 14 agosto all’ospedale di Acri scompare Antonio Abruzzese (50 anni), ricoverato per un dolore alla gamba e deceduto per un embolo; altri due giorni e il 16 agosto tocca a Chiara Gambettola (44 anni), morta dopo il parto per cause ancora incerte; il 24 agosto è la volta di Sara Sarti, bambina di 5 anni che, dopo esser stata portata all’ospedale di Locri la sera del 23 per febbre e vomito, era stata rimandata a casa dai medici; il 26 agosto all’ospedale di Catanzaro, Felice Antonio Caligiuri (62 anni) muore per aneurisma dell’aorta dopo che aveva atteso parecchie ore nella sala d’attesa del pronto soccorso visto che i medici l’avevano classificato come codice bianco; il 27 agosto l’ultima vittima, Giuseppe Francolino (26 anni), deceduto all’ospedale di Lamezia Terme per una peritonite forse diagnosticata in ritardo.

E sulla pelle delle vittime innocenti piovono i consueti veleni politici, esacerbati dalle elezioni regionali del 2010 che, con largo anticipo rispetto alle altre regioni, hanno proiettato la Calabria in un clima di incandescente campagna elettorale. Pochi giorni fa il presidente della Regione Agazio Loiero, dopo lo zig zag di condoglianze tra i familiari delle vittime, ha clamorosamente sporto denuncia nei confronti dell’ex assessore regionale alla sanità (adesso commissionario regionale) Vincenzo Spaziante, dopo che quest’ultimo lo aveva pubblicamente accusato di essere responsabile della mancata attuazione in Calabria dei programmi di rilancio del comparto sanità. Una sanità che, durante l’arco della giunta Loiero, ha vissuto i suoi momenti più insidiosi ed ha visto le dimissioni di due assessori (Doris Lo Moro e, come suddetto, Spaziante). Oggi è lo stesso Loiero ad avere la delega alla sanità. Il suo Piano di riqualificazione della sanità è organizzato in nove obiettivi generali, 22 obiettivi specifici, 49 obiettivi operativi e 89 azioni-interventi. «Il commissariamento – spiega una nota della giunta regionale - non è la soluzione ai problemi della sanità calabrese come l’esperienza ha dimostrato, in Calabria ed in Italia. Il commissariamento è una grave ferita istituzionale senza benefici evidenti per la collettività; per questo la Regione Calabria si oppone con determinazione».

Jacopo Storni

24/9/2009

da il manifesto

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Set 25

Nel silenzio generale il governo privatizza l’acqua

L’articolo 23bis della legge 133 favorisce “il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Ciò al fine - afferma la legge - “di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale”. In altre parole si spalanca la via alla privatizzazione dell’acqua, infatti il servizio idrico è stato equiparato a qualunque servizio pubblico di rilevanza economica, costringendolo alle regole della concorrenza.

Da diritto acquisito, l’acqua diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che solo nell’ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con fallimenti a catena di banche e assicurazioni.

Eppure, dopo un rapido sguardo alle esperienze cosiddette “pilota” in Italia, sorgono non pochi dubbi proprio sulle garanzie di accesso al servizio.

Basta leggere l’inchiesta pubblicata il 4 dicembre 2008 dal Corriere Magazine sull’acqua privata e sui costi delle bollette, per scoprire che in città come Arezzo ed Agrigento, comuni che ha sposato il progetto di privatizzazione dell’acqua già da diversi anni, si è assistito a un processo rapido e febbrile di innalzamento vertiginoso dei costi delle tariffe (+ 300%).

Personalmente ritengo che l’art. 23 bis del ddl 133 andato ben oltre le competenze statali e l’ordinamento comunitario. La categoria dei servizi pubblici di rilevanza economica, oggetto dell’affidamento secondo la norma, è una categoria oscura e non presente nell’ordinamento comunitario. Come è noto, l’ordinamento comunitario distingue tra servizi di interesse economico-generale e servizi di interesse generale, entrambi, seppur con caratteristiche differenti, servizi pubblici essenziali, ed in quanto tali, entrambi, in relazione al nostro ordinamento, riconducibili all’art. 43 della Costituzione. Cioè riconducibili a quella norma che non è una mera norma di carattere organizzativo-funzionale, ma è una norma che contribuisce alla caratterizzazione più profonda del modello di Stato sociale; una norma che continua a riconoscere, garantire e legittimare, proprietà e gestione pubblica dei servizi pubblici essenziali, anche, laddove necessario, in regime di monopolio.

Trasformare la nozione di servizio pubblico essenziale in servizio di rilevanza economica, significa violare l’art. 43, il modello di Costituzione economica e tutte le norme ad essa raccordate in primis gli artt. 2, 3, 5 della Costituzione; significa violare la peculiarità che l’ordinamento comunitario riconosce allo status di servizio di interesse economico-generale e servizio di interesse generale, peculiarità ancor più rafforzata dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona ed i suoi protocolli.

La norma in oggetto in questi ambiti, in questi servizi, caratterizzati da condizioni oggettive di monopolio naturale, introduce un astratto principio di concorrenza per il mercato, che significa di fatto riconoscere e favorire l’insorgere di malcelati monopoli privati. La norma non sembra assolutamente percepire e assimilare le tipologie comunitarie dei servizi di interesse economico-generale, seppur con una serie di limiti, orientati al mercato, e dei servizi di interesse generale, decisamente al di fuori delle logiche mercantili.

Mi spiego meglio: questa nuova categoria dei servizi pubblici locali di rilevanza economica tout court rientra tra i servizi pubblici essenziali? È possibile immaginare servizi pubblici che non abbiano carattere generale? Sarei portato a ritenere che ciò debba escludersi. E allora se così è, tale categoria, così come configurata, presenta evidenti difformità rispetto al quadro comunitario e statale i quali, seppur con toni differenti, pongono in posizione rilevante il ruolo dei poteri pubblici e subordinano la regola della concorrenza al prius del perseguimento degli interessi generali e al soddisfacimento del servizio universale. Si delinea dunque una duplice violazione sia del dettato comunitario, che di quello interno.

Non è un caso che il Comune di Parigi ha deciso la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Infatti dal 1 gennaio 2010 un Ente di diritto pubblico, nel cui comitato di gestione siederanno anche i rappresentanti dei lavoratori e degli utenti, gestirà l’intero ciclo dell’acqua della capitale francese. Nel 1985 le multinazionali Suez e Veolia si erano accaparrate la gestione delle acque parigine con la complicità di Chirac Sono stati vent’anni di abusi, prezzi “gonfiati” e casi talora clamorosi di corruzione. Per contro, non ci sono stati cambiamenti di rilievo sotto il profilo della qualità dei servizi.

Anche a Parigi, come da noi, la gestione privata ha portato con sé una serie di effetti collaterali dovuti alla mancanza di concorrenzialità. In Francia tre quarti della gestione delle acque è oggi in mano ai privati, ma la speranza è che, sul modello parigino, il ruolo pubblico torni ad essere prevalente anche nelle altre zone del Paese.

 Nella primavera del 2007 più di quattrocentocinquantamila mila firme furono raccolte a sostegno della legge d’iniziativa popolare che vede come primo punto il riconoscimento dell’acqua come “diritto inalienabile ed inviolabile della persona”. Ma la sensazione forte è che la straordinaria raccolta firme sia già stata oscurata. Con un semplice colpo di spugna. Seguendo il manuale del “buon governo” che approva leggi impopolari e antidemocratiche proprio quando imperversa l’afa estiva e l’attenzione della stampa è rivolta altrove.

Il 2010 si candida quindi ad essere l’anno della svolta, ed è incredibile pensare come la Francia e l’Italia prenderanno direzioni cosi diverse in merito ad un bene fondamentale come l’acqua. Da una parte abbandonando una lunga privatizzazione e dall’altro si inaugurando una stagione di privatizzazione diffusa, che già negli esperimenti locali si è dimostrata allo stato attuale fallimentare e onerosa per gli utenti.

E’ necessario una forte opposizione sia istituzionale, a partire dai ricorsi di incostituzionalità che le Regioni e gli enti locali debbono presentare, sia sociale al dispositivo della legge 133, affinché in Italia si costruisca la strada della promozione di una società mirante alla garanzia dei principi di uguaglianza nei diritti, di giustizia sociale, di solidarietà e di un vivere insieme fondato sul rispetto e la salvaguardia dei beni comuni

Italo Di Sabato

segretario regionale Rifondazione Comunista Basilicata

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Set 25

Supportiamo Giorgio Tremante nella sua lotta

SIT IN DAVANTI AL TRIBUNALE DI VERONA IL GIORNO 30 SETTEMBRE ALLE ORE 12

Dopo aver appreso che in Francia erano state messe sotto inchiesta delle  multinazionali produttrici di vaccini, per gravi casi occorsi in conseguenza  ad essi, ho presentato in Italia una denuncia circostanziata nei confronti  della multinazionale Glaxo-Smhit-Kline, che ha sede nella mia città Verona,  per lo stesso motivo per cui la stessa indusria era sotto inchiesta in  Francia. Il G.I.P ha chiesto l’archiviazione, ma ho presentato ricorso  contro questa decisione e ci sarà l’udienza in Camera di Consiglio ex art.  409 C.P.P. proprio il 30 settembre alle ore 12 presso l’Ufficio del G.I.P  del Tribunale di Verona via dello Zappatore.

www.tremante.it

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Set 25

Compra, mangia e butta. Se l’Occidente diventa la fabbrica dello spreco

Se vi sta a cuore chi nel mondo mangia una volta al giorno e fa la fame, buttate meno cibo nel vostro sacchetto della spazzatura. La relazione tra il pane ancora buono da mangiare, ma non abbastanza fresco da essere consumato appena un giorno dopo averlo acquistato, a Roma come a New York, e un miliardo tra africani e asiatici che non mangiano abbastanza, non è diretta o semplice da definire. Ma secondo inchieste realizzate in Gran Bretagna, è certamente reale.

Secondo l’Ong britannica “Food ethics council”, se si eliminassero gli sprechi di cibo che quotidianamente si verificano nei soli Stati Uniti e Gran Bretagna, si salverebbero dalla fame oltre un miliardo di persone. Perchè per produrre la baguette che ammuffirà soffocata nel sacchetto dei rifiuti e milioni di altre baguette che gettiamo via, si riduce l’offerta globale del grano usato per produrla, che di conseguenza aumenta di prezzo. Gli alimenti perfettamente buoni da mangiare che finiscono ogni anno nella “munnezza” sono milioni e milioni di tonnellate. Ma chi ne paga lo scotto non sono coloro che possono comprare due o anche tre pezzi di pane al giorno e pure le brioches e permettersi di non consumarle, ma chi con un chilo di farina sfama la famiglia per una settimana.

Tristram Stuart autore del libro-denuncia: “Waste-Uncovering the global food scandal”, è certo del fatto che lo spreco alimentare dei paesi ricchi equivale a «togliere di bocca il pane a chi è povero».

Per il semplice motivo che «in un sistema alimentare globalizzato compriamo tutti il cibo sullo stesso mercato internazionale», spiega Stuart, che sull’argomento nonstante i suoi 32 anni vanta già un’esprerienza ultradecennale.

Il giovane autore laureato a Cambridge, che è un militante freegan, ovvero mangia quello che gli altri buttano via, ha cominciato a prendere coscienza dello spreco alimentare nella nostra società all’età di 15 anni. All’epoca, per far lievitare la sua paghetta settimanale pensò bene di risparmiare i soldi che spendeva per i mangimi con cui sfamava la scrofa che aveva il compito di accudire, Gudrun, con scarti raccolti alla mensa scolastica o dai negozi. In questo modo, l’allora adolescente Tristram risparmiò un bel po’ di soldini, ma sopratutto si pose per la prima volta il problema di tutto quel cibo buono da mangiare buttato via. Tristram si rese conto che gli scarti che dava a Gudrun erano spesso anche meglio di quello che suo padre portava a casa nei sacchetti della spesa.

Ma la vera svolta che ha portato Tristram Stuart ad abbracciare la filsofia Freegan, fu l’incontro col senza-tetto Spider, che lo iniziò allo shopping gratuito nell’ipermercato dello spreco: le aree di stoccaggio degli scarti delle grandi catene di supermercati. Chili e chili di pasti pronti da mangiare, frutta, verdura, pane, carne e chi più ne ha, più ne metta. Perchè nei supermercati le politiche manageriali impongono che gli scaffali non siamo mai vuoti, altrimenti risultano poco attraenti. Pianificare il riciclaggio dei prodotti richiede troppo tempo ed energia. Più facile buttare e ristoccare lo scaffale con le marmellate, le margarine e i vasetti di yogurth allineati per bene.

In un passo del volume “Waste-Uncovering the global food scandal”, Stuart scrive: «Di recente ho fatto un sopralluogo nei bidoni della spazzatura di una filiale del supermercato Waitrose ed ho trovato quanto segue: 28 chili di cibi precotti di alta qualità (compresi lasagne, linguine ai gamberi, pollo ai funghi porcini), 16 cornish pasties (una sorta focacce ripiene, ndr.), 83 youguth, mousse al cioccolato e altri dolci, 18 pezzi di pane, 23 panini, una torta al cioccolato, cinque insalate di pasta, sei meloni, 223 pezzi di frutta e verdura tra cui pesche, arance, papaya, banane biologiche, carote biologiche, porri biologici, avocado, funghi, sei sacchetti di patate, un sacchetto di cipolle, due piantine di aromi, un’intero cartone con dentro singole confezioni di margarina, un cartone di confezioni di latte, mazzi di fiori e un’orchidea. A parte i fiori, ciascuno di questi prodotti era buono da mangiare».

Proviamo ora a moltiplicare il contenuto del bidone per quelli di tutte le filiali di Waitrose per ogni giorno dell’anno (sono aperti sette giorni su sette). Poi moltiplichiamo la cifra per ogni altra catena di supermercati nel solo Regno Unito. Infine facciamo gli stessi calcoli per l’Italia, la Francia la Germania, gli Stati Uniti, ed altri paesi. È una follia. Sopratutto se consideriamo che in tempi di “credit crunch”, il costo dello spreco di generi alimentari nel Regno Unito è di dieci miliardi di sterline. Non solo. La produzione, il trasporto e lo stoccaggio di questo stesso cibo contribuiscono per il 5% alle emissioni a effetto-serra del paese. Il problema sollevato da Tristam Stuart nel suo libro che si conclude con un elenco di consigli pratici da seguire per non contribuire a questo scandalo: ad esempio non cedere al richiamo del “tre per due”, rimanda in ultima istanza all’ecoinsostenibilità del nostro sistema produttivo.

Per produrre un salame in Europa vengono distrutti intere regioni di foresta amazzonica allo scopo di coltivare la soya usata nei mangini per gli animali. Animali poi macellati e messi in vendita sotto forma di insaccati o costolette, che in molti casi saranno buttati via intorno alla data di scadenza.  Tra i paesi ricchi responsabili per questo assurdo spreco solo pochi fanno eccezione, come Giappone, Taiwan e Corea del Sud, che Stuart cita nel libro come «isole della speranza».

I governi di queste nazioni hanno reso obbligatoria per le aziende alimentari una riduzione del 66% degli sprechi.  Un mese fa il ministero per l’Ambiente britannico ha lanciato la campagna “guerra allo spreco”, che “invita” i produttori a rivedere le date di scadenza dei prodotti e a scoraggiare il “tre per due”. È pur sempre un inizio. Ma cosa aspettano i governi europei a fare come quello giapponese e costringere i supermercati a farla finita con quello spreco, che, come spiega Stuart «toglie di bocca il pane» ai poveri del mondo?

Francesca Marretta

da Londra

Liberazione

22/09/2009

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Set 25

ENERGIA NUCLEARE: FANTASIE E REALTÀ

Il 15 agosto 2009, con l’entrata in vigore della legge manovra n.99/2009, è ricominciata l’avventura atomica italiana. A 22 anni dai referendum che di fatto resero impossibile realizzare centrali nucleari nel nostro paese, sarà dunque nuovamente possibile farlo. E’ opinione comune che l’uscita dell’Italia dal nucleare sia stata a suo tempo determinata dall’emotività scatenata dall’incidente di Cernobyl. Di certo l’attuale rientro del nostro paese nel nucleare appare una scelta ideologica e giustificata con affermazioni fasulle.

Governo e Confindustria fanno propaganda sostenendo che il nucleare risolverà tutti i nostri problemi:

• ridurrà il costo della bolletta elettrica,

• ridurrà la dipendenza dall’estero per i combustibili fossili,

• risolverà il problema del cambiamento climatico,

• risolleverà la nostra economia scatenando, per usare le parole di Fulvio Conti, a.d. di Enel, “un rinascimento industriale”.

Ma stanno davvero così le cose?

Costi.

Ovunque si ripete in maniera ossessiva che in Italia l’energia costa cara (si dice il 30% in più che all’estero) facendo pensare al normale cittadino che la sua bolletta della luce si abbasserà grazie al ritorno al nucleare. In realtà l’energia elettrica per i consumi medio-bassi (fascia in cui rientra la maggior parte delle famiglie italiane) è sempre stata conveniente rispetto al resto d’Europa.

Anche se negli ultimi anni questo vantaggio si sta assottigliando continuiamo a spendere meno della media europea. Lo ha riaffermato a luglio il garante per l’energia e il gas nella sua razione annuale: “Si può stimare che il 60% delle famiglie italiane, con consumi annui inferiori ai 2.500 kWh, paghi per l’elettricità prezzi più bassi della media europea”.

Va poi considerato che del costo del kWh, la produzione incide per il 60%, esendo il resto composto da varie voci fra cui trasmissione, tasse, oneri vari tipo CIP6 e oneri del vecchio nucleare. Di questi ultimi continueremo per anni a pagare la dismissione delle vecchie centrali e il costo del futuro deposito per le scorie (stimato in 1,5 miliardi di euro) finirà in bolletta. Pertanto proprio a causa del nucleare il costo della bolletta non calerà: questa è una delle poche certezze per il futuro.

Dipendenza dall’estero.

Una centrale nucleare consuma combustibile prodotto a partire dall’uranio. In Italia non esistono giacimenti e neppure esistono impianti di riprocessamento. Pertanto col nucleare continueremo a dipendere dall’estero. Inoltre pochi sanno che delle circa 70 mila tonnellate di uranio consumate annualmente, solo il 28% proviene da paesi stabili come Australia, Canada e Usa. Il resto viene da Kazakhistan, Russia (avete presenti i problemi col gas nello scorso inverno?), Niger, Namibia e Uzbekistan.

Cambiamento climatico.

Il nucleare viene proposto come l’unica soluzione al problema di ridurre le emissioni di CO2. Vanno chiariti due aspetti. Innanzi tutto a chi come la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia (sul Sole 24Ore del 10 luglio), saluta il ritorno all’atomo elettrico come a una “opzione importante anche per raggiungere gli obiettivi di Kyoto”, va ricordato che il Protocollo di Kyoto stabilisce che l’Italia nel periodo 2008-2012 riduca le proprie emissioni di CO2 in atmosfera nella misura del 6,5% rispetto ai livelli riscontrati nel 1990.

La posa della prima pietra della prima centrale nucleare italiana si svolgerà, secondo gli obiettivi di Scajola, nel 2013 (quando Kyoto sarà scaduto). Pertanto, di quale Kyoto si sta parlando? Secondariamente, è falso affermare che questo tipo di centrali non produca CO2. Costruire un centrale nucleare comporta il consumo di una quantità talmente elevata di energia che occorrono anni di generazione di corrente per compensarla. Si aggiunga il fatto che l’estrazione e l’arricchimento dell’uranio sono attività complesse ed energivore. A conti fatti gli esperti valutano che ogni kWh nucleare emetta una cifra variabile dai 96 ai 134 grammi di CO2 (Oxford Research Group).

(dal sito di Unaltralombardia)

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Set 25

Dopo aver manifestato a fianco dei lavoratori dell’Eutelia, che da mesi non ricevono gli stipendi e che rischiano la disoccupazione senza veri motivi produttivi, Claudia Porchietto, Capogruppo PDL, afferma: “Non possiamo permettere che in un momento di forte crisi economica i lavoratori siano utilizzati come arma per ottenere maggior finanziamenti statali.
È compito di tutti gli [...]

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Set 25

Nelle riunioni fatte in giugno e nell’ultima in ordine di tempo, fatta gli scorsi giorni con un gruppo di esperte di web al femminile, si è sottolineato ancora una volta la drammatica situazione della nostra regione e della provincia riguardo il problema della banda larga (le zone non connesse sono tantissime) e la mancanza di [...]

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Set 25

Il 10 novembre 2008 la Presidente della Regione annunciava l’arrivo in Piemonte di 22 milioni e 500 mila euro e la firma di un’ordinanza da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di uno stanziamento di altri 78 milioni di euro.
A meno di un anno il Presidente Saitta dice che alla Provincia di Torino non [...]

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Set 25

Milano, 24 Settembre 2009 – Se dopo soli 60 giorni dal lancio era già nella top ten dei siti assicurativi del nostro Paese, sono bastati appena 7 mesi ad Assicurazione.it, comparatore online di preventivi RC auto e moto, per sfondare il tetto dei 70.000 preventivi al mese.
Presentato ufficialmente il 5 Marzo scorso, il broker assicurativo [...]

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Set 25

Olimpia Splendid, azienda leader specializzata nella climatizzazione, nel riscaldamento e nel trattamento dell’aria, presenta la termostufa Galatea.
Un prodotto sviluppato da Olimpia Splendid, per offrire ai propri clienti la possibilità di utilizzare una stufa a legna che contribuisca al riscaldamento della propria casa collegandola con il sistema idraulico della stessa.
Galatea rappresenta un’ottima soluzione in quanto si [...]

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Set 25

La InternetTV rivoluzionerà il mondo della televisione? Le cento persone che hanno
partecipato ieri ad Urbino all’incontro organizzato dal Corso di Laurea di Informatica
Applicata hanno avuto modo di farsene un’idea molto chiara: la rivoluzione della televisione
in rete è già iniziata.
L’incontro, durato quattro ore, ha offerto a tutti l’opportunità di comprendere a fondo i
principi di funzionamento della [...]

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Set 25

Controllo efficiente della reputazione e “rubrica contatti 2.0” sempre in tasca con la nuova applicazione iPhone gratuita.
Vienna, Settembre 24, 2009. La ricerca persone online di www.123people.it diventa mobile. I possessori di iPhone possono scaricare l’applicazione gratuita direttamente da iTunes Store in sei lingue diverse. Questo, oltre a rendere la ricerca in real-time più flessibile, aggiunge [...]

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Set 25

Il torneo Grand Slam da 1.000.000 di euro su All Slots e i giochi da casino per l’iPhone sono due delle novita’ che si trovano su gioca-casino.com. Il sito risponde alle esigenze di un pubblico sempre piu’ ampio di utenti che desidera divertirsi con i giochi da casino online in tutta serenità e sicurezza.
Nelle pagine [...]

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Set 25

Il comparto edificatorio Nunziatella, della General Costruzioni Srl, volge al termine. A breve ci sara’ il completamento degli ultimi edifici, che prevedono anche appartamenti con giardino e duplex.
Il comparto nasce dall’unica vera zona di espansione della città di Isernia che per la dimensione e l’ubicazione rappresenta il primo vero tentativo di realizzare un “pezzo di [...]

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Set 25

Da settembre presso tutti i punti vendita Scavolini sarà possibile scegliere di affiancare alla propria cucina Scavolini un frigorifero della collezione Nostalgie di Gorenje. Una nuova partnership per offrire eccellenza e design in cucina.
Da settembre grazie alla nuova partnership fra Gorenje e Scavolini, sarà possibile godere di un esclusivo connubio di eccellenze in cucina. Scavolini, [...]

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Set 23

Una nuova strada che permetta ai giovani di accedere al mercato del lavoro con più facilità. A cercarla saranno i responsabili risorse umane delle aziende e i dirigenti degli uffici placement delle università che si incontreranno a Cernobbio dal 24 al 26 settembre 2009. L’occasione è la terza edizione della Borsa Internazionale del Placement.

Set 23

DIFENDIAMO L’AMBULATORIO POPOLARE E LA CASA OCCUPATA DI VIA DEI TRANSITI 28

La mattina del 23 Settembre sono previsti lo sgombero  dell’Ambulatorio medico popolare (AMP) di Via dei Transiti 28 a Milano, e di un  appartamento della casa occupata. La casa occupata nel 1979 rappresenta un  esempio di lotta per il diritto alla casa che dura da 30 anni mentre  l’Ambulatorio medico popolare dal 1994 lotta per il diritto alla salute e  contro ogni forma di razzismo ed esclusione.

Questo sgombero si colloca all’interno di uno scontro  politico in atto che è più ampio. Da una parte c’è una politica caratterizzata  da campagne securitarie, leggi razziali, lager di stato (i cosiddetti CIE), che serve a mantenere una larga parte  dei lavoratori e delle lavoratrici ricattabili ed a coprire i problemi reali  della società come l’impoverimento generale, l’emergenza abitativa ed i tagliallo   stato sociale. Le sevizie all’interno dei CIE e l’opera di pulizia etnica  ai danni della popolazione rom, operazione che sta lasciando sulla strada anche  numerosi bambini e bambine, rappresentano solo la punta estrema  dell’imbarbarimento in atto. Dall’altra parte chi si oppone a questa situazione deve fare i conti con  una radicalizzazione dei conflitti sociali. L’emergenza casa fa sì che si  stiano significativamente radicando esperienze di occupazioni a scopo abitativo  basate sull’auto-organizzazione, mentre la rivolta di agosto in via Corelli, con la successiva repressione e trasferimento di 14 rivoltosi/e a San Vittore, ha rappresentato, a nostro avviso, una punta avanzata di lotta per la chiusura dei  CIE e, più in generale, contro il pacchetto sicurezza.

Sappiamo da che parte stare: senza pretendere di  semplificare troppo una realtà complessa, riteniamo che anche la difesa  dell’AMP e della casa di Via dei Transiti 28 si possa collocare nella  prospettiva più generale di una lotta per l’estensione dei diritti, contro le  leggi razziali ed il pacchetto sicurezza. Esprimiamo la nostra piena solidarietà  agli/alle imputati/e per la rivolta di via Corelli.

MERCOLEDI 23 SETTEMBRE DALLE ORE 6 COLAZIONE E PRESIDIO CONTRO GLI SGOMBERI.

Un contatto continuo verrà mantenuto tra il nostropresidio ed il tribunale dove ci sarà una presenza solidale con le imputate e  gli imputati per la rivolta in Via Corelli.

Le realtà occupanti di Via dei Transiti 28

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Set 23

CENTO PASSI, INDIETRO

“Cento passi indietro”: lo striscione è spuntato qualche giorno fa a Ponteranica, sei chilometri da Bergamo, il paese dove il sindaco leghista ha fatto rimuovere la targa al militante siciliano di Democrazia proletaria ucciso nel maggio 78 da killer di Cosa nostra. Lo striscione è stato appeso alla recinzione di una scuola a firma degli “Amici di Peppino”. E sul muro della biblioteca è apparsa una vignetta satirica, mentre lungo una strada si legge: “La ripida salita verso la legalità ostacolata dall’ignoranza”. Alla manifestazione di sabato prossimo (alle 14,30) sono attese circa 5mila persone da tutta Italia. Uniranno le loro voci per chiedere che alla biblioteca torni la targa che la intitolava a Impastato.

La targa era stata collocata l’anno scorso nell’ambito della «Settimana della pace», ma era fumo per gli occhi di Cristiano Aldegani sindaco leghista che voleva sostituire la memoria antimafiosa con quella del sacramentino padre Giancarlo Baggi.

Ieri gli organizzatori del Comitato Peppino Impastato hanno fatto il punto sulla manifestazione e le stime di quella che sembra essere la prima risposta politica di popolo alla Lega. Sono attesi pullman dalla Sicilia e da tutta Italia. Tra gli altri hanno assicurato la loro presenza Giovanni Impastato, fratello di Peppino, e Claudio Fava, sceneggiatore del film «I cento passi».

E così il Comitato ha lanciato un appello ai cittadini di Ponteranica, chiedendo loro di dare una mano a ospitare chi arriverà da lontano. Per chi vuole offrire la propria disponibilità c’è un numero da chiamare: 339-6354133

L’invito a partecipare è stato esteso a tutti: partiti, movimenti, associazioni, parrocchie e semplici cittadini. Agli abitanti di Ponteranica è stato anche chiesto di esporre palloncini alle finestre durante la manifestazione.

Per quanto riguarda il corteo, partirà da via Matteotti, proseguirà in via Valbona, si fermerà nei pressi del bocciodromo (dove all’ulivo recentemente piantato sarà esposta una targa con il nome di Peppino Impastato), infine proseguirà verso gli impianti sportivi di via 8 Marzo.

Il Coordinamento Provinciale degli Enti Locali per la Pace promuove una campagna per chiedere a tutti i comuni del territorio di intitolare “a titolo di risarcimento” un’opera pubblica a Peppino Impastato. L’iniziativa verrà proposta anche a livello nazionale dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace, che riunisce più di 700 enti in tutta Italia. Il Coordinamento aderisce, naturalmente, all’iniziativa del 26 settembre, invitando tutti i Comuni a prendere parte alla manifestazione con i Gonfaloni, per testimoniare il proprio appoggio a quanti credono che la figura di Peppino impastato continui ad essere il simbolo dell’impegno civile e della lotta di ognuno di noi contro le prepotenze, le illegalità e i vuoti di democrazia occupati dalle organizzazioni mafiose.

Per Giovanni Russo Spena ed Ezio Locatelli, di Rifondazione comunista, il gesto della nuova amministrazione «non è solo una espressione di razzismo e di antimeridionalismo o una idea della comunità chiusa in se stessa. Vi sono altri fatti preoccupanti. Le destre tentano di abbattere la memoria storica della lotta contro la mafia andando ad una revisione, finanche ad una cancellazione della narrazione storica e della epopea civile delle stesse istituzioni del nostro Paese. Altro fatto, se possibile ancora più preoccupante. Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia perché aveva denunciato il sistema di relazioni intercorrente tra mafie, poteri locali, finanza, politica. Per questo Peppino fa ancora paura anche a quei poteri che affondano le proprie radici in una realtà, come quella della Lombardia o dell’Italia settentrionale, caratterizzate da una larga fetta di economia occulta e malavitosa cresciuta grazie agli spazi concessi da componenti o forze politiche che hanno fatto de liberismo selvaggio e dell’affarismo arrembante la propria stella polare».

Liberazione

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Set 23

Laureato, perde il posto da muratore e si uccide

Laureato in matematica e fisica ma da anni precario e con un’occupazione da muratore, si è tolto la vita perchè la ditta edile nella quale lavorava si è vista costretta a ridurre il personale. Si è sparato un colpo al petto un quarantanovenne residente a Sora.

A trovare l’uomo, questa mattina, è stata la moglie insospettita dal mancato rientro del marito a casa e dal fatto che dal balcone vedeva la sua auto parcheggiata in cortile, un’abitazione di Via Facchini. La donna è scesa ed ha notato il corpo dell’uomo sul sedile.

In un primo momento ha creduto stesse male e poi quando si è resa conto della tragedia ha immediatamente dato l’allarme. Inutile ogni soccorso.

L’uomo, che fino al 2000 ha lavorato come vigilantes in un istituto di sicurezza, da otto anni si arrangiava con lavori saltuari, contratti a tempo determinato presso il Comune e presso alcune ditte in attesa della chiamata per l’insegnamento. Ieri l’epilogo di una situazione economico-finanziaria e psicologica ormai devastante: la ditta, dove era impiegato come muratore da un paio d’anni, ha comunicato al quarantanovenne che da lunedì non avrebbe più lavorato.

Sull’episodio indagano gli agenti del Commissariato di Sora. La Procura della Repubblica di Cassino ha disposto il sequestro della salma che quasi certamente verrà sottoposta ad esame autptico. L’uomo ha lasciato due bambini di sei e tre anni.

 20/9/2009www.ilbriganterosso.info

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Set 23

Vittime da curare o da interrogare?

Mentre si piangono i morti italiani, un chirurgo di Emergency a Kabul racconta che fine fanno i feriti afgani

Non si capisce il perché. O forse il perché è ben chiaro, ma è troppo ripugnante per crederci.

In una città come Kabul, di quattro milioni e passa di abitanti, durante eventi violenti come quello di oggi non esiste la minima possibilità di coordinare le risorse di chi fa attività sanitaria e si occupa di feriti civili, perché buona parte dei pazienti viene trasferita con mezzi militari nell’unico ospedale militare della città: le zone colpite vengono infatti cordonate da militari afgani e di ISAF e alle ambulanze civili non è nemmeno permesso entrare.

Ai rappresentanti dello stesso Ministero della Sanità afgano è stato impedito oggi di entrare nell’Ospedale militare di Kabul e, quindi, solo il ministero della Difesa ha potuto render conto del numero delle vittime civili

Dopo il tragico attentato di oggi, oltre a piangere la morte di alcuni ragazzi italiani, dovremmo piangere la morte e il pessimo trattamento ricevuto da alcune decine di pazienti afgani che sono stati forzatamente trasferiti ed ammassati nella struttura sanitaria dell’esercito, che solo in occasioni come questa si ricorda che può trattare anche civili. Se la motivazione fosse la possibilità di garantire un trattamento migliore, lo si potrebbe comprendere: purtroppo la motivazione vera e non troppo nascosta è che così i pazienti possono essere “interrogati meglio”. Nell’Afghanistan democratico, non è tanto importante quanto sei ferito ma quanto sei utile alle indagini.

Il Centro chirurgico di Emergency a Kabul riceve quotidianamente decine di feriti che vengono da tutte le province vicine, ma quando una bomba esplode a 500 metri dall’ospedale, ai pazienti viene reso impossibile esercitare il proprio diritto ad essere curati: per motivi che chi fa attività sanitaria, come me, trova difficile comprendere.

Marco Garatti

Marco Garatti, chirurgo d’urgenza, lavora con Emergency da dieci anni, molti dei quali passati in Afghanistan. Attualmente è coordinatore medico del Centro chirurgico di Emergency a Kabul.

http://it.peacereporter.net

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Set 23

PER MARCO

Invio questo mesaggio inviatomi da un’amico, per dedicare due minuti del vostro tempo per vedere questo blog: http://blog.libero.it/mark74/view.php?nocache=1253189460


“QUELLO CHE SI VUOL FAR CAPIRE E’ CHE UN RAGAZZO, MARCO, DEL BLOG SU CITATO SOFFRE DI UNA GRAVISSIMA MALATTIA,NON SI CERCANO ASSOLUTAMENTE FONDI,MA SOLO UNO SCAMBIO DI INFO: CON ALTRA GENTE CHE SOFFRE DI QUESTA RARA MALATTIA:VI RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE PER QUANTI DI VOI ADERIRANNO.
AVREI BISOGNO DEL VOSTRO SUPPORTO PER FARE GIRARE QUESTA COMUNICAZIONE TRA TUTTI GLI AMICI DEL VOSTRO SPAZIO AMICI GRAZIE”

Un caro saluto, martha

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Set 23

Franco era il “maestro più alto del mondo”

Quella di Francesco Mastrogiovanni, per le forze dell’ordine “noto anarchico”, per i suoi alunni “il maestro più alto del mondo”, è una storia di ordinaria persecuzione e di quotidiana repressione.

Una vita fatta di mille difficoltà, di tragedie messe alle spalle ma che lasciano un segno indelebile nella testa. Un’esistenza precaria fino all’ultimo giorno di libertà. Una storia di quelle che non vorresti mai raccontare ma che, come ci spiega il suo caro amico e compagno, il professore-editore anarchico Giuseppe Galzerano, «devi farlo, per rendere giustizia a Franco e far si che quanto gli è accaduto non si ripeta a nessun altro».

Liberazione è stato il primo giornale nazionale a denunciare la morte di Franco, deceduto nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7,20 di martedì 4 agosto. Pochi giorni dopo una mail inviata dal professor Galzerano ci ha fatto capire che qualcosa, in quella morte, non era chiara. Franco è stato ricoverato il 31 luglio per un trattamento sanitario obbligatorio. In quattro giorni è passato dalla calda spiaggia di San Mauro Cilento, dove stava trascorrendo le vacanze, al freddo marmo dell’obitorio dell’ospedale di Vallo della Lucania. Arresto cardiaco causato da un edema polmonare, hanno detto i medici. Ma c’è qualcosa di più che colpisce la nostra attenzione: Francesco Mastrogiovanni era salito agli onori della cronaca nei primi anni settanta per la morte di Carlo Falvella, giovane neofascista, vicepresidente del Fuan salernitano, ferito a morte durante l’aggressione dell’anarchico Giovanni Marini. Per capire in quale scenario sia morto il “maestro più alto del mondo”, non possiamo fare altro che partire alla volta del Cilento per conoscere i parenti e i compagni. Il 9 settembre, nello splendido scenario di Castellabate è in programma la rassegna “Finisterre Plus”, video, musica e performance dedicata a William Burroughs. “La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili”. Un titolo, una frase, che spiega perché a Burroughs è stato accostato il racconto degli ultimi giorni di vita di Francesco Mastrogiovanni.

Ombra e violenza. Un resoconto dettagliato, quello fatto dal professor Galzerano e dall’ex sindaco di Montecorice, Giuseppe Tarallo, amico e compagno di Franco, che sembra costruito appositamente sullo sfondo persecutorio di una delle opere dello scrittore americano. Purtroppo, però, questa volta siamo al cospetto di una “storia vera” iniziata nel lontano 7 luglio 1972. Insieme a Giovanni Marini e Gennaro Scariati, Franco stava passeggiando sul lungomare di Salerno. Quel giorno era pieno di fascisti che da giorni cercavano di provocare Marini per avere la “scusa” di un’aggressione. Le sue indagini, all’epoca si diceva “controinformazione”, sullo strano incidente stradale che il 27 settembre 1970 aveva provocato la morte sulla Roma-Napoli di cinque giovani anarchici calabresi, nei pressi di Ferentino, davano fastidio. Annalisa Borth, Giovanni Aricò, Angelo Casile, Francesco Scordo e Luigi Lo Celso si stavano recando a Roma per consegnare ai compagni della capitale i risultati di una loro inchiesta sulle stragi fasciste che avevano iniziato a insanguinare il paese, in particolare sul deragliamento del “Treno del Sole” Palermo-Milano del 22 luglio del 1970, nei pressi della stazione di Gioia Tauro. Giovanni Marini aveva scoperto che alla guida dell’autotreno, che procedeva a fari spenti, c’era un camionista con simpatie fasciste e che lo scontro avvenne precisamente all’altezza di una villa di Valerio Borghese. Erano iniziati a insinuarsi i primi dubbi sulla casualità dell’episodio. «Da allora su di lui incombeva una sentenza di morte alla quale sarebbe sopravvissuto per quasi trent’anni», spiega oggi il professor Galzerano. Giovanni, Franco e Gennaro si stavano recando a teatro. Ridiscendendo via Velia si trovano davanti a due giovani missini: Carlo Falvella e Giovanni Alflinito armati di lame. Franco accelera il passo per andare a parlare con loro. Dai racconti e dalle testimonianze del processo emerge come tentò di far da paciere ma, per tutta risposta, ricevette una coltellata ad una coscia da Alflinito e stramazzò a terra. I due compagni intervennero immediatamente e, nella rissa che ne seguì, Giovanni riuscì a disarmare Falvella ferendolo a morte con la sua stessa arma. Si costituì il giorno stesso mentre Franco venne trasportato in ospedale. Gennaro, invece, sarà immediatamente scarcerato perché minorenne. Da quel giorno il caso Marini finì su tutti i giornali: Giovanni era, per tutti, un mostro. «Per punizione», racconta il professor Galzerano, «peregrinava incessantemente da un carcere all’altro e a Caltanissetta venne rinchiuso in una cella senza luce da dove non smise mai di denunciare le aberranti condizioni di vita riservate ai carcerati». Per motivi di ordine pubblico il processo venne spostato da Salerno proprio a Vallo della Lucania. Marini viene condannato in primo grado a dodici anni (pena poi ridotta a nove in appello), Mastrogiovanni viene assolto ma allora per lui inizierà l’inferno. Un inferno in camicia nera fatto di minacce, telefonate minatorie, continue ritorsioni che lo porteranno ad emigrare al nord. A metà degli anni ottanta si trasferisce a Sarnico, sul lago di Iseo, in provincia di Bergamo, dove, per quindici anni, insegna nelle scuole elementari della zona. Ma la sua fama di “pericoloso anarchico” lo accompagnerà anche lassù. Il merito, questa volta, è delle forze dell’ordine che, con una nota, comunicano ai colleghi bergamaschi di non perderlo d’occhio. Inizia, così, una seconda fase di persecuzioni: questa volta condotta della forze dell’ordine.Alla fine degli anni novanta decide di fare ritorno a Castelnuovo Cilento.

Agli agenti del paese non sembra vero: ora avranno di che divertirsi. Per Franco la divisa diventa un incubo quotidiano che si trasforma in realtà il 5 ottobre 1999. Quel giorno per lui scattano le manette. Tutto inizia dall’ennesima, immotivata provocazione. Una multa per divieto di sosta a Vallo Scalo. Franco compie l’errore di mandare a quel paese un agente. Immediato l’arresto. Immancabili le botte nel commissariato. L’accusa è pesante: resistenza aggravata e continua nonché lesioni personali. Ovviamente Franco risponde con una controdenuncia per arresto illegale, lesioni personali, abuso di autorità e calunnia. Per lui scattano gli arresti domiciliari presso l’abitazione familiare, a Castelnuovo Cilento. Una beffa: il compito di controllarne l’osservanza viene affidato agli stessi carabinieri denunciati. Inizia il tormento al punto che diverse volte chiederà di tornare in carcere. Ma quando tutto sembra volgere per il meglio con il proscioglimento da ogni accusa, per Franco inizia la terza fase di persecuzione: quella dello Stato. Alla fine venti anni di angherie, soprusi, minacce, botte, lasciano il segno. Psicologicamente fragile, Franco si sente perseguitato. Ogni volta che incrocia una divisa, entra nel panico. Per due volte il sindaco di Castelnuovo firma la richiesta per un trattamento sanitario obbligatorio. Esperienza traumatica che Franco riesce a superare continuando ad insegnare. Adora i bambini e i bambini adorano questo maestro altissimo. Le uniche proteste dei genitori sono perché è poco severo. Di certo non una minaccia. Ma così non la pensa il sindaco di Pollica Acciaroli, Giuseppe Vassallo che ha formati contro di lui il Tso fatale. Il 30 luglio Franco si trovava nella località turistica cilentana quando, per l’ennesima volta, viene inseguito dai carabinieri. In preda al panico scappa. La pattuglia desiste. Il maestro trova rifugio nel bungalow del campeggio Club Costa Cilento. Un luogo tranquillo, per lui. Circondato da amici e persone che lo stimano come la signora Licia, la proprietaria del camping, che, di tanto in tanto, gli lascia i nipotini. Ma la mattina seguente l’incubo delle forze dell’ordine ritorna, prepotente. Arrivano sul posto una quindicina di carabinieri, una pattuglia dei vigili urbani, un medico dell’ospedale di Vallo della Lucania. Voglio portare Franco in ospedale. Il maestro scappa dalla finestra, si getta in mare, a nuoto raggiunge una secca. Per oltre due ore resta in acqua. Sopraggiunge anche una motovedetta della guardia costiera per avvertire i bagnanti che “è in corso una caccia all’uomo”. Stremato, si arrende. Raggiunge la spiaggia, chiede una sigaretta, si fa una doccia. E’ tranquillo. Consapevole di ciò che lo aspetta. Eppure, gli vengono fatte tre iniezioni. Sale sull’ambulanza e il suo ultimo messaggio è per la signora Licia. «Se mi portano a Vallo, non ne esco vivo». E così sarà. Dopo quattro giorni di Tso muore per un infarto causato da edema polmonare. Una morte naturale, “normale”, dicono dall’ospedale. Ma dall’autopsia emergono particolari inquietanti. Franco aveva diversi lividi sul corpo e segni di lacci su polsi e caviglie. Era stato legato per tutti e quattro i giorni di Tso, anche se sulla cartella clinica non c’è traccia della contenzione. Ci rechiamo all’ospedale di Vallo per parlare con i medici. Nessuno apre bocca. Nessuno ha visto niente, anche se quattordici, fra medici e infermieri, sono tutt’ora sotto inchiesta. Tutti tacciono anche quando facciamo notare che le sbarre alle finestre e le porte del reparto chiuse a chiave non sono “normali”. Chiediamo di parlare con i vertici dell’ospedale per avere dei chiarimenti che, puntualmente, non arrivano. «Quello che succede di sopra, non lo so» ci spiega, come se niente fosse, il vicedirettore. Ogni nostra domanda è un secco «no comment». Neanche quando domandiamo se avesse avuto notizia di una rissa al piano di sopra, cosa che spiegherebbe la contenzione (anche se non protratta per quattro giorni) e i lividi. «Quello che succede di sopra…». Certo, i dirigenti dell’ospedale non lo sanno. Rassicurante. Sta di fatto che un maestro elementare, che ha vissuto tutta la sua vita di precario insegnante, perseguitato da fascisti, forze dell’ordine, amministratori locali in quanto “noto e pericoloso anarchico”, in poche ore è passato dalla calda spiaggia di Acciaroli al freddo marmo dell’obitorio dell’ospedale di Vallo della Lucania. Tutto per un trattamento sanitario obbligatorio deciso da un sindaco che non voleva avere problemi in una località che ha appena ottenuto la bandiera blu d’Europa e millanta di essere il paese di Ernest Hemingway. Come chiosa il professor Galzerano, «un falso storico senza precedenti».

Daniele Nalbone

Liberazione20/09/2009

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Set 23

L’ Agenzia delle Entrate ha approvato e predisposto on line  il modello  di Dichiarazione per le attività emerse.

L’ Art. 13 del D.L. dell’ 1/07/2009 prevede che il modello può essere utilizzato  dalle persone fisiche, dagli Enti non commerciali, dalle Società semplici e dalle Associazioni per la dichiarazione delle attività detenute all’estero dalla data non successiva al 31/12/2008 che devono essere oggetto di regolarizzazione.

Il Modello va presentato in Banca o ad intermediario autorizzato dalla data del 15/09 c.a. fino al 15/04/2010.
Il provvediemento definisce anche il tasso per il controvalore in Euro delle attività finanziarie.

                   Per  info  mail tofisco-blog@libero.it 

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Set 23

Alla Strabergamo, la squadra di pallavolo Olimpia si è unita nel “lanciare” verso i giovani il messaggio di prevenzione “La verità sulle droghe” aderendo alla richiesta del gruppo “Dico No alla Droga, Dico Si alla Vita”.
Alla richiesta dei volontari di lanciare un messaggio di prevenzione ai giovani i membri della squadra Olimpia hanno subito [...]

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Set 23

FIDENZA: Volontari della Chiesa di Scientology in Piazza Garibaldi con uno stand della campagna “Dico No alla Droga, dico Si alla Vita” per la distribuzione di oltre un migliaio di libretti d’informazione dal titolo “La verità sulle droghe”.
Molto soddisfatti i Fidentini che hanno approfittato per fare domande, chiedere delucidazioni e conoscere la situazione italiana sulle [...]

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Set 23

La scrittura online si rivolge a un pubblico famelico d’informazione, con tempi di lettura assai brevi e con la possibilità di cambiare pagina in un click.
La partita si gioca con regole molto diverse da quelle della carta stampata: scrivere per il web prevede contenuti chiari, immediati ed efficaci, che attirino l’utente e lo spingano alla [...]

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Set 23

Farmacia Onofri  fa partire la campagna promozionale per l’acquisto del Neovis svolta in collaborazione con Pfizer.
In vendita promozionale gli integratori NeoVis, disponibilili in versione Flù e Sport.
Solo per questa settimana in omaggio un polsino o una borraccia per chi ne acquista una confezione! 
Ecco qualche dettaglio sui prodotti:
Neovis Flu è un coadiiuvante per la cura dell’influenza. Contiene le vitamine B, [...]

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Set 23

Nasce il sito della Marmeria Filpamarmi, azienda che rinnova il suo stile, ma mantiene la professionalità e l’esperienza di sempre!
La Filpamarmi si occupa da oltre 25anni della lavorazione di marmi e graniti realizzando negli anni opere di grande pregio e qualità.
L’azienda si distingue per la produzione di bagni in marmo, top per cucine, pavimenti, scalinate, [...]

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Set 23

Un Gruppo che in pochi anni
si è distinto nel panorama culturale
Per l’impegno
il prestigio l’originalità e la molteplicità delle iniziative
Per il contributo prezioso
al mantenimento
del significato e del valore della comunicazione
e alla diffusione della storia e della cultura
offerto
da Nomi di grande prestigio
appartenenti al mondo del Cinema e della Cultura
che convergono operano e partecipano
all’interno del Gruppo
Per il sostegno [...]

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Set 23

BOLOGNA -  29 settembre / 3 ottobre 2009
 
 Novoceram, la griffe francese della ceramica di Charme, intraprende al Cersaie 2009 un nuovo capitolo del proprio percorso creativo nella concezione degli spazi espositivi, ricreando un bosco magico, rivestito esclusivamente di superfici ceramiche eco-compatibili e variopinti tessuti di recupero.
 Un concept audace disegnato pensando ad un’oasi surreale, abitata da [...]

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Set 23

La proposta di divani moderni in tessuto e divani design si estende, oltre ad nuovo divano letto Milano e divani letto Zeus e Greg ad un nuovo modello di divano, la cui caratteristica principale è la formidabile comodità di seduta, imbottiture in piuma d’oca con inserto in poliuretano espanso indeformabile e rivestimenti in tessuto naturali [...]

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Set 23

È Key-Stone la società di consulenza strategica incaricata per la pianificazione di business e di marketing di Perle di Bianca, una linea di prodotti di bellezza dedicati alla donna che non nasconde la propria femminilità.

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Set 23

Gruppo Immobiliare.it lancia un nuovo portale specializzato. Su Affitti.it sono già disponibili più di 100.000 annunci in tutta Italia

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Set 21

PROCESSO ALL’ILVA DI TARANTO

Per il 30 settembre è fissata l’udienza preliminare del processo per la morte di Antonino Mingolla, avvenuta il 18 aprile 2006, operaio dell’appalto Ilva, deceduto soffocato dal monossido di carbonio.

Questo processo avviene decisamente troppo tardi ed è esso stesso un atto di accusa innanzitutto verso i tempi della giustizia. Non è possibile accettare né per i familiari, né per tutti coloro che lottano contro le morti sul lavoro che per arrivare solo all’udienza preliminare, ci debba volere la bellezza di circa 3 anni e mezzo, con i rischi inevitabili di un processo lungo che si concluda con prescrizione. Questo è negare valore alla vita dei lavoratori e al dramma che costituisce la loro morte per le famiglie.

La moglie di Antonino Mingolla, Franca Caliolo, si è molto impegnata per questo processo e ha fatto del proprio dramma personale una consapevolezza della necessità della battaglia per la sicurezza sui posti di lavoro, perchè sia resa giustizia. Attiva inizialmente nell’Associazione 12 giugno di cui è stata una delle fondatrici, ha scelto successivamente di lavorare con la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, di cui il 26 ottobre 2007 è stata una delle promotrici.

La Rete nazionale ha scelto proprio la data del 18 aprile per la manifestazione nazionale tenutasi a Taranto quest’anno con una grande e rappresentativa partecipazione. Anche per questo il processo ad Antonino Mingolla non può essere un processo come tutti gli altri, e la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, a Taranto come a livello nazionale, lo seguirà con attenzione particolare e sostegno.

Per il 30 settembre sono previsti due appuntamenti al mattino dalle ore 9 presidio solidale al tribunale di taranto ai cui sono invitati operai, giovani, donne, cittadini al pomeriggio ore 17 presso la libreria Gilgamesh via oberdan 45

Franca Caliolo presenta il libro MORTI BIANCHE di Samantha Di Persio presente l’autrice diario dal mondo del lavoro:morti, infortuni, malattie- come cambia la vita di chi ne rimane coinvolto Monica Corallo attrice teatrale leggerà il racconto LA SVOLTA scritto da franca Caliolo che racconta in forme toccanti la vicenda della morte di Antonino. Margherita Calderazzi ispettrice del lavoro - presenterà le nuove iniziative locali e nazionali della RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI MPOSTI DI LAVORO interverranno operai e delegati rls di diversi posti di lavoro- familiari- ispettori del lavoro- operatori della prevenzione- avvocati - esponenenti politici e sindacali impegnati sul tema.


Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro

mailing list bastamortesullavoro@domeus.it

mail bastamortesullavoro@gmail.com

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Set 21

Marche, centrali da 580 MW, nonostante il rifiuto della Regione

La notizia non è di poco conto, anzi è di quelle potenzialmente pericolose e comunque gravi perché a livello centrale non si tiene conto delle scelte locali di governo del territorio, materia prettamente lasciata alle competenze delle Regioni. Da una breve nota presente nel sito internet del Ministero dell’Ambiente (comunicato stampa del 14 settembre u.s. http://www.minambiente.it/index.php?id_doc=1344&id_oggetto=2&sid=11a9d6edc354568bbb070d9dda67d44e), abbiamo appreso che il Ministro Prestigiacomo ha firmato, insieme ad altri, il Decreto di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per le Centrali Termo Elettriche della potenza complessiva di 580 MWe da realizzare nel Comune di Falconara Marit tima nell’area della raffineria API.

Il procedimento relativo alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), infatti, è stato seguito direttamente dallo Stato e più precisamente dal Ministero dell’Ambiente. Un procedimento nel quale è richiesto il parere tecnico della Regione Marche che è stato emanato dal Servizio Ambiente e Paesaggio il 3 dicembre 2008. Un parere negativo netto e preciso. La Regione Marche è contraria alla realizzazione della sezione di impianto più grande della potenza di 520 MWe. Chiarissimo, non si lasciano dubbi interpretativi, perché è un parere supportato dalla coerenza alle norme regionali: la centrale da 520 MWe non rientra nelle previsioni del PEAR. Il progetto infatti comporta problematiche che derivano dalla ristrettezza delle aree e dalla vicinanza con altri impianti a rischio di incidente rilevante e rischi ambientali connessi alle emissioni di elementi inquinanti soprattutto, ma non solo, in atmosfera.

Nonostante il parere tecnico negativo espresso dalla Regione, la Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente aveva già rilasciato a dicembre 2008 un parere favorevole sulla fattibilità ambientale, pur condizionando la realizzazione al rispetto di limiti emissivi validi per tutto il complesso industriale, più restrittivi rispetto a quelli della Concessione Petrolifera del 2003.

Nel corso di una riunione a cui ha partecipato il Presidente della Regione Marche tenutasi il 17/11/2008 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato rappresentato dallo stesso che non sussistevano le condizioni per il rilascio dell’intesa di cui alla legge n. 55/2002 soprattutto per la non coerenza tra l’intervento proposto e il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), Piano di Tutela e Risanamento della Qualità dell’Aria e il Piano di risanamento dell’area ad elevato rischio di crisi ambientale.

In conclusione, anche in presenza di un giudizio di compatibilità ambientale positivo rilasciato dal Ministro dell’Ambiente, ad oggi le posizioni della Regione Marche non cambiano, restano quelle di una netta opposizione a tale tipologia d’impianto e quindi anche alla Centrale proposta da 520 MWe, tutte tese ad una totale garanzia alla tutela della salute pubblica e una corretta attuazione agli indirizzi del Piano Energetico Ambientale Regionale.


Marco Amagliani 
Assessore all’Ambiente della Regione Marche

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Set 21

Un castello di sola sabbia

«Allora tutto bene a L’Aquila, vero?» esclama una vacanziera di Vimercate al suo vicino di scoglio, uno sfollato aquilano che è andato a vedere il mare. E prosegue «Ho letto che vi hanno dato una casa tutta nuova, con la torta e lo spumante nel frigo!»’.

Nella testa dello sfollato cominciano a piovere benzina e fiammiferi accesi. Vorrebbe urlarle compostamente che il terremoto non è una fiction, che non stiamo all’Isola degli sfollati. Che le macerie sono quasi tutte dove erano il sei aprile. Che a lui ad esempio è già tanto che gli tocchi un sorso di quello spumantino di quelle C.A.S.E., dove ogni tanto va Berlusconi a passeggiare sui tetti e piantare bandiere, perché sono state costruite per una minoranza di sfollati. E infatti si sta scatenando già una guerra tra senzatetto, tra aquilani e cittadini immigrati, perchè tutti si sentono in diritto di andare in quelle case, e questo però lo potevano prevedere, e possibilmente evitare.

E che le C.A.S.E. saranno pure belle e sicure per carità, utili, chi lo mette in dubbio, anche perchè con tutti soldi che ci hanno spesso ci mancava che facevano baracche di cartongesso, ma come dice il professor Antonello Ciccozzi, dal punto di vista urbanistico è come mettere il fornello in salotto e la lavastoviglie in camera da letto, perchè cioè non è che una nuova città la fai in procedura d’urgenza, in sei mesi, dove capita.

Lo sfollato aquilano vorrebbe informare la vacanziera di Vimercate del fatto che chiuse le tendopoli, a lui lo sbatteranno in qualche albergo lontano, a Balsorano, chissà, o a Prati di Tivo, dall’altra parte del Gran Sasso, e sarà un bel casino continuare a lavorare a L’Aquila. Che gli studenti ancora non sanno dove farli dormire.

Che in tanti paesi la costruzione delle casette di legno ancora non inizia, che la ricostruzione di tante case inagibili nei centri storici non è stata finanziata dal Decreto, che prima hanno fatto le C.A.S.E. e poi hanno scoperto che non erano della pezzatura giusta, cioè hanno fatto come un calzolaio che prima fa le scarpe e poi chiede al cliente che numero porta.

Vorrebbe sturarle le orecchie urlando che la sua vicina di tenda deve tornare a vivere nella sua casa inagibile, con gli operai dentro che lavorano, con la paura legittima di nuove scosse, perché con un’ordinanza la Protezione civile ha detto che ora quelle case, dove se entravi fino ad una settimana fa ti facevano la multa, ora sono per magia diventate sicure, semi-agibili, dove si suppone ci si può semi-vivere in mancanza di alternative. E allora la signora pensa: «Lo potevate dire prima, così vi facevo risparmiare i soldi che avete speso per me nella tendopoli, e cominciavo a risistemarmi casa mia».

Vorre aggiungere, lo sfollato, che non è che chi non va nelle C.A.S.E. sarà ospitato nella caserma del G8 dove ha dormito Obama, perchè quella caserma non è grande come Città del Messico, ha posti letto limitati, e l’hanno già quasi riempita con i primi sfollati della tendopoli dismessa di piazza d’Armi, tra proteste e grandi tensioni.

E vorrebbe anche far notare che è assurdo continuare a spendere tutti questi soldi per gli alberghi, quando si potevano piazzare subito, dopo un paio di mesi, come in Irpinia, roulotte e container e case di legno, perché di suolo sufficiente c’era, a voglia che c’era, e pazienza che un container non è dignitoso per un terremotato abruzzese, mentre lo era per il terremotato umbro e irpino, chissenefrega, tanto certe case che affittavano a prezzi da usura a L’Aquila erano ancor meno dignitose. Meglio una roulotte, o anche la tenda, piuttosto che andare in esilio un anno a Balsorano, che è un bel paese, per carità, ma sta a sessanta chilometri dalla tua città dalla tua vita, dai tuoi amici.

Che comunque, a parte le casa, a L’Aquila c’è tanta gente che non ha più un euro in tasca e anche il mutuo sul groppone, e i mutui li hanno sospesi, ma toccherà pagare tutto l’arretrato con gli interessi in aggiunta.

Vorrebbe far notare che a L’Aquila tante attività economiche hanno chiuso o non hanno mai più riaperto, e se manca il lavoro si scatena una guerra tra poveri e i salari diminuiscono, e va sempre peggio, insomma, oppure ti tocca pure lavorare gratis per accattivarti la simpatia e la stima del tuo futuro datore di lavoro.

Vorrebbe ammettere, a malincuore, che non si sa nemmeno dove emigrare, perchè il lavoro manca in tutta Europa, e in autunno chiuse le tendopoli bisognerà aprire tante mense per i poveri, non più terremotati.

Che, che e ancora che. Temendo il terremotato al mare di essere etichettato però come un ingrato disfattista nonché lamentoso meridionale, poi risponde però con un più sintetico «Eh già…».

La vacanziera di Vimercate, finalmente rasserenata, si immerge nuovamente nella lettura delle tettute inchieste del settimanale Chi. Lo sfollato torna ad osservare due bambini che costruiscono un castello di sabbia. A loro vorrebbe consigliare di aggiungere almeno un pò di cemento nell’impasto, sennò crolla.

Filippo Tronca

www.carta.org [17 Settembre 2009]

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Set 21

A Roma per la libertà di informazione, per la pace, per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan
Oggi tutti in piazza

16.00 a Piazza del Popolo

La strage in Afghanistan e la decisione della Fnsi di sospendere la manifestazione del 19 settembre ha provocato comprensibili reazioni anche sulla Rete, dove più gruppi di liberi cittadini hanno annunciato nei social network che manifesteranno comunque a Piazza del Popolo. Una scelta che condividiamo soprattutto nella motivazione che questi gruppi hanno dato: «Noi sabato 19 manifestiamo lo stesso! Per la libertà di stampa, contro questo regime dell’informazione! La Fnsi ha deciso di rinviare la manifestazione indetta sabato in segno di lutto per le vittime dell’attentato in Afghanistan. Noi contestiamo questa decisione e in piazza scenderemo ugualmente perché la lotta per la libertà o è sempre o non è.
Riteniamo che non ci sia nessun contrasto tra il lutto che ha colpito i nostri connazionali (in uno scenario di guerra dal quale dobbiamo uscire al più presto) e la sacrosanta battaglia di civiltà per la libertà dell’informazione.

Dunque appuntamento a Piazza del Popolo, Roma, sabato 19 settembre 2009. Il cordoglio e il dolore per le vittime italiane in Afghanistan è un sentimento vero non condizionato in alcun modo dal giudizio politico su quella missione militare. Ci stringiamo attorno alle famiglie e agli amici dei militari morti così come vogliamo ricordare le vittime italiane e non, militari e civili, di cui 1.013 solo nei primi sei mesi del 2009. Ora, è però necessario mettere da parte quell’ipocrisia “di Stato” che caratterizza i commenti ogni qualvolta un soldato italiano muore. Nessuna ragione di Stato, neanche di uno stato di guerra, può infatti giustificare una missione militare nata sbagliata e peggiorata col passare dei mesi. Non si tratta di ripetere ognuno la propria parte pro o contro il ritiro dei soldati dall’Afghanistan ma almeno di riprendere atto, anche alla luce delle elezioni di qualche giorno fa, che la missione militare non ha portato né democrazia, né pacificazione, né legalità, e che il regime di Karzaj non ha alcuna legittimità in Afghanistan come ci indicano tutti gli osservatori internazionali che parlano di oltre un milione di voti taroccati.

La federazione nazionale della stampa e le altre organizzazioni nazionali per la libera informazione hanno deciso di sospendere e rinviare la manifestazione del 19 settembre. Una scelta che non condividiamo. La guerra e l’informazione, anche in Italia, sono due facce della stessa medaglia: per mesi si è voluto chiudere gli occhi sui principali quotidiani così come sulle tv pubbliche e private di quella vera e propria macelleria “di civili” che da giorni in Afghanistan si consumava sotto i raid della Nato mentre sul piano politico si è prima criminalizzata e poi marginalizzata quella sinistra pacifista che in tempi non sospetti, senza aspettare le stragi, chiedeva di ridiscutere la missione in Afghanistan. Sulle bombe all’uranio o al fosforo non c’è stata libera informazione. Per questo sarebbe stato più utile mantenere la grande manifestazione di Piazza del Popolo di sabato, senza aver paura che si determinasse un legame stretto tra la battaglia per la libertà di informazione e il diritto all’informazione trasparente anche quando si parla di guerra.

La libertà d’informazione non si può misurare solo su quanti minuti ha Berlusconi a “Porta a Porta” e quanti ne ha Franceschini la settimana successiva. Né può essere convincente una mobilitazione sull’informazione neutra dalle grandi questioni relative alla guerra e alla pace. Siamo convinti che in Italia ci sia ancora un popolo “democratico e civico” che questi contenuti, anche alla luce della strage in Afghanistan, avrebbe portato con forza fuori dalla marginalità della politica e dell’informazione facendole diventare, almeno per una volta, un fatto centrale e dirompente.
Per questo ora chiediamo, anche come operatori della libera informazione, che al più presto si faccia una grande manifestazione popolare capace di riaffermare la libertà d’informazione contro ogni potentato, compreso quello che in questi anni ci ha nascosto notizie e verità sulle missioni militari, la loro vera natura bellicista in Iraq ieri e in Afghanistan oggi.

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Set 21

NONOSTANTE L’AUTUNNO LE VESPE CONTINUANO A PUNGERE!!!

In via Bramantino angolo via De Predis (le insegne nere), zona Prealpi (tram 12, 1; autobus 90/91; passante villapizzone)

LE VESPE – SPAZIO AUTOGESTITO PER DONNE

Ciò che puoi trovare da subito:

* Informazioni, assistenza e indirizzamento alle strutture per richieste di interruzione di gravidanza.

* Informazioni e indirizzamento ai consultori pubblici milanesi e alle strutture ospedaliere a cui rivolgersi per problemi ginecologici, gravidanza, parto, menopausa.

* Informazioni e indirizzamento alle strutture contro la violenza maschile sulle donne.

* Una piccola biblioteca.

* Per segnalare abusi riguardo alla richiesta di IVG o di pillola del giorno dopo, o sulla presenza di medici obbiettori di coscienza in consultori o ospedali.

* Per segnalare chi denuncia chi non ha il permesso di soggiorno.

APERTO OGNI VENERDì MATTINA DALLE 10.30 ALLE 12.30

NOI NON DENUNCIAMO CHI NON HA IL PERMESSO DI SOGGIORNO

Le mura dello spazio dovranno essere attraversate, dovranno rappresentare un passaggio per le nostre parole, idee, azioni, che una volta fuori diventeranno sovversive, espressione dell’autonomia delle donne, la quale scardina la logica della delega, sovverte l’ordine costituito e le complicità su cui si regge!

Oggi, la donna, nell’ordine sociale, è ridotta a oggetto di pulsioni, contemplata per il corpo-feticcio che incarna, uno specchio nel quale viene riflessa un’immagine. La donna oggi non ha valore, non ha voce e dunque, in sé, non ha esigenze, il potere le propone un modello unico di riuscita e di comportamento.

Le donne, nella storia, hanno sempre avuto dei luoghi a loro consacrati. Luoghi che, ben inteso, venivano concessi da un sistema per destinarle a una chiara collocazione nella società. Che fosse il focolare, la cucina dei padroni, la parrucchiera o il salotto, le donne hanno sempre avuto un luogo nel quale trovarsi sole, difeso dalle orecchie altrui, nel quale confrontarsi, aprirsi, tramare.

Le parole delle donne sono state spesso considerate vanesie, conformi alla loro natura, ma in realtà sono parole ricercate, di confronto tra il sé e l’altra, dalle quali sorgono scelte di vita, atteggiamenti, orientamenti.

Parole fortemente difese da quelle orecchie altrui che non possono capire e non vogliono ascoltare.

Oggi, le parole delle donne vengono pronunciate all’interno di questi spazi in solitudine. Le parole, senza possibilità di scambio, rimangono mute, perdono consistenza, si scontrano con una realtà che apparentemente non lascia più spiragli d’azione.

Ancora più che nel passato, le parole delle donne rimangono immobili, ma nascondono dietro la facciata la volontà di resistenza.

Sentiamo il bisogno che queste parole abbiano respiro, diventino voci consapevoli della loro forza d’azione. Il confronto che le donne hanno sempre avuto vogliamo che diventi quotidiano, ricercato e difeso perché spazio di libertà.

Le mura dello spazio dovranno essere attraversate, dovranno rappresentare un passaggio per le nostre parole, idee, azioni, che una volta fuori troveranno valore, consapevolezza, respiro, complicità; realizzando uno spostamento, anche seppur minimo, nella vita di ognuna.

Spostamento che, quando avviene, si fa sovversivo,espressione dell’autonomia delle donne, scardina la logica della delega, sovverte l’ordine costituito e le relazioni di potere su cui si regge!

http://ogo.noblogs.org/

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Set 21

Lucia, invalida al 100%, sfrattata con l’uso della forza pubblica

Sgomberi fermi a Roma dopo il tavolo interistituzionale che si è svolto mercoledì in Prefettura. Meglio per tutti, soprattutto per il Comune di Roma, che si inizi un confronto tra istituzioni e movimenti vista la reazione della città di Roma che c’è stata agli sgomberi, riusciti o tentati. Se al momento dell’azione di forza messa in atto da Alemanno, il primo settembre, per restituire alla “legalità” l’ex ospedale Regina Elena, a scendere in piazza sono stati solo i movimenti di lotta per il diritto all’abitare, che con un corteo hanno bloccato una parte di Roma, quella di Porta Maggiore, e con una spettacolare iniziativa, nel pomeriggio, hanno occupato il tetto dei Musei Capitolini, a rispondere al tentato sgombero della ex scuola 8 Marzo è stata la gente del quartiere Magliana.

Questo l’elemento che, di fatto, ha costretto il sindaco Alemanno e il prefetto Pecoraro a desistere dal dare seguito alla “stagione degli sgomberi”.

Tutti fermi. Perché il problema di ordine pubblico che qualcuno aveva interesse a generare stava rischiando di sfuggire di mano ai tutori della legge.

Ora la musica, sul fronte sgomberi, sembra cambiata. Le mobilitazioni di questa prima metà di settembre hanno convinto Prefetto e Sindaco a non trasformare l’emergenza abitativa in un problema di ordine pubblico. Così nel tavolo di mercoledì in Prefettura, alla presenza di Comune, Provincia, Regione e costruttori, è nata la proposta, accettata dai movimenti che hanno tolto il presidio allestito da due settimane in piazza Madonna di Loreto, di dar vita a una sorta di Comitato per l’ordine e la sicurezza “parallelo”.

«Il tavolo di mercoledì sera ci ha soddisfatto» spiegano i portavoce del movimento «perché ha riunito sia le istituzioni che i costruttori e perché, oltre a riconoscere il nostro impegno sul piano “sociale”, è stata accolta la nostra scaletta delle emergenze, che parte da quella alloggiativa e poi tratta l’edilizia residenziale pubblica e, solo in seguito, l’housing sociale».

Ora, però, l’emergenza passa da quella sgomberi a quella degli sfratti per morosità: ieri mattina una donna, Lucia, invalida al 100%, è stata sfrattata con l’uso della forza pubblica nonostante avesse 10 punti in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare. Contemporaneamente una madre e le sue due figlie, una delle quali, al momento dell’intervento della polizia con il fabbro per abbattere la porta, si trovava a scuola, sono state sfrattate da un alloggio in via Giustiniana. Per loro nessuna soluzione prevista dal Comune di Roma. Solo l’intervento dei movimenti che si sono incatenati in Campidoglio per denunciare il colpevole assenteismo delle istituzioni ha fatto in modo che per Lucia si aprissero le porte del residence di Campo Farnia mentre, tutt’ora, nessuna notizia si ha della madre con le due figlie: gli attivisti dei Blocchi precari metropolitani stanno cercando di contattarle per trovare, insieme, una soluzione alloggiativa. Magari in un’occupazione.

«Ora vogliamo vedere se qualcuno ci darà dei criminali perché abbiamo cercato di impedire che due donne e due bambine venissero gettate in strada nel disinteresse più totale delle istutuzioni» commenta Giacomo dei Blocchi precari metropolitani. Ma la calda giornata di ieri, che difficilmente finirà sulle prime pagine dei giornali visto che non c’è stato nemmeno un arresto, ha visto anche lo svolgimento di un’assemblea all’interno della ex scuola 8 Marzo. Tutto era pronto per il dibattito all’interno dei locali ma la grande quantità di gente accorsa da tutta Roma ha “costretto” gli occupanti a spostare le sedie nel cortile. Decine gli interventi, molti dei quali di solidarietà da parte degli abitanti delle vie intorno la ex scuola. Tantissimi i messaggi di vicinanza ai compagni arrestati. Oggi si ricomincia: appuntamento per tutti alle 17 alla ex 8 Marzo, in via dell’Impruneta 51, per un corteo che attraverserà le vie della Magliana per rientrare nella struttura occupata.


Daniele Nalbone

Liberazione 18/09/2009

immagine da www.disabili.com

 

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Set 21

Signore e signori, sono qui a proporvi un metodo infallibile per vincere al lotto. Prendiamo la giocata meno rischiosa, quella che si chiama ambata: si tratta di indovinare un numero secco su una ruota. Dato che vengono estratti cinque numeri su novanta, la probabilità di vincere è 1/18.

Se noi giochiamo un euro, e indoviniamo, i signori del lotto ci pagano 11,23 euro lordi, dai quali vanno sottratte le trattenute del 6%: la vincita netta sarà di 10.56 euro. Il nostro guadagno sarà quindi pari a 9.56 euro.

Supponiamo di scegliere un numero, per esempio il 22, e una ruota, per esempio quella di Cagliari. Supponiamo anche di non vincere al primo colpo.

Allora usiamo questo trucchetto: alla successiva estrazione non giochiamo un euro soltanto, ma giochiamo 1 euro e 10 centesimi. Perché? Perché così la vincita sarà di circa 11.66 euro: in questo modo recuperiamo il primo euro giocato e perso, e guadagniamo ancora 9.56 euro. Si tratta solo di aspettare qualche giorno in più.

Cosa succede se non indoviniamo nemmeno la seconda estrazione? Bé, è facile, alla terza giochiamo 1.22 euro: la vincita sarà di circa 12,88 euro che ci ripaga delle prime due giocate e ci permette di guadagnare ancora i nostri 9.56 euro.

Ormai avete capito il metodo infallibile, no? Ogni volta aumentiamo un po’ la giocata, in modo da recuperare i soldi persi nelle giocate precedenti. Dopo 18 volte la giocata sarà di soli 5.43 euro, che ci permetterà di vincere 57.3 euro (cioè tutte le 17 giocate precedenti che abbiamo perso, più i famosi 9,56 euro che volevamo vincere fin dall’inizio).

Come? Non è detto che il 22 esca sulla ruota di Cagliari ogni 18 estrazioni? Sì, è vero, in effetti è così: a volte i numeri ritardano un po’. Oh, mi accorgo solo adesso che il 22 è da un po’ di tempo che non esce, e, guarda un po’, proprio sulla ruota di Cagliari: non esce da 122 estrazioni. Sì, c’è da aspettare un po’ di più, ma in fondo alla fine si vince sempre, no?

Volete sapere quanto si deve giocare la centoventiduesima settimana per vincere, recuperando tutte le giocate precedenti? Ecco, sono 169016.51 euro. Lo scrivo per esteso: centosessantavonemilasedici euro, e 51 centesimi. Quanti soldi sono stati giocati, in tutto? 1784804.81

Un milione e settecentoottantaquattromilaottocentoquattro euro, e 81 centesimi.

Però alla fine guadagniamo 9.56 euro, eh.

(P.S. Ho avuto molti dubbi riguardo la scrittura corretta di guadagniamo, ma pare che sia giusto così)

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Set 21

CATANZARO. La Notte Piccante, che si terrà il prossimo 26 settembre nel centro storico di Catanzaro, si arricchisce di uno strumento innovativo di comunicazione, BlueWire. Un innovativo strumento che utilizza la tecnologia Bluetooth per creare campagne informative e promozionali e che, allo stesso tempo, permette di inviare contenuti multimediali (video, immagini, audio, altro) ai telefoni [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 21

Type Comunicazione è un’agenzia grafica specializzata nello sviluppo di servizi pubblicitari e progettazione grafica per hotel, centri benessere, terme, beauty farm e centri estetici.
le diverse collaborazioni ed i vari partners ci hanno resi esperti nella comunicazione a vocazione turistica e del benessere, affiancando hotel, spa e centri benessere su tutto il territorio nazionale ed internazionale.
La [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 21

Iniziamo questo tour partendo da Gallipoli, visitando questa eccellente località della Puglia, dove l’insieme di meraviglie, renderanno questo vostro passaggio interessante. Si comincia col visitare il centro storico, la parte antica della città, rimasta intatta nei tempi. Da notare le diverse dimore storiche, distinguibili per epoca, intrecciate all’interno di stradine piccole e tortuose. Questa parte [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 21

La Cool Web agency ritorna dalle vacanze con due nuovi siti web:  “officinamontella” e “Fideaweb”. Il primo è un sito vetrina per un’officina autorizzata DAF di Battipaglia, mentre il secondo, seguendo le orme di Google e di Telecom, ha le pretese di trovare sul web idee innovative che abbiano i presupposti giusti per essere finanziate. [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 21

SBS STEEL BELT SYSTEMS grazie al nuovo sito web ottiene numerosi benefici sul fronte dell’ottimizzazione dei contenuti e del reperimento delle informazioni utili alla scelta del prodotto da parte del potenziale cliente. Potenziamento dell’immagine aziendale e valido supporto al Sales Department.

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 21

Benjamin «Bibi» Netanyahu disse in un intervista lo scorso anno che coi terroristi non si colloquia: li si sconfigge e basta.
Bisogna combatterli con determinazione, aggiungo io, è solo una. battaglia per la sicurezza, per la libertà e la giustizia. Bisogna dare un segnale forte, o non la smetteranno mai. Uccidono senza pietà donne [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Set 19

«L’alimentazione non può essere forzata»

 

Mentre alla Camera ferve il dibattito sul testamento biologico, ci pensa il Tar del Lazio a seppellire la legge così come è stata approvata dal Senato: a nessuno, né cosciente né incosciente, possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata; e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione.

I giudici amministrativi accolgono così un ricorso del Movimento difesa dei Cittadini all’ordinanza Sacconi emanata lo scorso anno, nei giorni del caso Eluana e di fatto bocciano la legge sul testamento biologico in discussione in parlamento, dove si precisa invece che alimentazione e idratazione artificiali sono atti imprescindibili che il malato in stato vegetativo non può mai rifiutare.

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Set 19

Acqua: il grande rifiuto

Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste “Modifiche” sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie ‐così afferma il Decreto‐ di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio “industriale”. In poche parole questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa.

Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno. E’ la vittoria del mercato, della merce, del profitto. Cosa resta ormai di comune nei nostri Comuni? E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, oggi, portata avanti brillantemente dalla destra. A farne le spese è sorella acqua. Oggi l’acqua è il bene supremo che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’incremento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!)

Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione del Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’”accesso all’acqua” è “diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni”. Tutto questo è legato al “diritto primario della vita”. La gestione dell’acqua per il nostro Governo è assimilabile a quella dei rifiuti! Che vergogna! Non avrei mai pensato che la politica potesse diventare a tal punto il paladino dei potentati economico‐finanziari. E’ la morte della politica!

Per cui chiedo a tutti di:

protestare contro questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di e-mail ai vari ministeri…

chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera;

chiedere con insistenza alle forze politiche di opposizione che dicano la loro posizione sulla gestione dell’acqua e su queste Modifiche alla 23 bis;

premere a livello locale perché si convochino consigli comunali monotematici per dichiarare l’acqua bene comune e il servizio idrico “privo di rilevanza economica”;

ed infine premere sui propri consigli comunali perché facciano la scelta dell’Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico: è l’unica strada che ci rimane per salvare l’acqua.

 Sarà solo partendo dal basso che salveremo l’acqua come bene comune, come diritto fondamentale umano e salveremo così anche la nostra democrazia. E’ in ballo la Vita perché l’Acqua è Vita!

Alex Zanotelli

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Leggi anche
Acqua, rifiuti, trasporti… : tutti i servizi pubblici locali ai privati
Marco Bersani (Attac Italia)

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Set 19

Tu vuo’ fa’ l’americano: scoppia in Italia la moda del Rodeo

Il mito del Far West nel nostro Paese sembrava tramontato: finita l’epoca dei grandiosi film western all’americana o all’italiana, pochi ormai i bambini che si divertono a giocare a cowboys e indiani. Ed invece si scopre che ci sono migliaia di persone in Italia che affollano gli spettacoli e le gare di rodeo e ci sono anche molte persone che ci provano, gareggiano e filosofeggiano su questo mito e sulle scariche di adrenalina che si provano a domare animali selvaggi.

Il rodeo è nato ed è molto diffuso negli Stati Uniti ed in Messico, è sport nazionale in Cile, ma da qualche anno si sta diffondendo anche in Europa e in Italia. A Voghera (PV) il Cowboys Guest Ranch, con il suo Palatexas da 1400 posti, pare sia sempre tutto esaurito; qui non c’è solo rodeo ma un’offerta completa al pubblico con vari intrattenimenti per tutte le età dalla monta dei tori e dei cavalli al gioco di “acchiappa la capretta” per i più piccoli, dalle enormi bistecche al bar saloon. C’é un’associazione, l’IRCA con sede in provincia di Alessandria, che riunisce gli appassionati di rodeo in Italia e organizza eventi anche internazionali.

In Toscana, i cowboys professionali (i butteri), spesso danno anche spettacolo della loro bravura. Ed ora sta per arrivare in Italia uno spettacolo itinerante di rodeo americano (il più cruento), il Rodeo Europe Tour 2009. Contro questo tour è nata una mobilitazione a livello europeo (www.antirodeo.org/italian.htm) portata avanti in Italia in particolare dal Movimento Antispecista (www.antispecismo.it). «La gente si diverta un po’ come vuole. Basta non faccia male a nessuno» è un’affermazione che nel caso del rodeo non pare calzante. Se tutto è una finzione, come un gioco, ed il ragioniere e il commerciante il lunedì lasciano frange e stivali per la solita grisaglia, veri sono però gli animali che subiscono questa forma di sopraffazione. Sono veri il loro terrore e la loro sofferenza. Un po’ come nei vari Palii dove in mezzo al finto Medioevo ciò che è vero, in carne ed ossa, sono i cavalli, gli asini, le oche o i buoi che a seconda delle località ne sono l’oggetto. Il piacere di chi gioca al cowboy tra l’altro sta proprio nel montare un animale che non vuole essere montato, selvaggio o terrorizzato che sia, e a condurre spaesati vitellini. Meno il toro o il cavallo è accondiscendente più si fa spettacolo e più adrenalina scorre tra il pubblico. Il rodeo pare rappresentare, insomma, una sorta di metafora del rapporto dell’uomo con gli altri animali, che è essenzialmente di dominio.

Rossana Vallino

17/09/2009

Liberazione

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Set 19

Come aiutare chi ha perso il lavoro

Mentre le cronache dei media  rappresentano le storie di vita e i capricci dei potenti, i clamori di lotte feroci per il potere e le vicende di una politica percepita solo come tecnica del potere,  le persone normali  affrontano nella quotidianità, in silenzio e spesso in solitudine,  le difficoltà della vita . In questa fase di crisi economica centinaia e centinaia di lavoratori e di lavoratrici  si trovano nel giro di pochi giorni nella condizione di  essere senza lavoro, di perdita delle sicurezze di base per il  proprio futuro. Abbiamo intervistato il Prof. Francesco Campione che ha progettato e realizzato a Bologna uno dei primi Servizi di consultazione e di sostegno psicologico per le persone che hanno perso o stanno per perdere il lavoro, abbiamo svolto una riflessione su questa esperienza che è appena agli  inizi, ragionando su ciò che sarebbe utile e opportuno fare per dare modo a queste lavoratrici e lavorarori di  percorrere il tunnel della crisi con il minor danno e sofferenze possibili.

l’intervista è stata curata da Gino Rubini

Fonte www.diario-prevenzione.net

“Nemo tenetur ad impossibilia”, nessuno è obbligato a fare l’impossibile,   però tutto ciò che è possibile fare per costruire riferimenti e sostegni  per aiutare le persone che si trovano dentro “al tunnel ”  della perdita del lavoro va fatto. Questo ci sembra la filosofia  e la cultura  che anima il progetto del Servizio PRIMO MAGGIO  istituito a Bologna , composto da una equipe di giovani psicologi presso l’Associazione  RIVIVERE . (gierre) Associazione Rivivere

L’INTERVISTA AUDIO   ( file della registrazione digitale WMA, durata intervista 37 minuti )

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Set 19

L’assalto finale

“La bozza del nuovo Patto della salute inviata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri peserà necessariamente sul già incrinato rapporto Stato-Regioni”: così Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni. All’ordine del giorno dell’incontro tra Governo e Regioni che si terrà domani, giovedì 17 settembre, ci sarà il nuovo Patto per la salute. “Sarà una discussione molto impegnativa”. Diversi sono i punti contestati e contestabili della bozza (vedi Nota: “Patto per la salute: cosa c’è che non va?”).
Complessivamente questo documento rappresenta il più grave attacco degli ultimi vent’anni allo spirito, all’impianto operativo e alla qualità del Sistema Sanitario Nazionale. Senza correzioni, la sua attuazione segnerebbe la fine del sistema sanitario pubblico italiano così come è stato disegnato nel 1978 e come, nonostante le sue molte manchevolezze, l’abbiamo conosciuto finora. Esattamente come è avvenuto per la recente, cosiddetta riforma della scuola, dal momento che non esistono motivi economici in grado di giustificare un “patto” di questo tipo.

Per fermare la deriva del nostro SSN è stata lanciato l’appello SOS Sanità (PDF: 186 Kb). “Abbiamo voluto aprire un dibattito sul tema delle politiche della salute sostanzialmente per due ragioni – spiega Nerina Dirindin promotrice dell’iniziativa insieme ad Aldo Ancona, Stefano Cecconi e Franco Pesaresi. “Abbiamo l’impressioni che non solo non ci sia un dibattito ma non ci sia sufficiente consapevolezza del valore del nostro SSN che è riconosciuto in tutto il mondo come uno dei più avanzati. Dobbiamo essere orgogliosi nel nostro SSN, dobbiamo difenderlo e migliorarlo: oggi più di ieri, perché stiamo attraversando una fase difficile in cui il sistema rischia di essere depotenziato o addirittura superato”.

La seconda ragione? “A fronte delle difficoltà che tutte le Regioni hanno, ce ne sono alcune che più di altre sono gravemente in ritardo nella garanzia della assistenza e su queste Regioni bisogna che il dibattito sia più efficace. C’è bisogno di un buon Governo anche da parte del livello nazionale che non si deve limitare a commissionare le Regioni, ma deve sostenerle e deve creare i presupposti per uscire da questa situazione difficile”.

I motivi che stanno alla base della bozza sono verosimilmente due. Uno è la possibilità di fare cassa, in un momento economicamente difficile, attingendo al denaro più facilmente disponibile, come è quello in dotazione al fondo sanitario nazionale. Il secondo è l’intenzione di portare avanti la privatizzazione e la commercializzazione della Sanità attraverso il depotenziamento del sistema pubblico delle cure.

Bisognerà anche riflettere sul fatto che un documento ufficiale come lo “Schema di intesa tra Governo e Regioni concernente il Patto per la salute 2010-2011″, regolarmente protocollato sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri e accessibile come tale in Internet, ha avuto così poca risonanza. In questo caso, infatti, il silenzio non sembra frutto di pressioni o manovre da parte del potere ma di scarsa sensibilità e informazione delle forze politiche e sociali e degli organi di informazione: di tutti i colori.

16/9/2009

Fonte
Schema di intesa tra Governo e Regioni concernente il Patto per la salute 2010-2011, 4 settembre 2009
- www.statoregioni.it

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Set 19

Giustizia per tutte le vittime dell’amianto

La battaglia delle associazioni e dei comitati di lotta degli esposti e vittime dell’amianto, dei sindacati e dei movimenti contro l’amianto e le sue drammatiche conseguenze, ha contribuito a far passare la legge n. 244/07 (legge finanziaria per il 2008 art. 1, commi 241 – 246), che ha istituito un fondo per le vittime dell’amianto che hanno contratto malattie causate dal pericoloso killer e dalla fibra “fiberfrax” , riconoscendo tale diritto, in caso di morte, anche per gli eredi delle vittime.

A 20 mesi dalla promulgazione della legge, il governo non ha ancora emanato il decreto attuativo del FONDO VITTIME AMIANTO (doveva essere fatto entro 90 giorni) e le vittime dell’amianto continuano ad aspettare invano giustizia.

In questo modo il governo non adempiendo agli obblighi di legge si pone da “fuorilegge” evadendo gli articoli 3, 32, e 38 della Costituzione, rendendosi complice di precise scelte imprenditoriali a danno delle lavoratrici e dei lavoratori esposti all’amianto e delle loro famiglie.

Senza decreto attuativo per il “Fondo Vittime dell’Amianto” anche l’Inail continua a comportarsi peggio di qualsiasi assicurazione privata negando diritti a chi è stato esposto all’amianto, costringendo lavoratori e cittadini a riempire i Tribunali della Repubblica Italiana con lunghe cause che spesso prima della conclusione si esauriscono per morte dei ricorrenti.

Nel frattempo le vittime dell’amianto, dei veleni e delle sostanze cancerogene usati nei processi lavorativi e di produzione continuano ad aumentare. Le vittime continuano a morire in silenzio mentre i loro famigliari aspettano invano una giustizia che non arriva mai.

I morti sul lavoro e di lavoro, le vittime dei cancerogeni usati nei luoghi di lavoro, in particolare l’amianto, non sono frutto di fatalità. Sono sempre frutto di precise scelte imprenditoriali e istituzionali che subordinano la salute alla ricerca del massimo profitto calpestando la vita umana e lo stato di diritto.

L’amianto ha provocato una strage di lavoratori e cittadini, un danno umano, sociale e ambientale enorme.

L’amianto In Italia è fuorilegge dal 1992, e ad oggi ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto da smaltire, 5000 ogni anno sono le persone che muoiono per tumori derivanti da questa sostanza, mentre migliaia sono i malati. Tenendo conto che il tempo di latenza del mesotelioma (il tipico tumore derivante dall’amianto) è di 20-30 sino a 40 anni si ipotizza che il picco dei morti si raggiungerà nel 2020-2030, con un altissimo numero di morti e malati.

OGGI PROTESTIAMO PERCHE’ VOGLIAMO E PRETENDIAMO GIUSTIZIA PER GLI ESPOSTI E VITTIME DELL’AMIANTO.

NON VOGLIAMO CHE SUCCEDA AD ALTRI QUELLO CHE E’ SUCCESSO AI NOSTRI COMPAGNI DI LAVORO, AI NOSTRI CARI, E AI TANTI CITTADINI DI QUESTO PAESE.

LA NOSTRA LOTTA E’ UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’ E’ LA LOTTA DI TUTTI COLORO CHE CREDONO NELLA GIUSTIZIA. Per questo:

VOGLIAMO SUBITO IL FONDO VITTIME DELL’AMIANTO, RIVENDICHIAMO la BONIFICA AMIANTO dei SITI inquinati, pretendiamo la SORVEGLIANZA SANITARIA per chi è stato ESPOSTO all’ amianto.

AIEA - CONTRAMIANTO e altri rischi onlus - Lega Ambiente - Medicina Democratica – AVANI - Associazione delle vittime di Casale Monferrato - AEA FVG - Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio Sesto San Giovanni - Comitato per la difesa della salute nei posti di lavoro e nel territorio - Tezze sul Brenta Bassano del Grappa - Fondazione Bepi Ferro Onlus - ISDE - AEA Monfalcone - Federazione INTESA - SLAI COBAS - CISL – FIM/CISL -CUB – CGIL – FIOM/CGIL - FISMIC

COMITATO PROMOTORE CONFERENZA NAZIONALE AMIANTO di TORINO 6-7-8 NOVEMBRE 2009

WEB www.conferenzamianto2009.beepworld.it

e-mail conferenzamianto2009@libero.it

Relazioni esterne: 3392516050 - 3288228177

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