Ott 31

  1/ è la ricerca di KW-s per questo si può usare “Google External Keyword Tool” per scoprire quali kw creano più traffico nelle ricerche per il tuo sito. Questo strumento sugerisce anche i kw relativi a quelli che già conosci. Quello che ti interessa è quali frasi sono più fortunate e se la cercano le persone che vogliono spendere soldi.   E’ possibile anche inserire la frase in google e vedere quante inserzioni ci sono a pagamento là.   2/ adesso scrivi 20 titoli per gli articoli usando questa frase. Attenzione che il titolo deve promettere i beefici. Sarà il titolo che guiderà i visitatori al tuo sito.   3/ adesso scrivi questi articoli. 400 parole saranno sufficienti. Studia quello che hano giòà detto experti sul proposito e leggi anche articoli in article directories. Se non sai che scrivere, parla di questo davanti al microfono del tuo PC. Siamo tutti bravi a parlare. Da quello che hai detto puoi ricavare uno e più articoli. Non dimenticare di aggiungere resource box con l’indirizzo del sito e anche spiegazione che là si può trovare molto ma molto di più sul argomento.   4/ Adesso fai video di questi articoli. Crea slide show con PowerPoint e poi leggi l’articolo passando da una all’altra fotografia. Questo si può fare con il Camtasia screen capture software.   5/ adesso trasforma ogni articolo in MP3 podcast. Semplicemente leggi il tuo articolo e registralo usando il programma del tuo PC o un altro come Audacity   6/ scrivi diversi press releases usando i titoli di tuoi articoli come il thema. In questo punto ti servirà creatività. Devi descrivere alcuni punti e poi aggiungere i collegamenti aisiti che sei interessato. KW come anchor texts!   Adesso si deve mandare tutto questo in siti specializzati. Molto comodo è submit automatico alle direttorie etc.   Una volta raggiunta massa critica di contenuto che collega i tuoi kw-s al tuo sito avrai una quantità di traffico da invidiare.

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Ott 31

“IL DOLORE MI HA SALVATO DA DIO”

Paolo Di Modica ha 44 anni, e nel giugno 2007 gli è stata diagnosticata la Sla. Siamo andati a trovarlo per farci raccontare la sua storia. Pensavamo che ci saremmo trovati di fronte una persona malata, piegata dalla sua patologia. Invece Paolo è una persona forte più che mai, che combatte, lotta. È fermo e duro sulle sue posizioni e non le manda certo a dire a nessuno: ai politici, alla Chiesa, alle persone ipocrite.

La sua forza è la sua speranza, insieme alla moglie Maria, che gli è accanto e lo sostiene in ogni sua decisione. Scherziamo, parliamo, raccontano la loro storia d’amore. Mostrano la casa, le foto, le locandine dei concerti di Paolo. Lui, prima di tutto, era un flautista professionista. Chiama la sua malattia Sla in sol diesis minore; minore perché, anche se la malattia è grave, lui non gli dà importanza.

Paolo, com’è iniziato il percorso della sua malattia?

“Stavo preparando un concerto per il gennaio 2007, quando mi sono accorto che qualcosa non andava. Ho cominciato con un minimo disturbo al mignolo sinistro, che è il dito che usa la chiave del sol diesis. I passaggi velocissimi che dovevo fare venivano sporchi, imprecisi. Pensavo a una tendinite o a qualcosa del genere. A maggio decisi di fare degli accertamenti e lì la condanna: Sla. Ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli, la diagnosi mi è stata riferita da un medico che ho incontrato nel corridoio mentre stavo tornando a casa, come una notizia qualunque: «Ha la malattia del motoneurone. Non si affatichi». Nessuno aggiunse altro. Io pensai, faccio il musicista, mica lo scaricatore di porto, sarà una sciocchezza. Ma nonostante il modo fugace e senza attenzione in cui mi fu data la notizia, tornai a casa curioso di sapere in cosa consistesse la mia patologia. Non ne sapevo nulla. Sono andato su internet a cercare cosa fosse. Ho scoperto la Sla. Sono rimasto agghiacciato. In quel momento ho sudato freddo, mi si è annebbiata la vista, il mio cervello si è rifiutato di capire ciò che leggevo. La mia reazione è stata di paura. Per oltre un anno sono rimasto rinchiuso in casa, non volevo parlare né vedere nessuno. Evitavo di guardare gli altri, la malattia, il mio futuro, il mondo.”

Come è cambiata da quel momento la sua vita quotidiana?

“Ora non sono più un musicista, anche se nell’animo lo resterò a vita. Ho abbandonato la musica. Ho fatto un ultimo concerto, il “concerto del motoneurone”, il 27 agosto 2007. Ho pensato: sarà l’ultimo della mia vita, ed è stato così. Come brano finale, ho suonato La vita è bella, dalla colonna sonora del film di Benigni. Ed è così, in realtà la vita è bella, nonostante tutto. Io mi ero rassegnato troppo presto alla malattia. La diagnosi aveva distrutto me e mia moglie, totalmente. Ho smesso di suonare subito, appena ho saputo. Avrei potuto continuare, perché il primo anno fisicamente sono stato bene, solo che la testa non c’era più. Non mi divertivo più. La musica, oltre che un lavoro, per me era una passione. Quindi ho mollato. Se tornassi indietro non mollerei. Tutto questo grazie ai medici cattolici e al modo in cui mi hanno comunicato la mia condanna. Alla faccia della carità cristiana. Ha detto che se tornasse indietro non mollerebbe.”

Ha detto che se tornasse indietro non mollerebbe. Ha trovato la forza per reagire?

“La forza di reagire mi è venuta solo a dicembre dello scorso anno, dopo circa un anno e mezzo. Una mattina ero all’Istituto superiore di sanità e ho incontrato una giornalista del Tg3 che voleva intervistare un malato di Sla, non famoso, non calciatore. Accettare un’intervista è come dirlo al mondo. E preferivo che la gente sentisse cosa avessi dalla mia voce, senza che si potessero fare dei pettegolezzi. Da lì si è aperta la mia realtà nella malattia. Fino al giorno di decidere di rilasciare l’intervista, pensavo solo alla parola Sla, in maniera ossessiva. Nel momento in cui ho deciso di parlare con la giornalista, mi sono messo a letto pensando a cosa dire alle telecamere, agli altri, alle persone che sentivano parlare della malattia. In quei mesi ho cominciato a peggiorare fisicamente, ma sono rinato a livello psicologico, ho avuto un atteggiamento diverso rispetto a tutto, più reattivo. Conoscevo la storia di Luca Coscioni, avevo sentito parlare di Piergiorgio Welby, avevo visto Borgonovo andare in tv tutto intubato. Ho cominciato a pensare al dovere di portare avanti la nostra battaglia, la mia battaglia. Io non sono nessuno rispetto a loro, mi sono detto, ma è giusto farne parte. Così mi sono buttato nella mischia. Dopo l’intervista ho anche aperto un blog mio. Ho scoperto questa mia nuova attività, ho ritrovato la mia ironia. Il pregio del mio progressivo immobilismo è di aver risvegliato, ancora di più, la mia coscienza.”

Che progetti ha per il futuro?

“A un certo punto mi sono come svegliato da un lungo sonno, e ho capito di dover lottare, anche nella speranza che si trovi una cura. E quindi eccomi qua. Sono grato alla malattia, ha portato fuori il mio lato migliore, un modo nuovo di affrontare, di combattere le ingiustizie. A partire dal mio essere disabile. Pochi sanno quali sono i disagi che una disabilità comporta e la scarsa attenzione che c’è in questo Paese. I nostri politici sono troppo occupati a fare questo testamento biologico, per fare piacere a sua santità e ai suoi amichetti. Pensano che la vita è di Dio. La mia vita è mia e basta. L’unica cosa che sanno dirti è, “prega”. In questo Paese la sofferenza per alcune categorie è una fortuna. Perché c’è interesse nel lucrare sul dolore altrui. Prendiamo l’esempio di papa Wojtyla: col morbo di Parkinson ha giustamente deciso di smettere di soffrire, mentre gli altri non possono farlo. Ma lui era un cittadino vaticano, non italiano. I “signori vaticani” si intromettono un po`troppo nei nostri affari. Sfruttare la sofferenza altrui è indecente. Pensa ai santuari. Mi fanno rabbia, lucrano sulla sofferenza. Penso sempre, ma perché non portano i malati a vedere un tramonto, e non a vivere nell’illusione di un miracolo? Certo, ognuno vive la propria sofferenza come vuole. Non possono dirmi di pregare. No, io lotto, è diverso. Io non credo più, e questo mi ha aiutato a reagire. La mia vita è solo mia ed è solo nelle mia mani. O lotto io, o nessuno lo farà per me. Non so quello che succederà, se la malattia avrà la meglio, o meno. Ma almeno io ci avrò provato, avrò lottato fino in fondo.”

di Simona Nazzaro

(dal settimanale Left, venerdì 9 ottobre)

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Ott 31

Gaza assetata dagli israeliani:un milione di palestinesi senz’acqua

Nuove accuse a Israele per il suo atteggiamento nei confronti dei palestinesi. Il responsabile della UN Relief Works Agency (UNRWA) a Gaza definisce una “urgente priorità” la fine del blocco di Gaza, perché rende impossibile la ripresa economica della Striscia, mentre Amnesty International afferma che lo Stato ebraico non dà sufficiente acqua ai palestinesi, sia nella Striscia che in Cisgiordania.

John Ging, responsabile dell’agenzia dell’Onu per gli aiuti a Gaza, ha affermato ieri che l’avvicinarsi dell’inverno rende urgente la possibilità di approvvigionamenti per le costruzioni, come cemento e vetro, impediti dal blocco israeliano. In particolare non si riesce a ricostruire case, scuole e altri edifici danneggiati dall’attacco israeliano dell’anno scorso.

Il blocco dei materiali da costruzione, inoltre, impedisce la possibilità di ripresa economica, visto che ci sono migliaia di persone senza lavoro. L’UNRWA, ha rivelato Ging, sta creando 3.100 posti temporanei di lavoro per alleviare la disoccupazione. Se Israele riaprisse i varchi, nascerebbero 120mila posti di lavoro stabili.

Ancora più drammatica la denuncia di Amnesty International che accusa Tel Aviv di aver tagliato l’acqua ai palestinesi nei territori occupati. Secondo un dettagliato rapporto di Amnesty il sistema di depurazione nella Striscia di Gaza è «a un punto di crisi». Nella relazione di 112 pagine, l’organizzazione ha calcolato che il consumo medio giornaliero d’acqua dei palestinesi è di circa 70 litri al giorno, contro i 200 degli israeliani. E in alcuni casi, ha denunciato Amnesty, non si arriva ai 20 litri giornalieri, la minima quantità prevista in caso di emergenza umanitaria. Contemporaneamente alcuni coloni israeliani godono di piscine e giardini lussureggianti nelle proprie abitazioni. Lo Stato ebraico ha smentito la notizia, controbattendo che i palestinesi in realtà hanno più acqua di quanto sia stato stabilito nell’accordo di pace del 1990.

Amnesty ha individuato una serie di misure definite discriminatorie. Israele si è appropriato della gran parte delle riserve del fiume Giordano e usa l’80% di una falda acquifera condivisa; ai palestinesi che vivono in Cisgiordania non è concesso di perforare pozzi senza il permesso israeliano, difficilissimo da ottenere; l’esercito israeliano spesso «distrugge» le cisterne adibite alla raccolta dell’acqua piovana; l’organizzazione ha raccolto la testimonianza di un soldato israeliano secondo la quale i serbatoi d’acqua sui tetti di alcune case di palestinesi sono utilizzati dall’esercito per esercitarsi al tiro al bersaglio; le operazioni militari dell’esercito israeliano hanno danneggiato le infratrutture idriche palestinesi, anche nell’offensiva “Piombo fuso” nella Striscia dello scorso inverno; la chiusura dei valichi con l’Egitto ha esasperato una situazione già allarmante, pregiudicando di fatto l’accesso ad una serie di materiali necessari per la depurazione e la realizzazione dei progetti.

La relazione ha evidenziato inoltre la cattiva gestione delle autorità palestinesi del settore, che secondo Amnesty è nel «caos totale». «L’acqua è una necessità fondamentale e un diritto, ma per molti palestinesi è diventata un lusso che possono a malapena permettersi», conclude la relazione.

Nella Striscia di Gaza, il 90-95 per cento dell’acqua dell’unica risorsa idrica presente, la falda acquifera costiera, è contaminato e inutilizzabile per uso domestico.

Per far fronte alla carenza d’acqua e alla mancanza di impianti di distribuzione, molti palestinesi sono costretti ad acquistare acqua spesso di dubbia qualità e a un prezzo maggiore. Con una popolazione che al 70 per cento vive con meno di un dollaro al giorno - soglia ufficiale di povertà - una gran parte delle risorse viene utilizzata per acquistare acqua potabile dagli impianti privati di desalinizzazione.Altri ricorrono a varie misure per risparmiarla, pericolose per la salute loro e delle loro famiglie e che ostacolano lo sviluppo socio-economico.

E così dopo aver respinto al mittente il rapporto Goldstone sulla violazione dei diritti umani nel corso dell’operazione “Piombo fuso” ieri Israele ha sdegnosamente respinto anche il rapporto di Amnesty. Mark Regev, portavoce del Primo ministro israeliano ha dichiaranto che «Israele fornisce ai palestinesi 20,8 milioni di metri cubi d’acqua, al di sopra e al di là di quanto è obbligato a fare in base all’accordo sull’acqua». E secondo l’esercito israeliano «si tratta di un rapporto unilaterale, pieno di denigrazioni infondate, redatto senza che ad Israele sia stata fornita la possibilità di misurarsi con le accuse».

L’ennesima dennuncia delle condizioni in cui sono costretti a vivere un milione e cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della striscia di Gaza non sembra però scuotere l’opinione pubblica occidentale. E poi non chiediamoci perchè le barche delle disperazione arrivano cariche sulle nostre coste.

 

Simonetta Cossu

Liberazione

28/10/2009

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Ott 31

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

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Ott 31

Il libero mercato ha fallito nel creare benessere

 

Secondo uno studio congiunto tra Wto (World Trade Organisation) e Ilo (International Labour Organisation), il libero commercio ha fallito nel creare migliori condizioni di lavoro nei paesi in via di sviluppo. Al contrario avrebbe arricchito l’economia informale di nuovi posti di lavoro, con tutta l’insicurezza che li caratterizza: “ad una forte crescita nell’economia mondiale, non è per nulla seguito un corrispondente incremento nelle condizioni di lavoro e degli standard di vita per molti”. Secondo il rapporto della Wto e dell’Ilo, il lavoro informale nelle economie in via di sviluppo comprenderebbe tra il 30 ed il 90% della forza lavoro complessiva. “Il commercio ha contribuito alla crescita ed allo sviluppo ovunque” ha dichiarato Pascal Lamy, direttore della Wto, “ma questo non si è automaticamente tradotto in un miglioramento della qualità del lavoro”. Secondo Lamy “L’apertura dei mercati necessita di proprie politiche per creare buoni posti di lavoro. Questo è ancor più evidente con l’attuale crisi che ha ridotto il commercio ed cacciato molti nel lavoro informale”. Secondo il rapporto, la crescita dell’economia informale ha avuto inoltre l’effetto di impedire ai Paesi di diversificare le proprie economie e le proprie esportazioni, contribuendo alla depressione globale: “un incremento nell’incidenza del lavoro informale di 10 punti percentuali è equivalente alla riduzione nella diversificazione dell’export di un corrispondente 10%”. Oltretutto un’economia informale diffusa rende il Paese più vulnerabile a shock economici esterni. “Inoltre” continua il rapporto, “diverse stime suggeriscono che i Paesi con una dimensione dell’economia informale sopra la media sono tre volte più a rischio nel subire gli effetti avversi della crisi rispetto a quelli con tassi di informalità più bassi”.La domanda che sorge spontanea è… ma noi non l’avevamo detto? Motivo in più per attivarsi il 28 novembre prossimo, alla vigilia dell’apertura della Ministeriale Wto a Ginevra. Forse, oggi più che mai, è bene ricordare loro che non devono svendere il nostro futuro. Attivati anche tu e tieniti aggiornato su www.faircoop.net/faircoop

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Ott 31

Call center Phonemedia-Omega, 5mila persone senza paga da mesi

 

Q uella dei 5200 lavoratori del Gruppo Phonemedia è una storia di precarietà che va oltre il contratto precario. Oltre cinquemila dipendenti a tempo indeterminato di una delle più moderne società di telefonia per la vendita e la gestione di servizi a livello nazionale sparsi tra in tutta Italia sono da mesi senza stipendi. Ma ora i ragazzi, vista la bassissima età media dei lavoratori dei call center Phonemedia, hanno detto basta.

Così, da diversi giorni, lo stato di agitazione si è trasformato in scioperi e proteste in quasi tutti i centri. Ieri è stato il turno delle sedi di Monza e Catanzaro dove oltre mille lavoratori hanno manifestato contro la Omega Spa, società che ha recentemente rilevato il pacchetto di maggioranza dell’azienda. Contemporaneamente «avrebbe dovuto tenersi, presso l’Unità di crisi del Ministero dello Sviluppo Economico» spiegano i rappresentanti sindacali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil «l’incontro tra le segreterie nazionali dei sindacati, le RSU del Gruppo Phonemedia e i rappresentanti Omega Spa che però, all’ultimo momento, hanno ritenuto di non presentarsi, confermando così quella che è ormai una certezza: ovvero che si è in presenza di una proprietà totalmente inesistente». Tutto questo, come ci racconta Claudio da Catanzaro, «mentre la situazione nelle sedi, dove abbiamo ricevuto solo parte degli stipendi di agosto, sta degenerando con il rischio di trasformarsi in un problema di ordine pubblico e sociale, prima ancora che sindacale». Se a questo aggiungiamo che il Gruppo sta continuando a utilizzare finanziamenti pubblici per svariati milioni di euro, «con la scusa di creare “buona occupazione”», è ancor più evidente la gravità della situazione. Così, dopo gli ennesimi incontri programmati e regolarmente saltati per assenza della proprietà, i 5200 lavoratori hanno deciso di alzare il livello di protesta. Se ieri in tutte le sedi è stata giornata di assemblee permanenti, da oggi inizieranno gli scioperi. Le prime città a mobilitarsi, con uno sciopero per l’intero turno, saranno Vibo Valentia, Bologna e Biella. Domani stessa protesta è in programma a Pistoia, Novara e Catanzaro mentre venerdì sciopereranno i lavoratori di Monza, Ivrea e Trapani. Il 2 novembre, invece, è stato indetto lo sciopero generale di tutti i dipendenti Phonemedia.

Ieri, intanto, si è avuta un’anticipazione di quello che sarà con il blocco delle attività nei centri di Catanzaro e Monza al quale, nella tarda mattinata, è stato dato risalto con un corteo per le vie delle città. Per il traffico è stato il caos «ma questo era l’unico modo» racconta Claudio «per far capire alla proprietà e alle istituzioni che non si può giocare con la vita di quasi seimila persone».

Ma il “caso Phonemedia”, che da oggi sarà di dominio pubblico, non è certo scoppiato ora. Fin dal 2002, infatti, la gestione del gruppo nato a Novara ad opera di Fabrizio Cazzago non è mai stata particolarmente felice. Gli stipendi mai regolari, turni di lavoro massacranti, di ferie neanche a parlarne. Ma è alla fine del 2008, in piena crisi economica, che la situazione diventa insostenibile: la società continua a ricevere commesse, ad assumere personale e ad aprire nuove sedi. E’ qui che le fondamenta dell’azienda iniziano a scricchiolare pericolosamente, nonostante il lavoro degli “schiavi del 2000″, «vessati, ricattati, vittime di mobbing». Ma i clienti non pagano. Almeno questo racconta la società per motivare i ritardi negli stipendi. Le commesse sono basse e insufficienti, dice la proprietà, «e spesso accusano noi dipendenti di questo». Così, nel dicembre 2008, Phonemedia inizia a pagare gli stipendi in due tranche: una il 10, l’altra il 24 di ogni mese. Le tredicesime arrivano con mesi di ritardo. «Ma questo solo per i primi mesi». Da marzo del 2009, infatti, gli stipendi iniziano ad arrivare in date casuali, con ritardi anche di 10 giorni. Il che, per chi ha un mutuo o un affitto da pagare è un problema non da poco.

Neanche il passaggio di proprietà, con la cessione di Phonemedia al Gruppo Omega che ha nelle aziende in difficoltà da rastrellare sul mercato della crisi il suo boccone preferito, cambia la situazione.

«I vertici societari si intravedono nella sede novarese solo ai primi di settembre» raccontano i lavoratori in un documento inviato ai ministri Sacconi (Lavoro) e Scajola (Sviluppo) «e immediatamente decidono di sospendere i pagamenti degli stipendi». Ma la ciliegina della torta arriva a metà settembre: alcuni lavoratori si vedono accreditare le due tranche di agosto. Miracolo! Gridano i lavoratori. Errore! Ribattono dalla Omega: l’azienda reclama la restituzione della seconda tranche. «Scoppia il panico» raccontano i lavoratori. «La gente corre in banca per cercare di togliere i soldi dal conto per paura che scompaiano, gli sventurati che hanno conti bancari negli istituti dello stesso circuito della Omega si vedono stornato metà stipendio». E’ la goccia che fa traboccare il vaso. «Ora basta». E’ lo stato di agitazione. Che, da oggi, è diventato sciopero.

 

Daniele Nalbone

Liberazione 

28/10/2009

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Ott 31

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

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Ott 31

 

   Per quesiti,        
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Perizie e check-up aziendali, 
  Formazione e mentoring 

          Mail to: fisco-blog@libero.it

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Ott 31

Mediaframe annuncia la pubblicazione di “La Spada nella Roccia di San Galgano” un DVD Video a cui hanno partecipato esperti di rilievo internazionale quali Luigi Garlaschelli, Mario Pagni, Franco Cardini ed altri.
Per chi non lo sapesse, l’unica Spada nella Roccia originale esistente al mondo si trova in provincia di Siena, presso l’Abbazia di San Galgano. [...]

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Ott 31

“Dentisti a Bologna” il primo portale internet dedicato alla salute dei propri denti, gestito dal Dottor Maurizio Cirulli e da professionisti medici odontoiatri specializzati in tutte le branche dell’odontoiatria.

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Ott 31

TonerGO.it – il negozio specializzato nella vendita di toner e cartucce – amplia il proprio catalogo introducendo la gamma completa di cartucce inkjet compatibili a marchio AGFAPHOTO. Alcune recenti statistiche indicano che il mercato dei consumabili in Italia vale 964 milioni di euro ed è in continua crescita. Su 10 consumatori di cartucce 5 acquistano [...]

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Ott 31

La partnership è finalizzata alla fornitura di dispositivi monolitici resistenti alle radiazioni e moduli ibridi specifici per lo spazio nei mercati europei, canadesi e asiatici 
C-MAC MicroTechnology e Linear Technology Corporation (Nasdaq: LLTC) hanno annunciato oggi una partnership strategica finalizzata alla fornitura di dispositivi monolitici resistenti alle radiazioni (rad-hard o RH) e moduli ibridi specifici per [...]

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Ott 31

Dalla collaborazione di due forti realtà nei settori turistico e dei sistemi informativi territoriali, rispettivamente FulviaTour e 3D GIS, nasce il progetto di promozione degli itinerari turistici Itineritaly.it
L’unione del know how nell’organizzazione di itinerari turistici e con le competenze nello sviluppo di soluzioni web 2.0 georeferenziate ha dato vita al primo portale in Italia per [...]

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Ott 31

Datare la coltura della vite in Calabria significherebbe andare molto indietro nei tempi, sicuramente ancor prima della venuta dei primi coloni greci del VIII secolo a. C. Del resto la coltivazione dei vigneti in queste terre era talmente intensa nell’età ellenistica che la Calabria fu detta “Enotria“, ossia terra del vino. Si capisce quindi come [...]

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Ott 31

E’ compito degli enti locali pensare a misure di riduzione degli inquinamenti atmosferici ma il Blocco degli euro 2 proposto da Bresso e Saitta non è secondo noi la miglior soluzione. Nel caso non dovessero riuscire a trovare un’altra soluzione è loro dovere pensare a contributi per aziende e privati che da un giorno all’altro [...]

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Ott 31

Aziende piemontesi al tracollo, tasso di disoccupazione in preoccupante aumento e CIG (cassa integrazione guadagni) che registra un incremento del 600%, traducibile in 40 milioni di ore lavorative, nei primi sei mesi del 2009 rispetto al 2008. Di fronte a questo panorama, causato dalla crisi i 7 milioni di euro stanziati dal governo per 150 [...]

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Ott 31

“Come ha sottolineato la Fiom – ha detto Claudia Porchietto, Capogruppo PDL della Provincia di Torino – se le istituzioni non intervengono in modo concreto sul caso Eutelia Agile il problema rischia di diventare ingestibile. A Ivrea verranno messi in mobilità 109 lavoratori su 172 e a Torino 110 su 139. Chiediamo alla Provincia di [...]

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Ott 31

Grande, grandissima affluenza di pubblico per una kermesse attesa da tempo.
Ad un giorno dalla chiusura della manifestazione la fiera “Gli Sposi e la Casa” supera la quota di 20.000 visitatori.
La fiera giunta alla sua 15° edizione ha stupito con un calendario ricco di eventi,  grazie a Lorena Boccardo e Donato Feninno, gli impeccabili organizzatori.
I [...]

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Ott 29

Un tempo spettava al lunedì il triste primato della giornata più sfibrante della settimana. Quella che ti prendeva dall’alveo delicato della domenica e ti precipitava nel frullatore del lavoro e del caos organizzativo. Ora non più. Ai tempi dei social network, della crisi e della terziarizzazione spinta, lo spauracchio di chi va al lavoro è diventato il martedì. Il giorno, dall’apparente aspetto gentile di chi arriva sempre secondo, ha così finito per svelare al mondo degli uffici la sua vera natura.

Ott 29

Disprezzo ecclesiale

Il provvedimento con il quale don Alessandro Santoro è stato sollevato, per decisione del vescovo di Firenze, dalla «cura pastorale» della Comunità delle Piagge, dopo che Alessandro aveva «celebrato» il matrimonio di una donna nata uomo, è un atto di disprezzo: nei confronti, ad esempio, di chi cerca di mettere in discussioni culture patriarcali e maschiliste o di chi pensa al Vangelo come un grimaldello con il quale promuovere, in modo molto laico, spazi di «cittadinanza attiva» come il centro sociale Il Pozzo.

Anche il modo, attraverso un comunicato stampa, con il quale l’arcivescovo Giuseppe Betori ha fatto sapere alla comunità delle Piagge la sua decisione ha il sapore dell’arroganza.

È stata colpita insomma l’idea di democrazia con cui quelli delle Piagge sono diventati negli anni una comunità, ma soprattutto un originale laboratorio di altra politica nella città [non è un caso che l’incontro promosso da Carta e altri, «Democrazia chilometro zero» sia stato ospitato alle Piagge il 10 e 11 ottobre],

La scelta radicale di Alessandro di stare accanto ai senza potere [migranti, rom, giovani e anziani di periferie dimenticate, detenuti] non ha ammesso eccezioni, ma non poteva essere accolta da tutti.

Il suo modo di essere promotore di una comunità di cittadini che si autorganizzano e di essere prete rappresenta un pensiero critico che merita di essere conosciuto e tutelato, persino dai non credenti.

«Di fronte al dio onnipotente e distante dall’uomo – ha detto Alessandro in un’intervista qualche anno fa – io proclamo il mio ateismo». Probabilmente saranno in molti, e non solo nella periferia di Firenze, in questi giorni a rendere noto il proprio ateismo.

Gianluca Carmosino

[27 Ottobre 2009]

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Alessandro Santoro, prete delle Piagge, sollevato dall’incarico

Il vescovo di Firenze ha sollevato Alessandro Santoro, prete della comunità delle Piagge di Firenze, dopo il matrimonio celebrato domenica 26 ottobre di una donna nata uomo.

Alessandro Santoro, prete della comunità di base della Piagge, di Firenze, è stato sollevato dalla «cura pastorale della comunità». Così la chiesa di Firenze, in un comunicato, prende posizione in merito alla celebrazione avvenuta domenica a Firenze dove don Santoro [da molto tempo «collaboratore» di Carta e promotore di iniziative come Democrazia chilometro zero] – ricorda il sito Altracitta.org – ha celebrato le nozze di una donna nata uomo. «Tale simulazione – si legge nella nota – è stata posta in atto da don Alessandro Santoro in contrasto con le disposizioni più volte dategli dai superiori, primo fra tutti il ‘precetto’ che gli fu formalmente intimato dal Cardinale Ennio Antonelli il 15 gennaio 2008, successivamente rinnovato nei colloqui e negli scritti intercorsi con l’Arcivescovo Giuseppe Betori». Un «atto – prosegue – che assume particolare gravità in quanto genera inganno nei riguardi delle due persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato un sacramento laddove ciò era impossibile». «Gesti come quello posto da don Alessandro Santoro – si legge ancora – contraddicono il ministero di pastore di una comunità, per la quale il sacerdote deve rappresentare la voce autentica dell’insegnamento dottrinale e della prassi sacramentale della Chiesa cattolica». Dal punto di vista formale, la comunità delle Piagge era stata affidata ad Alessandro Santoro, come cappellania il 14 settembre 2006, ma presso la quale egli ha svolto azione pastorale fin dal 1994. L’Arcivescovo chiede a don Alessandro«di vivere un periodo di riflessione e di preghiera».

Pubblichiamo il racconto diffuso da altracitta.org della giornata di domenica 26 ottobre.

«Ieri alle Piagge si respirava un’atmosfera insolita per un matrimonio. Tutto era come sempre: le sedie messe in circolo, il grande crocefisso di legno, cartelloni, disegni e documenti a testimoniare le tante attività svolte dentro questo luogo di incontro, che è chiesa, scuola, redazione, sala riunioni. C’erano come sempre tanti bambini, seduti accanto al prete, dietro l’altare, più o meno silenziosi ma certo partecipi di un momento importante, forse storico. C’era la gente delle Piagge, raccolta e pensierosa, con l’animo in subbuglio e il fiato sospeso.

Perché ieri due persone consacravano la loro unione, già benedetta da trent’anni di amore e fiducia, ma un’altra unione era lì sull’altare, pronta al sacrificio in nome dell’obbedienza. Non quella al diritto canonico: l’obbedienza al precetto di amore del Vangelo. A questa obbedienza Santoro non può non adempiere, come ha spiegato durante la messa, ed è per fedeltà verso la sua gente che non ha potuto non celebrare questo matrimonio.

L’unione di Sandra e Fortunato, ha detto ancora Santoro, è amata da Dio. A questo proposito ha citato un episodio narrato negli Atti degli Apostoli, quando lo Spirito Santo discende anche sui non circoncisi. Un segno dell’accoglienza di Dio anche per i «non conformi», la stessa accoglienza che è stata alla base di tutta le azioni della Comunità delle Piagge, un modo di agire del resto ovvio, naturale e imprescindibile in un quartiere dove la realtà vera delle persone è fatta di passi falsi, incidenti, peccati ed omissioni. Come tutta la realtà umana.

Alessandro Santoro, prete, si è immerso in questa realtà difficile e spigolosa, l’ha condivisa, ci ha fatto a pugni, l’ha abbracciata, l’ha fatta sua. Certo anche a questo pensava nel lungo momento di preghiera e riflessione che lo ha visto appoggiarsi alla parete sotto la croce, con la testa fra le mani. Intanto il canto parla di cose passate a cui non pensare più, di cose nuove che fioriranno, e la commozione sale. Tanti hanno gli occhi lucidi, qualcuno piange apertamente. Il pensiero corre al dopo. Cosa succederà adesso, come reagirà la Curia? Sospensione, allontanamento? Qualunque cosa sarà, dovremo accettarla: su questo punto Santoro è fermo. Il matrimonio si celebra, gli anelli benedetti vengono scambiati, gli sposi si promettono amore e fedeltà. Tutti ci stringiamo le mani, in un abbraccio collettivo che è un flusso di energia e una promessa per il futuro. Continueremo, ci saremo, resisteremo. Anche se questo sacramento probabilmente sarà annullato, ricorda Santoro agli sposi, non lo sarà per noi, non lo sarà per Dio, che vi ama. Potremmo dire: l’uomo non separi ciò che Dio ha unito. Certi che vale anche per la Comunità delle Piagge».

 

[26 Ottobre 2009]

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Ott 29

Ostia, massacrato di botte: «Sei frocio e comunista»

 

Frocio! Comunista! E giù botte. Calci in faccia fino a fratturargli il naso e sulla schiena fino a rompergli una costola. Vittima dell’aggressione, all’alba di sabato scorso, è stato un trentenne di Ostia. Erano le 4 del mattino quando il ragazzo, giornalista freelance per la rivista musicale “Rumore”, scende dal bus in via dei Romagnoli e attraversa il cavalcavia pedonale. Arrivato all’altezza della stazione Lido Nord viene immediatamente notato da tre giovani ragazzi. Evidentemente l’abbigliamento del giornalista, jeans attillati e giacchetta british, ha “colpito” il gruppetto che non ha perso tempo per etichettarlo come “frocio”. In pochi secondi scendono dal muretto dove erano seduti, salutano “romanamente” il «frocio e comunista» e iniziano a massacrarlo di botte. E’ l’ennesima aggressione omofoba, stavolta addirittura contro un eterosessuale colpevole di vestire “da gay”, che insanguina la Roma di Alemanno.

Quanto accaduto sabato mattina «è orrendo» commenta Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. «Un assurdo episodio di intolleranza “causato” da un abbigliamento della vittima che ha fatto pensare ai suoi aggressori che fosse gay». E questo è bastato a scatenare il gruppetto di fascisti. «Dobbiamo tutti domandarci come è stato possibile arrivare a questo punto» continua Marrazzo, per il quale «contro questo clima di intolleranza occorrono risposte forti e immediate». Perché «Roma non ne può più». In questa frase è racchiusa tutta la rabbia e l’esasperazione di una città «che ha cambiato colore politico in nome di una presunta sicurezza» commenta Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay «e che ora si ritrova a sprofondare in un baratro indegno per quella che una volta era una Città Aperta». Oggi la Capitale è in mano a gruppi di neofascisti che si sentono legittimati, “impunibili”. «Dal cambio di Giunta sembra essersi intensificata una precisa attività criminale volta a dimostrare una rinnovata capacità di destabilizzazione, sociale e politica». Quello dell’omofobia sembra, oggi, essere diventato il terreno di scontro di una parte della destra che non accetta che quello che considerava il “suo” sindaco partecipi a fiaccolate in favore dei “froci”.

Al tempo stesso, a qualche parte dell’estrema destra sembra non andar giù la “legittimazione” politica ottenuta, stringendo mani, chiedendo e ottenendo soldi e patrocini, di alcune associazioni, vedi Casa Pound e Gens Romana dei camerati Iannone e Castellino, che ora si dicono non solo «dalla parte di Alemanno e Fini» ma che vedono nell’attuale sindaco di Roma «un punto di riferimento» e per il quale immaginano «un futuro da leader del centro-destra». Frasi e uscite come queste di certo non possono far piacere a chi, come Maurizio Boccacci, leader di Militia, ritiene che Roma sia passata, come recitano due striscioni apparsi a fine agosto su via Nomentana, «da città imperiale a città di froci e sionisti», eleggendo «Alemanno presidente onorario del frocio village». E’ proprio sulla «volontà che si sente nell’aria di alzare lo scontro, di alimentare un certo clima di tensione utilizzando le aggressioni nei confronti di gay, veri o presunti, come occasione di visibilità e di prova muscolare di presenza sociale» che si incentra la dura analisi dell’accaduto di Imma Battaglia, presidente di Gay Project. Tutto questo in uno scenario nazionale sempre più preoccupante dopo la dimostrazione, da parte del Governo italiano, di non voler affrontare con serietà l’ondata omotransfobica «della quale» afferma Mancuso «la classe politica, al di là delle solite e consuete parole di vicinanza, porta sulle spalle l’intera responsabilità». «Per non parlare della situazione a livello regionale» sottolinea Imma Battaglia «dopo la triste pagina che si sta scrivendo nel Lazio con il caso di Piero Marrazzo che sta producendo, ancora una volta, l’immagine distorta della realtà omosessuale e transessuale che rischia di creare danni irreparabili verso chi è più debole che rischia, sempre di più, di apparire come perverso». Intanto, dalla destra capitolina, insieme ai messaggi di solidarietà di circostanza al ragazzo aggredito, viene sciorinato un elenco di quanto fatto, in questi mesi di “emergenza omofobia”, dal Sindaco Alemanno: dal sostegno al Gay Village alla fiaccolata contro l’intolleranza. Peccato, però, che a tutto questo il primo cittadino romano abbia dato seguito dichiarando, dopo l’affossamento in parlamento del progetto di legge presentato da Paola Concia sull’omofobia, che «anche io avrei votato no». E per verificare i risultati dell’impegno di Alemanno e della sua Giunta, è sufficiente considerare che se ad agosto per essere accoltellati serviva che un uomo baciasse un altro uomo all’uscita da una festa dell’Estate Romana, a settembre, per essere oggetto di lancio di bombe carta, bastava essere seduti a un bar nella Gay Street. Ma ora, a fine ottobre, per essere massacrati di botte da un gruppo di fascisti non serve più essere gay ma basta essere vestiti da “frocio”.

 

Daniele Nalbone

Liberazione 27/10/2009

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Ott 29

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

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Ott 29

C’è una lobby potente che fa affari con l’amianto

Qual è il nome che potremmo dare alla lobby che da vent’anni è proficuamente impegnata a favore dell’amianto? Non sono soltanto industriali, né solo politici di destra o di sinistra. Lo schieramento è ingrossato da personaggi anonimi e potenti, che dall’ombra tessono senza sosta le fila di un disegno ben preciso, capace di bloccare una legge, far naufragare un fondo pensionistico, introdurre senza alcuna logica apparente un emendamento tale da svuotare un provvedimento legislativo di ogni significato. Con il tempo ho capito che l’assenza di logica è solo apparente. In realtà una logica c’è, ci deve essere. Non riesco a credere che tanti comportamenti ostativi siano casuali. Sembra che il disegno preveda che tutto cambi affinché, però, tutto resti uguale. Il “facimmo ammuina”, insomma […].

Volevo restare lontana dalla politica, ma non si può. Perché è qui che viene deciso il destino di migliaia di persone, nel bene e nel male. Ed è qui che bisogna venire per ritrovare il bandolo di una matassa altrimenti impossibile da sciogliere […]. Inizialmente avevo strutturato il mio lavoro con uno schema organizzativo. La legge per la messa al bando dell’amianto del 1992 doveva essere il mio faro. A partire da essa volevo rintracciare tutti quei provvedimenti legislativi successivi ad essa che hanno agito per la salvaguardia della salute pubblica. Tutti quelli di segno opposto mi avrebbero indicato chi rema contro questo processo. Ma non è stato affatto facile. Presto mi sono resa conto di essermi trovata in un labirinto dove le parti si erano invertite, i “buoni” erano diventati “cattivi”e viceversa. Senza contare che esiste un sottobosco di leggi regionali, ordinanze prefettizie e comunali che si annullano a vicenda e che mi hanno fatto perdere il filo. Mi sono resa conto che non sempre è vero che scripta manent . Nella vicenda amianto le parole scritte possono valere davvero poco. Allora ho deciso di cambiare strategia. E ho cercato gli uomini e le donne che della tutela della salute pubblica hanno fatto una battaglia di vita.

Per chi si occupa d’ambiente Felice Casson è un nome che fa tornare subito in mente Porto Marghera […]. L’ho ritrovato seduto ai banchi della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito e lo ritrovo come firmatario del primo disegno di legge depositato durante il nuovo governo Berlusconi. Un disegno di legge sull’amianto […]. Il 19 marzo 2009 l’ex giudice prende la parola al Senato: «Per un processo che inizia in Piemonte sulle vittime dell’amianto sono decine e decine le indagini ferme in tutta Italia: dalla Sicilia alla Sardegna, dalle Puglie al Lazio, dalla Liguria al Friuli, dall’Emilia Romagna al Veneto e alla Campania. Migliaia di ammalati e morti in tutta Italia, oltre quattromila decessi l’anno, quattro volte i morti causati dagli infortuni sul lavoro, ancora di più rispetto alle uccisioni dovute alla criminalità organizzata. Indagini e processi difficili abbandonati in uffici giudiziari sprovvisti di mezzi e inadeguati ad affrontare una delle maggiori stragi dell’era contemporanea, con la previsione di un picco per i decessi intorno al 2015-2020». Questa legge (di tutela delle vittime, ndr ) che dovrebbe tutelare le vittime della strage bianca è una vicenda a tratti misteriosa. È come una carrozza su cui vedo salire di volta in volta nuovi paladini. Il loro ruolo dura poco, qualche settimana al massimo, poi se ne dimenticano. Si distraggono, chissà. Avranno troppi impegni. È il caso del senatore Luigi Collino, del Popolo della libertà. Sua la firma dell’ennesimo progetto di legge. Personalmente gli sono stata dietro per quattro mesi, poi ho mollato. Gli ho telefonato due volte la settimana, da gennaio ad aprile. Mi chiedo: perché un senatore che si prende carico di un problema, tanto da scrivere e firmare un disegno di legge poi non lotta tenace mente per portarlo in discussione in aula? «Certo che lotto tenacemente» mi ha risposto l’ultima volta che ci siamo sentiti, a fine aprile. «Ma non dipende certo da me la calendarizzazione dei disegni di legge. Non ci sono solo io a proporre testi per la discussione». Sarà. A me continua a sembrare inverosimile che un senatore, tra l’altro della maggioranza governativa, non riesca a portare a casa il risultato.

da “Amianto. Storia di un serial killer” della scrittrice e giornalista Stefania Divertito (Edizioni Ambiente, pp. 200, euro 14) 

Stefania Divertito

Liberazione

25/10/2009

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Ott 29

Amore e lavoro: i nessi che non si vogliono vedere

Tra quelli che Freud, nel Disagio della civiltà, indica come i due fondamenti della vita in comune -la “coercizione al lavoro” e la “potenza dell’amore”-, intercorrono da sempre nessi, implicazioni reciproche che non sono state indagate a sufficienza.

Lo stesso si può dire per binomi analoghi, come famiglia-Stato, corpo-polis, individuo-società, con cui è andato confuso il destino dei due sessi.

Le donne sono state storicamente confinate sul versante che è parso più vicino alla loro ‘natura’ di genitrici, custodi della sessualità e degli interessi della famiglia; l’uomo ha riservato a sé la sfera pubblica, senza rinunciare per questo ad estendere il suo dominio sugli interni della case: “come una stirpe –scrive sempre Freud- o uno strato di popolazione che ne abbia assoggettato un altro per sfruttarlo”.

E’ ormai da alcuni secoli che le donne hanno cominciato la loro migrazione verso i territori riservati all’altro sesso, tanto che oggi si può parlare di una ‘femminilizzazione’ dello spazio pubblico.

Tuttavia, tenendo conto che nel rapporto tra i sessi le ‘permanenze’ sono molto più frequenti dei cambiamenti, è lecito chiedersi quanto lo spostamento dei confini tra privato e pubblico abbia modificato il destino femminile, la collocazione materiale e simbolica che l’uomo ha assegnato alla donna.

Mi riferisco in particolare alla definizione del femminile come corpo-materia-sessualità e procreazione, appartenenza e asservimento all’uomo –mogli di, madre di, in mancanza di individualità propria.

E’ su questo impianto originario che occorre portare l’attenzione, se si vuole uscire da alcuni dilemmi che ancora si agitano intorno al lavoro femminile, gli stessi che impediscono di vedere nel ‘lavoro di cura’, e nel ‘lavoro domestico’, cioè nella ‘riproduzione sociale’, un ‘grande aggregato dell’economia generale’, invisibile e quindi sottratto alla negoziazione politica ( Antonella Picchio).

Al di là delle costruzioni immaginarie che la cultura maschile vi ha messo sopra nel corso del tempo, è ipotizzabile che all’origine, a determinare il destino della donna, siano state la capacità biologica di fare figli e la soddisfazione sessuale che l’uomo ha tratto dal suo corpo.

Intorno a queste due ‘potenti attrattive’ si è strutturato il paradosso o la contraddizione che rende tutt’ora così difficile uscire dalla divisione sessuale del lavoro.

La maternità è ciò che rende la donna potente agli occhi dell’uomo figlio, il quale dipende da lei per la nascita, le cure e l’amore, essenziali per la sua sopravvivenza; ma è stata anche, storicamente, la ragione per escludere le donne dalla polis, mantenerle in uno stato di minorità sociale, giuridica e politica.

Di questo capovolgimento parla in modo esplicito J.J.Rousseu nell’Emilio: “il più forte è apparentemente il padrone, ma di fatto dipende dal più debole”, “la prima educazione degli uomini dipende dalle cure che le donne prodigano loro; dalle donne infine dipendono i loro costumi, le loro passioni, i loro gusti, i loro piaceri, la loro stessa felicità. Così tutta l’educazione delle donne deve essere in funzione degli uomini. Piacere e rendersi utili a loro, farsene amare e onorare, allevarli da piccoli, averne cura da grandi, consigliarli, consolarli, rendere loro la vita piacevole e dolce”.

Di quanto le donne abbiano, a loro volta, confuso la forza con la debolezza, l’amore per l’altro con la cancellazione di sé, la dedizione materna con la sessualità, sono testimonianza alcuni frammenti di “lucida intuizione” di Sibilla Aleramo: “impulsi intimi di dedizione, compiacenza nel donarsi e nel far felice l’essere amato anche senza gioia propria.1908”; “senso interiore di disprezzo per se stessi e di considerazione esagerata per gli oppressori, amore e odio insieme”; “ero schiava della mia forza: della mia creatrice immaginazione ormai…il mio potere era questo, far trovare buona la vita. La mia forza era di conservare tale potere, anche se dal mio canto perdessi ogni miraggio. Amore senza perché, senza soggetto quasi”.

Che l’aspetto duplice, ambivalente, della maternità e della seduzione, sia stato così poco analizzato e scalfito a fondo, lo dimostra il fatto che lo si ritrova lungo tutta la storia dell’emancipazionismo del ‘900, fino alla sua ricomparsa in quella che si può definire oggi la ‘femminilizzazione’ della sfera pubblica. Unica eccezione resta il femminismo degli anni ’70, che aveva individuato proprio nel corpo –sessualità e maternità- l’espropriazione di esistenza che le donne hanno subito, e nella riappropriazione di una individualità intera l’uscita dal destino di mogli e di madri.

Le battaglie delle donne del secolo scorso hanno ricalcato quasi sempre il binomio ‘uguaglianza-differenza’: omologazione al modello maschile o valorizzazione delle ‘doti femminili’, le “virtù domestiche” da impegnare, come diceva Maria Montessori, nella vita sociale, per opere di assistenza e prevenzione.

Oggi, pur restando ancora predominante nei servizi alla persona, la presenza femminile ha guadagnato terreno: a richiedere ‘competenze’ femminili, capacità relazionale, flessibilità, è il sistema produttivo stesso, la nuova economia incentrata sul lavoro cognitivo, immateriale.

Alla ‘differenza’ femminile si aprono territori inaspettati, ma ancora una volta può fare la sua comparsa solo come ‘risorsa’, ‘merce preziosa’, ‘valore aggiunto’ e complementare di un ‘intero’ che non cambia volto, mentre potenzia, nella riunificazione dei due rami della specie umana, le sue capacità.

La scena pubblica viene a prendere la figura di un doppio, l’uomo-femmina, da sempre presente nei miti della cultura maschile, come ricomposizione armoniosa di ciò che la storia ha separato e contrapposto secondo un preciso ordine gerarchico.

Il corpo femminile, nella sua duplice valenza –erotica e materna- entra prepotentemente nell’economia e nella politica, dalla televisione al mercato pubblicitario, dai Palazzi del potere alla produzione industriale. Con un’unica differenza: mentre il corpo nudo della donna-immagine, della escort o della ‘velina’, provocano sussulti di indignazione, non accade altrettanto per l’uso, a costo zero, che il potere aziendale fa delle ‘doti materne’ -cura dei rapporti interpersonali, fluidificazione dei contrasti, dispensa di affetti e di attenzione.

Contratti atipici, part-time, assunzioni personalizzate, sembrano oggi venire incontro sia alle necessità del sistema produttivo che al desiderio di molte donne di conciliare maternità e lavoro, il “doppio sì” di cui parla il Gruppo lavoro della Libreria delle donne di Milano nel Quaderno di Via Dogana 2008.

La ‘cura’, che le donne prodigano gratuitamente all’interno delle case, svalutata per la contaminazione col corpo e con la dipendenza, con i bisogni essenziali della persona, cambia segno, diventa, nell’analisi della Libreria delle donne di Milano, il valore sulla base del quale rivendicare il part-time come “gesto di libertà femminile”, “autodeterminazione dei tempi di lavoro”.

Il paradosso del femminile, già descritto lucidamente da Virginia Woolf come “insignificanza storica ed esaltazione immaginativa” delle donne, prende nuovi nomi ma non cambia nella sostanza.

Una nuova forma di emancipazione, scoppiettante di promesse, rivincite, privilegi inaspettati, viene a prendere il posto delle “oscure carriere” che la Woolf aveva previsto per le generazioni future di donne impegnate nella vita pubblica.

Allo sforzo di somigliare all’uomo si sostituisce una strada più facile e più rapida, incoraggiata a quanto sembra da entrambi i sessi: valorizzazione delle attrattive che l’uomo ha visto nel corpo femminile e che, cadute alcune barriere di controllo patriarcale e di pudore, possono essere oggi impugnate dalle donne stesse come ‘rivalsa’ e come ‘capitale’ da far fruttare sul mercato del denaro e del successo.

Lo scambio sessuo-economico, venuto alla ribalta con le vicende berlusconiane, è solo l’aspetto più vistoso di un processo che vede il corpo, la sessualità, ma anche la maternità, emanciparsi in quanto tali.

La donna celebra il suo ingresso nella polis come ‘genere’ portatore di ‘valori’ divenuti indispensabili, ma pur sempre ‘aggiuntivi’.

Indigna il corpo ‘prostituito’ delle ‘veline’e delle ‘escort’, mentre passa come felice uscita dalla minorità l’elogio che ogni giorno la stampa più vicina alla Confindustria e le ricercatrici dell’Università Bocconi, fanno del ‘valore D’, del management che si tinge di rosa.

Il bisogno di migliorare i profitti si viene a sposare con quel desiderio di maternità, “inscritto -si legge in “Sottosopra”, ottobre 2009, Immagina che il lavoro- nel corpo e nella mente delle donne”.

L’ondata di critiche e di appelli, che giustamente si sono alzati contro il sessismo di Stato e contro la misoginia diffusa nei media, rischia dunque di far passare in ombra una ‘conciliazione’ senza conflitti tra la forza lavoro femminile e un sistema produttivo che, pur nel declino, non ha perso i tratti del potere patriarcale e capitalistico.

Amore e lavoro, riunificati nello spazio pubblico, possono far calare di nuovo sulle coscienze il “lungo sonno” che ha impedito fino alle soglie della modernità di sottrarre alla ‘natura’ il dominio di un sesso sull’altro.

Riportare alla maternità, come tempo da dedicare a un figlio, piacere di vederlo crescere, la mole di lavoro senza sosta che comporta la quotidiana vita famigliare, fatta di bambini, ma anche di anziani, malati e adulti perfettamente sani ma avvezzi ad avere chi si preoccupa del loro buon vivere, vuol dire, di fatto, lasciare che continui a pesare essenzialmente sulle donne la responsabilità delle condizioni indispensabili per la continuità della vita, confermare la ‘natura’ salvifica delle donne e la loro complementarietà rispetto a un modello dominante maschile a cui si chiede solo di farsi più attento ai desideri dell’altro sesso.

Tornare a nominare, come è stato fatto da alcuni gruppi femministi negli anni ’70, la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo, la quantità di lavoro non pagato e spesso non riconosciuto come tale dalle donne stesse, sembra un anacronismo, nel momento in cui le case si riempiono di collaboratrici domestiche e di ‘badanti’ straniere.

Ma se si prende in mano un volantino di quegli anni, ci si può accorgere facilmente che la monetizzazione, là dove lo consentono le condizioni sociali, di una parte di lavoro domestico, non ha sciolto né l’intreccio di lavoro e di affetti, né la svalutazione che porta ad assegnare la ‘cura’ alla parte svantaggiata della popolazione, né la convenienza per il capitalismo di avere una riserva indefinita e gratuita di servizi confinati nella sfera privata, contro l’evidenza che li vorrebbe al centro dell’etica pubblica e della responsabilità politica.

“Anche se noi lavoriamo fuori casa, le responsabilità della casa e dei figli rimangono sempre nostri. Non si vuole riconoscere questo come un lavoro, ma come una funzione naturale della donna e quindi non ci viene neanche pagato. Tutto questo non ha niente a che vedere con le nostre caratteristiche biologiche, con la nostra capacità di partorire. Tutte le donne sanno che, per quanto doloroso sia il parto, esso è ancora poco in confronto alla fatica sfibrante di tutti i giorni che lo seguono. Non solo quindi partorire in questo modo non è naturale, ma di certo anche accudire i figli (e i loro padri) in questo modo non è naturale…

Il peso del funzionamento della casa è tutto sociale. Le donne non fanno i figli da sole, li crescono da sole.

Proprio perché noi facciamo tutto questo gratis, il capitalismo risparmia tutti i miliardi che altrimenti dovrebbero spendere in servizi sociali. Noi sosteniamo i nidi, le scuole materne, le mense, le lavanderie nei quartieri, suppliamo a tutte le carenze dei servizi, anche di quelli sanitari.

Se si ammala un nostro familiare chi lo assiste siamo ancora noi donne, sia che stiamo a casa, sia che venga ricoverato in ospedale. Anche negli ospedali noi copriamo con il nostro lavoro gratuito di assistenza, giorno e notte, la mancanza di personale sanitario.

Ancora una volta il nostro lavoro, imposto come ricatto affettivo, non viene riconosciuto come tale. Negli ospedali le donne spazzano i pavimenti, lavano i gabinetti, o fanno le infermiere, di sicuro non sono mai primari. Anche negli ospedali le donne vengono ricattate con il loro ‘ruolo femminile’ e costrette a fare i lavori più pesanti”. (Basta tacere, Lotta Femminista, Ferrara, 1973). (Donne, riserva gratuita del capitale -Gli Altri, 24 ottobre 2009).

di Lea Melandri

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Ott 29

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

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Ott 29

marcellosblog pubblica un filmato in cui Sir Ken Robinson parla dei sistemi educativi, sottolineando il fatto che quelli attuali tendono a smorzare la creatività, invece di coltivarla. Dategli un’occhiata, è molto bello. Dura 19 minuti e 21 secondi, ma se cominciate a guardarlo non smettete più (è in inglese, con sottotitoli per molte lingue). Non so cosa darei in cambio della sua capacità oratoria.

Frase memorabile: se un uomo dice una cosa in una foresta e nessuna donna lo sente, ha ancora torto?

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Ott 29

L’ ABI ha annunciato la sospensione delle rate di mutuo per le famiglie disagiate per un periodo di 1 anno.

Il "piano famiglie" fa seguito alla moratoria a favore delle aziende in difficoltà.
La sospensione delle rate si riferisce al mutuo relativo alla casa  a partire dal gennaio 2010.  Gli interessati, potranno fare domanda presso gli Istituti di credito che dovranno  concedere la sospensione per 1 anno, attingendo al "Fondo di Solidarietà"

Le categorie che ne avranno diritto sono: i disoccupati , i cassaintegrati, le categorie disagiate  ma anche chi ha dovuto cessare l’ attività  di lavoro autonomo.
L’ Associazione Bancaria ha registrato  un + 20% delle "sofferenze"  a causa della crisi  raggiungendo i 52 miliardi di Euro, di contro
si registra una frenata dei prestiti che mette in maggior difficoltà famiglie e aziende.

Le Associazioni di categoria chiedono che  venga riconosciuto un periodo di sospensione  18 mesi e non di 12 e che la moratoria sia applicabile anche alle famiglie che sono in affitto, dimostrando le difficoltà oggettive  a provvedere al pagamento.

                     Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

fonte: http://blog.libero.it/Contabilizzando » Vai al post originale

Ott 29

I tassi scendono ma cala la richiesta dei mutui
In molti inneggiano ad una rapida ripresa economica italiana, ma secondo le statistiche, i mutui, in quest’ultimo periodo sono stati elargiti con il contagocce. Si parla di una flessione importante, il 23%, e sono poche le eccezioni positive se si considerano nel dettaglio i vari istituti.
La causa [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Ott 29

Colesterolo: un problema per molti, a rischio crescente con l’avanzare dell’età. Per fronteggiarlo, una dieta equilibrata e una vita attiva possono non bastare: e se i farmaci risultano mal tollerati dall’organismo?
POLICO® di BF Pharma è la soluzione semplice e sicura al colesterolo. È un prodotto naturale contenente policosanoli, sostanze presenti nelle cere vegetali della [...]

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Ott 29

E’ di ieri la notizia che il Governatore della California Arnold Schwarzeneger ha firmato una legge, in ricordo di Donda West, per costringere chiunque voglia sottoporsi ad un intervento ad effettuare esami fisici.
Da sempre intorno all’argomento Chirurgia Plastica ed Estetica si schierano i sostenitori e gli oppositori, ma la querelle si è fatta più accesa negli [...]

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Ott 29

Su Alpitourworld.com, il sito di e-commerce ufficiale del Gruppo Alpitour, si amplia notevolmente la gamma di prodotti, con offerte adatte a tutti i gusti. Il portale, oltre a tutti i prodotti di Jeans e Volando, ospitava alcune tra le migliori strutture di Alpitour, Francorosso e Villaggi Bravo. Da ottobre questa offerta viene ampliata con tutti [...]

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Ott 29

Youservice, la multi servizi romana a servizio dell’ambiente, mette a disposizione dei suoi clienti nuovi servizi sempre più efficaci.
Lo straordinario successo dell’azienda, consente agli operatori, di mettere in campo servizi sempre più professionali, che puntano sulla tutela ambientale, e soprattutto sulla corretta gestione di alcuni ambiti con l’obiettivo di evitare danni all’ambiente, alle persone ed [...]

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Ott 29

S.I.PE., azienda che opera nel settore dell’informatica per la logistica, ha organizzato in collaborazione con Logisticamente.it, testata online di informazione sulla logistica, un convegno gratuito all’Hotel Parma & Congressi (Via Emilia 281/A), dedicato a top manager e responsabili IT di operatori logistici che intendono avviare ex novo o migliorare in tempi brevi il sistema informativo [...]

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Ott 29

Corso di Web Marketing presso Api Firenze, Assoxiazione delle Piccole e Medie Imprese, in corso di svolgimento la seconda edizione.

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Ott 29

Strani suoni, ombre, oggetti che si spostano, spettri e “presenze“…
Per Halloween HolidayCheck ha selezionato otto alberghi da paura dove trascorrere la notte più inquietante dell’anno.
Castello Puymartin, Francia
La leggenda vuole che in questo albergo, realizzato in un castello del XIII secolo, si aggiri la figura di una donna vestita di bianco. Si tratterebbe [...]

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Ott 29

Huddle lancia la conferenza web: il nuovo strumento per facilitare la comunicazione e la collaborazione sul progetto è ora disponibile per tutti gli utenti delle aree di lavoro di Huddle.net.  Condivisione della scrivania per lavorare insieme sullo stesso documento, funzione di chat istantanea durante la conferenza web, tutto il necessario per una riunione è a [...]

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Ott 29

Frammenti storici si fondono in un’amalgama di cioccolato per rendere la storia più digeribile e gustosa. Questo è il progetto di Bastianello: ricreare maestosi monumenti nell’elemento più gustoso che ci sia: il cioccolato. E così dopo la Muraglia Cinese, il nostro abile pasticcere si è dilettato a scolpire nel cioccolato l’emblema di Roma: il Colosseo, [...]

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Ott 29


“LE DONNE possono salvare l’economia mondiale. Anzi, potrebbero, se gli uomini le lasciassero fare. Secondo uno studio dal titolo ”Le donne vogliono di più” del Boston Consulting Group, citato da Kevin Voigt di Cnn.com, le donne sono la potenza economica che cresce più velocemente nel mondo, nonostante la crisi. Altro che Cina o India. Entro la fine del 2014, stima la Banca Mondiale, il loro reddito personale dovrebbe raggiungere i 18 mila miliardi di dollari, con un incremento di 5 mila miliardi rispetto al reddito attuale. Ma la loro capacità di spesa è ancora superiore, perché sono proprio le donne che spesso decidono cosa e quanto comprare. In Cina le donne sotto i 35 anni sembra che abbiano fatto crescere la spesa, nonostante la crisi, del 15 per cento nei primi nove mesi dell’anno. E entro la fine del 2009, il numero di donne che lavora negli Stati Uniti avrà superato il numero di uomini. Eppure, quelle stesse donne che raggiungono questi risultati, sono ben lontane dall’aver conquistato il potere che ne dovrebbe discendere, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Negli Stati Uniti non solo le donne che guidano una grande azienda sono ancora una minoranza (38 su 400 ”top company”), ma soprattutto ancora guadagnano meno degli uomini: 77 centesimi per ogni dollaro di un uomo. In Italia le donne che lavorano sono appena il 46% del totale, e meno del 5% di chi siede nel Cda di una grande azienda è una donna.Il paradosso a dire il vero non è nuovo. Sono già parecchi anni che gli istituti di ricerca mondiale calcolano di quanto il Pil di un determinato paese o di una regione del mondo potrebbe crescere, se le donne entrassero nel mercato del lavoro e accedessero al management nella stessa misura degli uomini. In Italia si stima che la parità economica delle donne sul mercato del lavoro possa valere almeno 7 punti percentuali di Pil. E esistono studi che rilevano la crescente redditività delle aziende guidate da donne. In Norvegia la legge che impone almeno il 40% di presenze femminili nei Cda delle società quotate è stata osteggiata furiosamente dagli uomini, ma poi si è dimostrata benefica.La cosa più sconcertante, però, è che neanche la crisi mondiale abbia convinto chi ancora detiene il potere economico (e politico), cioè il tipico maschio over 50 (in Italia anche over 60) a valorizzare questa risorsa. Anzi, come rileva la ricerca BCG, nel momento di crisi gli uomini tendono a mettere le donne da parte con la scusa che ”ci sono cose più importanti da fare”. Così, le istituzioni finanziarie e le aziende non si sintonizzano proprio con il loro potenziale miglior cliente, le donne. Un esempio di investimento sulle donne in realtà esiste, ed è nel microcredito. Chi conosce la storia del nobel Muhammad Yunus, sa che proprio le donne nei paesi più poveri sono le persone più affidabili e che lavorano di più per migliorare le condizioni della famiglia e dei bambini. Ed è investendo su di loro che Yunus ha fatto fiorire la sua banca, la Grameen. Tra gli immigrati, poi, sono le donne che mandano le rimesse più consistenti nei paesi di origine. Eppure, perfino nei nostri civilissimi paesi questa lezione ancora non è stata imparata. Le aziende hanno un atteggiamento spesso paternalistico verso le clienti, e le banche in particolare non le prendono molto in considerazione: ”Gli uomini in affari hanno dei mentori, le donne no - dice una rappresentante della Global Banking Alliance for Women, citata da Cnn.com, Teri Cavanaugh - Le donne vogliono avere un rapporto con la loro banca, vogliono informazioni e consigli, ma le banche non sono strutturate in modo adeguato”.E così in tutto il mondo continuano a perdere la loro occasione. “
Questo ho scritto oggi sul Messaggero, riprendendo un articolo su CCC.com. Insieme a questo vi invito a leggere l’articolo scritto da Leonardo Maisano sul Sole 24Ore “Nasce il fondo rosa e punta solo sulle donne”, da Londra Pper ora senza link). L’economia e la finanza non possono più fare a meno di una fetta così dinamica della società, ma anche le donne si devono muovere…Add to Technorati Favorites

fonte: angelapadrone.blogspot.com » Vai al post originale

Ott 27

Apprendiamo con grande dolore che il caro amico Luigi Scatturin non è più tra noi.

 

Con Lui, uomo libero e colto, limpida figura di avvocato, da sempre  impegnato civilmente e socialmente, noi di Medicina Democratica perdiamo un  caro amico e un compagno di tante lotte, per affermare la giustizia, la  salute e i diritti umani.

Senza la Sua opera disinteressata non avremmo potuto condurre assieme, nelle  aule di giustizia (e non solo), le iniziative legali a favore dei famigliari  delle vittime operaie del petrolchimico di Porto Marghera, nonchè quelle  contro l’immane inquinamento ambientale  della laguna di Venezia e del suo  entroterra  causato dagli scarichi dello stesso polo chimico, ponendo all’ordine del giorno la bonifica del sito industriale e di quel territorio devastato, per la sua riqualificazione.

 

Ai Famigliari esprimiamo a nome personale e di Medicina Democratica le più sentite condoglianze.

 

Caro Gigi, ci mancherai, non Ti dimenticheremo.

 

                                                                               Luigi Mara

 

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Ott 27

IL SERVO,

IL PUTTANA,

IL MODERATO

Ci sono tre figure della democrazia reale che hanno goduto di grande attualità in quest’ultimo periodo: il servo, il puttana, il moderato. Meritano qualche veloce osservazione, al di fuori delle righe di cronaca.

Partiamo dalla più complicata, e anche da quella di cui non si parla quasi mai, il servo. Non se ne parla, ma viviamo in un tempo in cui il servo potrebbe fungere come emblema: per tutti coloro che dall’infanzia alla morte sono impiegati in attività e lavori che non possono essere definiti schiavistici solo perché remunerati da qualche capitale con salari da fame; o per il meccanismo generalizzato di servizio per cui tutto serve a tutto, in una serie infinita di funzioni concatenate; ovvero per l’ideologia del servo, inteso come fornitore di attività servili d’ogni genere, che accetta la subordinazione ai padroni, al potere, ai media, come condizione naturale. Sfruttati, impiegati in lavori sporchi, e del tutto privi di reale potere su qualunque pezzo significativo della loro vita, questi ultimi funzionano economicamente come lavoro subordinato, spettacolarmente come propagandisti, socialmente come fabbrica del consenso. Come tutti i servi convinti del loro ruolo, sono pieni d’arroganza e d’odio con chi sta peggio e con l’ultimo venuto, visto come concorrente.

I concorrenti, certo, non mancano. Nel nostro democratico Occidente si ripropongono figure e scene che sembrano ritagliate dai secoli passati: i mendicanti, ad esempio. Abbiamo città piene di mendicanti, anche perché non sappiamo altro che fare (scarse) elemosine attraverso organismi locali o internazionali i cui impegni vengono puntualmente disattesi. Si fa beneficenza con riti demenziali, fatti di giochi, partite, maratone televisive, ospiti d’onore, pubblicità - avanti, dobbiamo raggiungere ancora la cifra, un ultimo sforzo, coraggio, è una bellissima gara …. Ovviamente, distribuendo elemosine e non giustizia si creano masse di mendicanti, le grandi città sono invase da novelli pícari, come nella Madrid o nella Toledo narrate da Quevedo e Alemán, da ladri, da puttane, da persone che cercano di arrivare a sera, pronte ai peggiori reclutamenti, o a un lavoro duro, mal pagato e per niente sicuro, dato che chi lo pratica è spesso un clandestino.

Chissà, forse anche questi o una parte di questi aspettano qualcosa e qualcuno; forse, per usare l’espressione hegeliana, aspettano una qualche forma di riconoscimento; forse non è affatto destino ineluttabile che cadano nelle mani delle narcomafie o di qualche dio terrorista e petroliere, forse domani questi pícari potranno essere imputati di altri crimini, crimini di giustizia, e magari risponderanno con una parola collettiva che il colpevole è Fuenteovejuna. Ma al momento domina solo la caccia al clandestino, al mendicante, rimbomba ovunque il reclamo prima indotto, poi ripetuto e ampliato, di sicurezza, di polizia, di esercito, di punizioni.

L’ha definito con precisione Žižek, questo istinto securitario atroce e incontrollato: una sorta di paura preliminare, la paura d’aver paura, da cui si vorrebbe essere liberi a priori. Meglio vivere come cadaveri protetti, che affrontare il rischio di vivere. E’ sotto questa ispirazione che gli esponenti politici della maggioranza degli italiani hanno dato vita ad un incredibile impasto barocco di leggi, di norme, di crudeltà e d’idiozia assoluta. Le fabbriche del Nord funzionano in gran parte grazie a lavoratori immigrati, le villette brianzole sono state edificate in buona parte con masse di lavoro nero clandestino, albanese o rumeno, però bisogna eliminare tutti gli effetti collaterali, ributtare a mare i clandestini, deportare i rumeni. Bisogna chiudere le frontiere, i villaggi, i vicoli, e scegliere noi, di volta in volta, chi deve entrare, per quanto, quando deve essere rispedito al suo paese, chi è meritevole dell’elemosina ….

Anche “elemosina” è una di quelle parole che non si possono più pronunciare, forse perché è una pratica molto reale; oggi si parla sempre e comunque di “solidarietà”, elemosina è un termine coperto dalla polvere del tempo, così come la parola “servo”. Chi adopera oggi questa espressione?

Qualche terrorista effettivo o in pectore che accusa i servi dello stato, qualche islamico radicale - di nuovo, un terrorista - che nomina l’America e i suoi servi…

La realtà è diversa: non si può più nominare il servo perché è scomparso il signore, il master, il padrone. E’ tutto sociale, che c’è di più sociale del capitale sociale? Oggi abbiamo imprenditori, società per azioni, manager, banchieri, funzionari, ma non padroni - certo, basta accennare a qualche prelievo fiscale che abbia a che fare con la proprietà e il padrone ricompare immediatamente, con la sua nobile battaglia contro la rapacità del pubblico. La dialettica hegeliana di servo e signore è giunta ad una nuova tappa, una sola figura ha rilevato entrambi: l’homo democraticus. L’autentico discorso del padrone oggi porta questo nome.

La vecchia contraddizione sembra svanita nell’opposizione tra determinazioni puramente esteriori, tra il democratico e il non-democratico (quale che sia), tra la figura del consenso e ciò che vi si oppone. Il massimo trionfo reale di servo e padrone, con la sua infinita proliferazione gerarchica, coincide con la scomparsa nominale di entrambe le categorie, con il loro dissolvimento dal punto di vista della coscienza collettiva. Ma questo merita alcune rapide riflessioni.

L’esito della lotta non è affatto neutro, ma segna una tappa ben precisa, la sconfitta del servo, nella sua rivolta contro il padrone, e la sconfitta del servo divenuto, a sua volta, master - comunque lo si voglia intendere, dagli stati socialisti alle accademie di sinistra. Ora abbiamo l’evoluzione alla categoria consensuale superiore: servo e padrone si sono sfaldati in mille figure, un cattivo infinito in cui trova posto l’operaio, il capitalista, il banchiere, il funzionario statale, l’artigiano, il pescatore, il giornalista, il calciatore, il professionista, il dilettante, la donna, il giovane … Il servo (reale) non si sente affatto tale, o perché si ritiene imprenditore di se stesso o perché, in via di principio non marca alcuna differenza col padrone - se non quantitativa ovviamente: chi ha i soldi e chi no. Figure, sia ben chiaro, tutte equivalenti; certo, all’interno del mondo consensuale c’è rissa, scontro, odio tra i diversi “competitors”, ma tutto ciò è normale poiché la lotta è tra questo mondo e chi intende negarlo, ovvero le forze anti-democratiche.

La fase che stiamo vivendo, in questa democrazia barbara e atroce, ha dunque tra i suoi marchi, tra i suoi brands, anche il dileguarsi di quei nomi, servo e padrone. Ma per quanto impersonale si presenti il meccanismo del capitale, per quanto astratto appaia il mercato, per quanto naturale la lotteria elettorale, non c’è nessun gioco di prestigio che ci impedisca di riconoscere, nella singolare concretezza delle situazioni, l’esistenza dei padroni, e dei servi, e dei servi dei servi … Cosi come dobbiamo riconoscere che il significante-padrone di tutto quell’ovvio, normale, naturale meccanismo impersonale che ci governa ha a che fare non solo col capitale, ma anche con ciò che sono oggi la democrazia reale e il discorso democratico. Ogni processo di liberazione, di libertà passa contemporaneamente per lo sfondamento di un simbolo, per l’individuazione di un nuovo principio, e per il riconoscimento attivo di tutto questo, in situazione.

Nelle cronache mediatiche di politica nazionale, non si è mai parlato tanto di puttane come in questi ultimi tempi. Interviste, segreti rivelati, notizie da sempre note e ora semplicemente confermate, lunghe discussioni su sesso e potere. La cosiddetta opposizione attacca citando la stampa estera, che trova la situazione italiana oggetto di ridicolo e di pubblico scandalo; i media amici del premier si rifugiano in difese a oltranza, o fanno bandiera del più becero sessismo maschilista; e al contempo vengono istituite norme punitive per le puttane (da strada) e i loro clienti (da strada). Sulle prime pagine dei quotidiani arrivano lettere di mogli di Cesare tradite, per denunciare lo scandalo di vergini che si offrono al drago - ma è storia vecchia, il drago esiste perché le vergini gli si offrono, e sotto le scaglie e la lingua di fuoco c’è solo il riso ebete di un vecchio puttaniere … Insomma, una perfetta immagine della tristezza del presente.

Tuttavia, il fatto che questa figura - la puttana - sia divenuta così significativa non è solo dovuto ai recenti fatti di cronaca. La puttana è una figura assolutamente emblematica e per certi versi riassuntiva della nostra democrazia reale. La puttana ha sempre avuto qualche parentela con lo spettacolo: è il motivo per cui, da sempre, le puttane costituiscono un oggetto di osservazione. E’ sufficiente leggere un po’ di letteratura di viaggio dei secoli passati per vedere quanto lo spettacolo delle puttane nei bordelli o nei quartieri, in Oriente come in Occidente, abbia attirato l’occhio curioso dei viaggiatori. Niente da stupirsi, dunque, se l’elemento spettacolare, ancorché deteriore, accompagni sistematicamente questa figura. Che occorrerebbe rinominare incrociando i generi, maschile e femminile: come Julian Beck, fondatore del Living Theatre, parlava di “actoress” “attorice”, e non più attore e attrice, così bisogna parlare de “il puttana”. Figura universale, che non ha esclusivamente a che fare col commercio carnale, maschile o femminile: il puttana può essere parlamentare, opinionista (per definizione), uomo di spettacolo, sedicente critico d’arte, sedicente filosofo, o psicoanalista, o romanziere …

Ma se si prova a dare una definizione contemporanea di questa figura risultano due capi opposti, nettamente delineati, all’interno dei quali si sgrana una catena senza fine di gradi intermedi (e chi vuole, per esercizio, può cercare a quale gradino della scala collocare il premier e le sue signore): puttana è chi esercita la vendita del proprio corpo - che non è mai solo un corpo - di donna, di uomo, di bambino perché non ha null’altro da offrire; puttana è chi commercializza per vendita la propria persona, ivi compresi impulsi, desideri, coscienza. Forma merce assolutizzata che richiama, sdoppiandosi, il doppio valore da cui origina: da un lato, il valore d’uso più elementare, l’unica proprietà che è anche il supporto della nuda vita, il corpo; dall’altro, il sé come puro valore di scambio, l’imprenditore che infine diventa davvero imprenditore di se stesso.

Non deve stupire questa compresenza paradossale, tenuta assieme dalla vendita, perché il vendere, più ancora che il produrre, è lo stile di questa democrazia. In un saggio appunto intitolato Democracy for sale, Kristin Ross ci ricordava le parole del Rimbaud di Solde, “À vendre les corps sans prix, hors de toute race, de tout monde, de toute sexe, de toute descendance”; ma in vendita anche abitazioni e migrazioni, sport, comfort “ et le bruit, le mouvement, et l’avenir qu’ils font!”. Tutto in saldo, tutti saldi che inizia la svendita! “À vendre l’anarchie pour les masses; la satisfaction irrépressible pour les amateurs supérieurs; la mort atroce pour les fidèles et les amants!”

Che oggi, centoquarant’anni dopo la visione di Rimbaud, il puttana risulti una figura esemplare non può essere oggetto di stupore; lo è solo per coloro che vorrebbero un mondo identico all’attuale, ma senza i difetti più evidenti. Coloro che vorrebbero merci perbene, un capitalismo ascetico e dignitoso, una democrazia che abbia a cuore la decenza. Insomma, è oggetto di stupore per qualche moderato.

Il moderato, appunto: un appellativo onorifico in questi tempi, un segno di riconoscimento. Essere moderati significa contrapporsi ai fanatici, agli estremisti, ai radicali; le cronache sono piene delle battaglie che in altri paesi (specie di religione islamica) si combattono tra moderati e radicali, ma anche da noi, a livello nazionale, la destra al potere continua, per pura propaganda, ad accusare di estremismo l’opposizione e i suoi giornali, i quali rispondono, a giusto titolo, che gli autentici moderati sono loro. Come in tutti i periodi di colossale restaurazione, “moderato” è la parola chiave, il passe-partout per ogni situazione, ciò che segnala la distanza dagli eccessi passati e la solida e oculata gestione del presente. Essere moderati significa dunque contrapporsi a qualunque pensiero radicalmente differente rispetto a questo stato di cose, a qualunque pensiero che rifiuti di considerare come un unico orrore i tentativi passati di cambiare il mondo, e che non veda il futuro come un infinito prolungamento dell’attualità. Insomma, il moderato è il democratico, o meglio: ogni vero democratico non può che essere un moderato!

Il punto critico, tuttavia, non è nella strategia dei moderati, che è nota, ma nelle pratiche consensuali che questa induce, anche tra coloro che se ne dicono immuni, che si dichiarano nemici del moderatismo. Il quale, in questi decenni, è riuscito a imporre quello che può essere definito registro (o regime) della replica: il discorso moderato diventa senso comune, un senso comune inquisitorio, che costringe gli avversari a repliche sostanzialmente difensive. Replica è, insieme, rispondere e ri-piegare: si risponde alle accuse ripetendo l’argomento anche se da posizioni opposte, si riprende la stessa piega, si risponde a un discorso mantenendone comunque il tracciato, l’impronta. Si replica da replicanti, poiché non esiste ancora un’altra politica e idee sufficientemente forti e consolidate da permettere di spezzare il discorso moderato. Ma se si vuole fare questa scelta, davvero, è già possibile reperire i punti da cui iniziare.

In un vecchio e celebre western italiano l’inevitabile duello finale tra un bandido messicano e un cacciatore di taglie diventa lo scontro tra chi sostiene la superiorità del fucile sulla pistola, soprattutto per chi sa centrare il cuore. Il pistolero, a distanza, invita l’avversario a sparare, provocandolo: “al cuore Ramón!”; il bandito mira, colpisce, l’avversario centrato cade, ma il sorriso dura solo per un attimo, perché il caduto si rialza e ripete il suo incitamento beffardo: “al cuore Ramón! Al cuore!”.

Il bandito è come ipnotizzato, mira con la massima precisione, spara, vede il nemico cadere per poi rialzarsi, e tutto ciò si ripete finché il pistolero non arriva alla giusta distanza di tiro, non prima di avere mostrato a Ramón la pesante lastra di metallo nascosta sotto il poncho e riempita di proiettili proprio all’altezza del cuore.

Ciò che dovremmo fare è qualcosa di simile: farci carico delle accuse, non giustificarci; dichiarare, non replicare. Che colpiscano pure il bersaglio, quello sbagliato. Siete estremisti - certo, poiché consideriamo che una tesi o un discorso vadano portati all’estremo per valutarli, senza farsi ferma re da considerazioni d’opportunità o di morale; siete antidemocratici - è ovvio, l’unico modo per ripensare e ridare un significato alla parola democrazia è collocarsi contro l’attuale “democrazia reale”; siete vecchi - esattamente, per quanto concerne l’attualità siamo fuori-tempo e fuori-luogo, in quanto contemporanei siamo invece contemporaneamente al passato e al futuro; siete per l’universale, quando tutto si muove nella relatività delle culture - siamo per l’universale perché l’essere soggetti non si arresta all’essere italiani, europei, arabi, ebrei, donne, uomini, gay, neri, bianchi, per quante specificità o singolarità questo possa apportare; siete fuori dalla Storia - sì, perché la storia si fa ogni volta che la Storia s’interrompe, e noi siamo fuori da questa Storia e da queste storie; siete ideologici - giusto, siamo per le idee, non per l’informazione e la comunicazione

… Al cuore, Ramón!

Stefano Calzolari

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Ott 27

Il Sud si ribella contro mafie e veleni. La protesta della Calabria

Anch’io protesto come calabrese che vive al mare contro tutte le forme di veleno distribuite nel territorio da mani assassine autorizzate, smog, rifiuti, equamente distribuiti al nord e al sud cinicamente e per logiche affaristiche .

Quando uno stato uccide i suoi cittadini non ha importanza dove si muore!  Volevo chiedere a questa testata esperta in salute, se un familiare può obbligarne, in caso di tumore, il ricovero senza il relativo consenso  dell’ammalato,in virtù di nuove leggi che lo stesso stato ha promulgato .Sempre  si violano le libertà.O ti si nega il diritto a cure eccellenti, o ti si  obbliga a sevizie vane o a viaggi della speranza.Volevo commentare sul servizio  dei veleni in Calabria ma vedo che c’è qualche cambiamento sulle modalità.

Grazie a chi mi risponderà.

da magica penna

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La redazione risponde

Non credo sia possibile obbligare una persona ad essere rivoverato eo sotttoposto a cure in assenza di suo esplicito consenso, a Torino un paziente ricoverato in ospedale ha rifiutato trasfusioni sanguigne e la sua volontà è stata rispettata, stessa cosa per la signora che ha rifiutato l’amputazione dell’arto inferiore, anche per i pazienti oncologici vale la stessa cosa, possono scegliere quali cure accettare e quali no. Diverso invece è il discorso se si tratta di persone non più in grado di comunicare esplicitamente le proprie volontà o per i trattamenti di fine vita come è successo per il caso Welbi o per Eluana Englaro.  Se posso permettermi di esprimere un’opinione assolutamente personale, non posso non pensare che spesso il rifiuto delle terapie è dettato dalla paura che è sempre figlia della disinformazione e della mancata condivisione del percorso di cura, spesso il personale sanitario non riesce a comunicare in modo adeguato le proposte terapeutiche e propone le cure senza sedersi al fianco del paziente, ma restando invece dietro la rassicurante scrivania indossando il candido camice che da tutto difende.

Riguardo alle tue affermazioni sui rifiuti tossici siamo daccordo con te e speriamo che altri ti seguano e si scrollino di dosso la rassegazione, alzando la testa e dicendo basta, perchè tutto si può cambiare, magari ci metteremo tanto tempo , ma lottare per un mondo migliore è un nostro diritto-dovere.

Per la redazione

Silvia Falco

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Ott 27

La Ru486 non è una pillola fai-da-te

Nessuno potrà comprarsi la Ru486 in farmacia, portarsela a casa e decidere un’interruzione di gravidanza “fai da te” come alcuni hanno sostenuto in questi anni e anche fino a ieri. Non è così in nessun Paese del mondo, neppure in Francia che l’ha introdotta per prima nel 1988 e che da tempo fornisce una documentazione ampia. Anche lì si usa soltanto sotto controllo medico e ospedaliero. Ora che l’Agenzia italiana per il farmaco, Aifa, ha autorizzato la commercializzazione della Ru486 in Italia, dopo oltre vent’anni di polemiche, è bene chiarire di che cosa stiamo parlando.Esponenti di tutti i partiti, ma in particolare molti cattolici, temono che con la Ru486 l’aborto sarà più facile di oggi e che la battaglia per la vita accuserà un altro duro colpo. Vorrei dimostrare che non è vero, evitando di essere faziosa.

Intanto la Ru486 è un insieme di diverse pillole che vanno somministrate a distanza (in genere) di due giorni le une dalle altre entro la settima settimana di gravidanza. Come negli altri Paesi, anche da noi una volta scelta la Ru486, alla donna occorrerà la certificazione di gravidanza, poi la richiesta di interruzione firmata dalla donna e dal medico che l’ha visitata e sottoposta ad esami. Infine andrà in ospedale. E questo è esattamente l’iter previsto dalla legge 194 che regolamenta l’aborto in Italia. Ora si tratta di aspettare la circolare applicativa per sapere più precisamente l’iter di questa nuova metodica non chirurgica per abortire. Del resto i modi d’uso del farmaco sono già sperimentati in alcune regioni italiane con piccole variazioni secondo i diversi ospedali.

La Ru486 è quindi sostanzialmente una metodica per interrompere la gravidanza che, sempre secondo gli studiosi internazionali, viene scelta dalle donne che non vogliono fare l’anestesia e che preferiscono non subire un intervento chirurgico. L’aborto farmacologico non può assolutamente prevedere il fai da te perché dopo l’assunzione del farmaco si possono avere coliche e anche emorragie forti. Inoltre richiede che la donna vada due volte in ospedale o ambulatorio (lo stabilirà meglio la circolare appunto), a differenza dell’intervento chirurgico che prevede il ricovero in day hospital , l’anestesia, l’intervento e poi il ritorno a casa la sera stessa. C’è poi una visita successiva di controllo, ed è una visita prevista anche dalla Ru486, terza tappa di un percorso che, come si intuisce, richiede alla donna una riflessione legata ai tempi più lunghi che la Ru486 prevede, senza neppure il “riparo” dell’anestesia che ti evita di vivere il tuo aborto. Come è possibile accusare la donna che sceglie questo percorso con la Ru486 di essere una che con leggerezza prende alcune pillole per togliersi il problema di una gravidanza indesiderata? A me pare crudele verso le donne e pure mistificatorio. Un’ennesima battaglia contro l’aborto in Italia raccontando cose non vere sulla Ru486. Con l’aggiunta di una campagna sulla pericolosità dell’aborto farmacologico fatta apposta, sembra, per spaventare più che per informare.
Qualunque medico sa che non esistono farmaci senza effetti collaterali, ma è anche vero che tutti gli studi internazionali confermano che la Ru486 è meno pericolosa dell’intervento che richiede l’aborto chirurgico.

Silvia Neonato

www.donnealtri.it

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Ott 27

Vi scrivo da…Gety, durante una vaccinazione contro il morbillo nel Congo

Gety è una cittadina di una decina di migliaia di capanne, sperduta in mezzo alle colline verdi e rigogliose. Poco più a ovest c’è il Lago Albert. Tutto intorno i gruppi armati e l’esercito si danno la caccia.

Siamo arrivati due settimane fa e mi sembra ieri. Stanotte è piovuto e la temperatura è fresca, mi metto la giacca a vento sulla maglietta MSF e fumo la prima dopo il caffè (che non è caffè). Ci siamo alzati più presto del solito, oggi è il D- day. Vacciniamo il villaggio di Sokè.

Due settimane di preparativi, l’arrivo dei Kit per vaccinazione (qualcosa come 15 scatoloni di presidi sanitari per mantenere la catena del freddo…tutto calcolato per vaccinare 10.000 bambini) una riunione ieri sera per verificare che tutto fosse a posto e poi l’attesa della ‘luce verde’ stamattina. Siamo nervosi, ognuno di noi ha un compito ben definito che non ha mai affrontato prima. Antony abbassa il ricevitore del telefono satellitare e fa un cenno: è tutto OK, potete andare. Lui rimarrà alla base.

Partiamo in convoglio. Due auto con il personale e i vaccini chiusi nelle grandi borse blu del ghiaccio. A me il compito di gestire la catena del freddo. I vaccini per il morbillo non richiedono temperature fisse: è sufficiente un range tra i +2C° e +8C° ma se non calcoli bene la quantità di ghiaccio rischi di non avere abbastanza ricambio per tutta la giornata. Ho fatto e rifatto i conti per giorni. Andrà bene. Fumo una sigaretta (posso farlo perché questa volta sono seduto davanti…). Un’ora di viaggio su una bella strada di terra rossa piena di buche tra le colline verdi e arriviamo a Sokè. Il sole è già alto e promette una bella giornata. I logisti hanno costruito un circuito spettacolare. Migliaia di mamme e bambini sono già in attesa agli ingressi del campo di vaccinazione. Aspettano pazienti l’arrivo dei ‘musungu’ che hanno deciso di vaccinare i loro figli. Sono vestite a festa. Un carnevale di colori.

Prendiamo posizione, le equipe sono pronte ai tavoli, i ‘pointeurs’ seduti sulle sedie con i fogli in mano. In fondo a ogni linea 3 persone per il MUAC e dietro di loro la tenda Nutrizione dove il Dr.Cathy si prepara a visitare i bambini malnutriti.

Apro le borse e preparo il tutto. Pronti, si comincia. Qualche minuto di silenzio e poi il primo strillo, subito seguito da un altro e un altro ancora, 5-6 vaccinazioni a minuto per equipe per 4-5 ore di lavoro. I piccoli sfilano sotto le grinfie dei vaccinatori al ritmo da catena di montaggio FIAT. Sta funzionando tutto bene, tutto secondo i calcoli. Guardo Adrien, è gioioso. Corre a destra e sinistra a consolare i bambini, li prende per mano e li accompagna all’uscita. Corinne anche è contenta, sorride. Siamo stati bravi.

Dopo un paio d’ore mi sento già un esperto e mi concedo un’uscita sul circuito. Mi avvicino al team 3 e osservo i bambini sfilare. Bambini soli, perché molti di loro non sono accompagnati dai genitori. Alcuni (bambine) non hanno più di 6-7 anni e portano in braccio il fratellino. Si avvicinano seri al vaccinatore stringendo la fiche tra le dita. Si vede benissimo che hanno paura ma, procedono seri e coraggiosi. Aspettano il turno con le schiene dritte e il mento alto, pronti a scoprire il deltoide sinistro. Hanno già capito che preferiamo pungerli da quella parte. Le sorelle più grandi coi fratellini, già mature e responsabili. Così giovani. Non resisto e mi unisco al team. Indosso i guanti e prendo la prima siringa in mano. Guardo uno di questi stoici bambini e lo chiamo con un gesto, lui si avvicina senza staccare gli occhi dalla siringa. Scopre svelto la spalla sinistra e stringe i denti. Lo vaccino veloce e mentre inietto il vaccino lo sbircio…quell’intruglio chimico deve bruciare da matti. Infatti mima una serie di smorfie ma, senza una lacrima e senza un lamento; ecco, ho finito. Gli do una pacca sul sedere e lo spedisco via. Mentre se ne va, si volta e mi saluta con un sorriso; non è servito il francese per capirci!

A metà pomeriggio la folla comincia a sfoltire, abbiamo terminato il primo giorno di vaccinazione. È andato tutto bene. Siamo fieri di noi, ci congratuliamo a vicenda. Distanti, gli ombrelli delle mamme che ritornano a casa fanno un bel carosello di colori. Penso: questa è MSF… Né missionari né eroi. Semplici professionisti contenti se vedono un lavoro ben fatto.

Non facciamo altro che il nostro lavoro, in fondo, nel posto dove ci piace farlo. Specialisti che esercitano la loro professione nei luoghi dove esserci fa la differenza tra il vivere e il morire più di quanto lo faccia in qualunque altra parte del mondo.

Alessandro

www.medicisenzafrontiere.it

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Ott 27

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

IN EDICOLA

l’informazione dipendente, dai fatti

www.liberazione.it

NB. il numero della domenica in edicola anche il lunedi

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Ott 27

In questo post l’esperta di comunicazione per le aziende del lusso, Dana Gers, spiega le motivazioni per cui i brand di moda dovrebbero impegnarsi sui social media. Le ragioni addotte riguardano sia la crescente popolarità dei social media presso il target che la necessità di partecipare alla conversazione online con un voce aziendale ufficiale.

Come esempio quantitativo dell’importanza dei social media per il mondo della moda,  Dana Gers cita le statistiche di Facebook per il lusso dove si afferma che il 96% della Generazione Y usa i social media ed uno studio di Hill & Knowlton, secondo cui il 27% dei giovani utenti afferma di essere influenzato da quanto apprende online.

Dal punto di vista dei valori di brand, Dana Gers riconosce che  il prestigio spesso è una delle caratteristiche distintive dei brand del lusso e proprio la necessità di difendere questa esclusività deve spingere le aziende ad impegnarsi sui social media, infatti se sono le aziende del lusso ad imporre le tendenze, a livello di comunicazione non possono limitarsi alla tradizionale pubblicità.

I social media, inoltre,  sono molto utili per gestire la dedizione dei consumatori verso i brand ed le aziende del lusso  sono quelle che  possono vantare i consumatori più fedeli e l’engagement più alto verso il proprio brand: chi se non un cliente fedele sarebbe disposto a pre-ordinare l’ultimo prodotto del designer o a fare la fila per ore pur di incontrare il proprio stilista?

Nell’articolo si segnala la necessità per i brand di partecipare con una voce ufficiale e controllata alla conversazione generata autonomamente dagli utenti. Su Facebook e Twitter, infatti, è possibile trovare pagine o account dedicati ai maggior brand di moda e gestiti da utenti (quali ad esempio @123dolcegabbana su Twitter e la pagina Emporio Armani su Facebook),  dove si discute dei prodotti e si criticano le tendenze della moda senza alcuna risposta da ufficiale da parte dei brand in questione.

Già questo piccolo esempio dimostra la difficoltà di gestire l’immagine di un brand su social media, pertanto Dana Gers indica alcuni dei punti che ritiene più critici per le aziende di moda:

  • “Tone of voice”: risulta particolamente rilevante per le aziende del lusso individuare il “tone of voice” più adatto per la loro comunicazione online, in quanto, se come si affermava in precedenza, per questi brand il prestigio è un valore distintivo, usare i social network immediati come Twitter potrebbe portare ad un eccessivo avvicinamento del brand ai consumatori facendo perdere quei connotati di fascino ed irraggiungibilità. Questo, tuttavia, non deve essere un problema scoraggiante in quanto esistono molti casi di successo di adeguate scelte di comunicazione sui social media in cui i brand sono riusciti a parlare adeguatamente con il loro target;
  • Frequenza di comunicazione adatta al social media scelto: se su Facebook e Myspace è necessario comunicare qualche volta a settimana, su Twitter è necessario un aggiornamento quotidiano;
  • Riconoscibilità: la presenza del brand sui social media deve essere facilmente riconoscibile ed ufficializzata con collegamenti al sito web, inoltre deve anche permettere agli utenti di segnalare le proprie azioni in relazione al brand, come ad esempio condividere l’acquisto di un prodotto o l’inserimento online della propria recensione di un prodotto;
  • Feedback: un carattere distintivo della comunicazione online è la facilità con cui si possono ottenere feedback immediati, pertanto un brand online dovrà attendersi sia la creazione di conversazioni da cui attingere importanti insight che critiche, da ascoltare per prevenire crisi e contestazioni verso il brand;
  • Contenuto originale: gli utenti non si attendono la riposizione del contenuto del sito web sui social network come ha fatto Ralph Lauren su Facebook, ma contenuti esclusivi come ad esempio la scelta di Louis Vuitton di fare una diretta in esclusiva per gli utenti di Facebook della sfilata per Primavera-Estate 2010,  in modo da offrire un interessantissimo incentivo agli utenti per diventare fan del brand su Facebook, la scelta di Burberry  in cui Christopher Bailey (di cui si parla anche qui) ha ringraziato personalmente in un video i fans, leggendo i messaggi lasciati sul muro e promettendo un prodotto esclusivo;
  • Adottare la regola dell’80-20: l’80% del contenuto deve essere prodotto dall’azienda per informare e creare rapporti dei fan con il brand, mentre il 20% deve riguardare i prodotti, in modo tale che più i consumatori si sentono connessi ed ispirati, più sono disposti a recepire il messaggio dell’azienda.

In conclusione non usare i social media da parte delle aziende del lusso, sarebbe un’occasione d’oro sprecata per ispirare passione per il brand e desiderio per il prodotto e costruirsi dei clienti leali e fedeli.



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Ott 27

Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 – Tel. 06.64521396 – www.embrice.com
L’OPERA NON PIANGE.
Incontro con Vittorio Giusepponi, Paolo Balmas e lo staff di Embrice
a conclusione della mostra “MALEDUCATA PER DEFINIZIONE”.
sabato 31 ottobre 2009, dalle ore 18.00.
A conclusione della mostra “Maleducata per definizione”, la galleria Embrice promuove un incontro con Vittorio Giusepponi, Paolo [...]

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Ott 27

Il Natale è la festa più importante dell’anno. Per i credenti è un momento di gioia da celebrare. Per gli tutti gli altri è una tradizione culturalmente radicata che vede le famiglie e le persone amate riunirsi e scambiarsi regali.
Vuoi rendere speciale il tuo Natale 2009? Affidati al nostro aiuto.
Vuoi organizzare una festa indimenticabile?
Vuoi [...]

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Ott 27

Milano, 26 ottobre 2009. Claudio Honegger e Pietro Cerretani di Richmond Italia lanciano per ottobre 2010 La settimana della comunicazione, che si svolgerà a Milano.
La settimana della comunicazione: l’evento
La settimana della comunicazione, che diventerà un appuntamento annuale, nasce con l’obiettivo di celebrare la comunicazione come eccellenza della tradizione imprenditoriale e culturale milanese, come accade già [...]

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Ott 27

Si svolgerà a Roma presso la Libreria del Gruppo Albatros Il Filo il primo di una serie di incontri dedicati al saggio di Floriana Mastandrea dal titolo Resolver Cuba. Viaggio nell’isola della Revolución. Personale e originale itinerario della giornalista sull’isola, il saggio affronta la “questione Cuba” a tutto tondo, dalla società alla cultura, dalla Rivoluzione [...]

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Ott 27

Il Corso, organizzato dalla Società Lenovys, ha l’obiettivo di creare le competenze necessarie per implementare e promuovere un programma di Lean Production.
Il 23 e il 24 Novembre si terrà a Milano il seminario Lean Manufacturing destinato alle aziende. Il concetto di “Lean Manufacturing” in italiano “produzione snella”, indica la semplificazione dei processi di [...]

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Ott 27

Alpretec lancia l’operazione “Migliorati o Rimborsati”, attraverso la quale si impegna a restituire l’intera somma dell’acquisto se dopo un mese di utilizzo della sua copertura antiacaro Microair Pristine non vi sia una riduzione dei sintomi dell’allergia.

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Ott 27

In una società come quella attuale dove l’immagine è una componente essenziale, le divise alberghiere assumono un ruolo determinante al punto di diventare uno strumento di marketing e comunicazione con la clientela, in grado di trasmettere a colpo d’occhio e rappresentare il brand dell’hotel.
La collezione delle divise aziendali di Jordi, [...]

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Ott 27

Un argomento estremamente delicato e’ quello relativo alla moda e ai bambini, che sono sempre piu’ richiesti sia nell’ambito delle sfilate che della pubblicita’ oltre che, in generale, nel mondo dello spettacolo e della televisione. Imparare a scegliere i casting e i provini a cui partecipare diventa essenziale per evitare false speranze e delusioni.
Con la [...]

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Ott 27

Il mercato finanziario si e’ sviluppato in maniera tale da offrire ai privati prestiti a misura per ogni esigenza e necessità. Il sistema di erogazione del credito si è talmente semplificato al punto che internet è diventata il mezzo privilegiato per la richiesta e la concessione dei prestiti online.
Seduti comodamente in poltrona, 7 giorni su [...]

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Ott 27

Con la crisi economica in corso i finanziamenti rappresentano per le imprese un’assoluta necessità per la loro stessa sopravvivenza e crescita. Tra le opportunità sono da segnalare i finanziamenti a fondo perduto erogati dagli enti istituzionali
I finanziamenti a fondo perduto rappresentano uno strumento importante per lo sviluppo della economia dal momento che favoriscono la nascita [...]

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Ott 25

Certo l’aspetto di tuo sito è importante ma non crea le vendite. Per avere un sito di successo devi fare in modo tale che quello è di interesse di persone di un certo livello e fare in modo tal che questwe persone tornano e tornano e tornano. In aggiunta loro dovrebbero fare quello che voi tu: giunggere alla tua mail list o comprare qualcosa, come esempio.   Prima di tutto il sito dev’essere dedicato ad un solo tema. Niche.   Ogni pagina dovrebbe avere una keyword phrase più importante. Questa frase la devi ripetere diverse volte sulla pagina che ai motori di ricerca diventa subito chiaro di che si tratta. Questo è molto importante per il successo del sito.   Il titolo è meglio scrivere in HTML H1 e sottotitoli in H2 perchè alcuni motori di ricerca “vedono” questi parti.Se è troppo lungala frase usa CSS. Includi anche META tags in ogni pagina.   E’ sempre meglio se la pagina è bianca con testo in nero perchè così è più facile leggerlo. Altri colori distraggono e il testo è dificile da leggere. E’ sempre meglio di avere un sito semplice per avere successo.   Grafici flash sono molto noiosi e possono fare in modo tale che il visitatore non torna più.   Navigazione dev’essere molto chiara e qualsiasi pagin del sito non dev’essere più lontano di 4 clicks. Attenzione alle immagini e links rotti.   Includi queste pagine: Chi siamo Privacy dove dici che vuoi fare di informazioni che il visitatore ti ha lasciato. Per proteggere tew stesso: modalità e condizioni d’uso. ‘Site Map’   Tranne questi è possibile avere anche forum, blog, forme per sottoscrizione, opinione etc.   Installa tutti i browser nel tuo PC e controlla che aspetto ha il tuo sito in ognuno di essi. E’ importante perchè potrebbe essere che in un brouser il tuol sito ha aspetto terrificante. E’ bene anche controllare aspetto del sito su vari schermi. 

Visita anche miei blogs

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Ott 25

MANIFESTA AD AMANTEA

Chi ha fatto affondare le navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi? Chi vuole avvelenare il Sud? E’ contro un intreccio di interessi economico-mafiosi che la Calabria tornerà a far sentire la propria voce. L’appuntamento è per oggi sul lungomare di Amantea per una Calabria pulita, per dire «stop ai veleni» e alle mafie. Una manifestazione, nazionale, che servirà per chiedere senza mezzi termini l’immediata bonifica di tutti i siti contanimati e il recupero delle navi affondate. Una protesta che ha visto nel corso di questi ultimi giorni aumentare di ora in ora le adesioni di associazioni, ong, comitati civici, partiti. Anche Rifondazione sarà presente con una delegazione composta da Maria Campese, esponente della segreteria e responsabile ambiente, da Giovanni Russo Spena, responsabile giustizia, e da Alfio Nicotra, esponente della direzione nazionale oltre che dal segretario regionale del Prc calabrese Nino De Gaetano. «Il governo fino ad oggi ha messo la testa nella sabbia e ha cercato di minimizzare la gravità della situazione - commenta Nicotra - e rompere questa inaccettabile omertà è l’obiettivo principale della manifestazione alla quale aderiamo con grande convinzione. Mentre Scajola riporta l’Italia nell’avventura del nucleare - aggiunge - si cerca di mettere il silenziatore a crimini contro l’ambiente e la salute delle popolazioni. Ma - conclude - c’è una Calabria che resiste e che non intende farsi mettere i piedi in testa». Quella che oggi tornerà in piazza.

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Ott 25

Mafia su grandi opere e federalismo

Su ricostruzione de L’Aquila, Ponte sullo Stretto, Expo di Milano c’è l’ombra della criminalità organizzata, dice il presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu. Ma l’allarme riguarda anche il federalismo, di cui però nessuno vuole discutere seriamente. Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, Beppe Pisanu, senatore poco allineato del Pdl, ha lanciato un masso enorme nell’acqua torbida di questi tempi. «Se oggi guardo alla ricostruzione de L’Aquila, al Ponte sullo Stretto, all’Expo di Milano, vedo già muoversi dal sud, dal nord, dal centro dell’Italia, forze che tendono a mettere sotto assedio queste grandi iniziative e ad aggredirle», ha detto Pisanu in un’intervista al Corriere della sera, riferendosi alle organizzazioni criminali. Lo dice a ragion veduta, da un osservatorio privilegiato quale è la commissione che presiede: basta leggere i resoconti delle sedute per farsi un’idea del paese in cui viviamo e di quali siano le reali emergenze. Non si legge di lavavetri né di migranti, piuttosto di una criminalità organizzata che, per esempio, «Da tempo in Sicilia, ma anche in altre parti d’Italia, secondo le indagini della magistratura inquirente, controlla in modo assoluto il mercato del cemento e del calcestruzzo». E’ uno dei passaggi della seduta del 9 giugno della Commissione, dedicata all’esame degli studi predisposti dalla Direzione nazionale antimafia [Dna] sull’infiltrazione mafiosa nell’economia legale, e dalla Direzione investigativa antimafia [Dia] sulle conclusioni delle commissioni parlamentari antimafia nell’ultimo decennio. Il giro d’affari è spaventosamente enorme: si stima che i capitali mafiosi reinvestiti nei vari settori economici superino i 150 miliardi di euro all’anno. E il nullaosta antimafia previsto per gli appalti superiori ai 12 mila 500 euro non garantisce affatto la pulizia dei veri proponenti, che possono benissimo nascondersi dietro imprese legali. L’intreccio perverso tra economia legale ed economia illegale viene denunciato, non da oggi, da magistrati, giornalisti, associazioni, che ogni volta accendono i riflettori ancora di più sui grandi appalti, quasi sempre per grandi opere inutili e dannose. Nel 2005, per esempio, il Wwf ha preparato il dossier «Il Ponte sullo Stretto di Messina: la natura è/e cosa nostra», per denunciare gli interessi di Cosa nostra e della ‘ndrangheta sul ponte e segnalare i pericoli sull’allentamento dei controlli sugli aspetti contrattuali e sui subappalti derivanti dalla legge Obiettivo. E la Legambiente produce da anni un rapporto sulle ecomafie. Ma gli affari della criminalità organizzata non si fermano al sud, anche se nel resto del paese si fa ancora fatica ad accettarlo. Roberto Saviano aveva subito messo in guardia sul rischio concreto di infiltrazioni nella ricostruzione del dopo terremoto a L’Aquila. Trattato allora con troppa sufficienza, ha avuto conferma dalle prime indagini della Dia, che hanno scoperto tra le imprese impegnate in Abruzzo una di Gela, legata alle cosche. Altro segnale: il ministro dell’interno, Roberto Maroni, ha insediato proprio ieri a L’Aquila due nuove strutture operative, per monitorare e prevenire infiltrazioni malavitose nelle opere di ricostruzione post terremoto; sono la Sezione specializzata del comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere e il Gruppo interforze centrale per l’emergenza e la ricostruzione. E una struttura analoga Maroni vuole insediarla anche a Milano per l’Expo 2015, dopo che il suo partito e gli amministratori lombardi avevano reagito stizziti e offesi all’allarme del procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che qualche mese fa ha parlato di una loro insufficiente attenzione e sottovalutazione dell’espansione degli interessi finanziari mafiosi al nord. A questo terribile quadro, Pisanu aggiunge il rischio che il federalismo fiscale [voluto prima di tutto dalla Lega] possa espandere la piaga mafiosa laddove le amministrazioni locali mancano di efficacia e trasparenza. Ma il federalismo è tuttora un tabù, che nessuno, né a destra né a sinistra, osa neppure discutere.

Anna Pacilli

www.carta.org

[23 Ottobre 2009]

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Ott 25

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

IN EDICOLA

l’informazione dipendente, dai fatti

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NB. il numero della domenica in edicola anche il lunedi

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Ott 25

LICENZIAMENTO DE ANGELIS: LUNEDI 26 OTTOBRE A ROMA LA SENTENZA

Lunedì 26 ottobre, presso il Tribunale di Roma, si terrà l’udienza conclusiva della vertenza sul licenziamento del macchinista e delegato alla sicurezza, Dante De Angelis, avvenuto il 15 agosto  2008.

Il reintegro di Dante riguarda tutti i ferrovieri, i lavoratori, i pendolari e i cittadini; la mobilitazione per il suo reintegro è una battaglia di civiltà.

La rivista dei macchinisti, “ancora In Marcia!”, invita coloro che hanno a cuore la sicurezza e le libertà fondamentali a partecipare a un presidio di solidarietà che si terrà in concomitanza con l’udienza presso il Tribunale del Lavoro di Roma alle ore 11,00.

Tribunale del Lavoro di Roma Viale Giulio Cesare, 54 (metro A, fermata Lepanto) Aula 101, primo piano, giudice Conte, ore 11,00 - Appuntamento alla Stazione Termini,  ore 10,15 binario 1, oppure direttamente di fronte all’ingresso del Tribunale alle ore 10,45

Dante fu allontanato dalle Fs con la polizia ferroviaria, un atto che fu definito da più parti di “fascismo aziendale”, per aver segnalato come delegato alla sicurezza, “problemi” ai treni Eurostar.  Il fatto destò molto scalpore e suscitò un’ondata di proteste e prese di posizione da parte non solo dei ferrovieri ma anche di semplici cittadini, pendolari, parlamentari, forze politiche, Enti locali, operatori della prevenzione, mezzi di informazione,  intellettuali, ecc.

Da allora ci sono stati molti altri incidenti: altri due Etr si sono spezzati, sei lavoratori sono morti sui binari, tre viaggiatori uccisi, quattro orribilmente mutilati dalle porte Killer e trentuno cittadini innocenti hanno perso la vita, arsi vivi, nella strage ferroviaria di Viareggio.

 Incidenti che hanno dimostrato la fondatezza delle sue affermazioni e l’impellente necessità di migliorare costantemente le condizioni di sicurezza, non solo per viaggiatori e ferrovieri ma anche per la cittadinanza tutta.

 L’attacco frontale ai diritti sindacali e alle libertà fondamentali da parte delle Fs si è spinto, nel frattempo, molto oltre fino a intimidire, diffidare e minacciare numerosi altri delegati alla sicurezza e a utilizzare lo spettro di questo licenziamento verso ciascun ferroviere per gestire la fase di pesante ristrutturazione in corso, che prevede migliaia di esuberi, riduzione degli equipaggi di guida, separazione e privatizzazione dei settori remunerativi, l’azzeramento del trasporto merci e la marginalizzazione di quello pendolari. 

Intimidire i lavoratori e i delegati che si occupano di sicurezza rende meno sicura qualsiasi organizzazione poiché seminando la paura  si perde il fondamentale contributo di chi conosce nel dettaglio tutti i processi lavorativi e i rischi connessi. 

Come in molti altri servizi, anche per i ferrovieri quello di mettere in evidenza i rischi e denunciare i pericoli è un obbligo morale e un dovere civico che deve prevalere sugli obblighi contrattuali, in particolare quando riguarda la sicurezza el ‘incolumità pubblica.

Per queste ragioni la decisione che sarà adottata lunedì prossimo dal Giudice del Lavoro, Dario Conte, assume una importanza decisiva nel campo delle libertà sindacali, della sicurezza ferroviaria e del lavoro  ma anche, più in generale, per la libertà di parola ed il diritto di opinione di ciascuno di noi.

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Ott 25

Torture, stupri e omicidi di Stato

Joy è una giovane ragazza nigeriana, prigioniera del CIE di Via Corelli a Milano. Il 13 agosto scorso, insieme ad altri 12 migranti, ha partecipato alle proteste contro le disumane condizioni in cui sono costrette. Per questo verrà espulsa. Ha denunciato un ispettore di polizia che, testimone la sua compagna di cella, ha tentato di violentarla. L’unica risposta che ha ottenuto, nell’Italia che organizza giornate, manifestazioni e G8 contro la violenza sulle donne, è una denuncia per calunnia.

La scorsa estate tre giovani kurdi sono stati ritrovati morti dentro alcuni tir, su navi che dalla Grecia sono approdate a Venezia. La stessa sorte, nel dicembre scorso, era toccata a Zaher Rezai, un ragazzo afghano: la sua vita è stata stroncata dalle ruote del camion nel quale era nascosto. Gli hanno ritrovato nelle tasche alcuni giocattoli e un biglietto. C’era scritto: “Non so ancora quale sogno mi riserverà il destino, ma promettimi Dio, che non lascerai si spenga questa mia primavera”

Antonino Patafi aveva 89 anni. E’ morto in una clinica di Roma, dove era stato ricoverato dopo la concessione del differimento della pena concesso per gravissimi motivi di salute. Stava aspettando l’autorizzazione a tornare in Canada, dove poter vivere serenamente i suoi ultimi giorni accanto alla famiglia.

Roberto Laviano a 69 anni è morto nel carcere di San Vittore. La sua cartella clinica recitava: “Scompenso circolatorio, ipertensione polmonare, stenosi carotidea bilaterale, diabete mellito-insulino dipendente, disturbi respiratori da pregressa tubercolosi, vasculopatia periferica sintomatica pregresso by-pass aortofemorale

Paolo Scaroni è un giovane ragazzo di Castenedolo, in provincia di Brescia. Il 24 settembre 2005, dopo la partita Verona-Brescia, si stava recando verso il treno che l’avrebbe dovuto riportare a casa. Era appena uscito dal bar della stazione quando fu travolto da una carica di ’alleggerimento’ della celere. Picchiato a sangue è entrato in coma in pochissimi minuti. Svegliatosi dal coma, dovrà vivere tutta la vita con gravissimi danni fisici. Ha perso il lavoro, lasciato dalla ragazza la sua vita è oggi abissalmente ridimensionata.

Francesco Mastrogiovanni era un maestro elementare di 58 anni di Castelnuovo Cilento. La sua è una storia di TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) a scopo politico, considerato scomodo e pericoloso per le sue idee anarchiche. La sua psiche, sin dagli anni 70, quando conobbe per la prima volta la brutalità delle forze dell’ordine, era rimasta segnata. La sua unica ragione di vita erano i bambini, ai quali stava dedicando i suoi ultimi anni con amore e passione. Il 31 luglio viene catturato al termine di una caccia all’uomo, realizzata con un dispiegamento di forze dell’ordine degne di Rambo. Viene trovato morto il 4 agosto. Per quattro giorni è stato legato con lacci su polsi e caviglie al letto. Secondo l’autopsia è morto per edema polmonare. La misura di contenzione non risulta dalla cartella clinica. E’ stato imprigionato con l’accusa di aver insultato l’agente che gli aveva elevato una contravvenzione(che non risulta da nessuna parte). Il TSO è stato ordinato da un’autorità diversa da quella legittimata dalla legge.

Il 9 agosto scorso 300 migranti, quasi tutti somali, cercano di fuggire dal lager di Benghazi, realizzato in Libia con finanziamenti italiani frutto degli accordi tra Berlusconi e Gheddafi. Dopo la cieca repressione militare 6 migranti sono rimasti uccisi, esangui sul pavimento, e oltre 50 feriti(dal giorno dopo di almeno una decina non si hanno più notizia). Un testimone oculare ha raccontato a Fortress Europe che i feriti sono rimasti abbandonati sul pavimento sanguinanti per giorno, con tagli su gambe, braccia e testa. Alcuni hanno febbre e principi di infezioni. Non sono stati visitati da medici o delegati di organizzazioni internazionali.

La mattina del 1° settembre vengono sgomberati gli occupanti dell’ex ospedale Regina Elena di Roma, dopo la decisione del sindaco Alemanno e del questore Pecoraro di ’ristabilire la legalità’. Alcuni inviati del quotidiano Liberazione sono entrati in uno degli stabilimenti dove sono stati deportati gli sgomberati. I rappresentanti comunali l’hanno definita una struttura che permette di essere autosufficienti, con bagni e docce in grado di accogliere anche persone con gravi disabilità. Questa la cronaca della realtà, raccontata giovedì 3 settembre a pagina 5: camerate con almeno 8 persone, armadi divelti, dieci water in comune tra tutti in venti metri quadrati circa, alcune camere gelate, altre incandescenti, persone ammassate come bestie, acqua non potabile, l’infermeria (il giornalista informa che, tra le tante, ha raccolto la storia di una signora gravemente malata che è impossibilitata a prendere le medicine) ospitata in un magazzino delle scope.

L’estate scorsa la Gazzetta di Parma pubblica la fotografia di una ragazza terrorizzata e con i vestiti strappati. Era stata sbattuta in cella dai vigili urbani e lì abbandonata, in lacrime, tutta la notte.

Negli stessi giorni a Termoli i vigili fermano un commerciante ambulante. Spinto con forza dentro l’auto viene prima picchiato e poi, sfruttando la sua scarsissima conoscenza dell’italiano, indotto a firmare una dichiarazione nella quale nega qualsiasi violenza. Solo la coraggiosa testimonianza di alcuni passanti permise all’avvocato del commerciante di ristabilire la verità.

Il 5 settembre dell’anno scorso tre famiglie rom si fermano a pranzare su un prato a Bussolengo. Vengono massacrati di botte dai carabinieri, che non si fermano neanche davanti a bambini di 9 anni. Questi alcuni brevissimi stralci della testimonianza, riportata dal sito di Carta. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni … Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’… hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’ … Uno dei carabinieri in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino”.

Tra il 2 e il 3 marzo 2003 il Cpt di via Mattei fu teatro di un pestaggio punitivo dai contorni drammatici. Gli agenti in servizio quella notte entrarono nelle celle e nella saletta comune e pestarono a sangue, lanciando poi dei lacrimogeni, i migranti detenuti. Nel pomeriggio alcuni detenuti avevano protestato per la brutalità della repressione del tentativo di fuga di due migranti. Dopo aver atteso che la situazione si calmasse la carica è partita. Le parole di prima sono state pronunciate da uno dei responsabili della sicurezza nel cpt quella notte. I migranti si erano offerti di aprire volontariamente la porta se i picchiatori avessero fermato il loro comportamento violento. La risposta è stata “Io la sfondo e sfondo anche voi”. Nel dicembre 2007 gli agenti sono stati assolti per ’causa di giustificazione’. Nel frattempo l’agente che ha pronunciato la frase qui riportata è stato promosso tra i massimi responsabili del lager.

La notte di lunedì 15 giugno 2009, due militari della Guardia di Finanza stavano effettuando un ’normale controllo di routine’. Arrivati in via Gallarate hanno trovato una giovane ragazza rumena. L’hanno costretta a salire in auto e stuprata, costringendola ad avere rapporti orali con uno di loro. Denunciati grazie alla segnalazione di un connazionale della ragazza, i due militari hanno affermato “Abbiamo fatto una stupidaggine”.

Alessio Di Florio

www.bellaciao.org

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Ott 25

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

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l’informazione dipendente, dai fatti

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NB. il numero della domenica in edicola anche il lunedi

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Ott 25

Come, quanto e dove i social media e i social network italiani hanno parlato di Lodo Alfano?

Una nuova ricerca in pillole qui, sul sito di Blogmeter.



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Ott 25

Un vero e proprio oggetto d’arredo, la stufa è un manufatto di antiche origini, ritornato oggi di gran moda al punto che l’avanzata tecnologia e i design sono riusciti a farle assumere il ruolo di protagoniste uniche e assolute della casa in grado di sostituire i classici impianti di riscaldamento.
E’ inevitabile associare l’immagine della stufa [...]

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Ott 25

Dalle singole persone alle aziende, i servizi delle agenzie investigative spaziano a 360 gradi dalla ricerca delle persone scomparse alle bonifiche telefoniche o ambientali fino al controllo dei giovani o dell’infedeltà coniugale, operazioni estremamente delicate che richiedono di essere affidate a detective di provata e sicura esperienza.
Fino a pochi anni fa l’attività di un detective [...]

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Ott 25

Con l’incremento massiccio dell’uso dei computer, il problema della perdita dei dati riguarda tutti gli utenti informatici i quali nella maggiore parte dei casi possono recuperare i dati attraverso appositi software o rivolgersi ad aziende specializzate nel recupero dati.
La perdita dei dati e’ l’evento che maggiormente teme chiunque utilizzi un computer soprattutto per motivo [...]

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Ott 25

I siti web di banche e finanziarie sono diventati uno strumento privilegiato per la richiesta di prestiti online di qualsiasi tipologia. Per evitare cattive sorprese, e’ essenziale quindi conoscere quali possono essere i vantaggi e quali le possibili insidie di questo nuovo sistema che risulta essere sempre più preferito dai consumatori.
Statisticamente risulta che i [...]

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Ott 25

L’installazione di pompe per piscine, indispensabili per rendere l’acqua salubre e garantire l’igiene, sono diventati un’esigenza fondamentale e irrinunciabile per chiunque possegga una piscina, la cui scelta dipende dalle caratteristiche delle piscine e dal tipo di acqua da trattare. Quali i criteri da seguire?
Chiamate anche autodescanti, le pompe per per piscine sono lo [...]

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Ott 25

Leggendo una relazione dei vertici della Commissione Difesa del governo degli Stati Uniti d’America a margine di un lungo lavoro sul campo, ho visto che era stato chiesto al Congresso di proporre modi di prevenire: le armi di proliferazione di distruzione di massa e il terrorismo, quando il Marriott di Islamabad in Pakistan era appena [...]

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Ott 25

TeleMarketingProfessional amplia la gamma dei suoi servizi!
Non ci occuperemo solo del  servizio di Presa Appuntamenti per Venditori/Imprenditori, ma da oggi seguiremo tutte le quelle pratiche che potreste tranquillamente demandare a persone competenti,  ELIMINANDO COSÌ PERDITE DI TEMPO e costi ad esempio di:
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Nasce la nuova tutto fare di TeleMarketingProfessional un aiutante preziosa, [...]

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Ott 25

L’ascendente corrisponde al segno che si presenta all’orizzonte orientale al momento della nascita di una persona. È importante quanto il segno zodiacale, perché esercita a sua volta potenti influenze astrali.
Influenza soprattutto il rapporto dell’individuo con l’ambiente, il modo di rapportarsi agli altri e la loro percezione. Conoscere le caratteristiche del tuo ascendente, può aiutarti a [...]

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Ott 25

L’ultima indagine
di Alessandro Maurizi
pp. 432
isbn 978-88-567-0264-4
euro 17.00

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Ott 23

Libertà di stampa, Italia sempre più giù

Vogliamo escludere che gli irreprensibili responsabili di Reporters sans frontierès nello stilare l’annuale classifica (l’ottava) sulla libertà di stampa, si siano fatti imbeccare da tutti i comunisti che ancora girano in Italia Però, sta di fatto, che anche per loro il nostro paese non è un esempio da seguire in fatto di libertà di stampa. Ha perso qualche punto, in questo anno, cinque per la precisione. E senza nominare Minzolini o Brachino, il rapporto ci colloca al 49° posto rispetto al 44° dello scorso anno (e al 35° nel 2007). «La libertà di stampa deve essere difesa ovunque - ha detto il segretario generale di Reporters sans frontiers, Jean-François Julliard - con la stessa energia e lo stesso impegno. È imbarazzante vedere che alcune democrazie europee come la Francia, l’Italia e la Slovacchia, di anno in anno scendano sempre più in basso nella graduatoria. L’Europa dovrebbe essere di esempio per quello che riguarda le libertà civili. Come puoi condannare le violazioni dei diritti umani se, a casa tua, non ti comporti irreprensibilmente?». Secondo Rsf in Italia il regresso è giustificato dalle «pressioni esercitate dal Cavaliere ed il suo aspro interventismo, le violenze della mafia nei confronti dei giornalisti, oltre che un progetto di legge che limita drasticamente le intercettazioni da parte della stampa». Il rapporto si basa su questionari compilati da centinaia di giornalisti ed esperti in tutto il mondo e quest’anno prende in considerazione il periodo che va dal 1 settembre 2008 al 31 agosto 2009.

I primi 13 posti sono occupati da paesi europei (Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia Svezia i primi cinque), che aiutano a tenere alto il nome del Vecchio Continente.

Un caso particolare è quello di Israele , dove l’operazione “Piombo fuso”, l’offensiva militare nella striscia di Gaza ha avuto un deciso impatto sulla stampa. Israele ha perso 47 posizioni arrivando al 93° posto. Ha perso il primato in Medioriente ed è scivolato dopo il Kuwait (60°posto), gli Emirati Arabi Uniti, (86°) e il Libano (61°). Sono stati registrati cinque arresti di giornalisti, alcuni completamente illegali e tre casi di carcere. La minaccia della censura militare si fa sentire, insomma, sull’informazione. Come accade per gli Usa, anche per Israele esiste una posizione “esterna” nella classifica, per le attività condotte al di fuori del territorio. In questo caso la posizione peggiora: si trova al 150° posto, come risultato dell’operazione militare che ha portato al bombardamento di edifici sedi di organi di informazione e all’allontanamento di media israeliani e stranieri dalla Striscia.

Inevitable la debàclé dell’ Iran dove la crisi seguita alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad ha creato una bel cordone paranoico intorno alla figura dei giornalisti e dei bloggers. Censura, sorveglianza, maltrattamenti: giornalisti costretti ad andare via o rinchiusi in carcere. Non che negli anni precedenti il paese fosse in vetta alle classifiche dell’informazione libera, ma certamente quest’anno va a fare compagnia ai tre peggiori paesi del mondo, Turkmenistan, North Korea e Eritrea (173,174,175) dove l’informazione è così repressa da risultare inesistente.

Uno sguardo agli Usa , dove Obama sembra aver fatto bene alla libertà di stampa visto che in un anno sono passati dal 40° al 20° posto. Un balzo in avanti causato non solo dall’elezione, ma anche dal fatto che Obama, rispetto al suo predecessore, ha un atteggiamento molto meno aggressivo nei confronti del mezzi di comunicazione (chissà se la querelle di queste ultime settimane - con Murdoch - avrebbe influito sul punteggio). Ma la posizione raggiunta vale solo per l’interno degli Stati Uniti. Per come hanno trattato i media in Iraq e in Afghanistan, nella classifica extraterritoriale si ritrovano al 108° posto. Per quanto riguarda l’America del Sud, c’è in generale un aumento di posizioni (Argentina, Perù, Bolivia), mentre i paesi del Centro America faticano a superare i loro standard piuttosto bassi.

Sul sito Internet di Rsf troverete il rapporto completo www.rsf.org

Amar

Liberazione 21/10/2009

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Ott 23

Ad un passo dall’apocalisse

 

Un boato immenso e, immediatamente dopo, un’inquietante colonna di fumo nero che si alza minacciosa verso l’aria. Brividi di vero terrore hanno attraversato, intorno a mezzogiorno, ieri alcuni abitanti di Casalbordino. Lo raccontano alcuni cittadini che hanno sentito e visto quanto stava accadendo da abitazioni vicine e dalla strada.

 

Le ore successive hanno permesso di capire la dinamica dell’accaduto: due operai stavano inertizzando un razzo, quando sono stati investiti da un’esplosione (così hanno riportato stamattina alcuni quotidiani, mentre altri parlano di semplice fiammata). Uno dei due operai, in gravissime condizioni e con ustioni sull’85% del corpo, è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale di Pisa. I soccoritori, almeno da quanto riportato stamattina il quotidiano locale Il Centro, hanno dichiarato che si è sfiorato il dramma e la tragedia di proporzioni immense: sarebbero bastati pochi metri per far esplodere strutture delicatissime e ad altissimo rischio.

 

L’episodio torna a sollevare dubbi sulla sicurezza dello stabilimento che (cito dal loro sito ufficiale http://www.esplodentisabino.com/esplodenti/servizi.html ) lavora anche con “missili, teste di guerra, bombe d’aereo, mine navali, cariche di profondità, mine anticarro, mine antipersonali”, aggiungendo un ecc. non meglio identificato.

 

Nel 2007, così come riporta stamattina sempre il quotidiano Il Centro, i responsabili dell’azienda sono stati condannati per un incidente del 2002, che portò alla cecità un operaio. Negli Anni Novanta diversi sono stati gli incidenti mortali.

 

Ma i dubbi sulla sicurezza, non soltanto dello stabilimento ma di tutta l’area costiera, diventano enormi alla luce di alcune voci, che nelle ultime settimane si sono fatte più consistenti, diffuse per Casalbordino. Alcune autorevoli fonti, appositamente contattate, hanno confermato. A seguito di alcuni atti amministrativi, è stata investita la Regione Abruzzo e il Ministero dell’Ambiente della questione. Nei mesi scorsi, l’apposita Commissione Regionale (nella quale, tra gli altri, siedono anche rappresentanti dei Vigili del Fuoco), seguendo quanto prescrivono le direttive SEVESO, hanno rilasciato il proprio parere sull’ampiezza della superficie a rischio in caso di esplosione. L’area indicata dalla Commissione è, solo in orizzontale, di diversi chilometri, coinvolgendo almeno altri 3 comuni (per chi volesse cercare la zona su una cartina, o già la conosce, andrebbe dal casello autostradale Vasto-Casalbordino alla località Le Morge nel Comune di Torino di Sangro). In ottemperanza alle direttive SEVESO il prefetto dovrà ora dare informativa alla popolazione della situazione e vigilare sulla messa in sicurezza dell’area (gli scenari prospettatici, se non si dovesse trovare una soluzione affidabile, sono sostanzialmente due: la rimozione dello stabilimento o lo sgombero di tutti gli edifici dell’area a rischio, che significherebbe dover evacuare popolazione ed esercizi turistici dei comuni coinvolti, cioè all’incirca qualche migliaio di abitanti).

 

Alla luce di tutto ciò, e delle dichiarazioni riportate da Il Centro, non è esagerato parlare di vero terrore alla luce di quanto successo. E’ diritto, anzi è dovere pretenderlo, della popolazione essere debitamente informata di tutta la situazione e dei rischi per la propria sicurezza. In paese lo stabilimento è conosciuto semplicemente come ’la polveriera’, ma qua si vive e si perde tempo veramente su una polveriera. E delle più incandescenti. Cosa rischiano i cittadini ogni giorno? Cosa sarebbe successo se si fosse realizzato quanto adombrato dai soccorittori alla stampa? Perché, nonostante le direttive SEVESO non siano proprio recentissime, finora si è lasciato scorrere il tempo inerti? E quando ne passerà ancora?

 

Alessio Di Florio

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Ott 23

nel paese della bugia, la verità è una malattia Gianni Rodari

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Ott 23

CONTRO IL TAV CONTRO I SONDAGGI

A Condove un neo sindaco che dichiara la propria incompetenza in merito al TAV, a Sant’Antonino un sindaco che una volta era contro l’opera e nel 2005 in prima fila nelle manifestazioni contro il TAV e oggi dichiara che l’opera va fatta perché Chiamparino, Saitta, Bresso, il governo, l’Europa la vogliono e dunque noi dobbiamo accettarla (perché, nel 2005 questi non volevano le stesse cose?

Cos’è cambiato nel frattempo, forse solo qualche poltrona!) tra questi due sindaci simbolo del COME TAV scende in strada il popolo NO TAV che ribadisce la sua ferma contrarietà all’opera e ai sondaggi. Il TAV è una truffa alle finanze dello Stato e dell’Europa, come ha detto il Presidente della Repubblica “fermiamo le grandi opere e spendiamo i soldi per mettere in sicurezza il territorio”, gli edifici pubblici, le scuole, gli ospedali, le opere d’arte! Dirottare i fondi in questa direzione significa davvero dare lavoro a tutte le piccole e grandi imprese per decine e decine di anni. E’ vero che si foraggiano meno i partiti e la mafia ma si salvano anche le finanze dello Stato, l’ambiente, l’avvenire dei figli e dei nipoti: i recenti disastri dell’Aquila, di Viareggio, di Messina non possono essere dimenticati. Noi in ogni caso non li dimentichiamo. I sondaggi sono l’inizio del

TAV (o Nuova Linea Torino Lyon) ed è nostro dovere impedirli, come sempre.

31 ottobre 2009 FIACCOLATA DI HALLO WIN NO TAV

Partenza da CONDOVE piazza del municipio ore 20,30 Arrivo a SANT’ANTONINO piazza del mercato - Servizio navetta per il ritorno a Condove

NESSUN TAV NESSUN SONDAGGIO

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Ott 23

Quando psichiatria e psicologia servono a reprimere la lotta sociale

Vi ricordate della vicenda della commessa esselunga malmenata e costretta a pisciarsi addosso durante l’orario di lavoro? Il pm ha chiesto l’archiviazione perchè in base ad una perizia psichiatrica la commessa, italoperuviana, sarebbe risultata psicologicamente sofferente e tendente all’autolesionismo.

Siamo a milano: da un lato c’è una donna che piena di lividi è andata a fare denuncia per mobbing e maltrattamenti sul lavoro e dall’altra c’è una grande azienda che si è subito preoccupata del grave danno all’immagine che una storia di questo tipo poteva procurare.

A sostenere la donna la Uil, sindacato del quale tutto si può dire meno che sia noto per la sua azione radicale.

Nelle cause per mobbing - momento in cui si analizza il danno biologico causato da un datore di lavoro ai danni di un@ dipendente - si ricorre spesso alla perizia psichiatrica perchè lo stress, le malattie psicosomatiche, le conseguenze psicologiche e dunque anche fisiche, tutti i mali ricavati dal mobbing professionale vengono configurati come appartenenti al quadro psichiatrico. Di conseguenza molto difficili da dimostrare e generalmente risolvibili in fase di conciliazione se il datore di lavoro la propone.

In questo caso c’era anche la denuncia per maltrattamenti fisici e - forse - la conciliazione era improponibile. Oltretutto a seguito dello scandalo immaginiamo che esselunga volesse piena e pubblica soddisfazione fino ad arrivare al punto da togliere ogni credibilità alla denunciante.

I sindacati che aiutano lo svolgimento di queste vertenze spesso consigliano di non procedere nella causa per mobbing e di portare avanti accuse plausibili, dimostrabili. Questo avviene negli infiniti casi di lavori con contratti a progetto durante i quali i dipendenti e le dipendenti subiscono pressioni spesso fortissime e nessuna gratificazione. Si predilige la vertenza che rileva le incongruità, le scorrettezze, le illegalità sul piano contrattuale. Se il/la sindacalista è brav* si arriva alla conciliazione, la ditta paga, la dipendente incassa ed è obbligata a firmare un documento in cui dichiara che non esigerà mai alcunchè per il danno biologico.

Il danno biologico sul lavoro, il mobbing, è una forma di molestia morale. Mettetela a confronto con una molestia sessuale e scoprirete decine di analogie. In entrambi i casi si tende a dimostrare che la persona denunciante mente, ha problemi psicologici, delira, non ha capito bene, è un po’ pazza o lo è completamente, è paranoica, ha manie di persecuzione, è autolesionista, lo fa per vendetta. In entrambi i casi il fatto giudicato non è oggettivo, non si può dimostrare perchè quello che viene sottratto non è un bene patrimoniale tangibile ma qualcosa di immateriale che non si mangia e non si tocca, dunque per la nostra giurisprudenza ha meno valore o non ne ha affatto. In entrambi i casi a rimetterci è sempre la persona molestata perchè il quadro legislativo tutela il molestatore.

Immaginate di fare un duro lavoro che vi procura enorme stress, con un boss che vi mobbizza e che vi fa venire la psoriasi, macchie sul corpo, forme di allergie autoimmuni, ansia, attacchi di panico, senso di oppressione, dipendenze da farmaci, abbuffate nervose, obesità, bulimia, anoressia. Immaginate poi di incontrare dei medici che vi diranno che il problema non è il lavoro, il boss, lo stress, la vita al limite dell’impossibile, la difficile conciliazione dei tempi di vita, ma è il modo in cui affrontate tutto questo. Vi prescrive del prozac (puro veleno dalle conseguenze gravissime) e voi, felicemente, dovreste continuare ad essere quello che gli altri pretendono voi siate.

Immaginate un mondo che vi rimette a posto ogni volta che fate una rivendicazione. Un mondo che vi da dell’esaltata estremista quando dici che il tuo stipendio da fame non ti basta per sopravvivere e che l’orario di lavoro non ti permette neppure di esistere. Immaginate un mondo in cui il datore di lavoro ogni volta che voi gridate per rivendicare diritti vi dice che siete fortunate perchè c’è la crisi e dovete considerarvi amiche degli imprenditori che si arricchiscono sulla vostra pelle perchè se non siete amici loro ti mandano a quel paese e rifanno i contratti (separati) come gli pare e piace. Immaginate un mondo che psichiatrizza le persone che lamentano difficilissime condizioni di lavoro e avrete descritto il nostro tempo. Avrete descritto l’italia.

A proposito: la svolta autoritaria che si serve della psicologia e della psichiatria di regime per soffocare e reprimere il dissenso non è certo rivolta esclusivamente alle lavoratrici e ai lavoratori.

Prendi un giornale che non lo legge nessuno e che sta un po’ di qua e un po’ di la’, aggiungi una delirante lettera che sembra opera di soggetti, quelli si pericolosi, attualmente - romanzescamente immaginiamo -impegnati in una nuova strategia della tensione (vedi la questione dell’attentato a milano, utilizzato furbescamente dai media come fosse la punta di una enorme frangia di terrorismo islamico presente in italia), impasta con il giornalismo che da destra al centro/sinistra aizza il pubblico e insegna ad odiare il nemico (che spreco di energie) invece che elaborare il modo affinchè quel nemico non abbia più un terreno sociale e politico sul quale agire, condisci tutto con l’illuminato parere del solito psico-destrorso-reazionario che riduce la rivendicazione e la lotta sociale a psicosi collettiva, e si ottiene uno stato autoritario con una opposizione parlamentare perfettamente funzionale al sistema e una opposizione extraparlamentare delegittimata, troppo intenta a cercare visibilità per i singoli leader e priva di risorse economiche e della forza necessaria per produrre un cambiamento culturale degno di questo nome.

Nel frattempo una donna di capoverde ha visto morire suo figlio perchè l’enel - società elettrica che regna priva di concorrenza in italia e che nella bolletta ci fa pagare investimenti sul nucleare da un tot di anni - le ha tagliato la luce e lei ha tentato di riscaldare la casa con un sistema che ha prodotto esalazioni mortali. Sarà una psicosi e una sofferenza psicologica anche quella di questa donna o oggettivamente lo stato italiano con le sue leggi e con la sua discriminazione contro stranieri e poveri le ha procurato un danno?

http://femminismo-a-sud.noblogs.org

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Ott 23

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Ott 23

La difference engine numero 2 di Charles Babbage, costruita col Meccano da Tim Robinson.

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Ott 23

Blogmeter ha incontrato ieri gli studenti dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino per un seminario dedicato alle Metriche di misurazione del passaparola online, inserito nel corso di Comunicazione Aziendale e Internet Marketing.

Durante le due ore di lezione abbiamo parlato di analisi quantitativa del buzz online, di modalità di rappresentazione dei dati e delle sfide poste dall’analisi qualitativa e dalla valutazione del sentiment. Nel corso della presentazione di qualche case history ci siamo fatti guidare dalle domande dei ragazzi, divertendoci a notare insieme alcuni risultati peculiari legati all’ascolto delle fonti user generated – come, per esempio, il forte interesse della rete per alcuni programmi e personaggi televisivi.

L’invito a Urbino era giunto da Alex Giordano di Ninja Marketing: Alex è co-docente del corso, per cui si occupa di forme di marketing 2.0 e non convenzionali, quali marketing virale e guerrilla marketing. Blogmeter e Ninja Marketing condividono anche la cattedra al Social Media Master dello IULM: tutte e due le aziende sono state docenti durante la prima edizione (ancora in corso) e entrambe hanno rinnovato la loro partecipazione per l’edizione 2010.

Un dettaglio 2.0: al termine dell’incontro, Alex Giordano ha ricordato ai suoi studenti: “Chi di voi non ha ancora un account Facebook lo deve attivare per domani. Ci è indispensabile per capire alcune dinamiche”. Approfittare del nuovo account non sarà difficile: la bella Urbino è interamente coperta da una rete civica wi-fi, gratuita.

Grazie Ninja!



fonte: mediameter.wordpress.com » Vai al post originale

Ott 23

Il Dipartimento delle Finanze comunica che dal 22 al 31 Ottobre c.a., i dati dei versamenti ICI e ISCOP 2009, effettuati fino al 31/07/ 2009, dovranno essere trasmessi alle  Finanze tramite ENTRATEL.

Stesse modalità per l’invio, da eseguire entro il 31 marzo 2010, per i pagamenti effettuati fino al 31/01/2010.
Il nuovo adempimento riguarda i Comuni, gli agenti affidatari della riscossione e le Poste Italiane, come previsto dal D.M. 10/12/2008.

Per effettuare l’invio, il responsabile dei dati dovrà scaricare sul proprio computer il programma messo a disposzione dal Dipartimento. Il sistema informatico effettuerà verifiche per tipo di tributo, Ente fornitore, codice fiscale del responsabile dati ed anno di riferimento per permettere l’identificazione della provenienza e della successiva vidimazione, una volta ricevuto il file con l’ OK.

                      Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

fonte: http://blog.libero.it/Contabilizzando » Vai al post originale

Ott 23

Il Concerto, al suo 12° anno di presentazione, si è pregiato della partecipazione di
Chick Corea, icona del Jazz internazionale
Inghilterra, Domenica 18 ottobre: l’attrice Anne Archer, con una nomination per l’“Academy Award” ha consegnato assegni del valore di 50.000 sterline a favore di diverse associazioni caritatevoli del luogo a nome della fondazione di L. Ron [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Ott 23

Lanciata dalla Fondazione “Un mondo libero dalla Droga”, è pronta per la stampa la versione italiana della “Guida all’educazione sulle Droghe”, un manuale che aiuta gli insegnati a far avere una comprensione completa sull’argomento ad ogni studente. Il manuale, composto di 14 lezioni, guida gli istruttori alle nozioni sulle sostanze stupefacenti, dando LA VERITA! [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Ott 23

Divano di linea classica disponibile anche in versione divano letto singolo o divano letto matrimoniale con rete ortopedica elettrosaldata Classic si propone come un imbottito di pregio.
Le tondeggianti forme dei braccioli, la sinuosità dello schienale, la cura dei dettagli, conferiscono al modello un fascino antico che ben si adatta ad ambienti classici.
La struttura in legno [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Ott 23

Il 7 novembre primo appuntamento a Ferrara all’insegna del miglior rock progressivo: l’apertura del mini tour con due artisti che faranno rivivere il passato con i migliori strumenti del presente
COMUNICATO STAMPA
Alex Carpani Band esordisce con Aldo Tagliapietra: in concerto a Ferrara
Sabato 7 novembre 2009
ore 21 – Sala Estense
Piazza del Municipio
Ferrara
Sarà il cuore della città [...]

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Ott 23

Milano, 22 ottobre 2009 – O-one compie dieci anni e amplia i suoi orizzonti verso il modello di Digital Media Communication Agency: non solo web, ma investimenti anche su mobile e altri fronti per accompagnare le imprese con l’approccio e i tool adeguati nei luoghi della rete dove gli utenti si aggregano.
La svolta trova riscontro [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Ott 23

Mercoledì 28 ottobre si terranno le “Conversazione Interattive” presso Palazzo Affari ai Giureconsulti a Milano. L’incontro pomeridiano che verterà su creatività ed innovazione come propulsore di cambiamento in settori chiave della società, si svolgerà in una maniera dinamica, fluida e aperto alla condivisione.

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Ott 23

A Porto Ceresio l’incontro di “Road To wellness” con gli operatori turistici della Provincia di Varese e del Mendrisiotto

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Ott 23

Tre Emme Viaggi, agenzia di viaggi di Roma propone sul sito www.treemmeviaggi.com, un fantastico viaggio alle Maldive di 8 giorni e 7 notti nel periodo da novembre 2009 a marzo 2010, nel Villaggio Hudhuran Fushi con trattamento Soft All Inclusive. 
La natura incontaminata dell’isola, le lunghe spiagge di sabbia bianca, il mare incredibilmente trasparente, la barriera [...]

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Ott 23

Qual’è il modo migliore di godere di una vacanza? Naturalmente quello di scegliere un luogo rilassante e pacifico, dove avere la possibilità di trascorrere piacevoli momenti di relax e benessere…Questo è quello che offre Villa La Borghetta, splendido Hotel con Centro Benessere in Toscana, a pochi minuti dalla meravigliosa città di Firenze.
L’Hotel 4 Stelle Lusso [...]

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Ott 23

A teatro Vittorio Sgarbi è “Sgarbi, l’altro”
Vittorio Sgarbi, in una nuova veste del tutto inaspettata. Enja Produzioni ed Agenzia Promoter diretta da Salvo Nugnes, agente del noto critico d’arte, portano in scena uno spettacolo del critico d’arte più famoso d’Italia dal titolo ” Sgarbi, l’altro”. La tournèe teatrale esordisce a Milano al Teatro Ciak [...]

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Ott 21

Addio ore perdute nella Rete a visionare tutte le offerte di lavoro. Addio email di alert che promettono cose che non riescono a mantenere. Addio giorni consumati a leggere persino le più minute inserzioni pubblicate sulle pagine dei giornali nazionali e locali. Questo è quello che devono aver pensato, con un filo di speranza, alcuni degli 850 mila disoccupati dello Stato di New York, quando il governatore David A. Paterson ha annunciato il lancio di Smart 2010, il nuovo software che promette di trovare, in maniera più precisa possibile, le offerte di lavoro più adatte ad un candidato.

Ott 21

OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA E’ EMERGENZA UMANITARIA

Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere.

A chi ha mantenuta alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma.

Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato.

Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende.

Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.

La maggior parte degli aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare. Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili.

Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città.

Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere.

Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi.

Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà.

Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni.

Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà.

E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli.

Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per SABATO 24 OTTOBRE portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma.

Un altra emergenza è cominciata oggi. Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite.

Alcuni abitanti delle tendopoli sotto zero

Per donazioni e contatti:

emergenzaottobre2009@gmail.com

3391932618

3470343505

da Italo Di Sabato - Osservatorio sulla repressione

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Ott 21

Le belle parole del Procuratore Grasso al TG3 per noi purtroppo sono amare come il fiele

Intanto perché troppe bugie abbiamo ascoltato in questi anni,mentre cercavamo giustizia completa per la morte dei nostri parenti, e  perché le conseguenze delle quali il PNA parla oggi con grande semplicità, noi le abbiamo pagate tutte e senza sconti.

Non ci interessa se si è cercato di fermare una deriva stragista con interlocutori credibili, e ancora meno ci interessa se  non si è riusciti a non riconoscere a ?cosa nostra?, malgrado lo sforzo,  un ruolo tale da essere a livello di trattare con lo Stato.

Quella sbagliata e vigliacca trattativa giocata tutta sulla pelle dei nostri figli, non solo ha avuto conseguenze dolorosissime , ma è stata la dimostrazione della totale impotenza dello Stato contro la mafia.

Impotenza che permane ancora oggi e lo sanno tutti benissimo, visto come sono trattate le nostre vittime.

Si dimettano quindi come primo provvedimento da qualunque incarico pubblico e politico, quanti hanno messo a punto una trattativa più che ignobile con la mafia  e quanti erano a conoscenza della trattativa con ?cosa nostra? già dal 1992 e si sono chiusi in omertosi opportunistici silenzi per sedici anni.

Da questo momento in poi dedicheremo tutte le nostre forze, a cercare di perseguire attraverso la legge,  quanti sono responsabili in Italia insieme alla mafia della morte dei nostri parenti.

Diciamo altresì che rivelare oggi dopo 16 anni una trattativa nei termini nei quali l?ha rivelata il PNA Grasso, ovvero dire :

?Era un momento terribile , bisognava, cercare di fermare questa deriva stragista che era iniziata con la strage di Falcone

I contatti servivano a questo e ad avere degli interlocutori credibili. Ma il problema era quello di non riconoscere a ?cosa nostra? un ruolo tale da essere al livello di trattare con lo Stato,  ma non c?è dubbio che questo primo contatto ha creato delle aspettative che poi ha creato ulteriori conseguenze?

E? una cosa che nessuno ci farà mai ingoiare per il quieto vivere di certi uomini dello Stato, i quali dovrebbero non solo cambiare mestiere , ma vergognarsi di indossare una divisa, una toga, di nascondersi dietro ad un simbolo politico, ad una carica istituzionale.

E ancora di più dovrebbero vergognarsi di aver nascosto per sedici anni a delle madri i nomi di chi ha ucciso i propri figli, ma soprattutto i nomi di chi li ha lasciati uccidere, perché dovevano tenere nascosta una vergognosa trattativa andata  male.

Ammesso e non concesso che tutto questo sia la verità , perché a questo punto potrebbe benissimo essere ancora un tentativo per riallungare quella coperta che per troppi ormai insistiamo è davvero corta, siamo stanchi di bugie e mezze verità, meritiamo rispetto e invece sentiamo solo intorno a noi desolante isolamento.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli

Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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Ott 21

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Ott 21

LISTE NERE E DIRITTI NEGATI

 

Per otto anni terrorista: ora non lo è più. È accaduto a Yussef Nada, italiano, accusato da Bush in persona di essere finanziatore di Al Qaeda. Lo scorso 23 settembre ha ottenuto dal Consiglio di sicurezza dell’Onu la cancellazione del suo nome dalla “black list”.

Youssef Nada, 75 anni, ingegnere, musulmano, socialista (come lui dichiara sul suo sito), banchiere e imprenditore, viveva a Campione d’Italia. Nel 2001 venne sospettato un suo coinvolgimento negli attentati alle Torri Gemelle e fu aperta dalla Svizzera un’inchiesta a carico della “Nada Management Organization”, società finanziaria con sede a Lugano di cui era presidente. Anche in Italia venne aperta un’indagine.

Questo spinse le Nazioni Unite a inserire il nome di Nada nella “lista nera” delle persone o entità legate al terrorismo. Nel 2005 la Svizzera chiuse le indagini per mancanza di prove e nel 2007 l’Italia fece altrettanto con la stessa motivazione.

Per otto anni, Youssef Nada fu costretto a vivere come in esilio in casa sua, impossibilitato a curarsi e a disporre dei suoi beni, mentre cercava disperatamente e con ogni mezzo di difendersi dalle accuse che gli erano state mosse. Particolarmente attivo nella vicenda era stato il consigliere agli Stati ticinese Dick Marty (PLR), che aveva lanciato una campagna contro gli abusi nella guerra al terrorismo. Ed ecco, venti giorni fa, la cancellazione del nome di Youssef Nada dalla lista nera.

Ma se questa vicenda ha avuto un lieto fine, se pur dopo otto anni, c’è un altro cittadino italiano, di cui vi ho già parlato da questa rubrica, Abou Elkassim Britel, detto Kassim, vittima della “guerra al terrore”. Dal 2002 Kassim ha subito arresti illegali, detenzioni in segreto, “extraordinary renditions”, torture fisiche e psicologiche, interrogatori violenti, un processo iniquo e viziato, carcere duro.

Da anni sua moglie Khadija si batte per ottenere giustizia; numerose associazioni, tra le quali Amnesty International, si sono occupate del suo caso, così come anche la Commissione e il Parlamento europeo. Avevo raccolto la sua richiesta d’aiuto e come europarlamentare avevo cercato di fare la mia parte, inviando due lettere al ministro Frattini, firmate anche da altri deputati italiani, nella quale ricordavo al governo come lo stesso emiciclo di Bruxelles, nella sua risoluzione del 14 febbraio 2007 rispetto alla «consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani e successivamente consegnato alle autorità marocchine» aveva invitato il «governo italiano a prendere misure concrete per la liberazione di Abou Elkassim Britel».

Ma Kassim è ancora detenuto, illegalmente, in Marocco.

Per saperne di più, vi consiglio di visitare

il blog http://kassimlibero.splinder.com

il sito www.giustiziaperkassim.net

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Ott 21

Ma così pagano tutti i lavoratori

Oggi, stiamo attraversando un periodo difficile per il paese: la crisi economica, finanziaria e sociale con le sue pesanti ricadute sul mondo del lavoro e i lavoratori è sotto i nostri occhi. Il governo non sa fronteggiare la crisi con le politiche di sostegno al reddito, alla famiglia e rende più difficile la vita delle persone colpite dalla crisi. Nella società si sono perse le dimensioni del passato e del futuro. La memoria storica e le generazioni future non occupano più il pensiero della gente, tutto è declinato al presente, come se fosse l’inizio e la fine di tutte le questioni. Gli smarrimenti di appartenenza che nascono da un mondo così globalizzato trovano risposte nei localismi. Si inventano identità come quella “padana”, che non è mai esistita e non ha nessuna giustificazione storico-sociale.

In una siffatta società diventa facile spargere la paura per il diverso e inventare capri espiatori per tutto quello che non funziona in questo paese, dalla sicurezza alle politiche economiche e di welfare. Oggi c’è il rischio che questa paura diventi l’odio verso il diverso.

I provvedimenti e l’azione del governo sull’immigrazione si basano sostanzialmente sull’elemento del ricatto e sull’emarginazione dei migranti sia nella società, che nel mondo del lavoro. Prima viene negato all’immigrato il riconoscimento dei suoi diritti di cittadinanza e di quelli politici come diritto al voto amministrativo; poi egli viene identificato dal governo come la causa di tutte le disfunzioni che non può o non vuole risolvere per propria incapacità. C’è un problema di abitazioni? La colpa è degli immigrati. C’è un problema di sicurezza? La colpa è degli immigrati. Viene così approvato il cosiddetto pacchetto di sicurezza che per i suoi contenuti rappresenta il quadro di un paese in cui la civiltà e diritti umani vengono sacrificati ad una gestione ideologica dell’immigrazione, e si mettono in serio pericolo la democrazia e la solidarietà nella nostra società.

Questo provvedimento non risolve i veri problemi di sicurezza dei cittadini che sono la criminalità organizzata e le mafie. Al contrario, introducendo il reato di clandestinità può avere un impatto paralizzante sulle forze d’ordine e sul sistema giudiziario che devono garantire la sicurezza dei cittadini.

Anche nel mondo del lavoro la musica non cambia, a partire dal contratto di soggiorno previsto dalla Bossi-Fini, che lega la permanenza degli immigrati alla sussistenza del contratto di lavoro. Questo elemento qualifica le politiche del governo riducendo la sfera dei diritti di tutti lavoratori e colpendone un quarto, rappresentato dagli immigrati.

Se i nostri salari ci collocano al quattordicesimo posto in Europa dopo la Grecia, l’elemento di ricatto verso i lavoratori immigrati in che percentuale ha giocato nel ridurre i salari in Italia?

Tutte le ricerche e gli studi scientifici dimostrano come ad occupazione regolare e stabile corrisponda una maggiore solidità del sistema produttivo e una migliore condizione salariale. Anche la Banca d’Italia indica come nei paesi sviluppati il forte aumento dell’immigrazione registrato negli ultimi anni abbia avuto un effetto positivo sulla retribuzione media dei residenti. Negli Stati Uniti ad esempio i flussi migratori degli ultimi venti anni hanno avuto un effetto positivo sul salario medio. E lo stesso è avvenuto anche nel Regno Unito e nella Germania dopo la riunificazione. Al primo posto della difesa e della conquista dei diritti dei lavoratori, c’è il diritto ad una “buona occupazione”, regolare e non ricattabile. La realizzazione di questo circolo virtuoso equità-diritti-salario-contrattazione produce un chiaro vantaggio in termini di produttività da ridistribuire, sia in termini di investimenti per le imprese che di retribuzioni per i lavoratori. Perciò siamo certi di vedere in piazza oggi insieme tanti lavoratori e lavoratrici immigrati e autoctoni.

 

Kurosh Danesh

coordinatore Comitato Nazionale Immigrate/i-Cgil

 

Liberazione 

17/10/2009

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Ott 21

I «pacchi» natalizi di Berlusconi

Due annunci in due giorni: cantieri aperti il 30 novembre per la Tav e il 23 dicembre per il Ponte. Ma la Val di Susa non ci pensa proprio, mentre per la grande opera sullo stretto mancano sia il progetto che i soldi

«Non vorremmo che, pur di aprire un qualche cantiere, si spacciasse la realizzazione della bretellina ferroviaria di Cannitello [1-2 chilometri di linea] in Calabria, opera connessa al ponte, come l’inizio dei lavori. Sarebbe una beffa che, in qualche modo, tende a nascondere il danno già fatto a Calabria e Sicilia dirottando 1,3 miliardi di euro di fondi Fas destinati al sud a un’opera irrealizzabile per vincoli tecnici, economico-finanziari e ambientali, invece che destinarli al risanamento del territorio». E’ il commento del Wwf all’ultimo annuncio riguardante il Ponte sullo Stretto, fatto da Berlusconi due giorni fa a proposito dell’avvio dei lavori il 23 dicembre, alla vigilia di Natale. Una ipotesi improbabile, dice l’associazione, per almeno tre motivi: «non esiste ad oggi non solo un progetto esecutivo che consenta di aprire i cantieri del ponte, ma nemmeno il progetto definitivo che serve a completare la procedura di valutazione di impatto ambientale; si devono ancora rivedere e aggiornare i valori dell’offerta del general contractor [Gc] e le convenzioni tra la concessionaria pubblica Stretto di Messina Spa e il Gc capeggiato da Impregilo, che ha vinto la gara sulle progettazioni definitiva ed esecutiva e la realizzazione del ponte e delle opere connesse, sulla base di un maxiribasso che stimava il costo dell’opera 3,9 miliardi di euro, mentre il costo stimato dal Servizio studi della camera dei deputati 6, 3 miliardi di euro; infine, il governo non ha risorse per realizzarlo», riassume Stefano Lenzi, responsabile del settore legislativo del Wwf Italia, che la vicenda del Ponte la conosce a menadito.

Un «dettaglio» fondamentale quello della indisponibilità delle risorse necessarie: a oggi il governo, con la delibera del Cipe del 6 marzo scorso, ha destinato al Ponte 1,3 miliardi di euro, mentre l’opera costa cinque volte di più. In aggiunta, questi fondi non sono neppure immediatamente disponibili, ma «saranno centellinati di anno in anno dal Cipe, come stabilito dall’ultimo decreto anticrisi, decreto legge n. 185 del 2008», ricorda ancora il Wwf, che ha ricostruito la storia dell’opera in un breve dossier [www.wwf.it], che è anche la storia dei governi, da una parte, e delle mobilitazioni, dall’altra, degli ultimi sei anni. Fra le altre, vale la pena ricordare che il governo Prodi, a fine 2006, aveva cancellato il ponte sullo Stretto di Messina e dirottato la quota di 1.400 milioni di euro [in precedenza destinata alla ricapitalizzazione della Stretto di Messina Spa] ad altre infrastrutture e ad opere di tutela dell’ambiente e difesa del suolo in Sicilia e Calabria. Prima, il 14 ottobre, c’era stata a Roma una importante manifestazione nazionale contro la legge Obiettivo e le grandi opere, organizzata da movimenti territoriali [innanzitutto i NoTav della Val di Susa] e associazioni ambientaliste, insieme a Carta.

E proprio la Tav è l’oggetto del secondo annuncio in due giorni, con cui il governo prepara un pessimo periodo natalizio. «Entro la fine di novembre inizieranno i sondaggi geognostici per la definizione del progetto preliminare della Torino-Lione concordato con il territorio – ha detto ieri il ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, in occasione della conferenza stampa di presentazione del vertice sulle reti infrastrutturali trans europee, in programma a Napoli il 21 e 22 ottobre – Lunedì ci sarà una riunione a Torino all’Osservatorio della Torino-Lione per decidere i lavori propedeutici da far partire subito». Il ministro deve essersi distratto in questi ultimi tempi, altrimenti non parlerebbe di accordi con il «territorio»: in Val di Susa non solo non ci pensano proprio ad accettare l’alta velocità, ma i Notav hanno convinto molti esponenti locali del Pd dell’insensatezza dell’opera, tanto da provocare un terremoto dentro al centrosinistra piemontese, avvertito anche a livello nazionale.

Anna Pacilli

www.carta.org

[16 Ottobre 2009]

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Ott 21

“Prendi per esempio la frazione 5/8. Come diventa, in forma decimale?”.

“Aspetta che cerco la calcolatrice”.

“LA CALCOLATRICE?”.

“Ehm, sì, perché fai quella voce?”.

“LA CALCOLATRICE È IL MALE, LA ROVINA DI TUTTI GLI STUDENTI!”.

“Esagerato… Sai che con quella voce mi metti a disagio?”.

“LA CALCOLATRICE È COME L’ALIENO PER LA NOSTROMO, COME TERMINATOR PER SARAH CONNOR, COME IL SEMAFORO FANTASMA PER CRICCHETTO”.

“Ma che male può fare?”.

“PRENDILA”.

“Ehm, posso?”.

“PRENDILA”.

“Eccola. Gulp”.

“SCRIVI 2”.

“Ecco”.

“FAI LA RADICE QUADRATA”.

“Fatto”.

“ELEVA AL QUADRATO”.

“Ecco qua”.

“QUANTO VIENE?”.

“Due, no?”.

“NO! VEDI? VEDI IL GRANDE INGANNO? È POSSIBILE CHE IL NUMERO CHE HAI ELEVATO AL QUADRATO DIA ESATTAMENTE DUE COME RISULTATO? TI PARE CHE LA CALCOLATRICE SIA COSÌ POTENTE DA RIUSCIRE A CONTENERE TUTTE LE CIFRE DI CUI È COMPOSTA LA RADICE DI DUE?”.

“Ah, bè, certo, no. La calcolatrice approssima”.

“E ALLORA PERCHÉ QUANDO ELEVI AL QUADRATO NON HAI UN RISULTATO APPROSSIMATO, MA OTTIENI PROPRIO DUE?”.

“Eh, ehm, direi che sia perché la calcolatrice approssima un’altra volta”.

“E SECONDO TE LO STUDENTE MEDIO SE NE ACCORGE? È CONSAPEVOLE DI QUESTA DOPPIA APPROSSIMAZIONE?”.

“Forse no, eh?”.

“CERTO CHE NO. LUI CREDE CHE LA RADICE DI DUE SIA COMPOSTA DA QUELLA MANCIATA DI CIFRE E BASTA. NON SA, O NON RICORDA, CHE LA RADICE DI DUE È COMPOSTA DA INFINITE CIFRE, NON CAPISCE CHE I RISULTATI DELLA CALCOLATRICE SONO APPROSSIMATI. LUI CREDE CHE CON LA CALCOLATRICE SI POSSA FARE TUTTO. LUI PENSA CHE, AVENDO A DISPOSIZIONE UNA CALCOLATRICE, SI POSSA ANCHE (SANTO CIELO, COSA STO PER DIRE) NON STUDIARE”.

“In effetti, capisco il tuo disappunto”.

“Oh, bene”.

“Ora hai una voce normale, per un po’ mi sono preoccupato”.

“Eh, quando mi parlano di calcolatrici mi altero un pochino”.

“Allora mi impegno a calcolare 5/8 senza usarla, va bene?”.

“Prova a usare questo metodo: per ogni fattore 2 al denominatore moltiplica numeratore e denominatore per 5: in questo modo ottieni un fattore 10 e le divisioni per 10 sono sempre molto simpatiche, anche agli studenti”.

“Quindi invece di 5/8 potrei scrivere 25/40”.

“Prosegui, ci sono altri due fattori 2 al denominatore”.

“Uhm, se moltiplico ancora per 5 ottengo 125/200, e se lo faccio un’ultima volta risulta 625/1000”.

“E quindi 5/8 è uguale a 0.625”.

“Giusto”.

“Adesso facciamolo in binario”.

“Eh? Si possono scrivere i numeri binari con la virgola?”.

“Certo: le posizioni dopo la virgola non rappresenteranno più potenze di dieci come un decimo, un centesimo, un millesimo, e così via, ma rappresenteranno potenze di due: un mezzo, un quarto, un ottavo, eccetera”.

“Non ho mica ben capito. Come diventerebbe 5/8?”.

“Allora, la prima potenza di due che possiamo usare dopo la virgola è 2-1, cioè 1/2. Il nostro 5/8 è maggiore o minore di 1/2?”.

“Maggiore: 1/2 è uguale a 4/8”.

“Perfetto, quindi 5/8 = 4/8 + 1/8 = 1/2 + 1/8”.

“Giusto”.

“Quindi 5/8 = 2-1 + 2-3”.

“Ah, comincio a capire”.

“Dunque 5/8 in forma binaria diventa 0.101”.

“Molto bello”.

“Adesso prova con 1/3”.

“Vediamo: 1/3 è maggiore di 1/4”.

“Giusto”.

“Quindi posso scrivere 1/3 come 1/4 + 1/12”.

“Bene, ora prosegui con 1/12”.

“1/12 è maggiore di 1/16, quindi posso scrivere 1/12 = 1/16 + 1/48”.

“Bene. E cosa puoi dire su 1/48?”.

“Dico che è maggiore di 1/64, e quindi posso scriverlo come 1/64 + 1/192”.

“E così via”.

“Non ci si ferma mai, eh?”.

“No, infatti. Ogni volta trovi una frazione il cui denominatore è tre volte il precedente, e non finisci mai. Anche in forma binaria la frazione 1/3 è periodica, risulta uguale a 0.(01)”.

“E quali sono i numeri che hanno espansione binaria finita?”.

“Sono proprio le frazioni diadiche”.

“Ah, ora comincio ad avere una visione d’insieme. Quindi nei primi n giorni non vengono creati tutti i numeri, per quanto n possa essere grande, ma solo le frazioni diadiche”.

“E anche i numeri interi: non dimenticare che man mano che passano i giorni vengono creati anche nuovi numeri interi”.

“Giusto, sì. E allora per creare 1/3, ad esempio, come si fa?”.

“Semplice: servono infiniti giorni”.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Ott 21

“È più forte un karateka o un thai boxer? Un judoka o un praticante di Kung Fu? Il grande pubblico, e non solo gli amanti delle arti marziali, si è sempre posto questa domanda. Da quando esistono le Arti marziali Miste (in inglese Mixed Martial Arts o MMA) non è più così ed ora lo [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale