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Ago 30

La protesta per l’ospedale, manca democrazia

Intorno alla morte di Filippo Li Gambi e al cordoglio e alla rabbia di un intero paese sono state attivate un’inchiesta della magistratura, e un’indagine della Regione, è stata richiesta una relazione della Regione da parte del Ministero del Welfare, sarà attivata un’indagine dal Presidente della Commissione nazionale di Inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato. Interventi tutti, dovuti e doverosi, perché la vicenda è dolorosa e sconcertante.

Filippo Li Gambi aveva ventitré anni ed era rimasto gravemente ferito in un incidente. Era stato trasportato all’ospedale Santo Stefano di Mazzarino del Vallo, ma i medici non erano potuti intervenire perché la sala operatoria era chiusa. Trasferito all’ospedale di Caltanisetta, Filippo è deceduto poco dopo il ricovero. Dopo il suo funerale e intorno alla protesta del padre, si è raccolto l’intero paese: i negozi tengono le saracinesche abbassate e sono stati costituiti blocchi stradali. Con la tragica scomparsa di Filippo si è riaccesa una polemica che risale alla ristrutturazione della rete ospedaliera e ai primi di luglio, quando furono disattivate alcune unità operative della struttura ospedaliera senza attivare contestualmente un punto territoriale di assistenza. Che questa scelta sia rimessa in discussione di fronte a un fatto così grave è del tutto comprensibile, anche se il primo interrogativo resta un altro, vale a dire se la rete di emergenza per il trasferimento tempestivo al più vicino presidio attrezzato di un giovane che aveva subito un gravissimo incidente e conseguente emorragia abbia funzionato a dovere. Se cioè non ci troviamo di fronte a una morte evitabile. Questo interrogativo dei familiari e dell’intera popolazione è legittimo e deve trovare una risposta.

D’altra parte, a Mazzarino del Vallo come dovunque, le resistenze della cittadinanza alla chiusura dei piccoli ospedali sono prevedibili e comprensibili e suona terribilmente banale, in un contesto così drammatico, sottolineare che non si tratta solo di procedure burocratiche ma di processi che devono trovare tempi e luoghi pubblici di dibattito e di coinvolgimento della cittadinanza già nel percorso preliminare alle scelte. Non è solo questione di forma, ma di sostanza: ci sono problemi e soluzioni alternative che emergono solo in questi scambi.

La democrazia partecipata è ciò che manca quasi dovunque rispetto alla pianificazione delle reti ospedaliere ed assistenziali ed è anche la ragione di fondo di quel diffuso senso di sfiducia nella politica e nelle istituzioni che comprensibilmente esplode nella rabbia quando si verificano episodi gravissimi come la morte, forse evitabile, di un giovane. Cause e responsabilità vanno accertati. Il problema della democrazia resta.

Erminia Emprin

29/08/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale





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