La qualità della vita dei minori migrati in europa è peggiore di quella dei bambini europei, in … Alpitour, vacanze di qualità e convenienza




Lug 30

Otto anni dopo ci sono solo le ferite

Era il gennaio del 2001. Il biellese non era ancora una zona depressa industrialmente come oggi ma già i primi segnali che la concorrenza cinese nel settore tessile si stava facendo dura erano nell’aria.

In quaranta giorni vi furono tre incendi enormi in tre grandi fabbriche. La prima a bruciare fu la Pettinatura Biellese di Vigliano. Più che bruciare esplose, senza una ragione che si è mai compresa appieno. Vi furono tre morti: Tuban Renzo, Roccallo Graziano e Colleta Carlo. Cinque invece furono i feriti gravissimi, ustionati. Fralla Mauro era uno di questi. Sono passati otto anni ed il ricordo di quella tragedia è raccontato dai segni ancora presenti delle bruciatura che gli portarono via una parte del corpo. «Ricordo che stavo salendo le scale interno dello stabilimento, quando sentii uno strano odore. Non ebbi nemmeno il tempo di riflettere che venni investito da un palla di fuoco. Ebbi il riflesso di buttarmi per terra così le fiamme attaccarono solo una parte del mio corpo. Da quel giorno la mia vita è molto difficile, in ogni momento». E questo gli salvò la vita perché con le parte integre di epidermide negli anni successivi poté sottoporsi a decine di dolorosi trapianti. Oggi Mauro Fralla vive con una misera pensione data dall’invalidità al 65%. Passa il suo tempo a pensare a quel giorno e facendo dolorosa riabilitazione che, molto probabilmente non terminerà mai. Gli altri morirono invece perché le fiamme non gli lasciarono scampo. La Pettinatura di Vigliano era la fabbrica leader a livello europeo con 350 dipendenti ma negli anni passati dentro lo storico stabilimento si giunse fino a 3mila dipendenti, se non di più.

Prive di una spiegazione razionale si sospettò ancora il dolo. Borghezio parlò di mafia, di racket. Al tempo gli extracomunitari non andavano ancora di moda.

Certo nelle industrie tessili gli incendi non sono infrequenti, anche se vecchi operai dicono ancora oggi di non rammentare esplosioni come quelle avvenute in quelle settimane. Alla Pettinatura Biellese di Vigliano poteva essere una strage, evitata solo grazie al fatto che nella fabbrica era in corso uno sciopero per il rinnovo del contratto integrativo e i dipendenti presenti erano pochissimi. Il complesso industriale, già di proprietà dei conti Fracassi, sorge a Vigliano Biellese, un paesone a circa 5 chilometri da Biella. Un tempo zona industriale oggi distesa di capannoni vuoti e centri commerciali.

La Pettinautura è una carderia, ovvero dove le balle di lana usate vengono lavorate per essere poi lavate e rifilate. È un processo pericoloso, in quanto a volte fra i tessuti vi sono residui metallici che si surriscaldano a contatto con i macchinari. «Ma un’esplosione è inspiegabile» affermarono gli inquirenti subito dopo la tragedia.

In mezzo finì anche un povero saldatore, sospettato di aver lavorato troppo vicino alle balle di lana. Dopo qualche anno si aprì un processo dall’esito non scontato, e sul banco degli imputati salirono gli amministratori Maurizio Fracassi Ratti Mentone, 39 anni e Giuseppe Vaglio Rubens, 38 anni e il responsabile della sicurezza e prevenzione Ennio Coppa, 54 anni. Il processo si imperniò sulle perizie riguardanti le polveri che giravano nello stabilimento, se potessero essere o meno costituire un pericolo tale da giustificare la tragedia. Perizie opposte, come da copione, vennero presentate da difesa ed accusa. Nel novembre 2005 tutti vennero condannati a due anni per omicidio colposo. Secondo i giudici l’incidente non era prevedibile (da questo specifico capo d’accusa gli imputati sono stati infatti assolti) ma l’azienda leader in Europa per quanto riguarda il settore delle pettinature nel 2001 era inadeguata sotto il profilo della sicurezza e pericolosa per i lavoratori.

Dopo il primo grado l’interminabile appello, ancora in corso, tempi biblici della giustizia italiana.

La vicenda della Pettinatura Biellese quindi come esempio di un circolo vizioso che sembra non volersi arrestare a e che parla di insicurezza sul lavoro, disastri, morte, pentimenti (per un po’), risarcimenti economici, processo, condanna. E poi tutto come prima.

Tuban Ermenegildo è il fratello di una delle vittime, Renzo. Sono passati otto anni da allora, ma tuttora non riesce a vivere senza altro pensiero nella testa. «Anche io lavoravo alla Pettinaura Biellese, anche io vedevo che le condizioni di lavoro erano precarie, come poi hanno constatato i giudici. Dopo una tragedia simile è come se la vita dei famigliari, di chi rimane in genere, venisse meno. Arriva qualche soldo, nel mio caso pochissimi. E poi tutti si dimenticano, torna tutto come prima. Così alla televisione non fai che sentire di nuovi incidenti, nuove esplosioni nelle fabbriche, nuove morti. Non cambia mai nulla in questo paese senza giustizia»

Maurizio Pagliassotti

Liberazione

28/07/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale





Scrivi un commento