SANITA’, MALAPOLITICA E INFORMAZIONE
In questo Parlamento senza i comunisti è sempre piu’ forte il rapporto d’interesse tra pubblico e privato, con la complicità dei grossi e grassi media.
Lo si deduce dalle intenzioni che il governo intende trasformare in provvedimenti di legge, con i quali si chiuderebbe definitivamente la lunga storia della Riforma 833 del 1978.
Il processo alla rivoluzionaria Riforma del sistema feudale che regnava in Italia è stato istruito da anni dai provvedimenti che le Regioni come la Lombardia hanno messo in atto senza soluzione di continuità. E’ stata una strategia precisa, e vincente, rendere artificialmente complesse e contraddittorie le attività amministrative, per ritagliarsi spazi di profitto e di malaffare, in particolare stringendo patti di commistione con imprese e corporazioni private e religiose.
Oggi ancor di più che nella suicidata Prima Repubblica, domani ancora peggio con il federalismo.
Sappiamo tutti che il compito del giornalismo obiettivo dovrebbe essere quello di controllare puntigliosamente l’operato degli amministratori pubblici e delle attività private. Lo dovrebbe fare non solo un servizio pubblico come la RAI ma anche gli stessi quotidiani che si dichiarano indipendenti dai partiti, se non fosse che determinano le decisioni della politica di potere per conto degli interessi dei loro editori. Una conferma?
Qualcuno ha mai letto una campagna di stampa per abolire il rapporto di convenzione tra sanità pubblica e privata? Noi no, perché una proposta del genere abolirebbe gli enormi illeciti affaristici e prosciugherebbe l’acqua in cui nuotano i pescecani della sanità privata.
Anzi, la logica è quella denunciata da Donato Greco, ex direttore del “Centro prevenzione malattie” del Ministero della Salute: Lasciate che si ammalino, qualcuno ci guadagnerà!
Non poteva essere altrimenti, perché - come dice lo stesso Greco in un’intervista all’Espresso - basta vedere come sono organizzati i comitati consultivi del Ministero: c’è una presenza determinante di industrie farmaceutiche, aziende biotecnologiche, cliniche private.
E’ stato sostituito da Fabrizio Oleari, che teorizza la “predizione clinica”, ossia di diffondere la diagnosi precoce per intervenire quando ci ammaliamo.
Se non ho capito male, essendo queste indagini diagnostiche costosissime, tenendo conto del voluto declino del servizio sanitario nazionale, conoscendo le programmate infinite liste di attesa, risulta fin troppo evidente il favore alle migliaia di laboratori privati che fanno a pagamento questo tipo di indagini.
E’ la conferma che è in atto uno strisciante progetto di privatizzazione della salute mediante la delega alle assicurazioni, la qual’cosa non è affatto malvista dalle lobbies mediche. Dalla teoria alla prassi il passo è breve, si comincia con l’esclusione dai nuovi Lea molte delle prestazioni diagnostiche di base, specialmente in ambito radiologico, costringendo i cittadini a pagare di tasca propria delle semplici radiografie mentre indagini più costose (Tac, risonanza magnetica, etc.) rimarranno a carico del Sistema Sanitario Nazionale.
Infine, c’è il core-business dentro le mura pubbliche con la "libera professione intramuraria" o intramoenia con un regime di doppia lista d’attesa (certamente tripla con quella confidenziale e clientelare.
Pare immorale questa politica? Che importa, con questo Parlamento tutto diventa legale!
franco cilenti
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale