Il “nostro” paese e il “loro”: sono i migranti il motore dell’Italia
L’Italia ha superato l’asticella dei sessanta milioni di abitanti. Per la precisione, 60.045.068. Gli ci sono voluti venti anni per abbandonare la quota dei 50 milioni, e l’aiutino dei migranti, che oggi ormai sfiorano il 6,5% della popolazione. Erano il 5,7% nel 2007.
A dirlo è l’Istat, che ieri ha diffuso i dati sulla popolazione residente al 31 dicembre 2008. In termini tecnici si chiama Bilancio demografico nazionale.
Queste tabelle dicono che il nostro Paese è basato per il 99,5% ancora sulla struttura famigliare, con circa 24 milioni e 641mila nuclei, mentre il restante 0,5 per cento della popolazione, pari a circa 323 mila abitanti, vive in convivenze anagrafiche (caserme, case di riposo, carceri, conventi, ecc.). La “singletudine”, quindi, è assimilata, secondo l’Istat, alla struttura tradizionale. Il numero medio di componenti per famiglia risulta stabile rispetto all’anno precedente ed è pari a 2,4. Il valore minimo è di 2,0 e si rileva in Liguria, mentre il massimo è di 2,8 in Campania.
Il dato sul peso dei migranti nel nostro Paese esce da vari indicatori. Per esempio, nel 2008 si è registrato «un incremento della popolazione residente di 425.778 unità, pari allo 0,7 per cento, dovuto completamente alle migrazioni dall’estero.
Poi, ancora, se nel corso del 2008 sono nati 576.659 bambini con 12.726 in più rispetto al 2007, l’aumento è legato soprattutto all’incidenza delle nascite di bambini “stranieri”, che ha avuto un fortissimo incremento: la quota sul totale dei nuovi nati è passata dall’1,7% del 1995 al 12,7% del 2008; tradotto in valori assoluti, da poco più di 9 mila neonati nel 1995 a più di 70 mila lo scorso anno.
La percentuale sale ulteriormente nelle regioni del Nord, portandosi al 19%.
Da quali paesi arrivano imigranti che scelgono di fermarsi in Italia? Nel corso del 2008 sono state iscritte in anagrafe come provenienti dall’estero 534.712 persone contro i 558.019 del 2007. A fronte di tale lieve decremento aumentano però le iscrizioni stimate dai Paesi extra-Ue (Moldova +35%, Ucraina +16,5%, India +19%, Perù +17,8%) rispetto alle iscrizioni dei Paesi di nuova adesione all’Unione europea che hanno avuto un vero boom nel 2007, anno in cui i rumeni sono passati da 342mila a 625 mila. Quasi un raddoppio che non è stato replicato invece nel 2008 (780mila rumeni la stima degli iscritti con un incremento di sole 155mila persone contro le 310mila in più del 2007). Attualmente le collettività straniere più numerose sono quelle dei rumeni (780mila), degli albanesi (440mila), dei marocchini (400mila) e, staccati di molto, dei cinesi (170mila). La migrazione in Italia resta comunque, fanno inoltre notare i demografi, «sempre più multietnica». Anche se, si ribadisce nel documento, si registra un rallentamento dei flussi dei cittadini europei neocomunitari, a favore di una maggiore incidenza di quelli dei cittadini provenienti da Paesi extra Ue. In particolare, mentre nel corso del 2007 l’incremento della popolazione straniera era dovuto per il 65 per cento all’incremento del numero di stranieri provenienti dai paesi di nuova adesione all’Ue, nel 2008, tale percentuale si riduce a meno del 40 per cento.
Per finire, il focus sul nostro Paese, ci dice che il numero di decessi è stato superiore nel 2008 rispetto a quello dell’anno precedente. Il tasso di mortalità è ovviamente più elevato nelle regioni a più forte invecchiamento. Tra le regioni del Nord: Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta presentano tassi di mortalità superiori alla media nazionale (9,8 per mille). A queste si aggiungono tutte le regioni del Centro, con la sola eccezione del Lazio, dove il tasso di mortalità (9,2 per mille) è inferiore alla media nazionale. Tra le regioni del Mezzogiorno, Molise e Abruzzo che presentavano già nel 2006 e nel 2007 un tasso di mortalità più elevato della media nazionale si confermano nella posizione con valori rispettivamente pari a 11,1 e 10,3. Le altre regioni, «più giovani», fanno registrare, ovviamente, tutte valori inferiori alla media nazionale. Al contrario di quanto avviene per la natalità, per la mortalità il peso della popolazione straniera risulta irrilevante, a causa della composizione per età particolarmente giovane rispetto alla popolazione italiana.
Fabio Sebastiani Liberazione 24/06/2009
foto: Dal volume "Cento anni con i lavoratori - La Fiom di Brescia dal 1901 al 2001"
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale